venerdì 23 dicembre 2011

Oggi si recita l' UFFICIO DELLE GRANDI ORE

(Nascita di N.S. Gesù Cristo, Iconostasi della Cattedrale S.Demetrio M., di G. Manusakis)



Se la Paramoní della Natività di Cristo cade di sabato o di domenica, non si fa digiuno, e questo ufficio delle Ore si celebra al venerdí.
ORA PRIMA
Dopo il ‘Benedetto...’, Gloria a te, o Dio. Re celeste. Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. Poiché tuoi sono. Si­gnore pietà, 12 volte. Gloria. Ora e sempre. Poi: Venite, ado­riamo, 3 volte Quindi i seguenti 3 salmi.
Salmo 5.
Alle mie parole porgi l’orecchio, Signore (p. 112).
Salmo 44
2. Ha proferito il mio cuore la parola buona: io dico al re le mie opere, la mia lingua è penna di scriba veloce.
3. Tu sei splendente di bellezza piú dei figli degli uomini: è stata effusa la grazia sulle tue labbra, per questo ti ha benedetto Dio in eterno.
4. Cingi la spada al tuo fianco, o potente, nel tuo splendore e nella tua bellezza.
5. Avanza, trionfa e regna per la verità, la mitezza e la giustizia: e ti guiderà mirabilmente la tua destra.
6. Le tue frecce acuminate, o potente, nel cuore dei nemici del re: sotto di te cadranno i popoli.
7. Il tuo trono, o Dio, nei secoli dei secoli: scettro di ret­titudine, lo scettro del tuo regno.
8. Hai amato la giustizia e odiato l’iniquità: per questo ti ha unto, Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza al di sopra dei tuoi compagni.
9. Mirra, statte e cassia odorano le tue vesti, i palazzi d’avorio: aromi con cui ti hanno rallegrato.
10. Ci sono figlie di re in tuo onore; sta la regina alla tua destra, avvolta in abito dorato, variamente adornata.
11. Ascolta, figlia, guarda e piega il tuo orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre:
12. e bramerà il re la tua bellezza, poiché è lui il tuo Signore e lui adorerai.
13. Anche la figlia di Tiro viene con doni: implo­reranno il tuo volto i ricchi del popolo.
14. Tutta la gloria della figlia del re è all’interno, avvolta in abiti con frange d’oro, variamente adornata.
15. Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, le sue compagne saranno condotte a te.
16. Saranno condotte con gioia ed esultanza, saranno condotte al tempio del re.
17. In luogo dei tuoi padri ti sono nati figli, li costituirai principi su tutta la terra.
18. Ricorderanno il tuo nome di generazione in generazione; per questo i popoli ti confesseranno, in eterno e nei secoli dei secoli.
Salmo 45
2. Il nostro Dio è rifugio e potenza, aiuto nelle tribolazioni che troppo ci hanno colto.
3. Per questo non temeremo quando sarà sconvolta la terra e trasferiti i monti nel cuore dei mari.
4. Echeggiarono e furono sconvolte le loro acque, furono sconvolti i monti per la sua forza.
5. Gli impeti del fiume rallegrano la città di Dio; ha santificato la sua dimora, l’Altissimo.
6. Dio è in mezzo ad essa, non sarà scossa, l’aiuterà Dio sul far del mattino.
7. Sono state sconvolte le genti, si sono piegati i regni; ha emesso la sua voce, l’Altissimo: è stata scossa la terra.
8. Il Signore delle schiere è con noi, nostro soccorso il Dio di Giacobbe.
9. Venite, vedete le opere del Signore, quali prodigi ha fatto sulla terra!
10. Lui che fa scomparire le guerre fino ai confini della terra, spezzerà l’arco, frantumerà le armi e getterà al fuoco gli scudi.
11. Fermatevi e sappiate che io sono Dio: sarò esaltato tra le genti, sarò esaltato sulla terra.
12. Il Signore delle schiere è con noi, nostro soccorso il Dio di Giacobbe.
Gloria. Ora e sempre. Alleluia, 3 volte. Signore, pietà, 3 volte.
Poi Gloria, e il tropario. Restò attonito Giuseppe.
Si faceva registrare un tempo Maria a Betlemme, * insie­- me all’anziano Giuseppe, * in quanto della stirpe di Davide˚, * mentre era incinta * per una conce­zio­ne senza se­me. * Sopraggiuse il tempo del parto * e non vi era posto nel­­l’albergo: * ma quale piacevole palazzo, * si mostrava la grotta alla Regina˚. * Nasce Cri­sto, * per far risorgere la sua imma­gi­ne˚ * un tempo caduta.
Ora e sempre. Theotokíon.
Come ti chiameremo, o piena di grazia? * Cielo, perché hai fatto sorgere il sole di giustizia˚. * Paradiso, perché hai fatto ger­mogliare * il fiore dell’incorruttibilità. * Vergine, perché sei rimasta incorrotta. * Madre pura, * perché hai tenuto tra le tue sante braccia come Figlio * il Dio dell’universo. * Imploralo, dunque, * per la salvezza delle anime nostre.
Quindi i seguenti idiómela. Tono pl. 4.
Poema di Sofronio, patriarca di Gerusalemme.
Prepàrati, Betlemme, * si disponga la mangiatoia, * la grotta sia pronta per l’accoglienza: * è giunta la verità * e l’ombra se n’è andata; * Dio, dalla Vergine, è apparso agli uomini: * rivestito della nostra forma, * ha dei­­­ficato ciò che ha assunto. * Per questo Adamo è rinno­va­to * insieme ad Eva, * ed ac­clamano entrambi: * È ap­par­­sa sulla terra la benevo­len­za, * per salvare la nostra stirpe.
Stico: Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.
Tono 3.
Sta ormai per compiersi misticamente * l’oracolo profetico che dice: * E tu Betlemme, terra di Giuda, * non sei affatto la piú piccola * tra i suoi capoluoghi˚, * tu che già prepari la grotta: * da te infatti mi uscirà, nella carne, * da vergine fan­ciulla, * il capo delle genti, il Cristo Dio, * che pascolerà il suo po­polo, * il nuovo Israele˚. * Magnifichiamolo tutti.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 4.
Ecco ciò che diceva Giuseppe alla Vergine: * Maria, che è questo fatto * che io vedo in te? * Non so che pensare nel mio stupore * e la mia mente è sbigottita: * Vattene dun­que subito via da me segretamente. * Maria, che è questo fatto * che io ve­do in te? * In luogo di onore, mi hai por­tato vergogna; * in luogo di letizia, tristezza; * in luogo di lode, biasimo. * Non sopporto piú gli affronti degli uomini; * ti avevo ricevuta irreprensibile da parte dei sa­cerdoti, * dal tempio del Signore: * ed ora che è ciò che vedo?
Prokímenon. Tono 4.
Il Signore mi ha detto: Figlio mio sei tu, io oggi ti ho generato.
Stico: Chiedi a me e ti darò le genti in eredità.
Lettura della profezia di Michea (5,1-3).
Cosí dice il Signore: E tu Betlemme, casa di Efrata, non sei la piú piccola fra le migliaia di Giuda: da te infatti uscirà per me colui che deve essere capo in Israele, e le sue uscite sono dal principio, dai giorni dell’eternità. Per questo li consegnerà sino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e i rimanenti dei suoi fratelli torneranno ai figli d’Israele. Ed egli starà là e guarderà e pascolerà il suo gregge con la forza del Signore, ed essi saranno nella gloria del nome del Signore suo Dio: perché allora saranno magnificati sino agli estremi confini della terra.
Apostolo.
Lettura dell’epistola agli Ebrei (1,1-12).
Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto piú eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, del Figlio in­ve­ce afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno; e: Scettro giusto è lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza piú dei tuoi compagni. E ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine.
Vangelo secondo Matteo (1,18-25).
Ecco come avvenne la nascita di Gesú (v. órthros, p. 1162).
Quindi il lettore legge quanto segue:
Dirigi i miei passi secondo la tua parola, e nessuna iniquità mi domini.
Riscattami dalla calunnia degli uomini, e custodirò i tuoi comandamenti.
Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo, e insegnami i tuoi decreti.
Si riempia di lode la mia bocca, Signore, perché io inneggi alla tua gloria, tutto il giorno alla tua magnificenza.
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. Poiché tuoi sono (p. 31).
Kondákion. Dell’umile Romano.
Oggi la Vergine * viene nella grotta * per partorire ineffa­bilmente * il Verbo che è prima dei secoli. * Dan­za, terra tutta, * che sei stata resa capace di udire que­sto; * glorifica con gli angeli e i pastori * il Dio che è prima dei secoli˚, * che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.
Signore, pietà, 40 volte. Tu che in ogni tempo. Signore, pietà, 3 volte. Gloria. Ora e sempre. Piú vene­rabile. Nel no­me del Signore. Dio abbia pietà di noi. E la preghiera: O Cri­sto, luce vera ---ORA TERZA
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. Signore pietà, 12 volte. Venite, adoriamo, 3 volte.
Quindi i seguenti 3 salmi.
Salmo 66
2. Dio abbia pietà di noi e ci benedica; faccia risplendere il suo volto su di noi e abbia misericordia di noi.
3. Perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le gen­ti la tua salvezza.
4. Ti confessino i popoli, o Dio, ti confessino i popoli tutti.
5. Gioiscano ed esultino le genti, perché giudicherai i po­poli con rettitudine e guiderai le genti sulla terra.
6. Ti confessino i popoli, o Dio, ti confessino i popoli tutti.
7. La terra ha dato il suo frutto. Ci benedica Dio, il nostro Dio,
8. ci benedica Dio, e lo temano tutti i confini della terra.
Salmo 86
1. Le sue fondamenta sono sui monti santi.
2. Ama il Signore le porte di Sion piú di tutte le tende di Giacobbe.
3. Cose gloriose sono state dette di te, città di Dio.
4. Ricorderò Raab e Babele a coloro che mi cono­scono; ed ecco gli stranieri, Tiro e il popolo degli etiopi: questi là sono nati.
5. Madre Sion, dirà l’uomo: e l’uomo è nato in lei, ed egli l’ha fondata, l’Altissimo.
6. Il Signore lo racconterà nel libro dei popoli e dei principi, di questi che sono nati in lei.
7. Come di gente in festa, la dimora di tutti è in te.
Salmo 50
Pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia (p. 74).
Gloria. Ora e sempre. Alleluia, 3 volte. Signore, pietà, 3 volte.
Poi Gloria, e il tropario. Tono 4.
Si faceva registrare un tempo Maria a Betlemme, * insie­me all’anziano Giuseppe, * in quanto della stirpe di Davide˚, * mentre era incinta * per una con­cezione senza se­me. * Sopraggiuse il tempo del parto * e non vi era posto nel­l’al­bergo: * ma quale piacevole palaz­zo, * si mostrava la grotta alla Regina˚. * Nasce Cristo, * per far risorgere la sua imma­gine˚ * un tempo caduta.
Ora e sempre. Theotokíon.
O Madre-di-Dio, tu sei la vera vite * che ha prodotto il frutto della vita˚. * Noi ti imploriamo: * intercedi, o Sovrana, * insieme con gli apostoli e tutti i santi, * perché sia fatta misericordia * alle anime nostre.
Quindi i seguenti idiómela. Tono pl. 2.
Questi è il nostro Dio, * nessun’altro sarà considerato di fronte a lui˚, * che è stato generato dalla Vergine * e ha vis­suto con gli uomini˚. * Il Figlio Unigenito si mostra quale mortale * che giace in una povera mangiatoia; * è avvolto in fasce il Signore della gloria˚; * la stella guida i magi ad ado­rarlo, * e noi cantiamo: * Triade santa, salva le anime nostre.
Stico: Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.
Tono pl. 4.
Di fronte alla tua nascita, * vedendo con tremore il mi­stero, Signore, * le schiere spirituali sbigottivano: * per­ché ti sei compiaciuto * di farti piccolo come un neonato, * tu che hai ornato il cielo con le stelle; * e giaci in una mangiatoia * di ani­mali senza ragione, * tu che tieni in tua mano tutti i confini del­la terra. * Con una simile economia * si è fatta conoscere, o Cristo, * la tua amorosa com­pas­sione, * la grande misericordia˚: * gloria a te.
Gloria. Ora e sempre. Tono 3.
Di’ a noi Giuseppe, * come conduci incinta a Be­tlemme * la Vergine che hai presa dal santo dei santi? * Ci risponde: * Io ho esaminato i profeti, * e, ricevuto il responso da un angelo, * sono persuaso che, in modo inesplicabile, * Maria genererà Dio: * per adorarlo ver­rano magi dall’oriente * e gli ren­de­ranno culto con doni preziosi. * O tu che per noi ti sei incar­nato, * Signore, * gloria a te.
Prokímenon. Tono 4.
Un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato.
Stico: Il suo potere è sulla sua spalla.
Lettura della profezia di Geremia (Bar 3,36-4,4).
Questi è il nostro Dio, nessun altro sarà consi­de­rato di fronte a lui. Egli ha scrutato tutta la via della scienza e ne ha fatto dono al suo servo Giacobbe, a Israele, suo diletto. Dopo ciò è apparsa sulla terra e ha vissuto con gli uomini. Essa è il libro dei decreti di Dio, la Legge che sussiste in eterno: tutti coloro che vi si attengono, vivranno; ma quelli che l’abbandonano, periranno. Ritorna, Giacobbe, e affèrrati ad essa, cam­mina verso lo splendore davanti alla sua luce. Non dare ad altri la tua gloria, e i tuoi privilegi a una gente straniera. Beati noi, Israele: perché ciò che piace a Dio ci è stato fatto conoscere.
Apostolo.
Lettura dell’epistola di Paolo ai Galati (3,23-29).
Fratelli, prima che venisse la fede, noi eravamo rinchiu­si sotto la custodia della Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Cosí la Legge è per noi come un pe­da­gogo che ci ha condotto a Cristo, perché fossimo giusti­ficati per la fede. Ma appena è giunta la fede, noi non siamo piú sot­to un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesú, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è piú né giudeo né greco; non c’è piú schiavo né libero; non c’è piú uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesú. E se appartenete a Cristo, allo­ra siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.
Vangelo.
Lettura del santo vangelo secondo Luca (2,1-20).
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salí in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Ma­ria sua sposa, che era incinta.
Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia. E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel piú alto dei cieli, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza68.
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: Andiamo fino a Betlemme, ve­dia­mo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere. Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giusep­pe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dice­vano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditan­dole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quindi il lettore dice:
Benedetto il Signore Dio, benedetto il Signore di giorno in giorno; ci conduca a buon fine il Dio delle nostre salvezze: il nostro Dio è il Dio che salva.
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. (p. 31).
Kondákion. Tono 3.
Oggi la Vergine * viene nella grotta * per partorire ineffa­bilmente * il Verbo che è prima dei secoli. * Dan­za, terra tutta, * che sei stata resa capace di udire questo; * glo­ri­fica con gli angeli e i pastori * il Dio che è prima dei secoli˚, * che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.
Signore, pietà, 40 volte. Tu che in ogni tempo. Signore, pietà, 3 volte. Gloria. Ora e sempre. Piú venerabile. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà di noi. E la preghiera: Sovrano Iddio, Padre onnipotente (p. 125).
ORA SESTA
Si aggiunge anche l’Ora sesta, dicendo subito: Venite, ado­riamo, 3 volte.
Quindi i salmi.
Salmo 71
1. O Dio, dà al re il tuo giudizio, e la tua giustizia al fi­glio del re,
2. perché giudichi il tuo popolo con giustizia e i tuoi poveri con equità.
3. Ricevano i monti la pace per il tuo popolo, e le colline la giustizia.
4. Farà giustizia ai poveri del popolo, salverà i figli dei miseri e umilierà il calunniatore.
5. Rimarrà quanto il sole, e piú della luna, per tutte le generazioni.
6. Scenderà come pioggia sul vello e come goccia stillante sulla terra.
7. Sorgerà nei suoi giorni la giustizia e abbondanza di pace, finché non sia tolta la luna.
8. E dominerà da mare a mare e dal fiume fino ai confini del mondo.
9. Davanti a lui si prostreranno gli etiopi, e i suoi nemici leccheranno la polvere.
10. I re di Tarsis e le isole offriranno doni, i re degli arabi e di Saba porteranno doni;
11. e lo adoreranno tutti i re della terra, tutte le genti lo serviranno,
12. perché ha liberato il povero dal potente, e il misero che non aveva aiuto.
13. Risparmierà il povero e il misero e le anime dei miseri salverà.
14. Dall’usura e dall’ingiustizia redimerà le anime loro, e sarà prezioso il loro nome davanti a lui.
15. E vivrà, e gli sarà dato oro di Arabia; e sempre a suo riguardo pregheranno, tutto il giorno lo benediranno.
16. Ci sarà sostentamento nella terra fin sulle cime dei monti; sarà innalzato al di sopra del Libano il suo frutto; e fioriranno dalla città come erba della terra.
17. Sia benedetto il suo nome nei secoli, piú del sole rimarrà il suo nome; e saranno benedette in lui tutte le tribú della terra, tutte le genti lo diranno beato.
18. Benedetto il Signore, Dio d’Israele, che solo opera meraviglie;
19. e benedetto il nome della sua gloria in eterno e nei secoli dei secoli, e sarà piena della sua gloria tutta la terra. Sia, sia.
Salmo 131
1. Ricòrdati, Signore, di Davide e di tutta la sua mitezza;
2. come giurò al Signore, fece voto al Dio di Giacobbe:
3. Non entrerò nella dimora della mia casa, non salirò sul giaciglio del mio letto,
4. non darò sonno ai miei occhi né alle mie palpebre assopimento, né riposo alle mie tempie,
5. finché non avrò trovato un luogo per il Signore, una dimora per il Dio di Giacobbe.
6. Ecco, abbiamo udito che è in Efrata, l’abbiamo trovata nei campi boscosi.
7. Entriamo nei suoi tabernacoli, prostriamoci nel luogo dove si sono posati i suoi piedi.
8. Sorgi, Signore, verso il tuo riposo, tu e l’arca della tua santità.
9. I tuoi sacerdoti si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.
10. Per amore di Davide tuo servo, non respingere il volto del tuo Cristo.
11. Ha giurato il Signore la verità a Davide e non l’an­nul­lerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono.
12. Se i tuoi figli custodiranno la mia alleanza e queste mie testimonianze che insegnerò loro, anche i loro figli in eterno siederanno sul tuo trono.
13. Poiché il Signore ha eletto Sion, se l’è scelta per sua dimora:
14. Questo è il mio riposo nei secoli dei secoli, qui abiterò perché l’ho scelta.
15. La sua porta colmerò di benedizioni e i suoi poveri sazierò di pane.
16. I suoi sacerdoti rivestirò di salvezza, e i suoi santi esulteranno di grande gioia.
17. Là farò sorgere un corno per Davide, ho preparato una lampada al mio Cristo.
18. I suoi nemici rivestirò di vergogna, ma su di lui fiorirà la mia santità.
Salmo 90
Chi abita nell’aiuto dell’Altissimo (p. 127).
Gloria. Ora e sempre. Alleluia, 3 volte. Signore, pietà, 3 volte.
Poi Gloria, e il tropario. Tono 4.
Si faceva registrare un tempo Maria a Betlemme, * insie­- me all’anziano Giuseppe, * in quanto della stirpe di Davide˚, * mentre era incinta * per una con­ce­zione senza se­me. * Sopraggiuse il tempo del parto * e non vi era posto nel­­l’al­bergo: * ma quale piacevole palaz­zo, * si mostrava la grotta alla Regina˚. * Nasce Cristo, * per far risorgere la sua imma­gine˚ * un tempo caduta.
Ora e sempre. Theotokíon.
Poiché non osiamo neppure parlare * a motivo dei nostri molti peccati, * supplica tu colui che da te è nato, * o Vergine Madre-di-Dio. * Può molto la preghiera della Madre * per ren­dere benevolo il Sovrano. * Non disprez­zare, o venera­bilis­sima, * le suppliche dei peccatori, * perché è miseri­cor­dioso e può salvare, * colui che ha accettato di patire per noi.
Quindi i seguenti idiómela. Tono 1.
Venite, fedeli, eleviamoci divinamente * per contem­plare la divina discesa dall’alto * a Betlemme, verso di noi, visibilmente. * Con l’intelletto purificato, * con la nostra vi­­ta offriamo virtú * in luogo di unguento profumato, * predi­sponendo con fede l’avvento del Natale, * acclamando, di fronte a questi tesori spi­rituali: * Gloria a Dio nella Triade * nel piú alto dei cieli: * per lui è apparsa tra gli uomini la bene­vo­lenza˚, * perché egli riscatta Adamo dalla maledizione ance­strale˚, * nel suo amore per gli uomini.
Stico: Signore, ho udito il tuo annuncio e ho avuto timore; Signore, ho considerato le tue opere e sono stato colto da stupore.
Tono 4.
Ascolta, cielo, e porgi l’orecchio, o terra˚, * si scuotano le fondamenta, * le regioni sotterranee siano colte da tremore: * perché Dio, il Creatore, * ha rivestito una figura di carne; * co­lui che con mano forte ha plasmato il creato, * si mostra figlio di ciò che ha plasmato. * O profondità della ricchezza, * della sapienza e della scienza di Dio! * Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi * e ininvestigabili le sue vie˚!
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 1.
Venite, popoli portatori di Cristo, * contempliamo il pro­digio * che sbalordisce e trattiene ogni intelligenza, * e ado­rando piamente, inneggiamo con fede: * Oggi viene a Betlem­me la Vergine incinta, * per generare il Signore, * e accorrono i cori degli angeli. * Vedendo queste cose, * lo sposo Giuseppe esclamava: * Che è il mistero strano * che avviene in te, o Ver­gine? * E come puoi partorire, * o giovenca ignara di giogo?
Prokímenon. Tono pl. 4.
Dal seno prima della stella del mattino ti ho gene­ra­to; ha giurato il Signore e non si pentirà.
Stico: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia de­stra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
Lettura della profezia di Isaia (7,10-16; 8,1-4.9s).
Il Signore parlò ancora ad Acaz (v. vespro, p. 1158).
Apostolo.
Lettura dell’epistola agli Ebrei (1,10-2,3).
Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un man­tel­lo li avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine. A quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?
Proprio per questo bisogna che ci applichiamo con mag­giore impegno a quelle cose che abbiamo udito, per non an­dare fuori strada. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza cosí grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’ave­vano udita.
Vangelo.
Lettura del santo vangelo secondo Matteo (2,1-12).
Gesú nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni magi giunsero da oriente a Geru­salemme e domandavano: Dov’è il re dei giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella in oriente, e siamo venuti per adorarlo.
All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva na­scere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché cosí è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il piú piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accura­tamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco, la stella che avevano visto in o­rien­te li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i lo­ro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertíti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Quindi il lettore dice:
Presto ci prevengano, Signore, le tue compassioni, per­ché ci siamo impoveriti all’estremo: aiutaci, o Dio Sal­vatore nostro per la gloria del tuo nome. Signore, liberaci e perdona i nostri peccati per amore del tuo nome.
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro (p. 31).
Kondákion. Tono 3.
Oggi la Vergine * viene nella grotta * per partorire ineffa­bilmente * il Verbo che è prima dei secoli. * Danza, terra tutta, * che sei stata resa capace di udire questo; * glorifica con gli angeli e i pastori * il Dio che è prima dei secoli˚, * che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.
Signore, pietà, 40 volte. Tu che in ogni tempo. Signore, pietà, 3 volte. Gloria. Ora e sempre. Piú venerabile. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà di noi. E la preghiera: Dio e Signore delle schiere (p. 131).
ORA NONA
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. Signore pietà, 12 volte. Venite, adoriamo, 3 volte.
Quindi i salmi.
Salmo 109
1. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
2. Lo scettro della potenza ti manderà il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.
3. Con te il principato nel giorno della tua potenza tra gli splendori dei tuoi santi; dal seno prima della stella del mattino ti ho generato.
4. Ha giurato il Signore e non si pentirà: Tu sei sa­cerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek.
5. Il Signore alla tua destra ha stritolato i re nel gior­no della sua ira.
6. Giudicherà tra le genti, accumulerà cadaveri, stritolerà le teste di molti sulla terra.
7. Dal torrente berrà sulla via, per questo alzerà il capo.
Salmo 110
1. Ti confesserò, Signore, con tutto il mio cuore nel consiglio dei retti e nell’assemblea.
2. Grandi le opere del Signore, scelte per tutto ciò che egli vuole.
3. Confessione e magnificenza l’opera sua, e la sua giustizia rimane nei secoli dei secoli.
4. Si è fatto un memoriale delle sue meraviglie: miseri­cordioso e pietoso è il Signore;
5. ha dato cibo a quelli che lo temono: si ricorderà in e­terno della sua alleanza.
6. Ha annunciato al suo popolo la forza delle sue opere, per dare loro l’eredità delle genti.
7. Le opere delle sue mani, verità e giudizio; fedeli tutti i suoi comandamenti,
8. ben saldi nei secoli dei secoli, fatti con verità e rettitudine.
9. Redenzione ha mandato al popolo suo, ha disposto in eterno la sua alleanza:
Santo e terribile il suo nome.
10. Principio della sapienza è il timore del Signore, e hanno buon intelletto quelli che la praticano.
La sua lode rimane nei secoli dei secoli.
Salmo 85
Piega, Signore, il tuo orecchio (p. 134).
Gloria. Ora e sempre. Alleluia, 3 volte. Signore, pietà, 3 volte.
Poi Gloria, e il tropario. Tono 4.
Si faceva registrare un tempo Maria a Betlemme, *insieme all’anziano Giuseppe, * in quanto della stirpe di Davide˚, * mentre era incinta * per una con­cezione senza seme. * Sopraggiuse il tempo del parto * e non vi era posto nel­l’al­bergo: * ma quale piacevole pa­lazzo, * si mostrava la grotta alla Regina˚. * Nasce Cri­sto, * per far risorgere la sua imma­gine˚ * un tempo caduta.
Ora e sempre. Theotokíon.
Tu che per noi sei nato dalla Vergine * e ti sei sottoposto alla crocifissione˚, * o buono, * tu che con la morte hai spoglia­to la morte, * e come Dio hai mani­festato la risurrezione, * non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato˚, * mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: * accogli, mentre intercede per noi, * la Madre-di-Dio che ti ha partorito, * e sal­va, o Salvatore nostro, * il popolo che non ha piú speranza.
Quindi i seguenti idiómela. Tono grave.
Stupiva Erode, * vedendo la pietà dei magi; * e vinto dal furore, * si informava sul tempo intercorso * dalla nascita del bambino˚. * Le madri furono private dei figli, * e l’a­­cerba età infantile * fu crudelmente falciata˚: * le mam­mel­le si disseccarono * e si serrarono i condotti del latte. * Gran­de fu la sciagura! * Perciò, o fedeli, piamente riuniti, * vene­ria­mo la Natività di Cristo.
Stico: Dio verrà da Teman, il Santo dal boscoso monte adombrato.
Tono 2.
O Vergine, quando Giuseppe * saliva verso Betlemme ferito dal dolore, * tu gli dicevi: * Perché, vedendomi incinta, * sei cupo e turbato, * ignorando del tutto il tremendo mistero che mi riguarda? * Deponi ormai ogni timore, e considera il prodigio: * Dio, nella sua misericordia, * discende sulla terra, nel mio grembo, * e qui ha preso carne: * una volta nato lo ve­drai, * secondo il suo be­ne­placito, * e pieno di gioia lo adorerai * co­me tuo Creatore: * lui, che gli angeli senza sosta * cantano e glorificano, * col Padre e il santo Spirito.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 2.
Va notato che il seguente idiómelon viene prima letto piamente e in canto dal canonarca al centro della navata, e poi cantato con melodia piú sviluppata dai due cori.
Oggi nasce dalla Vergine * colui che tiene in sua mano * tutta la creazione (3 volte). * È avvolto in povere fasce come un mortale, * colui che è per essenza intoccabile. * Viene deposto in una mangiatoia, * il Dio che in principio ha fissato i cieli˚. * Si nutre di latte dalle mammelle, * colui che nel deserto * ha fatto piovere man­na per il popolo˚. * Invita i magi * lo sposo della Chiesa. * Prende i loro doni * il Figlio del­­la Vergine. * Noi adoria­mo, o Cristo, la tua nascita (3 volte). * Facci vedere anche la tua divina teofania.
Prokímenon. Tono 4.
Madre Sion, dirà l’uomo: e l’uomo è nato in lei.
Stico: Le sue fondamenta sono sui monti santi.
Lettura della profezia di Isaia (9,5s).
Un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Il suo potere è sulla sua spalla, e si chiamerà angelo del gran consiglio, consigliere mirabile, Dio forte, padrone, prin­cipe di pace, padre del secolo futuro: porterà infatti pace sui principi, e a lui salute. Grande è il suo potere e la sua pace non ha confine, sul trono di Davide e sul suo regno, per raddriz­zarlo e soccorrerlo con giudizio e giustizia, da ora e in eterno. Lo zelo del Signore sabaoth farà questo.
Lettura dell’epistola agli Ebrei (2,11-18).
Fratelli, colui che santifica e coloro che sono santifi­cati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi; e ancora: Io metterò la mia fiducia in lui; e inoltre: Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato. Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare cosí quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitú per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacer­dote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i pec­cati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
Vangelo.
Lettura del santo vangelo secondo Matteo (2,13-23).
I magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo. Giuseppe destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggí in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.
Erode, accortosi che i magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giú, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai magi. Allora si adempí quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono piú.
Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: Àlzati, prendi con te il bam­bino e sua madre e va’ nel paese d’Israele, perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino. Egli, alza­tosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Ar­che­lao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Av­vertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea, e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai pro­feti: Sarà chiamato Nazareno.
Quindi il lettore dice:
Non consegnarci del tutto [al nemico], per amore del tuo santo nome; non sciogliere la tua alleanza, e non distogliere da noi la tua misericordia, per Abramo tuo diletto, per Isacco tuo servo, e per Israele tuo santo.
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. (p. 31).
Kondákion. Tono 3.
Oggi la Vergine * viene nella grotta * per partorire ineffa­bilmente * il Verbo che è prima dei secoli. * Danza, terra tutta, * che sei stata resa capace di udire questo; * glorifica con gli angeli e i pastori * il Dio che è prima dei secoli˚, * che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.
Signore, pietà, 40 volte. Tu che in ogni tempo. Signore, pietà, 3 volte. Gloria. Ora e sempre. Piú venerabile. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà di noi. E la preghiera: Sovrano, Signore Gesú Cristo (p. 138).(Anthologhion, Ed. Lipa)

giovedì 22 dicembre 2011

Kenka per Lindie te Zotit Krisht Perendi


Nga kjielli ti u zdripe, o Mbreti i jinë.
jerdhë te një shpellë ndë borë e tsinë,
0 i bekuam, o i lëvduam,
të më dridhesh u të shoh. E larta fialë
përsè më deshë mirë, u bëre dialë !
I jetes ti je i Zoti, se vet e stise,
e t' linda e ziarr të lipsen, e me lipise.
0 i dëlirë, shejti Bir, zieja jote zëmbrën nget.
Po mua m' a kënda, se mall i mathë për njerëzit
të pru këtù brënda.

Parraisin ti lëreve,teku trazhgoje,
e mbi tsa kashtë u leve, sa të duroje.
Fort u bindem e të klindem; po për mua çë bëre ti?
0 gjella e jime, përsè, përsè pajt meje,këta durime.



Këndojëm,këndojëm / se kjielli u sbë11i
/gjithë bëjëm haìdhi /gjìthë thomi me gëzim.
Po rrofshit Isuì/ sì rrekjë e sì Zot, po rrofshit Isui per jetë e për mot.
0 i dashuri Díalë / nga kjielli për ne ti sdripe
/në dhe ndër borë e tëtimi
Po rrofshit …
0 i bukurí Dialë / ti pakjen dhuron / Ti Zëmbrat na gëzon se prure shpëtim/.


Rregji jim,Isuthi jim
Dialë i nokërth ndër tëtìm
Jerdhe e leve bër njerì
Te një kalive si një mavrì
Flëjé, o Bir, e mos klajë
Flëjé, o zëmbrë, e bën-on
Mbi tsa kashtë te një grasht
Ti je smardhur skur je jasht
Lipset ziarri dçeshur je
E të timit vdes për ne.
Flëjé, o Bir, e mos klajë
Flëjé, o zëmbrë, e bën-on


Përgatitu Vithleèm,sbillet gjithëve edhemi. Stolisu Efrathà, se druri i gjellës te spella lulëzoi nga Virgjëra. Pse parrais gjiri i saj uìftua shpirtullor teku pema e hjynushme nga e çila tue ngrënë rrojëm; ngë do vdesiëm si Adhami.Krishti lehet atë më parë e rarë sa të ngjallënjë fitirë


Shi lehet Krishti, lëvdonie shi vien nga kjellia ju te pritëni. Shi Krishti mbi dhe:ju ngrëhuni.Zotit po t’i këndoni jeta e gjithë,edhe ndë gëzime, zëni kënka,popuj,juse u lëvdërua ai.

Hristòs jennàte,doksasate; Hristòs eks uranòn,apandisate,Hristòs epi jis,ipsòthite.Asate to
Kjirìo,pasa i ji,kje en evfrosìni animn’sate laì,òti dhedhòksaste.

Popullin shpëtoi tue bër famasmë Zoti

kur vala e dejtit thajti te kjëmoti.

Nga një vajzë virgjërë ashtu di deshi leu dhromin e kjellit sbilli neve e na shpërbleu gjithënjëi klënie me Atin na njerëzit lëvdomie.


Madhërò,o Shpirti jimë,më të nderoshmen e më të lëvdoshëmen ndër gjithë ushtrit e kjelliës. Mister të mathë u shoh e të humbët ,për kjell shpellën,për thron ndër Hjeruvimtë Virgjëreshën,grazhdin për vend teku kle ngulur i pasosmi Krisht Perëndi t’ çilin tue kënduar madhërojëm na.

Megàlinon psichì mu,tin timiotèran ke endhoxotèran ton àno stratevmàton. Mistirion xènon orò ke paràdhoxon;uranòn to spileon,thrònon cheruvikòn tin parthènon,tin fatnin chorion en o aneklithi o achòritos Christòs o Theòs,on animnùndes megalinomen.













mercoledì 21 dicembre 2011

Natale: l'eterno entra nei limiti del tempo e dello spazio

CITTA' DEL VATICANO, 21 DIC. 2011 (VIS). "Il saluto che corre in questi giorni sulle labbra di tutti è 'Buon Natale! Auguri di buone feste natalizie!'. Facciamo in modo che, anche nella società attuale, lo scambio degli auguri non perda il suo profondo valore religioso, e la festa non venga assorbita dagli aspetti esteriori", ha detto Benedetto XVI nel corso dell'Udienza Generale del mercoledì, l'ultima a pochi giorni dalla celebrazione del Natale del Signore.

"Con la liturgia natalizia - ha spiegato il Pontefice ai fedeli presenti nell'Aula Paolo VI - la Chiesa ci introduce nel grande Mistero dell'Incarnazione. Il Natale, infatti, non è un semplice anniversario della nascita di Gesù, ma è celebrare un Mistero che ha segnato e continua a segnare la storia dell'uomo: Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi (...) Nella Santa Messa della Notte di Natale, ripeteremo come ritornello al Salmo Responsoriale queste parole: 'Oggi è nato per noi il Salvatore'. (...) Indicando che Gesù nasce 'oggi', la Liturgia sottolinea che questa Nascita investe e permea tutta la storia. (...) La redenzione dell'umanità avviene certo in un momento preciso e identificabile della storia: nell'evento di Gesù di Nazaret; ma Gesù è il Figlio di Dio" che "si è fatto uomo. L'Eterno è entrato nei limiti del tempo e dello spazio, per rendere possibile 'oggi' l'incontro con Lui. (...) Quando ascoltiamo o pronunciamo, nelle celebrazioni liturgiche, questo 'oggi è nato per noi il Salvatore', non stiamo utilizzando una vuota espressione convenzionale, ma intendiamo che Dio ci offre 'oggi' (...) la possibilità di riconoscerlo e di accoglierlo, come fecero i pastori a Betlemme, perché Egli nasca anche nella nostra vita e la rinnovi".

Il Papa ha successivamente riflettuto sulla nascita a Betlemme alla luce del mistero pasquale perché "Natale e Pasqua sono entrambe feste della redenzione. La Pasqua - ha detto il Pontefice - la celebra come vittoria sul peccato e sulla morte: segna il momento finale, quando la gloria dell'Uomo-Dio splende come la luce del giorno; il Natale la celebra come l'entrare di Dio nella storia facendosi uomo per riportare l'uomo a Dio: segna, per così dire, il momento iniziale, quando si intravede il chiarore dell'alba".

Contribuiscono a intendere questo aspetto, ha aggiunto il Santo Padre, le due epoche dell'anno nelle quali, almeno in alcune regioni del mondo, si celebrano queste grandi feste. "Mentre la Pasqua cade all'inizio della primavera, quando il sole vince le dense e fredde nebbie e rinnova la faccia della terra, il Natale cade proprio all'inizio dell'inverno, quando la luce e il calore del sole non riescono a risvegliare la natura, avvolta dal freddo, sotto la cui coltre, però, pulsa la vita".

"Nel Natale noi incontriamo la tenerezza e l'amore di Dio che si china sui nostri limiti, sulle nostre debolezze, sui nostri peccati e si abbassa fino a noi. (...) Cari fratelli e sorelle, viviamo con gioia il Natale che si avvicina. (...) Soprattutto contempliamo e viviamo questo Mistero nella celebrazione dell'Eucaristia, centro del Santo Natale; lì si rende presente in modo reale Gesù, vero Pane disceso dal cielo, vero Agnello sacrificato per la nostra salvezza. Auguro a tutti voi e alle vostre famiglie di celebrare un Natale veramente cristiano, in modo che anche gli scambi di auguri in quel giorno siano espressione della gioia di sapere che Dio ci è vicino e vuole percorrere con noi il cammino della vita", ha concluso Benedetto XVI.

I poveri non possono aspettare

Al termine dell'Udienza, il Santo Padre ha rivolto parole di saluto in diverse lingue agli oltre 7.000 pellegrini presenti nell'Aula Paolo VI, fra cui un gruppo di bambini delle scuole elementari della Corea ed un gruppo di seminaristi australiani. Ai pellegrini di lingua spagnola il Papa ha detto: "(Questo Natale) pregherò il Bambino Gesù per tutti, specialmente per coloro che attraversano difficili prove. Che in questi giorni santi la carità cristiana si mostri singolarmente attiva con i più bisognosi. I poveri non possono aspettare".
AG/ VIS 20111221 (680)

domenica 18 dicembre 2011

Messaggio del Nostro Vescovo S.Ecc.za Mons. SOTIR FERRARA per il Santo Natale 2011



sabato 17 dicembre 2011

CATTEDRALE DI S. DEMETRIO M.
Orari delle Celebrazioni Liturgiche
Venerdì 23 Dicembre 2011
ore 09.30 Ufficio delle Grandi Ore
Sabato 24 Dicembre
ore 18.00 Celebrazione del Vespro
ore 22.30 Celebrazione del Mattutino del Natale
ore 24.00 Pontificale presiede S.Ecc.za Rev.ma SOTIR
Domenica 25 Dicembre
Natività secondo la Carne di Nostro Signore Gesù Cristo
ore 07,30 Divina Liturgia
ore 10,30 Divina Liturgia
ore 18,00 Celebrazione del Vespro
Sabato 31 Dicembre
ore 18,00 Ufficio del Vespro
LETTURE DELLA LITURGIA

DELLA

DOMENICA 18 DICEMBRE 2011

CHE PRECEDE LA NATIVITÀ DI CRISTO
Matteo 1,1-25
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici. Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlioche sarà chiamato Emmanuele,che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.
Ebrei 11,9-10 11,32-40
Fratelli, Abramo per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati - di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra. Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.
ΚΥΡΙΑΚΗ ΠΡΟ ΤΗΣ ΧΡΙΣΤΟΥ ΓΕΝΝΗΣΕΩΣ

ΕΙΣ ΤΟΝ ΕΣΠΕΡΙΝΟΝ


Στιχηρὰ Προσόμοια Προεόρτια
Ἦχος α'
Παρθένε Πανάμωμε Θεοῦ, ἔμψυχον Παλάτιον, τὸν οὐρανοῖς μὴ χωρούμενον, ἐν σοὶ ἐχώρησας, ὃν ἐν τῷ Σπηλαίω, τέξῃ ὑπὲρ ἔννοιαν, πτωχεύσαντα καὶ σάρκα γενόμενον, ἵνα θεώσῃ με, καὶ πλουτίσῃ τὸν πτωχεύσαντα, ἀκρασίᾳ, πικροτάτης βρώσεως.

Ἐναπογραφόμενος Χριστέ, δούλοις τῷ τοῦ Καίσαρος, δι' εὐσπλαγχνίαν προστάγματι, ἔρχῃ χαρίσασθαι τὴν ἐλευθερίαν, τὴν ζωὴν καὶ λύτρωσιν, ἀγνώμοσιν οἰκέταις μακρόθυμε, τοῖς προσκυνοῦσί σου, τὰ σωτήρια Γενέθλια, τοῦ ἐλθόντος, σῶσαι τὰς ψυχὰς ἡμῶν.

Τόκον ἀκατάληπτον θεσμούς, φύσεως καινίσαντα, ἡ Παναγία καὶ ἄμωμος, κατανοήσασα, τῷ Υἱῷ ἐβόα. Τέκνον ποθεινότατον, ἐκπλήττομαι τὸ μέγα μυστήριον, πῶς καὶ γεννήσασα, παρθενεύω τῇ δυνάμει σου, τοῦ τὰ πάντα ποιοῦντος βουλήματι!
Καὶ τῶν Ἁγίων Πατέρων
Ἦχος πλ. δ'
Τὰ τῶν Πατέρων σήμερον πιστοί, τελοῦντες μνημόσυνα, ἀνυμνήσωμεν Χριστὸν τὸν Λυτρωτήν, τὸν μεγαλύναντα αὐτούς, ἐν πᾶσι τοῖς Ἔθνεσι, καὶ θαυμάτων τὰ παράδοξα πιστῶς, ἐπιτελέσαντα Κύριον, ὡς κραταιὸν καὶ δυνατόν, καὶ ἐξ αὐτῶν ἀναδείξαντα, ῥάβδον δυνάμεως ἡμῖν, τὴν μόνην ἀπείρανδρον, καὶ θεόπαιδα Μαρίαν τὴν ἁγνήν, ἐξ ἧς τὸ ἄνθος προῆλθε, Χριστός, βλαστήσας πᾶσι τὴν ζωήν, καὶ ἀδάπανον τρυφήν, καὶ σωτηρίαν τῶν ψυχῶν ἡμῶν.

Ὡς ἐν ψεκάδι μέσον τῆς φλογός, τῇ δρόσῳ τοῦ Πνεύματος, ἀγαλλόμενοι οἱ Παῖδες τοῦ Θεοῦ, περιεπάτουν μυστικῶς, ἐν αὐτῇ προτυπώσαντες, τὴν Τριάδα καὶ τὴν σάρκωσιν Χριστοῦ, καὶ ὡς σοφοὶ διὰ Πίστεως, ἔσβεσαν δύναμιν πυρός, καὶ Δανιὴλ δὲ ὁ δίκαιος, λεόντων ὤφθη φιμωτής, ὧν ταῖς δεήσεσι, δυσωπούμενος φιλάνθρωπε Σωτήρ, καὶ ἡμᾶς τοῦ ἀσβέστου, καὶ αἰωνίου λύτρωσαι πυρός, καὶ ἀξίωσον τυχεῖν, τῆς οὐρανίου Βασιλείας σου.

Ὥσπερ ἐν δρόσῳ ὄντες οἱ πιστοί, καὶ ἅγιοι Παῖδές σου, ἐν καμίνῳ ὁ τῆς φλογὸς τῆς τοῦ πυρός, προεζωγράφουν μυστικῶς, τὴν ἐκ Παρθένου σου ἔλευσιν, τὴν ἀφλέκτως, ἀναλάμψασαν ἡμῖν. Καὶ Δανιὴλ δὲ ὁ δίκαιος, καὶ ἐν Προφήταις θαυμαστός, τρανῶς τὴν θείαν δευτέραν σου, ἔλευσιν πᾶσι προδηλῶν. Ἑώρων ἐκραύγαζεν, ἕως οὗ θρόνοι ἐτέθησαν φησί, καὶ κριτὴς ἐκαθέσθη, καὶ τοῦ πυρὸς ἐπέστη ποταμός· οὗ ῥυσθείημεν Χριστέ, ταῖς ἱκεσίαις αὐτῶν Δέσποτα.
Δόξα... Ἦχος πλ. β'
Δανιὴλ ἀνὴρ ἐπιθυμιῶν, λίθον ἄνευ χειρὸς τμηθέντα, θεωρήσας σε Κύριε, βρέφος ἄνευ σπορᾶς, τεχθῆναι προηγόρευσε, σὲ τὸν ἐκ Παρθένου σαρκωθέντα Λόγον, τόν ἀναλλοίωτον Θεόν, καὶ Σωτῆρα τῶν ψυχῶν ἡμῶν.
Καὶ νῦν... Προεόρτιον, ὁ αὐτὸς
Σπήλαιον εὐτρεπίζου· ἡ, Ἀμνὰς γὰρ ἥκει, ἔμβρυον φέρουσα Χριστόν. Φάτνη δὲ ὑποδέχου, τὸν τῷ λόγῳ λύσαντα τῆς ἀλόγου πράξεως, ἡμᾶς τοὺς γηγενεῖς. Ποιμένες ἀγραυλοῦντες, μαρτυρεῖτε θαῦμα τὸ φρικτόν, καὶ Μάγοι ἐκ Περσίδος, χρυσὸν καὶ λίβανον καὶ σμύρναν τῷ Βασιλεῖ προσάξατε, ὅτι ὤφθη Κύριος ἐκ Παρθένου μητρός· ὅνπερ καὶ κύψασα δουλικῶς, ἡ Μήτηρ προσεκύνησε, καὶ προσεφθέγξατο, τῷ ἐν ἀγκάλαις αὐτῆς· Πῶς ἐνεσπάρης μοι; ἢ πῶς μοι ἐνεφύης, ὁ λυτρωτής μου καὶ Θεός;

Εἴσοδος, τὸ Προκείμενον τῆς ἡμέρας Δόξα... Ἦχος α'
Βολίδες ἀστράπτοντες θεηγορίαις, οἱ μεγαλώνυμοι Προφῆται, εἰς ἀεὶ μακαρίζονται· καὶ τὰ ἔπη τοῦ Πνεύματος καρπούμενοι, τὴν ἀνερμήνευτον λοχείαν Χριστοῦ τοῦ Θεοῦ πᾶσιν ἐκήρυξαν, νομίμως δὲ τὸ τέλος διήνυσαν, ζήσαντες ζωὴν ὑπερθαύμαστον.
Καὶ νῦν... Προεόρτιον, ὁ αὐτὸς
Ἄκουε οὐρανέ, καὶ ἐνωτίζου ἡ γῆ· ἰδοὺ γὰρ ὁ Υἱὸς καὶ Λόγος τοῦ Θεοῦ καὶ Πατρός, πρόεισι τεχθῆναι, ἐκ Κόρης ἀπειράνδρου, εὐδοκίᾳ τοῦ φύσαντος αὐτὸν ἀπαθῶς, καὶ συνεργείᾳ τοῦ Ἁγίου Πνεύματος· Βηθλεὲμ εὐτρεπίζου, ἄνοιγε πύλην ἡ Ἐδέμ· ὅτι ὁ Ὢν γίνεται ὃ οὐκ ἦν, καὶ ὁ πλαστουργὸς πάσης κτίσεως διαπλάττεται, ὁ παρέχων τὸ μέγα ἔλεος.

Εἰς τὸν Στίχον, Στιχηρὰ τῆς Ὀκτωήχου.
Δόξα... Ἦχος β' Κυπριανοῦ
Χαίρετε Προφῆται τίμιοι, οἱ τὸν νόμον Κυρίου, καλῶς διαταξάμενοι, καὶ τῇ πίστει φανέντες, ἀπόρθητοι στῦλοι ἀκλινεῖς· ὑμεῖς γὰρ καὶ μεσῖται ὤφθητε τῆς Νέας διαθήκης Χριστοῦ, καὶ μεταστάντες πρὸς οὐρανόν, αὐτὸν ἱκετεύσατε, εἰρηνεῦσαι τὸν κόσμον, καὶ σῶσαι τὰς ψυχὰς ἡμῶν.
Καὶ νῦν... Προεόρτιον, ὁ αὐτὸς
Ἰδοὺ καιρὸς ἤγγικε τῆς σωτηρίας ἡμῶν· εὐτρεπίζου Σπήλαιον, ἡ Παρθένος ἐγγίζει τοῦ τεκεῖν, Βηθλεὲμ γῆ, Ἰούδα, τέρπου καὶ ἀγάλλου, ὅτι ἐκ σοῦ ἀνατέταλκεν ὁ Κύριος ἡμῶν. Ἀκούσατε ὄρη καὶ βουνοί, καὶ τὰ περίχωρα τῆς Ἰουδαίας, ὅτι ἔρχεται Χριστός, ἵνα σώσῃ ὃν ἔπλασεν ἄνθρωπον, ὡς φιλάνθρωπος.

Ἀπολυτίκιον Ἦχος β'
Μεγάλα τὰ τῆς Πίστεως κατορθώματα! ἐν τῇ πηγῇ τῆς φλογός, ὡς ἐπὶ ὕδατος ἀναπαύσεως, οἱ Ἅγιοι τρεῖς Παῖδες ἠγάλλοντο· καὶ ὁ Προφήτης Δανιήλ, λεόντων ποιμήν, ὡς προβάτων ἐδείκνυτο. Ταῖς αὐτῶν ἱκεσίαις Χριστὲ ὁ Θεός, σῶσον τὰς ψυχὰς ἡμῶν.

Domenica 18 Dicembre 2011
Si fa memoria:
Domenica prima del Natale - dei S.s. Padri: da Abramo fino a Giuseppe, sposo di Maria Vergine


Il 18 di questo mese, se cade in domenica, oppure la do­menica che lo segue immediatamente - e che è anche det­ta ‘Do­me­nica che precede la Natività di Cristo’ - fac­ciamo memoria di tutti i padri che dall’inizio del mondo si sono resi graditi a Dio, da Adamo sino a Giuseppe, sposo della san­tissima Madre-di-Dio.
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VESPRO DEL SABATO
Vergine tutta immacolata, * vivente reggia di Dio, * tu hai portato in te * colui che i cieli non possono contenere: * nella grotta lo partorirai * oltre ogni com­pren­sio­ne, * divenuto povero e fatto carne, * per deificare me * e arric­chire colui che era divenuto povero˚ * per la sua intemperanza * di fronte all’amarissimo frutto˚.
Registrato, o Cristo, tra gli schiavi, * per comando di Ce­sare˚, * nella tua amorosa compassione, * tu vieni a do­nare la libertà, * la vita e la redenzione, o paziente, * ai servi ingrati * che venerano la Natività salvifica, * di colui che è venuto a sal­vare le anime nostre.
La tutta santa, l’immacolata, * vedendo il parto incom­prensibile * che rinnovava le leggi della natura, * escla­mava al Figlio: * Figlio amatissimo, * sono sbigottita per questo grande mistero: * come dunque, pur avendo gene­rato, * sono vergine per la tua potenza, * di te, che tutto compi col tuo volere?
Dei santi padri. Tono pl. 4. Il paradiso dell’Eden.
Celebrando oggi, o fedeli, * la memoria dei pro­genitori, * inneggiamo al Cristo Redentore, * al Signore che li ha resi grandi * fra tutte le genti * e ha fedelmente compiuto straordinari prodigi, * perché è forte e potente˚; * da essi ha reso per noi scettro di poten­za˚, * la sola ignara d’uomo e Ma­dre-di-Dio, la pura Ma­ria, * dalla quale è venuto il fiore, Cri­sto˚, * che ha fatto germogliare per tutti * la vita, il diletto che non vien meno * e l’eterna salvezza.
In mezzo alla fiamma * come sotto una fine piog­gerella, * per la rugiada dello Spirito, * esultanti i fan­ciulli di Dio misticamente passeggiavano˚, * in essa prefi­gurando la Triade * e l’incarnazione di Cristo; * e poi­ché erano sapienti grazie al­la fede, * estinsero la potenza del fuoco; * anche il giusto Da­niele poté chiudere le fauci dei leoni˚. * Piegandoti per le lo­ro preghiere, * o Salvatore ami­co degli uomini, * libera anche noi * dal fuoco eterno e inestinguibile, * e rendici degni di otte­nere * il tuo regno celeste.
I tuoi fedeli e santi fanciulli, * stando nella fornace in­fuocata * come sotto la rugiada˚, * prefiguravano misti­ca­mente * la tua venuta dalla Vergine, * che ha rifulso per noi * sen­za bruciarci. * Anche il giusto Daniele, * mirabile tra i pro­fe­ti, * chiaramente manifestando il tuo divino secondo av­ven­to, * gridava: * Io guardavo, ed ecco furono posti dei tro­ni, * e il Giudice si assise * e si riversò un fiume di fuoco˚: * da esso possiamo noi essere liberati, * o Cristo, * per le loro suppliche, * o Sovrano.
Gloria. Tono pl. 2.
Daniele, uomo dilettissimo˚, * avendoti contemplato, o Signore, * come pietra tagliata senza opera d’uomo˚, * ha preannunciato come bambino generato senza seme * te, Verbo incarnato dalla Vergine, * Dio immutabile * e Salvatore delle anime nostre.
Ora e sempre. Proeórtion. Stesso tono.
Prepàrati, o grotta: * perché viene l’agnella, * portando in seno il Cristo. * Ricevi, o greppia, * colui che con la parola * ha liberato noi abitanti della terra * dal nostro agire contro ragio­ne. * Pastori che pernottate nei campi, * testimoniate il tremen­do prodigio˚. * E voi magi dalla Persia, * offrite al Re * oro, in­censo e mirra˚: * perché è apparso il Signore * dalla Vergine Madre. * Inchinandosi davanti a lui come serva, * la Madre lo ha adorato, * dicendo a colui che portava fra le braccia: * Come sei stato seminato in me? * O come in me sei stato generato, * mio Redentore e Dio?
Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture (v. sopra, alla Domenica dei santi Padri, ottobre, pp. 742).
Allo stico, stichirá dall’októichos.
Gloria. Tono 2. Di Cipriano.
Gioite, venerabili profeti, * che avete ottimamente stabilito * la legge del Signore, * e per la fede siete apparsi * invitte colonne che non vacillano: * poiché voi vi siete anche mostrati * mediatori della nuova alleanza di Cri­sto; * e ora che siete passati al cielo, * supplicatelo di dare la pa­ce al mondo * e di salvare le anime nostre.
Ora e sempre. Proeórtion. Stesso tono.
Ecco, è vicino il tempo * della nostra salvezza: * prepàrati, grotta, * la Vergine si avvicina per partorire. * Rallégrati ed esulta, * Betlemme, terra di Giuda˚, * perché da te è sorto il no­stro Signore. * Ascoltate, monti e colli, * e voi regioni vicine al­la Giudea: * Cristo viene a salvare l’uomo che ha plasmato, * perché è amico degli uomini.
Apolytíkion dei padri. Tono 2.
Grandi sono le opere della fede! * Nella sorgente del fuoco, * come presso acqua di sollievo˚, * esultavano i tre santi fanciulli˚; * e il profeta Daniele * si mostrava pastore di leoni˚, * come di pecore. * Per le loro suppliche, o Cristo Dio, * salva le anime nostre.
Gloria. Ora e sempre. Proeórtion. Tono 4.
Si faceva registrare un tempo Maria a Betlemme, * insieme all’anziano Giuseppe, * in quanto della stirpe di Davide˚, * mentre era incinta * per una con­cezione senza seme. * Sopraggiuse il tempo del parto * e non vi era posto nel­l’albergo: * ma quale piacevole pa­lazzo, * si mostrava la grotta alla Regina˚. * Nasce Cristo, * per far risorgere la sua immagine˚ * un tempo caduta.

venerdì 16 dicembre 2011

Τῌ ΙΖ' ΤΟΥ ΑΥΤΟΥ ΜΗΝΟΣ ΔΕΚΕΜΒΡΙΟΥ

Μνήμη τοῦ Ἁγίου Προφήτου Δανιήλ, καὶ τῶν Ἁγίων τριῶν Παίδων, Ἀνανίου, Ἀζαρίου, Μισαήλ, καὶ τοῦ ἐν Ἁγίοις Πατρὸς ἡμῶν Διονυσίου τοῦ νέου, Ἀρχιεπισκόπου Αἰγίνης τοῦ θαυματουργοῦ, τοῦ ἐκ τῆς νήσου Ζακύνθου.

ΕΙΣ ΤΟΝ ΕΣΠΕΡΙΝΟΝ

Ἦχος δ'
Ὡς γενναῖον ἐν Μάρτυσιν

Ὁ λαμπρότατος ἥλιος, Προφητῶν ὁ περίδοξος, εὐφημείσθω σήμερον θείοις ᾄσμασι, τῶν χαρισμάτων τοῦ Πνεύματος, θεῖον ἐνδιαίτημα, ἡ ἀείρυτος πηγή, ἡ διόπτρα τοῦ Πνεύματος, ὁ ὑπέρτιμος, καὶ πανάριστος στῦλος τῶν δογμάτων, ἡ κρηπὶς τῆς οἰκουμένης, τὸ ἀκατάσειστον ἔρεισμα.

Ὡς ἀστέρα φανότατον, ἑωσφόρον ὡς μέγιστον, ἐπιθυμιῶν τε ἄνδρα τιμῶμέν σε, τῶν ἀρετῶν ταῖς λαμπρότησι, φαιδρῶς ἀποστίλβοντα, καὶ φωτίζοντα πιστῶν, τὰς ψυχάς καὶ τὰ σώματα, καὶ βοῶμέν σοι, Δανιὴλ ὑποφῆτα τὸν Σωτῆρα, ἐκδυσώπει τοῦ σωθῆναι, τοὺς εὐσεβῶς ἀνυμνοῦντάς σε.

Σοῦ ἡ γλῶσσα ὡς κάλαμος, γραμματέως Πολύσοφε, ὀξυγράφου γέγονε ῥητορεύουσα· νόμος Θεοῦ γὰρ ἐγκάρδιος, ἐν σοὶ πεπολίτευται, καὶ τὸ στόμα σου λαλοῦν, κρίσιν ἔνδικον δέδεικται, ἐν οἷς ᾔσχυνας, παρανόμους πρεσβύτας καὶ Σωσάνναν, ἐκ θανάτου ἐλυτρώσω, τῶν Προφητῶν τὸ ἀγλάϊσμα.
Στιχηρὰ Προσόμοια τῶν Ἁγίων τριῶν Παίδων.
Ἦχος ὁ αὐτὸς
Νόμων ἀντεχόμενοι, τῶν θεοσδότων Πανόλβιοι, μιαραῖς οὐκ ἐχράνθητε, τροφαῖς ἀλλ' ἀκήρατον, τῆς ψυχῆς τὸ κάλλος, διασεσωκότες, διετηρήσατε σαφῶς, ἀδιαλώβητον καὶ ἀμάραντον, τὸ ἄνθος τὸ θαυμάσιον, καὶ τὴν τερπνὴν ὡραιότητα, τοῦ Δεσπότου δοξάζοντος, τοὺς αὐτὸν θεραπεύοντας.

Θείῳ πυρακτούμενοι, οἱ Νεανίαι πυρσεύματι, τοῦ πυρὸς κατεφρόνησαν, ἐν ᾧ δροσιζόμενοι, οἱ σεπτοὶ χορείαν, ἐκλελαμπρυσμένην, διατυπώσαντες ᾠδήν, τὴν πολυΰμνητον ᾖδον ψάλλοντες, τὴν ὄντως ἀδιάδοχον, καὶ ἀμετάπτωτον πάνσοφοι, Βασιλείαν ποθήσαντες, τὴν οὐράνιον ἔνδοξοι.

Λόγον τῆς σοφίας σου, καταπλαγέντες οἱ Τύραννοι, Δανιὴλ ἀξιάγαστε, καὶ Παίδων τὴν σύνεσιν, τῆς Χαλδαίων χώρας, ἄρχειν καὶ δεσπόζειν, ὑμᾶς κατέστησαν Σεπτοί· τὴν ἀρετὴν γὰρ οἶδε σαφέστατα, θαυμάζειν καὶ πολέμιος, καὶ πολιτείας λαμπρότητα· τῶν παθῶν γὰρ κρατήσαντες, ἡγεμόνες γεγόνατε.
Δόξα... Ἦχος β' Ἀνατολίου
Πνευματικῶς ἡμᾶς πιστοὶ συνήγαγε σήμερον, ὁ Προφήτης Δανιήλ, καὶ τράπεζαν προτίθησιν ἀρετῶν δαψιλῶς, πλουσίοις καὶ πένησι, καὶ ξένοις καὶ αὐτόχθοσι, καὶ κρατῆρα νοητόν, προχέοντα νᾶμα εὐσεβείας, καὶ εὐφραίνοντα καρδίας πιστῶν, καὶ Πνεύματος Ἁγίου χάριν παρέχοντα· Οὗτος γὰρ ὁ προφήτης, ὁ φανότατος λύχνος, ὁ λάμψας ἐν τῷ κόσμῳ, τὰ σεβάσματα πάντα τῶν Ἀσσυρίων καθεῖλε, καὶ θηρῶν ἀτιθάσων στόματα ἔφραξε. Σὺν τούτῳ καὶ οἱ τρεῖς Παῖδες εὐφημείσθωσαν, οὐ χρυσοῖ τῇ φύσει ὄντες, χρυσίου δὲ δοκιμώτεροι δεικνύμενοι· οὐ γὰρ ἐχώνευσεν αὐτοὺς τὸ πῦρ τῆς καμίνου, ἀλλ' ἐφύλαξεν ἀκεραίους, οὓς νάφθα καὶ πίσσα καὶ κληματίδες ἔστεψαν· Ὁ δὲ ἀγαγὼν ἡμᾶς, εἰς τὴν περίοδον τοῦ χρόνου Κύριος, ἀξιώσαι ἡμᾶς φθάσαι, καὶ ἐπὶ τὴν κυρίαν, καὶ σεβασμίαν ἡμέραν τῶν γενεθλίων Χριστοῦ, τοῦ παρέχοντος ἡμῖν ταῖς αὐτῶν ἱκεσίαις, ἱλασμὸν ἁμαρτιῶν, καὶ τὸ μέγα ἔλεος.

Καὶ νῦν... Προεόρτιον ὁ αὐτὸς
Σπήλαιον εὐτρεπίζου, ἡ, Ἀμνὰς γὰρ ἥκει, ἔμβρυον φέρουσα Χριστόν, Φάτνη δὲ ὑποδέχου, τὸν τῷ λόγῳ λύσαντα, τῆς ἀλόγου πράξεως, ἡμᾶς τοὺς γηγενεῖς, ποιμένες ἀγραυλοῦντες μαρτυρεῖτε θαῦμα τὸ φρικτόν, καὶ Μάγοι ἐκ Περσίδος, χρυσὸν καὶ λίβανον καὶ σμύρναν, τῷ βασιλεῖ προσάξατε, ὅτι ὤφθη Κύριος ἐκ Παρθένου μητρός· ὄνπερ καὶ κύψασα δουλικῶς ἡ Μήτηρ προσεκύνησε, καὶ προσεφθέγξατο τῷ ἐν ἀγκάλαις αὐτῆς, πῶς ἐνεσπάρης μοι ἢ πῶς μοι ἐνεφύης ὁ λυτρωτής μου καὶ Θεός.


Εἰς τὸν Στίχον, Στιχηρὰ Προσόμοια.
Ἦχος δ'
Δανιὴλ ὁ θαυμάσιος, τὴν καρδίαν κτησάμενος, καθαρὸν τοῦ Πνεύματος καταγώγιον, καὶ παρ' αὐτοῦ φωτιζόμενος, μελλόντων τὴν δήλωσιν, προθεσπίζει προφανῶς, προφητείας λαμπρότησι, καλλυνόμενος, καὶ τρανῶς σαφηνίζων τῶν κρατούντων, παρανόμων Βασιλέων, τὰ κεκρυμμένα ἐνύπνια.

Στίχ. Θαυμαστὸς ὁ Θεὸς ἐν τοῖς Ἀγίοις αὐτοῦ ὁ Θεὸς Ἰσραὴλ αὐτὸς δώσει δύναμιν καὶ κραταίωσιν τῷ λαῷ αὐτοῦ εὐλογητὸς ὁ Θεὸς

Προστομώσας τὸ σῶμά σου, τῇ νηστείᾳ ἀδάμαστον, τῶν λεόντων στόμασιν ἀπετέλεσας· μέσον γὰρ τούτων ἱστάμενος, Προφῆτα θεσπέσιε, καὶ Θεῷ τῷ ἀγαθῷ, ἀτενίζων διέμεινας, ἀπαράτρωτος, ἀπορρήτῳ δυνάμει τοῦ τὰ πάντα, ἐνεργοῦντος παραδόξως, τοῦ Λυτρωτοῦ τῶν ψυχῶν ἡμῶν.

Στίχ. τοῖς Ἁγίοις τοῖς ἐν τῇ γῇ αὐτοῦ ἐθαυμάστωσεν πάντα τὰ θελήματα αὐτοῦ ἐν αὐτοῖς

Ἐπὶ θρόνου καθήμενον, καὶ Ἀγγέλοις κυκλούμενον, τὸν ὑπὲρ κατάληψιν ἐθεώρησας, κριτὴν ὑπάρχοντα δίκαιον, Προφῆτα θαυμάσιε, ἐκπλαγεὶς δὲ τὸ φρικτόν, τῆς ἐμφόβου ὁράσεως διεσήμανας, τοῖς μετέπειτα πᾶσιν ὑπογράψας, τὴν δευτέραν παρουσίαν, τοῦ σαρκωθέντος Θεοῦ ἡμῶν.
Δόξα... Τῶν Ἁγίων Παίδων
Ἦχος πλ. β'
Ἐν ψυχῇ συντετριμμένῃ, καὶ πνεύματι ταπεινώσεως, ἐν μέσῳ τῆς καμίνου τοῦ πυρός, τὸν παγκόσμιον ὕμνον ἐμελῳδήσατε, Παῖδες τρισόλβιοι, καὶ τῆς φωνῆς ὑμῶν εἰσήκουσεν, ὁ ὢν ἐγγὺς Κύριος, τοῖς συντετριμμένοις τὴν καρδίαν, καὶ τοὺς ταπεινοὺς τῷ πνεύματι σῴζων, καὶ διατηρήσας ἀσινεῖς, προσεδέξατο ὑμᾶς, ὡς θυσίαν καθαράν. Διὸ ἀπόγονοι Ἀβραὰμ τυγχάνοντες, παῖδες Θεοῦ γενέσθαι ἠξιώθητε. Παρρησίαν οὖν ἔχοντες πρὸς αὐτόν, ἐκτενῶς πρεσβεύσατε, ὑπὲρ τῶν ψυχῶν ἡμῶν.
Καὶ νῦν... ὁ αὐτὸς
Προεόρτιον
Ὑπόδεξαι Βηθλεέμ, τὴν τοῦ Θεοῦ μητρόπολιν· φῶς γὰρ τὸ ἄδυτον ἐπὶ σὲ γεννῆσαι ἥκει, Ἄγγελοι θαυμάσατε ἐν οὐρανῷ, ἄνθρωποι δοξάσατε ἐπὶ τῆς γῆς, μάγοι ἐκ Περσίδος, τὸ τρισόκλεον δῶρον προσκομίσατε, ποιμένες ἀγραυλοῦντες, τὸν τρισάγιον ὕμνον μελῳδήσατε· πᾶσα πνοὴ αἰνεσάτω τὸν Παντουργέτην.

Ἀπολυτίκιον τῶν Ὁσίων Παίδων
καὶ Προφήτου Ἦχος β'
Μεγάλα τὰ τῆς πίστεως κατορθώματα! ἐν τῇ πηγῇ τῆς φλογός, ὡς ἐπὶ ὕδατος ἀναπαύσεως, οἱ ἅγιοι τρεῖς παῖδες ἠγάλλοντο, καὶ ὁ Προφήτης Δανιήλ, λεόντων ποιμήν, ὡς προβάτων ἐδείκνυτο, ταῖς αὐτῶν ἱκεσίαις, Χριστὲ ὁ Θεός, ἐλέησον ἡμᾶς.
Καὶ νῦν... Θεοτοκίον
Ἦχος β'
Πάντα ὑπὲρ ἔννοιαν, πάντα ὑπερένδοξα, τὰ σὰ Θεοτόκε Μυστήρια, τῇ ἁγνείᾳ ἐσφραγισμένη, καὶ παρθενίᾳ φυλαττομένη, Μήτηρ ἐγνώσθης ἀψευδής, Θεὸν τεκοῦσα ἀληθινόν· Αὐτὸν ἱκέτευε σωθῆναι τὰς ψυχὰς ἡμῶν.
17 DICEMBRE
Memoria del santo profeta Daniele (536 a.C.), e dei tre san­ti fanciulli Anania, Azaria e Misaele.
VESPRO
Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá prosómia del pro­feta.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Si celebri oggi con canti divini * il fulgidissimo sole, * il gloriosissimo tra i profeti, * la divina di­mora dei cari­smi dello Spirito, * la fonte perenne, * la spe­cola dello Spirito, * la preziosissima e nobilissima * co­lonna di dottrine, * il fon­­da­mento della terra, * il saldo sostegno.
Come luminosissimo astro, * come grandissima stella mattutina, * e come uomo dilettissimo˚, * noi ti onoriamo, * tu che splendidamente risplendi * dei fulgori delle virtú * e illu­mini le anime e i corpi dei fedeli; * a te noi gri­diamo: * Profeta Daniele, * supplica il Salvatore affinché salvi * quanti pia­men­te celebrano te.
La tua lingua, o sapientissimo, * è divenuta eloquente * come stilo di scriba veloce˚; * la legge di Dio infatti * ha preso di­mora nel tuo cuore * e la tua bocca ha dimostrato * di espr­i­mere giusto giudizio˚: * è cosí che hai sver­gognato * gli iniqui anziani * e hai liberato Susanna dalla morte˚, * o splendore dei profeti.
Altri stichirá prosómia, dei santi fanciulli.
Stesso tono. Hai dato come segno.
Attenendovi alle leggi date da Dio, * o felicissimi, * non vi siete contaminati con cibi impuri, * ma, custodita intatta la bellezza dell’anima, * avete davvero conservata ille­sa e fresca * la vostra stupenda floridezza * e l’incantevole gio­vinezza˚, * perché il Sovrano glorifica * quelli che gli rendono culto.
Arsi dalla fiamma divina, * i giovinetti disprezzarono il fuoco: * in esso i venerabili, irrorati di rugiada, * intrecciando una splendida danza corale * cantavano salmeggiando il cele­ber­rimo cantico˚: * perché brama­vano, i sapientissimi, * il re­gno eterno e immutabile, * bra­mavano il regno celeste, i gloriosi.
Colpiti dalla tua parola sapiente, * o Daniele degno di ammirazione, * e dall’intelligenza dei fanciulli, * i tiranni vi po­sero, o venerabili, * a reggere e governare le regioni dei caldei˚, * poiché è certissimo che anche il nemico * suole ammirare la virtú * e lo splendore dei costumi: * è infatti per aver dominato le passioni * che voi siete dive­­nu­ti principi.
Gloria. Tono 2. Di Anatolio.
Ci ha oggi spiritualmente riuniti, * o fedeli, * il pro­feta Daniele * e appresta una mensa di copiose virtú * per ricchi e poveri, * stranieri e abitanti del paese, * e un calice spi­rituale * che riversa rivi di pietà, * rallegra il cuore dei fedeli˚ * e trasmette la grazia dello Spirito santo. * Poiché questo pro­feta, * lampada lumino­sissima che ha rifulso nel mondo, * ha abbattuto tutti gli idoli degli assiri˚ * e ha chiuso le fauci di belve selvagge˚. * Con lui si celebrino anche i tre fanciulli, * che, non d’oro per natura, * si rivelano piú provati dell’oro: * infatti, non li fuse il fuoco della fornace, * ma li conservò illesi, * benché circondati da nafta, pece e sarmenti. * E il Signore che ci ha condotti * a questa periodica ricorrenza, * ci renda de­gni di giungere anche * al solenne e venerando giorno * del­la Natività di Cristo, * che ci dona per le loro preghiere * il per­dono dei peccati * e la grande misericordia˚.
Ora e sempre.
Proeórtion. Stesso tono.
Venite tutti, * celebriamo con fede i giorni vigilari * della Natività di Cristo, * e facendoci spiritualmente pre­cedere * dal­­l’inno a mo’ di stella, * cantiamo con i pastori * le dosso­logie dei magi: * È giunta la salvezza dei mortali * da grembo vergi­nale, * per richiamare dall’esilio i mortali.
Allo stico, 3 stichirá prosómia.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Il mirabile Daniele, * il cui cuore era puro ricet­­tacolo dello Spirito, * da lui illuminato * inter­preta con chiaro vatici­nio cose future, * adorno dello splendore della profezia, * e lu­ci­damente spiega i sogni segreti * degli empi re che erano al potere˚.
Stico: Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.
Avendo temprato il tuo corpo col digiuno, * lo hai reso durissimo per le fauci dei leoni: * stando infatti in mezzo ad essi, * o divino profeta, * e tenendo fisso lo sguardo al Dio buo­no, * tu rimanesti illeso˚, * per l’ineffabile potenza * di co­lui che tutto opera prodigiosamente, * del Reden­tore delle anime nostre.
Stico: Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha re­so mirabili, in loro, tutte le sue volontà.
Tu hai visto seduto in trono * e circondato da angeli * co­lui che, oltre ogni comprensione, * è Giudice giusto, * o mirabile profeta: * sbigottito per il terrore della tremenda visione, * l’hai chiaramente manifestata a tutti i posteri, * tracciando l’immagine della seconda venuta * del nostro Dio incarnato˚.
Gloria. Dei santi fanciulli. Tono pl. 2.
Con anima contrita e spirito umile˚, * in mezzo alla fornace del fuoco, * avete cantato l’inno universale, * o fanciulli felicis­simi; * e il Signore, che è vicino ai contriti di cuore * e salva gli umili di spirito˚, * ha ascoltato la vo­stra voce: * custodendovi illesi, * vi ha accolti come sacri­ficio puro˚. * Perciò voi, pro­genie di Abramo, * siete stati fatti degni di diventare * figli di Dio. * Avendo dunque famigliarità con lui, * intercedete assi­duamente per le anime nostre.
Ora e sempre. Del profeta. Stesso tono.
Daniele, uomo dilettissimo˚, * avendoti contemplato, o Signo­re, * come pietra tagliata senza opera d’uomo˚, * ha preannunciato come bambino generato senza seme * te, Verbo in­carnato dalla Vergine, * Dio immutabile * e Salvatore delle a­nime nostre.
Apolytíkion. Tono 2.
Grandi sono le opere della fede! * Nella sorgente del fuoco, * come presso acqua di sollievo˚, * esultavano i tre santi fanciulli˚; * e il profeta Daniele * si mostrava pastore di leoni˚, * come di pecore. * Per le loro suppliche, o Cristo Dio, * salva le anime nostre.
Gloria. Ora e sempre. Theotokíon.
Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, * tutti sono piú che gloriosi, * o Madre-di-Dio; * nel sigillo della purezza, * custodita nella verginità, * tu sei stata ricono­sciuta * vera Ma­dre del Dio vero: * supplicalo dunque * per la salvezza delle anime nostre.


dall'Anthologion vol.1 ed.LIPA

giovedì 15 dicembre 2011

Invito


CATTEDRALE DI S. DEMETRIO M.




IN PREPARAZIONE AL SANTO NATALE 2011
SI INVITA
NEL SALONE DELLA CATTEDRALE IL 20 DICEMBRE 2011 ALLE ORE 17,30
la
S.V

ALLA MEDITAZIONE :
IL VERBO SI FECE “ COLORI”
Il Santo Natale nell’iconografia Occidentale e Orientale

Guidata dal Prof. P. F.S. CUCINOTTA ofmcap



Il Parroco


mercoledì 14 dicembre 2011

All’ Attenzione dei GENITORI del Catechismo .







Carissimi vi comunico :
· Domenica 18 Dicembre 2011 alle ore 16,30 , nella Chiesa di S. Demetrio M. in preparazione del Santo Natale ci sarà un momento di preghiera accompagnato dai canti natalizi eseguiti dai ragazzi del catechismo.
· Martedi 20 Dicembre 2011 alle ore 17,30, nel Salone della Chiesa ci sarà la Meditazione : Il Natale nell’iconografia Occidente e Oriente.
Vi aspetto…..
Krishti lehet levdonie

Il Parroco

lunedì 12 dicembre 2011

Kënka e Shejtes Luçì





Na të falemi, o Shejta Luçi
e rrethuarë me dritë të hjynushme
Ti je plotë me hir të hjyeshëm
Ti je gjellë e gëzim i zëmërës

Shejta e dashurë nga kjielli na ruaj
Nga armiku çë akjë na do likë.
Hora jonë u sgjofshit e u ndritëshit
Te lëvdia e shejtravet t’anë

Ti na ndih kurdoherë e Shejte
Nga rrëzikjet çë akjë na rrethojën;
na me shpresë të madhe po thomi:besën ruajna e pakjen dhurona







VITA di Santa Lucia Vergine e Martire
S. Lucia nacque a Siracusa sul finire del III secolo da una nobile famiglia cristiana: rimasta orfana di padre sin da bambina, fu educata con dedizione dalla madre Eutichia, dalla quale apprese le verità del cristianesimo.
Lucia, fanciulla bella, intelligente e virtuosa, meditava assiduamente le S. Scritture e si recava ai riti cristiani nelle catacombe di Siracusa: spinta dal suo amore per Gesù e dall’esempio delle prime vergini martiri, decise di consacrarsi a Dio con voto di perpetua verginità. La madre soffriva da molti anni di un flusso di sangue ritenuto incurabile dopo innumerevoli e costosi tentativi dei migliori medici.
Lucia, che si prendeva cura di lei, un giorno le suggerì d’andare in pellegrinaggio a Catania presso il sepolcro della vergine e martire S. Agata per implorare il miracolo della guarigione. La madre acconsentì e vi si recarono insieme: lì, durante la Messa, fu letto l’episodio del Vangelo in cui un’emorroissa guarì toccando la veste di Gesù. Ispirata da quelle parole, Lucia disse alla madre: “Se credi in ciò che è stato appena proclamato, crederai anche che S. Agata, che ha patito per Cristo, abbia confidente accesso al Suo tribunale. Tocca con fede il suo sepolcro, se vuoi, e sarai guarita”. Allora Lucia ebbe in apparizione S. Agata che le disse: “Sorella mia Lucia, vergine devota a Dio, perché chiedi a me ciò che puoi tu stessa ottenere per tua madre? Ecco che ella è già guarita per la tua fede. Con la tua verginità tu hai costruito un santuario gradito a Dio, ed io ti dico che come grazie a me è sublimata la città di Catania, così per te avrà decoro dal Signore Gesù Cristo la città di Siracusa”. Dopo quella visione, Lucia esclamò alla madre: “Per l’intercessione della Sua Sposa Agata, Gesù ti ha guarita”, e subito Eutichia constatò di essere del tutto risanata.

Lucia continuò: “A questo punto desidero che tu non mi parli più di sposo terreno, perché da tempo mi sono consacrata a Gesù. Piuttosto dammi quello che avevi pensato come mia dote perché possa distribuirlo ai poveri”. Eutichia: “Se non ti rincresce, farai dei beni miei e di tuo padre l’uso che vorrai dopo la mia morte”. Lucia: “La tua offerta non è la più gradita a Gesù. Dona adesso, a Lui nei poveri, ciò di cui dovrai forzatamente disfarti nella tomba”. Eutichia fu convinta, e da quel momento Lucia donò tutte le sue ricchezze ai poveri e si fece povera per Cristo.
Ma un giovane innamorato di lei si vendicò del suo rifiuto alle nozze denunciandola come cristiana: vigeva la feroce persecuzione dell’imperatore Diocleziano. Lucia fu arrestata e condotta dinanzi al prefetto di Siracusa, di nome Pascasio, che le ordinò di sacrificare agli dèi. Ma Lucia disse: “Sacrificio puro presso Dio è curare chi soffre. Ho donato a Dio tutte le mie sostanze, e poiché ora non ho più nulla da offrire, offro in sacrificio me stessa”.
Pascasio: “Di’ tali sciocchezze agli stolti come te. Io eseguo gli ordini degli imperatori”. Lucia: “Tu osservi i comandi degli imperatori ed io i comandamenti del mio Dio; tu temi gli imperatori ed io il mio Dio; tu vuoi piacere agli imperatori ed io al mio Dio; tu non disobbedisci agli imperatori ed io come potrei disobbedire al mio Dio? Fai ciò che vuoi: anch’io agirò secondo il mio cuore”. Pascasio: “Tu hai dissipato i tuoi beni con uomini dissoluti”. Lucia: “Io ho riposto al sicuro il mio patrimonio ed il mio corpo non ha conosciuto l’impurità”. Pascasio: “Tu sei la disonestà in persona”. Lucia: “La disonestà siete voi, di cui l’Apostolo dice: corrompete le anime degli uomini affinché fornifichino contro Dio vivente e servano al diavolo ed ai suoi angeli che sono nella corruzione. Anteponendo i piaceri effimeri ai beni eterni, perdete l’eterna beatitudine”. Pascasio: “Queste parole cesseranno quando inizieranno i tormenti”. Lucia: “E’ impossibile far cessare le parole di Dio”. Pascasio: “Tu dunque sei Dio?”. Lucia: “Io sono serva del Dio eterno, che ha detto: quando sarete condotti davanti ai potenti non
preoccupatevi di cosa dire perché non sarete voi a parlare ma lo Spirito Santo che è in voi”. Pascasio: “In te c’è lo Spirito Santo?”. Lucia: “L’Apostolo dice: coloro che vivono castamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo dimora in essi”. Pascasio: “Allora ti farò condurre in un luogo infame dove sarai costretta a vivere nel disonore, così lo Spirito Santo fuggirà da te”. Lucia: “Il corpo non viene deturpato se non dal consenso dell’anima: anche se tu mettessi nelle mie mani l’incenso per un sacrificio, Dio sa la mia intenzione. Egli scruta le coscienze ed aborrisce il violentatore della purezza. Se tu comandi che io subisca violenza contro la mia volontà, la mia castità meriterà una doppia corona”.
Pascasio: “Se non mi obbedisci t’infliggerò crudelissime torture”. Lucia: “Tu non potrai mai convincermi a peccare: sono pronta ad ogni tortura”. Allora Pascasio ordinò di farla condurre in un postribolo perché le fosse fatta violenza, ma lo Spirito Santo la rese immobile: invano i soldati la spingevano cadendo sfiniti a terra, invano la trascinavano legata a mani e piedi o trainata da molti buoi. Pensandola una strega, Pascasio la fece cospargere d’urina ed i maghi iniziarono ad invocare gli dèi. Pascasio infuriato le disse: “Lucia, quali sono le tue arti magiche?”. Lucia: “Queste non sono arti magiche: è la potenza di Dio”. Pascasio: “Perché pur tirandoti a forza in mille non ti sei mossa?”. Lucia: “Anche se tu ne aggiungessi altre migliaia, si avvererebbe in me la Parola di Dio: cadranno mille alla tua sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno potrà accostarsi a te”. Pascasio era disperato, e Lucia gli disse: “Misero Pascasio, perché ti affliggi, impallidisci, ti struggi? Hai avuto la prova che sono tempio di Dio: credi anche tu in Lui”.
Pascasio allora le fece accendere attorno un rogo, ma le fiamme la lasciarono illesa. E Lucia: “Ho pregato il mio Signore Gesù Cristo affinché questo fuoco non mi molestasse, perché dare ai credenti il coraggio del martirio ed i non credenti l’accecamento della loro superbia”. Gli amici di Pascasio, per farla tacere, le conficcarono un pugnale in gola. Ma prima di morire Lucia riuscì a dire questa profezia: “Vi annuncio che presto sarà data pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e Massimiano decadranno. E come la città di Catania venera come protettrice S.Agata, così anche voi onorerete me per grazia del Signore nostro Gesù Cristo osservando di cuore i Suoi comandamenti”. Poi s’inginocchiò, ricevette l’Eucarestia e spirò: era il 13 dicembre 304. Nello stesso luogo dove subì il martirio ebbe sepoltura e nel 313 fu edificato un santuario per accogliere il continuo flusso di pellegrini giunti per venerare le sue reliquie ottenendo numerose grazie per sua intercessione. Nel 1039 il suo corpo fu portato a Costantinopoli e nella quarta crociata del 1204 a Venezia, dove si venera tuttora.
AVVISO





Si ricorda che sta sera alle 18,00 si celebra il Vespro- Esperinos in onore di Santa Lucia V.M.

con la presenza del Vescovo Mons.Sotir Ferrara si benedirà l'icona della Santa, dipinta dall'iconografo Giuseppe Barone