mercoledì 16 dicembre 2015




SCHEMA    DELLA   CATECHESI
 DEL 
VESCOVO GIORGIO DEMETRIO




 












giovedì 10 dicembre 2015


11 DICEMBRE 2015

Memoria del nostro santo padre Daniele stilita (493).

VESPRO

Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá prosómia.
Tono pl. 4. Come vi chiameremo, santi?
Che nome ti daremo, Daniele? * Asceta, perché hai sottomesso le passioni all’intelletto. * Lottatore, perché sei stato costante in ogni pena: * colonna che si leva da terra verso l’alto, * piantata sulla roccia della verità;coraggiosissimo combattente * e medico espertissimo.Implora per la salvezza delle anime nostre.
Come ti chiameremo, Daniele? * Sradicatore delle passioni * e coltivatore di virtú; * vero taumaturgo * e intercessore per i peccatori; * valentissimo fugatore di spiriti; * astro che risplende per la pietà; * ricettacolo dello Spirito; * difensore della Chiesa. * Implora per la salvezza delle anime nostre.
Come dunque ti chiameremo, Daniele? * Modello dei monaci * e maestro di continenza; * decoro dei fedeli * e operatore di guarigioni; * lampada che irradia di luce * quelli che sono nella tenebra; * concittadino degli angeli * e loro pari; * abitante del paradiso * e uomo celeste. * Implora per la salvezza * delle anime nostre.
Gloria. Tono pl. 1. Dello Studita.
Dopo aver ben trafficato * il talento a te affidato da Cristo,o santo padre, ti sei mostrato anche dopo la morte * fugatore di demoni,medico per svariate malattie, * colonna, sostegno e monte santo * della Chiesa di Cristo; * per questo noi ti supplichiamo,o Daniele taumaturgo, di chiedere la pace e, * per le anime nostre, * la grande misericordia˚.
Ora e sempre. Theotokíon.
O piena di grazia˚,intercedi con le tue suppliche * e chiedi per le anime nostre, * te ne preghiamo,abbondanza di compassione, * e il perdono delle nostre molte colpe.
Oppure stavrotheotokíon. 
Gioisci, tu che sei veramente.
Vista la tua augusta passione, * o paziente Sovrano dell’universo, * la venerabile e purissima Madre tua, * piangendo amaramente * e battendosi il petto, gridava: * O mio dolcissimo Gesú, * parola per me di salvezza, * luce del mondo intero, * divino sole senza tramonto, * come dunque sopportare * di vederti pendere dal legno della croce * come un malfattore, col petto immacolato * trafitto, ahimè, dalla lancia˚, * e come continuare a vivere, * Figlio mio e Dio mio, * a meno che non risplenda per me * la luce della tua risurrezione?
Allo stico, stichirá dall’októichos.
Apolytíkion. Tono 1.
Sei divenuto colonna di pazienza, * emulando i progenitori, o santo: * Giobbe nei patimenti, * Giuseppe nelle tentazioni, * e il modo di vita degli incorporei, * pur essendo in un corpo. * Daniele, santo padre nostro, * intercedi presso il Cristo Dio * per la salvezza delle anime nostre.
San Daniele lo Stilita Sacerdote 
10 dicembre Maratha, Samosata, 409 - Siria, 490 circa


     Nasce a Maratha, nelle vicinanze di Samosata in Siria nel 409. Daniele a dodici anni chiede di essere accolto in un vicino monastero e davanti alla resistenza dell'abate gli risponde che con la sua fede sopporterà la dura vita del cenobio. Guadagna subito la fiducia dell'abate, a tal punto che lo accompagna ad Antiochia dove conoscono san Simone che, da poco, ha iniziato a vivere da asceta in cima ad una colonna. Tornato a Maratha, alla morte dell'abate Daniele viene scelto come suo successore, ma rifiuta l'incarico perché vuol tornare a visitare Simone. 
    A causa delle guerre è costretto a fermarsi a Costantinopoli, quindi si ritira in un tempio abbandonato a Filempora. 
    Nel 459 muore Simone e il suo mantello viene dato a Daniele che, ormai cinquantenne, decide di seguire l'esempio del maestro e si stabilisce su una colonna. Muore nel 490 e viene sepolto ai piedi della colonna sulla quale aveva vissuto trentatré anni e tre mesi. (Avvenire)

Etimologia: Etimologia: Daniele = Dio è il mio giudice, dall'ebraico

Martirologio Romano: A Costantinopoli, san Daniele, detto Stilita, sacerdote, che, dopo aver condotto vita monastica e superato molte difficoltà, seguendo l’esempio di vita di san Simeone, alloggiò sull’alto di una colonna per trentatré anni e tre mesi fino alla morte, imperterrito davanti all’impeto del freddo, del caldo o dei venti.
     Testimoni estremi della fede, la cui vita di penitenza era sempre sotto gli occhi di tutti, gli stiliti incarnarono una forma originale di ascetismo cui stenteremmo a credere se non avessimo fonti storiche documentate. Nati nel V secolo in Oriente (si diffusero poi anche in Russia), questi anacoreti vivevano presso un villaggio o un monastero, su una colonna alta dai dieci ai venti metri. Su di essa predicavano, guarivano malati e celebravano l’Eucaristia, trasformando così un simbolo pagano (solitamente sulle colonne si innalzavano gli idoli) in luogo di elevazione cristiana. La piattaforma garantiva la sopravvivenza grazie ad una tettoia, mentre dal balcone vi era il contatto con i fedeli. Alcuni seguaci provvedevano al sostentamento dello stilita innalzando il cibo con una carrucola o una scala. Alla sommità accedevano quanti necessitavano di conforto spirituale o cercavano soluzioni a controversie. Il primo e il più celebre stilita fu S. Simeone detto “il vecchio” (390-459) che visse in Siria a Qal’At Sem’An, nei pressi di Antiochia, e fu famoso per i miracoli e per aver convertito anche alcuni arabi. Daniele fu un suo discepolo, come apprendiamo dalla dettagliata biografia scritta, con diversi particolari storici, da un giovane seguace.
      Daniele nacque a Maratha (vicino a Samosata) nel 409 da pii genitori che lo consacrarono subito al Signore. Crebbe buono e a soli dodici anni chiese di essere accolto in un vicino monastero. Alle resistenze dell’abate rispose che era sì giovane ma, con la sua grande fede, avrebbe sopportato la dura vita del cenobio. Pochi anni dopo godeva già della sua fiducia, tanto da accompagnarlo in un viaggio ad Antiochia. Ospiti del monastero di Telanissos (Dair Sem’an), conobbero S. Simeone che aveva da poco iniziato a vivere da asceta in cima ad una colonna, incompreso dai compagni e accusato di vanagloria. Nonostante la grande calura, il santo li accolse e li benedisse facendo breccia nel cuore del giovane, cui però predisse molte sofferenze. Qualche tempo dopo l’abate morì e Daniele venne scelto come suo successore. Egli però, rifiutato l’incarico, tornò a far visita a Simeone con l’intento di raggiungere successivamente la Terra Santa. Ripiegò su Costantinopoli a causa delle guerre, per poi ritirarsi a Filempora, in un tempio abbandonato, sotto la protezione del patriarca S. Anatolio. Nel 459 Simeone morì e il suo mantello, destinato inizialmente all’Imperatore Sergio I, venne dato a Daniele che, ormai cinquantenne, decise di seguire l’esempio del maestro. Alcuni compagni lo aiutarono a stabilirsi su una colonna dove iniziò la sua vita di meditazione e preghiera. All’ordine iniziale dell’Imperatore Leone di lasciare il luogo, la guarigione di un ragazzo posseduto dal demonio convinse il messo imperiale a tornare dall’imperatore per raccontare l’accaduto. Questi chiese a Daniele di pregare affinché l’imperatrice Verena concepisse un figlio. A grazia ottenuta l’imperatore andò di persona a ringraziarlo, salendo sulla colonna e toccandogli i piedi. Fece poi costruire un’altra colonna collegata con un ponte alla precedente, mentre il luogo era ormai meta di pellegrinaggi. Durante una tempesta la struttura corse il pericolo di crollare, ma Daniele non l’abbandonò e, a pericolo scampato, fece graziare il costruttore condannato dall’imperatore per la sua imperizia.
       Il santo stilita era continuamente esposto alle intemperie e durante un inverno particolarmente rigido fu salvato in extremis dall’assideramento. L’imperatore fece allora costruire una stanza in cui fosse maggiormente riparato. Purtroppo a Daniele non mancarono gli attriti col Patriarca di Costantinopoli Gennadio e solo dietro ordine imperiale questi andò a trovarlo. 
    All’incontro, nonostante la giornata caldissima, assistette una grande folla e il presule, dopo aver celebrato le preghiere d’ordinazione, salì sulla colonna dove si diedero vicendevolmente la comunione.
   Daniele era ormai famoso in tutto l’impero. Si narra che predisse un incendio nella capitale (465) e che davanti alla sua colonna furono siglati patti di alleanza tra principi. Le visite più gradite erano però quelle dei malati che, dopo aver ascoltato la sua sapiente parola, ricevevano i sacramenti.        Scese dalla colonna solo quando, morto l’imperatore, gli eretici monofisiti usurpavano il trono. Portato a spalle dalla folla ottenne il riconoscimento del nuovo Imperatore Zenone che, da lì a poco, con gratitudine, andò a onorarlo sulla colonna. 
   Lo stesso successivamente promulgò il decreto detto Henoticon, diretto a vescovi, chierici e monaci della chiesa orientale, relativo all’approvazione del Simbolo Niceno.
Daniele morì ultraottantenne nel 490 (o 493) dopo aver incontrato il Patriarca Eufemio e aver celebrato la Messa. Fu sepolto in un oratorio ai piedi di quella colonna su cui era vissuto trentatre anni e tre mesi.


Autore: Daniele Bolognini

martedì 8 dicembre 2015




IN PREPARAZIONE ALL'APERTURA

 DELLA PORTA SANTA 

DEL 

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA






venerdì 4 dicembre 2015

 
5 DICEMBRE 2015
Memoria del nostro santo padre teòforo Saba il santificato (532).
                                    GRANDE VESPRO
Tono pl. 1. Padre santo.
Saba di mente divina, * simile agli angeli, * compagno dei santi, * consorte dei profeti, * coerede dei martiri e degli apostoli, * ora che abiti la luce senza tramonto, * illuminato dai suoi divini fulgori, * stando franco e risplendente * presso l’apice di ogni desiderio, * lieto per la contemplazione di lui, * stabilmente godendo della sua bellezza, * supplica Cristo, * implora Cristo, o santo, * perché siano donate alla Chiesa la concordia, * la pace e la grande misericordia˚.
Saba beatissimo, * lampada inestinguibile della continenza, * tersissimo luminare dei monaci, * risplendente per i fulgori della carità, * torre inconcussa della pazienza, * sostegno e forza di chi ti onora con fede, * tesoro di guarigioni, * vero colonizzatore del deserto, * da te reso come giardino divino * che produce sacri frutti di salvati: * supplica Cristo, * implora Cristo, o santo, * perché siano donate alla Chiesa la concordia, * la pace e la grande misericordia˚.
Saba di mente divina, * colonna di fuoco delle virtú, * torcia che sorge sul mare del mondo, * per guidare i popoli al porto divino; * distruttore degli spiriti dell’inganno, * puro ricettacolo dello Spirito santo, * guida dei monaci, * rigorosa norma di continenza, * insigne vetta di umiltà, * fonte che fai scaturire * oceani di guarigioni: * supplica Cristo, * implora Cristo, o santo, * perché siano donate alla Chiesa la concordia, * la pace e la grande misericordia˚.
Gloria. Tono pl. 2.
Custodita illesa in te l’immagine di Dio * e reso l’intelletto signore delle funeste passioni, * mediante l’ascesi, * hai raggiunto per quanto possibile la somiglianza˚: * poiché, facendo coraggiosamente violenza alla natura, * ti sei studiato di sottomettere * ciò che è inferiore a ciò che è superiore, * e di assoggettare la carne allo spirito. * Sei cosí divenuto eccelso fra i monaci, * colonizzatore del deserto, * allenatore di quelli che compiono bene la corsa, * rigorosissimo canone di virtú. * E ora nei cieli, * venuti meno ormai gli specchi˚, * contempli puramente, o beato, * la santa Triade, * intercedendo senza veli * per quanti ti onorano * con fede e amore.
Ora e sempre. Theotokíon.
Chi non ti dirà beata, o Vergine tutta santa˚? * Chi non celebrerà il tuo parto verginale? * Perché l’Unigenito Figlio che intempo-ralmente dal Padre è rifulso, * egli stesso, ineffabilmente incarnato, * è uscito da te, la pura: * Dio per natura e per noi fatto uomo per natura˚, * non diviso in dualità di persone, * ma da riconoscersi * in dualità di nature, senza cofusione. * Imploralo, augusta beatissima, * perché sia fatta misericordia alle anime nostre.
Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.
Lettura del libro della Sapienza di Salomone (3,1-9).
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero, e fu considerato un danno il loro esodo, e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini vengono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé.
Come oro nel crogiuolo li ha saggiati, e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno, e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli, e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità, e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi, ed egli visita i suoi eletti.
Lettura del libro della Sapienza di Salomone (5,15-6,3).
I giusti vivono in eterno, la loro mercede è nel Signore e l’Altissimo si prende cura di loro. Per questo riceveranno il nobile regno e lo splendido diadema dalla mano del Signore, poiché egli con la sua destra li copre e col suo braccio li protegge. Prenderà come armatura la sua gelosia e armerà la creazione per far vendetta dei nemici. Rivestirà la corazza della giustizia e cingerà come elmo un giudizio verace. Prenderà come scudo invincibile la santità; aguzzerà come spada la sua collera severa: il mondo combatterà insieme con lui contro gli insensati.
Scoccheranno gli infallibili dardi dei fulmini, e come da un arco ben teso, dalle nubi voleranno al bersaglio, e dalla fionda saranno scagliati chicchi di grandine pieni di furore. Infurierà contro di loro l’acqua del mare, i fiumi li sommergeranno senza pietà. Si leverà contro di loro un vento impetuoso e li disperderà come un uragano. L’iniquità renderà deserta tutta la terra e le cattive azioni rovesceranno il trono dei potenti. Ascoltate dunque, o re, e comprendete; imparate, giudici dei confini della terra; porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e che vi gloriate del gran numero dei vostri popoli: il vostro potere vi è stato dato dal Signore, e la vostra sovranità dall’Altissimo.
Lettura del libro della Sapienza di Salomone (4,7-15).
Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie, e età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato, e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. È stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene, e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi, ed egli visita i suoi eletti.
Allo stico, stichirá prosómia. Tono pl. 1. Aftómelon.
Gioisci, tu che sei veramente * profumato gioiello delle lotte ascetiche: * tu infatti, presa sulle spalle la croce, * hai consacrato te stesso al Cristo sovrano, * o beatissimo, * e hai calpestato il basso sentire della carne; * con le virtú hai fatto risplendere l’anima, * e le hai dato ali verso la divina passione d’amore. * Circondando dunque la tua santissima urna, * o Saba degno di ogni lode, * preghiamo per ottenere, * con la tua intercessione, * la divina benevolenza, * e perché sia donata al mondo * la grande misericordia˚.
Stico: Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.
Ti sei mostrato al mondo * quale carbone divinamente splendente, * per essere stato a contatto col fuoco, * o Saba, teòforo dello Spirito, * facendo risplendere le anime * di quanti con fede a te si accostano, * o uomo di mente divina * e guidandoli alla luce senza tramonto, o santo; * irrorando poi dall’al¬to gli eremiti * con la divina grazia, * tu hai spento i car¬boni˚. * Per questo, sotto gli occhi di tutti, * ti ha dato, o padre, * la corona della vittoria * il Cristo, signore della divina giu¬stizia: * supplicalo di do¬nare alle anime nostre * la grande mi¬sericordia˚.
Stico: Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi coman¬damenti porrà tutto il suo diletto.
La tua vita è stata chiaramente * una scala che raggiunge il cielo, * o uomo di mente divina: e con essa ti sei sollevato alle altezze, * e hai ottenuto di unirti al Cristo sovrano, * o bea¬tissimo, * con l’intelletto risplen¬dente * per i fulgori che da lui promanano; * illuminato dai suoi bagliori, * hai ricevuto lo stesso splendore degli angeli: * ora che stai presso di lui, * supplicalo, o santo, * perché collochi accanto a te * quanti celebrano la tua divina e venerabilissima memoria, * e perché doni al mondo * la grande misericordia˚.
Gloria. Tono pl. 4.
Noi, folle di monaci, * ti onoriamo come guida, * padre nostro Saba, * perché grazie a te abbiamo imparato * a camminare per la via veramente retta. * Beato sei tu che hai servito Cristo * e hai trionfato della potenza del nemico˚, * o compagno degli angeli, * consorte dei santi e dei giusti: * insieme a loro intercedi presso il Signore, * perché sia fatta misericordia * alle anime nostre.
Ora e sempre. Theotokíon.
Vergine senza nozze, * che hai ineffabilmente concepito Dio nella carne, * Madre del Dio altissimo, * ricevi le invocazioni dei tuoi servi, * o tutta immacolata: * tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, * implora per la salvezza di noi tutti, * accettando ora le nostre suppliche.
Apolytíkion. Tono pl. 4.
Con lo scorrere delle tue lacrime, * hai reso fertile la sterilità del deserto; * e con gemiti dal profondo, * hai fatto fruttare al centuplo le tue fatiche˚, * e sei divenuto un astro * che risplende su tutta la terra per i prodigi, * o santo padre nostro Saba. * Intercedi presso il Cristo Dio * per la salvezza delle anime nostre.
Gloria. Ora e sempre. Theotokíon.
Tu che per noi sei nato dalla Vergine * e ti sei sottoposto alla crocifissione˚, * o buono, * tu che con la morte hai spogliato la morte, * e come Dio hai manifestato la risurrezione, * non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato˚, * mostra, o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: * accogli, mentre intercede per noi, * la Madre-di-Dio che ti ha partorito, * e salva, o Salvatore nostro, * il popolo che non ha piú speranza.
5 Dicembre 2015
San Saba Archimandrita Abate Mutalasca, 
Cesarea di Cappadocia, 439 - Mar Saba, Palestina, 5 dicembre 532
 
      Nasce nel 439 a Cesarea di Cappadocia. La sua famiglia, cristiana, lo indirizza verso gli studi presso il vicino monastero di Flavianae. Ne esce con un'istruzione e con il desiderio di farsi monaco. Attorno ai 18 anni arriva pellegrino in Terrasanta. Sul cammino sosta sempre in comunità monastiche di diverso tipo: di vita comune, anacoretiche, nelle loro grotte o capanne. È così che trova una guida nel monaco Eutimio detto «il grande», col quale condividerà la vita eremitica in Giordania. Dopo la morte del maestro si ritira verso Gerusalemme, nella valle del Cedron. Qui, col tempo, si forma intorno a lui un'aggregazione monastica frequente in Palestina: la laura. Una comunità destinata a crescere fino ad ospitare 150 monaci e far da guida ad altri «villaggi» monastici di questo tipo. Nel 492, Saba viene ordinato sacerdote, e il patriarca Elia di Gerusalemme lo nomina archimandrita, capo di tutti gli anacoreti di Palestina. Muore, ultranovantenne, nel 532. (Avvenire)
Martirologio Romano: Vicino a Gerusalemme, san Saba, abate, che, nato in Cappadocia, raggiunse il deserto di Giuda in Palestina, dove istituì una nuova forma di vita eremitica in sette monasteri, che ebbero il nome di laure, nelle quali gli eremiti si riunivano sotto la guida di un unico superiore; passò lunghi anni nella Grande Laura, in seguito insignita del suo nome, rifulgendo come modello di santità e lottando strenuamente in difesa della fede calcedonese.
Nasce suddito dell’Impero romano d’Oriente, in una famiglia di cristiani, che da ragazzo lo mettono agli studi nel monastero di Flavianae, presso Cesarea di Cappadocia (attuale Kayseri in Turchia). Ne esce con un’istruzione e con il desiderio di farsi monaco. Si scontra con i suoi, che invece vorrebbero avviarlo alla carriera militare. E la spunta allontanandosi. Sui 18 anni arriva pellegrinoin Terrasanta, facendo sempre tappa e soggiorno tra i monaci: quelli di vita comune, e anche gli anacoreti, nelle loro grotte o capanne.Trova una guida decisiva nel monaco Eutimio detto “il grande”: ha convertito molti arabi nomadi, è stato consigliere spirituale dell’imperatrice Eudossia (la moglie di Teodosio II) nella prima metà del secolo.
Con Eutimio, Saba condivide la vita eremitica nei luoghi meno accoglienti: il deserto della Giordania, la regione del Mar Morto. Assiste poi fino all’ultimo questo suo maestro (morto intorno al473) e si ritira più tardi verso Gerusalemme, andando a stabilirsi in una grotta nel vallone del Cedron. Qui, col tempo, si forma intorno a lui un’aggregazione monastica frequente in Palestina: lalaura o lavra (“cammino stretto”, in greco), che è un misto di solitudine e di comunità, dove i monaci vivono isolati percinque giorni della settimana, e si riuniscono poi il sabato e la domenica per la celebrazione eucaristica in comune. Vivonosotto la guida di un superiore, e dal gennaio fino alla Domenicadelle palme sperimentano la solitudine totale in unaregione desertica.
Insieme a lui, nel vallone, i monaci raggiungono il numerodi 150, ma nuovi “villaggi” nascono in altre partidella Palestina, imitando il suo, che prende il nome diGrande Laura. Nel 492, Saba viene ordinato sacerdote,e il patriarca Elia di Gerusalemme lo nomina poi archimandrita, cioè capo di tutti gli anacoreti di Palestina.
Ma non è un capo dolce, Saba. Non fa sconti sulla disciplina e non tutti lo amano: tant’è che per qualche tempo lui si dovrà allontanare. E andrà a fondare un’altra laura a Gadara, presso il lago di Tiberiade. Poi il patriarca lo richiama, perché i monaci si sono moltiplicati: c’è bisogno della sua energia, per la disciplina e per la difesa della dottrina sulle due nature del Cristo, proclamatanel 451 dal concilio di Calcedonia, e contrastata dalla teologia “monofisita”, che nel Signore ammetteva una sola natura.Scontro teologico, con la politica di mezzo: c’è frattura a Costantinopoli tra l’imperatore Anastasio e il patriarca;e Saba accorre nella capitale, nel vano tentativo di riconciliarli.
Poi vi ritornerà altre volte. E l’ultima, nel 530 è per lui una fatica enorme: ha quasi novant’anni. Ma affronta il viaggioper difendere i palestinesi da una dura tassazione punitiva. La gente lo venera già da vivo come un santo.
E ancora da vivo gli si attribuisce un intervento miracoloso contro i danni di una durissima siccità. Canonizzato da subito, dunque. E sempre ricordato anche dal grande monastero che porta ilsuo nome: Mar Saba. È stato per lungo tempo centro di ascesi e di studio; ed esiste tuttora, dopo avere attraversato tempi di fioritura e di decadenza, di saccheggi e di devastazioni.


Autore: Domenico Agasso

martedì 1 dicembre 2015



LETTERA DEL VESCOVO GIORGIO DEMETRIO 

PER L'ANNO DELLA MISERICORDIA


domenica 29 novembre 2015

30 Novembre Memoria del santo e 
glorioso apostolo Andrea, il primo chiamato.

E TRIDHIETËTA DITë E NËNDORIT 

I"PARI THRITUR" APOSTULL SHëNT ANDREU

në akoluthin mbrëmësore

        Tue u përshtatur Dritës e Paradhromit si Përthimi i lëvdìs e Ati't i dyjtí Vet i TrinIs s’shejte u dëftua sa të shpëtoj te lipisia e 'Tij jinin e njerëzëvet , ahierna Ti rrodhe tek Aì,o i shkjuari Andrè, e shpirtijit kle ndrítur nga shkëlkjimi i përsosur i hjynis s'Tij. Prandai Ti .kleve e ligjërues e Apostull i Krishtit Perëndia jinë Atij lutu . o Shejt.sa të ndëjenjë e shpëtonjë shpirtrat t'anë.


        Tu che sei stato formato * alla luce del precursore,quando apparve colui * che è irradiazione enipostatica della gloria del Padre * per salvare, nella sua compassione,* il genere umano, * allora, per primo, o glorioso, * sei accorso a lui , * con la mente illuminata * dal perfettissimo fulgore
della sua divinità; * per questo sei divenuto anche araldo apostolo* del Cristo Dio nostro: * supplicalo di salvare e illuminare le anime nostre.

        Ti çë kishe gjegjur zërin e Prodhromit kur u mishërua gjithëshejti FIALë sa t'na dhuroj gjellën e sa të na lajmëroj shpëtimin ahierna Ti i rrodhe prapa.o i dijshëm, e u fale tërë Atij si e para pemë e shejte. Si e njohe Ti e njoftove t'it vëllai. Parkalese të ndritënjë e shpëtonjë shpirtrat t'anë.
Tu che sei stato istruito dalla voce del precursore, * quando il Verbo santissimo si è fatto carne * per darci la vita * e perannunciare la salvezza agli abitanti della terra, * allora, o sapientis-simo, lo hai seguito * e gli hai consacrato te stesso come primizia, come santissima offerta di primizie; * riconoscendolo, hai indicato a tuo fratello il nostro Dio : * pregalo di salvare e illuminare le anime nostre. 

        Kur Ti ishe dsënës i Prodhromit, ahierna u le i Biri i Virgjërës: Ail Mësuesi i lutësì , DIEJA, pastra Ahierna u bëre dashurues i dhezur i virtutës; te zëmëra jote o i lum Andrè , rregullove hapet e të hipurit t'atë e nga një lëvdi shkove te lëvdia e pathënëshme e Krishtit Perëndia jinë. Lutiu të ndritënjë e të shpëtonjë shpirtrat t'anë.

       Tu che frequentavi * colui che era germogliato dalla sterile,quando sorse il Figlio verginale, * il maestro della pietà, * che mostra la purezza della temperanza, allora tu sei divenuto ferventissi-
mo innamorato della virtú, o beato Andrea, * disponendo ascensioni nel tuo cuore ; * e ti sei elevato alla gloria * all'inesprimibile gloria del Cristo Dio nostro ; * supplicalo di salvare e illuminare le anime nostre.
Gloria. Lëvdi .....

      Le të peshkuarit e pishkjëvete zure të mirrie njerëzë me kallmin e ligjëratës e hjynushme e Me grepin i Besës e nga të humbëtit e gënjeshtrës holkje gjithë kombet, Andrè Apostull.Ti , vëllau i Korifeut udhëhekjës zelltar i jetës, mos u lips të lutesh për ne çë me besë e mall Të madhërojëm,o i famëshëm, të shejtin kujtim. 

      Abbandonata la pesca dei pesci, o apostolo, * hai preso nella rete gli uomini, * con la canna dell'annuncio, * calando come amo * l'esca della pietà, * e traendo dall'abisso dell'inganno* tutte le genti. * 0 apostolo Andrea, *fratello del corifeo e penetrante maestro di tutta la terra, * non cessare di intercedere per noi * che con fede e amore, o degno di ogni lode, onoriarno la tua memoria sempre venerabile.

     Gëzou,o Isaì, prit Fialën e Perëndis, profetò Virgjërë Mërie se driza hë flakë për ziarrín ngë ka t'jet prishur nga ziarri i Perëndìs t’ënë.Le të përgatitet Betlemi e sbillëshit derën Edhemi përçë Magjinjët jan'e vijën të shohiën pështiellë te skutinat te grazhdi i shtazavët Atë çë y1li shenoi sipër shpellës,t’ën’Zonë gjellëdhënësin ,Shelbuesin i jinis t'ënë.
Nani Ora e sempre. 

     Danza, Isaia, * accogli il Verbo di Dio: * profetizza alla Vergine Maria * che il roveto arderà, * ma non sarà consumato dal fuoco . , * dal fulgore della Divinità. * Prepàrati, Betlemme, * Eden, apri la porta; * e voi magi venite a vedere * la salvezza avvolta in fasce in una greppia : * una stella al di sopra della grotta lo ha indicato , * il Signore datore di vita, * il Salvatore del genere umano.

    Ingresso, Luce gioiosa , prokímenon del giorno e le letture. 
Lettura della prima epistola cattolica di Pietro(1,1-2.10-2,6).

     Pietro, apostolo di Gesti Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell'Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza. Carissimi, sulla salvezza delle vostre anime indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia a voi destinata cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il vangelo
nello Spirito santo mandato dal cielo; cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all'azione,siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli ubbidienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell'ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; Poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. E se Pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dal vostri padri ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, e cosi la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio.Dopo aver santificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità mediante lo Spirito, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente con cuore puro, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da seme corruttibile, m a immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna. Poiché tutti i mortali sono come l'erba e ogni loro splendore è come fiore d'erba. L’erba inaridisce, i fiori cadono, ma la parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato. Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza. come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete gustato come è buono il Signore. Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesti Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.
Lettura della prima epistola cattolica di Pietro (21,21-3,9).
Carissimi, Cristo patí per voi, lasciandovi un esernpio perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno nella sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta,ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché non vivendo piú per il peccato, vivessimo per la giustizia; sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore,ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere alla Parola, vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore capelli intrecciati, collane d'oro, sfoggio di vestiti; cercate piuttosto di adornare l'interno del vostro cuore con un' anirna incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. Cosi una volta si ornavano le sante donne che speravano in Dio; esse stavano sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abramo chiamandolo signore. Di essa siete diventate figlie, se operate il bene e non vi lasciate sgomentare da nessuna minaccia.
E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: cosí non saranno impedite le vostre preghiere. E finalmente siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, affabili; non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, rispondete benedicendo, perché a questo siete stati chiamati, per avere in eredità la benedizione.
Lettura della prima epistola cattolica di Pietro (4,1-11).
Carissimi, poiché Cristo soffrí per noi nella carne,armatevi anche voi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo, ha rotto definitivamente col peccato, per non servire piú alle passioni umane, ma alla volontà di Dio nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del pagane o, vivendo nelle dissolutezze, nelle bramosie, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate e con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano. Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti; infatti è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subíto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello spirito.
La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine, di peccati. Praticate l'ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesti Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
A P 0 S T I H A
       T’falemi , o Parrais mystik,çë lëvdìn e Perëndìs gjithëmonë rrëfien.i pari çë u përgjegje thirries te Krishtit me zell , shpejt dsënës i 'Tij u bëre e nga Ai dhezur u dëftove një e dyjtë dritë e atà në të errët me të shkëlkjìerìt i ndrite,mirësin e 'Tij tue imituar.Andai na kremtojëm kujtimin t'ënt e me gëzìm relikujvet t'ote i përmisemi pse nga atò burojën kuj i lip,shëlbesë e lipisì.
     Gioisci, cielo razionale * che continuamente narri la gloria di Dio ; * tu che per primo hai seguito con ardore * il Cristo che ti chiamava * e senza indugio ti sei fatto suo discepolo; * da lui acceso, sei apparso luce seconda, * e con le tue folgori hai illuminato * coloro che erano nella te-
nebra , * imitando la sua bontà. * Noi dunque celebriamo la tua festività santissima, * e baciamo pieni di gaudio l'urna delle tue reliquie, * dalla quale, per quelli che lo chiedono, * fai scaturire salvezza * e grande misericordia * .
Stico Te gjithë jeta dolli zëri i 'tire; te gjithë anë t e botës fialët e ‘tire.
Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.
       Trovato il culmine di ogni desiderio, * che nella sua amorosa compassione per noi * si era rivestito della nostra natura, * tu, o Andrea di mente divina, * ti sei fuso con lui con amore infuocato, * gridando al tuo fratello: * Abbiamo trovato colui che i profeti * nello Spirito hanno annunciato ; * vieni lasciamo che la nostra anima e la nostra mente * siano affascinate dalle sue bellezze: * cosí , illuminati dai suoi fulgori, fugheremo la notte dell'inganno * e la tenebra dell'ignoranza benedicendo Cristo, * che elargisce al mondo * la grande misericordia *
          Posa gjete kulmin e dëshirëvet t'atë. Atë çë për dashuri veshi naturën t'ënë,o Andrè, u bashkove me Atë me mall të ziarrshëm e i ulërite t'it vëllai: Atë çë Profetrat lajmëruan në shpirt e- gjetëm, ë KRISHTI; e j a . Bukuria e ‘tij na tërhekjë e shpirtin e mendien,sa të ndriturë nga shkëlkjimi i ‘Tijna përzëm errësirën e paditurìs natën gënjeshtrës,tue lëvduar,tue.bekuar t’in'.Zonë çë i fal jetës të madhen lipisi.
Stico: Do t'rrëfiejën mbëledhia e shejtravet
I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annuncia l'opera delle sue mani.
         Kombet çë ngë njihiën t’ën’Zonë,si nga gropa e padituris i peshkove me rrietën e fialëvet t'ote e me një këmbë e sigurte Ti trazove valat të kripura e dejtit tue u dëftuar si kali më i Mirë t'Atij çë zotëron dejtin. Ahierna Ti luftove kangrenën e atheismit e si kripë i vëje diturin t'ënde edhè në u skotisën, o Apostull i lëvduashëm atà çë pa turp kundrështojën me diturin e ‘tire çë kjell te lënësia , Krishtin , pse ngë njohën Atë çë i fal jetës një të madhe lipisi
         Hai pescato come dall'abisso dell'ignoranza, * le genti che non conoscono Dio * con la rete dei tuoi discorsi, * tu visibilmente sconvolgi i mari salmastri, * come nobile cavallo di colui che domina il mare *, o celebratissimo , * e hai disseccato la putredine dell'ateismo, gettandovi come sale prezioso la tua sapienza : * di essa hanno stupito, * o apostolo glorioso, *quelli che impudentemente aderivano * alla sapienza dimostrata stolta , * non conoscendo Cristo, * che elargisce al mon-
do * la grande misericordia .
Gloria. lëvdì ......
       Të vëllain i Pietrit, Dsënësin i Krishtit,pishkëtar pishkjish dhe njerëzish le të nderojëm me hymne Andreun Apostullin, pse Ai gjithëmonë bën të njihen mësímet e Iisuit. Si shtihet pishkjëvet rrajsa , Aì lëshoi kurmìn e 'Tìj vet të palutshmëvet e i zurì te rrìeta.Paj të lutjevet e ‘ Tij ,o Krisht Perëndia jinë, fal popullit t'ënt pakjen e shumë lipisi .
        Onoriamo con inni l'apostolo Andrea, * fratello di Pietro e discepolo di Cristo, * colui che catturava Pesci * ed è pescatore di uomini : * egli con le sue dottrine * ha inculcato a tutti gli insegnamenti di Gesú ; * come l'esca ai pesci * ha dato agli empi le sue carni, * e li ha presi nella rete. * Per le sue suppliche, o Cristo, * elargisci al tuo popolo la pace * e la grande misericordia'.
nani ....Ora e sempre. Proeórtion. Stesso tono.
       Josif, thúana , si Virgjëren e more kur .dolli nga Faltoria e kjelle me barrë në Bethleèm?
U thot ai , vezhguar Profetrat e i njoftuar nga Engjëlli, u bìnda se Mërjeja ka t’ lindënja Perëndin me viershë çë ngë mend’t’ ndë1gonet. Sa t'i përmise ka’vijën edhè Magiinjët nga Lindia e ka t’i bien dhreti të çmuame tue e proskjinisur. O madh’in’Zot,çë u mishërove për ne paçe lëvdì !
       Di' a noi Giuseppe, * come conduci incinta a Betlemme * la Vergine che hai presa dal santo dei santi? * Ci risponde: * lo ho esaminato i profeti, * e, ricevuto il responso da un angelo, * sono persuaso che, in modo inesplicabile, * Maria genererà Dio: * per adorarlo verrano magi dall'oriente * e gli renderanno culto con doni preziosi. * 0 tu che per noi ti sei incarnato, * Signore, * gloria a te.
    Apolytikion.
     Si pari thërritur i Apostojvet e të Krietarit i vëllau,të zotit i gjithësìs lutu, o shën Andre',sa t'i japënjë jetës pakjien e shpirtravet t’anë të madhen lipisi.
      Come primo chiamato fra gli apostoli * e fratello del corifeo, * supplica, o Andrea, * il Sovrano dell'universo * perché doni al mondo la pace, * e alle anime nostre la grande  misericordia *
.Gloria. Ora e sempre. Theotokíon.
Ἀπολυτίκιον Ἦχος δ'
Ὡς τῶν Ἀποστόλων Πρωτόκλητος, καὶ τοῦ Κορυφαίου αὐτάδελφος, τὸν Δεσπότην τῶν ὅλων Ἀνδρέα ἱκέτευε, εἰρήνην τῇ οἰκουμένῃ δωρήσασθαι, καὶ ταῖς ψυχαῖς ἡμῶν τὸ μέγα ἔλεος.

     Il Mistero nascosto dall'eternità * e ignoto agli angeli, * è stato rivelato grazie a te , * Madre-di-Dio, * agli abitanti della terra: * Dio incarnato, in unione senza confusione , * Dio che con la sua croce ha vinto il male. Per noi * ha volontariamente accettato la croce *, * e risuscitando con essa il primo uomo creato, * ha salvato dalla morte le anime nostre.

venerdì 27 novembre 2015


NOVENA E SHEN KOLLIT



                



      O i shën Kuall, na të truhemi tij çë ashtu si jershe te jeta, u dëftove shërbëtor i dashur i Perëndis e zure fill çë ahierna të parkalesie me ziarr zëmbrie e të argjëroje nga e mërkurie e nga e prëmptie tue lënë fëmijës s’varfër sisën çë ki pije ti.Ti shejtëruar më para se të leheshe, lipi t’in’Zoti hir të ruajëm bardhësirën e shpirtit, çë fituam me pagëzimin shejt, hir të mbajëm në mendë e të ndjekiëm shembujit të mirë çë ti na le çë kur ishe i nokërth e hirin të përkujdesemi vetëm për gjellën e vërtete tue mundur kurmin.
     
             Ati i jinë…..Lëvdi past…      

    O i shën Kuall, na të truhemi tij, çë tue sgledhur e tue përmendur nate e ditë të Shkruamet shejte, fortësove edhe sbukurove trut t’ote me dituri, akjë sa turpurove e munde armikjët e besës, e i dhe dritë atire çë me dëshir të math rrijën e gjegjeshën gjithë fialët e çë burojën e gjegjeshën gjithë fialët urta e çë burojën nga goja jote. Ti, o diell të dituris të vërtetë, lipi për ne t’in’Zoti hir të mos kërkojëm urtësin e jetës, të mos marriëm vesh mesimet gënjeshtare çë trubullojën zëmbrën e çë trazojën trut, po mesimet të Vangjejit çë ti ngë u lodhe kurr të ligjëroje e çë Zoti Krisht shejtëroi tue derdhur gjakun e tij mbi drurin e Krikjes.     

      O i shën Kuall, na të truhemi tij çë tue ruajtur me kujdes të math vistaria shejt të besës, kleve si një Apostull i ri i dërguar në këtë jetë sa te ngjallie e sa të përtërije te zëmbrat e njerëvet ziarrin çë dhezi Fiala e pasosme e t’in’Zoti.Ti, o shtillë e Klishës, ti o delmer i mirë, ngë u mejtove fare për vethèn t’ënde e fare u kurseve përpara punës e mundimevet, rrijte nate e ditë i sgjuar sa t’llargoje, nga vathi çë i Larti të la në dorë, të rremet e Noetit e gabimet e Sabellit si edhe eresit e Ariit. Nani lipi t’in’Zoti për ne hiri të mos dajëm kurr nga gjiri ushkjimtar i Klishës, po të rrim nën hjès s’saj si bij të njohshëm te të dashurës mëmë.      
    O i shën Kuall, na të priremi tij, çë tue prierrë krahët pëlkjimevet edhe gëzimevet e jetës, e tue përbuzur ndihmat e të taksurat e të mëdhenjëvet e dheut, si edhe kërsërimet e ndëshkimet e tire, gjithë shpresën t’ënde e vure te fukjia e Rregjit të rregjëravet , te pushteti i Zotit të Zotëvet, pas fialës të Davidhit çë thot: Mos kij shpresë te të parët e botës e të bijët e njerëzvet te të çilit ngë mëndë kurr të gjëndet shpëtim”.Ti, o skomoller i math i Zotit Krisht, çë ngë harrove kurr se kush me t’ën’Zonë u vuar kurr u sbuar , lipi Atij hir për ne, të klam me gjithë zëmbërë mëkatët t’ona, e të kemi shpresë vetëm tek Ai çë vetëm mëndë të na dhuronjë të mirat të vërteta, pakjien e shpirtit e gjellën e pasosme.     

     O i shën Kuall, na të truhemi tij çë tue kërkuar tìj glisie te gjithë gjella të hjinushmit mieshtër bure të mirë atireve çë ndodheshën në mjerësi si edhe tue dashur Perëndin mbi gjithkjish ndjève pajt t’inë Zoti ndjekëtarët të kekjë e të egërit armikjë t’atë e kleve zëmbërë gjerë e i but me ata çë të shajtën, të shplakosën, të dogjën mjekërrën, të shtun te fulakjia, të vran shkupinjëshit e çë edhe kërkuan të të ndsieriën Gjelliet.
    
     Ti, o thavmasor i math, ëngjell dashurie, e ndajte bukën me të vapkjit, veshe të dçeshuritë, ngushullove të vejat, pate kujdes për të varfëritë, për të sëmurët, për të lidhuritë, i dhe pajën vashazvet çë ndodheshën në rrëzik për vapkësin, çë ngjalle të vdekuritë, bekove gjirin të shterpavet, lipi Perëndis hir për ne sa të dhezënjë zëmbrat t’ona me flakën e pashuashme e dashuris, e të jetsiëm edhe na te dhromi çë kjell tek ajo rregjëri çë kle stisurë për të sgledhuritë teku ti rron e trazhgon i lum për gjithëmonë. Ashtu kloft.

28 NOVEMBRE 2015

 Memoria del nostro santo padre Stefano il giovane (764) 

e del martire Irenarco (sotto Diocleziano, 284-305).


VESPRO

Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirà prosómia del santo.
Tono pl. 2. Riposta nei cieli.

Tutto consacrato al Signore fin dalla giovinezza, *sei divenuto estraneo alla carne * e al rapporto col mondo, * o sacratissimo, * essendo, o Stefano, * ottimo monaco * e ricettacolo del divino Spirito. * Dopo aver rinchiuso in una strettissima casa * il tuo corpo, o beato, * hai sollevato a volo l’intelletto verso il cielo * per rispecchiare l’ineffabile bellezza * del Cristo Re e Dio: * venerando la sua immagine, * con grande forza hai lottato.Dopo aver digiunato quaranta giorni come il Sovrano˚, * stando chiuso in un carcere, * ti sei preparato alla lotta, * o sacro Stefano, * sostegno dei monaci * e decoro dei martiri; * cosí gli spietati, * buttandosi come belve addosso a te * ti hanno straziato, * trascinandoti iniquamente come agnello innocente, * e hanno posto con gli empi te, * che hai lottato con forza * e che intercedi con franchezza per le anime nostre.Il popolo empio, * cedendo alle empietà * di un empio re, o santo, * ti prese spietatamente a colpi di pietra, * come il primo martire, * e spezzò, o padre, la tua santa testa; * e trascinandoti con ogni crudeltà per le vie, * fece uscire le tue viscere, * o felicissimo, * senza alcuna pietà di te, * nemmeno dopo la morte. * Oh, il tuo coraggio! * La grande pazienza! * La disposizione del tuo animo! * È per questo, o Stefano, * che hai ricevuto la corona che non marcisce˚.Del martire. Stesso tono. Il terzo giorno sei risorto.Celebrando, come dobbiamo, o fedeli, * le lotte del venerabile atleta, * le fatiche del soldato di Cristo, gridiamo al Signore: Per le sue suppliche, liberaci da ogni angustia.Grande pace è venuta da Dio * a te che hai lottato * e hai attraversato la tempesta dei dolori, * o Irenarco beatissimo, * nobile soldato, * e intercessore per quelli che ti celebrano.Lottava con te * un coro di donne * e una divina schiera di fanciulli, * insieme al divino Acacio * che portava a termine la sua lotta con costanza, * e svigoriva l’inganno, * o beato martire Irenarco.Gloria. Del santo. Tono pl. 2. Dello Studita.Dall’infanzia sei stato consacrato a Dio, * o Stefano sacratissimo, * come il grande profeta Samuele˚, * e, salito al monte, * ti sei reso gradito a Dio nella vita monastica. * Ti sei poi accinto con coraggio alla lotta, * e per la sua icona * ti sei sottoposto con grande risolutezza * a tribolazioni ed esilio, * e hai sostenuto catene e prigioni. * Trascinato, battuto, lapidato * e con la testa spezzata, * tu hai ottenuto dal Cristo Dio le corone. * Supplicalo per noi che celebriamo con amore * la tua memoria sempre venerabile, * affinché siamo riscattati da passioni e tentazioni * e dalla tribolazione futura, * e otteniamo la salvezza dell’anima.Ora e sempre. Theotokíon.Nessuno che accorra a te se ne va confuso, o pura Vergine, Madre-di-Dio, ma chiede la grazia e ottiene il dono, secondo ciò che conviene alla sua richiesta.Allo stico, stichirá dall’októichos.Gloria. Del santo. Tono pl. 4.Avendo custodita integra in te l’immagine di Dio, o santo padre, sei insorto pieno di coraggio a favore dell’icona di Cristo, senza lasciarti atterrire dalle minacce del Copronimo,che hai anzi ucciso con la spada dello Spirito. Poiché dunque hai famigliarità con Dio,salva il tuo gregge da tutte le eresie, * o Stefano dalle molte lotte.Ora e sempre. Theotokíon.Accogli, Sovrana, le preghiere dei tuoi servi,e liberaci da ogni angustia e tribolazione.Apolytíkion del santo. Tono 4. Tu che volontariamente.Tu che in precedenza ti eri esercitato nell’ascesi sul monte, distrutti con l’arma della croce * gli schieramenti dei nemici spirituali, o beatissimo, di nuovo valorosamente ti sei accinto alla lotta, * uccidendo il Copronimo con la spada della fede: * e per entrambe le lotte sei stato coronato da Dio,o santo martire Stefano, * degno di essere celebrato.Gloria. Del martire. Tono 4.Il tuo martire, Signore, * con la sua lotta, ha ricevuto da te, nostro Dio, * la corona dell’incorruttibilità: * con la tua forza, infatti, ha abbattuto i tiranni * ed ha anche spezzato le impotenti audacie dei demoni.Per le sue preghiere, * o Cristo Dio,salva le anime nostre.Ora e sempre. Theotokíon.