sabato 15 novembre 2014

OGGI 15 NOVEMBRE  2014  
Inizia la Quaresima del Natale
Sinassario

In questo giorno nelle Chiese di tradizione bizantina inizia il periodo lungo quaranta giorni in preparazione alla nascita nella carne del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.


L' INCARNAZIONE: NUOVA CREAZIONE


“Colui che, fatto a immagine di Dio, era perito per la trasgressione, divenendo preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il sapiente Artefice di nuovo lo plasma”.

Così canta la prima ode del canone di Cosma di Gerusalemme, vescovo di Maiuma (sec. VII-VIII), che si usa tuttora nell’Orthros di Natale. Il canone è una composizione poetica di 9 odi inserita generalmente al mattutino della liturgia bizantina e, in forme poetiche, commenta il mistero celebrato e ne spiega., a modo di mistagogia, il significato. La prima ode oltre all’irmos comprende tre tropari.

Nel canone di Natale l’innografo presenta il mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio e l’effetto di redenzione e di rinnovamento nell’uomo, descrivendo l’evento come una nuova creazione – lo plasma di nuovo - in relazione alla creazione dei progenitotori Adamo ed Eva.

L’uomo era stato fatto “ad immagine di Dio” (primo tropario); era poi “decaduto dalle altezze divine” divenendo “preda della corruzione” a causa della “trasgressione”.

Il Creatore, “vedendo perdersi l’uomo” - che egli aveva fatto con le sue mani e il suo soffio - “piegati i cieli discende in terra e ne assume tutta la sostanza umana dalla Vergine pura”. Egli Dio vero da Dio vero, si fa uomo “prendendo veramente carne”. (secondo tropario). Egli è vero Dio quindi e vero uomo.

L’uomo “era perito per la trasgressione”, ed era decaduto in uno stato di corruzione. L’uomo “andava perdendosi”. Il male non aveva agito una volta per sempre, ma manteneva il suo deleterio influsso su ogni generazione, in un dinamico processo di perdizione.

Ma Dio non poteva vedere che l’opera delle sue mani e il suo progetto creativo andasse alla malora. “Il Cristo Dio, Sapienza,, Verbo, Potenza, Figlio e Splendore del Padre, restando nascosto a tutte le potenze ultramontane e terrestri, fatto uomo, ci ha riacquistati”. Eravamo opera sua e ci ha recuperati, ci ha riscattati, ci ha redenti, ci ha riacquistati al prezzo del suo sangue. Ci ha giustificatu. “Il Sapiente Artefice di nuovo lo plasma”, di nuovo crea l’uomo. E lo avvia per sentieri raddrizzati per le vie del cielo.

Un secondo irmos giambico del giorno spiega: “Nascendo volontariamente dalla Vergine, apre per noi un sentiero praticabile per i cieli”. I tropari del giorno orientano l’uomo, fatta nuova creatura, all’incontro salvifico con Dio usando varie forme poetiche.”Cristo scende dai cieli, andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi” (irmos della prima ode).

Il canone di Cosma ha il seguente acrostico, che costituisce un kerygma e una professione di fede: “Cristo fatto mortale, rimane qual era Dio”. E ogni tropario si conclude con una formula che dopo ogni tropario il popolo ripeteva come artificio didattico di apprendimento: “Perché si è glorificato”. Il Verbo di Dio nella sua epifania, nella sua opera di salvezza “si è glorificato”, ha manifestato la su potenza, sapienza e benevolenza vero l’umanità. La sua gloria.

mercoledì 12 novembre 2014

Dalla LETTERA DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI 
   IN OCCASIONE DEL XVI CENTENARIO  
DELLA MORTE DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
carissimi fratelli e sorelle in Cristo!

.........Per il Crisostomo, l’unità ecclesiale che si realizza in Cristo è testimoniata in modo del tutto peculiare nell’Eucaristia. Denominato “dottore eucaristico” per la vastità e la profondità della sua dottrina sul santissimo Sacramento»[53], egli insegna che l’unità sacramentale dell’Eucaristia costituisce la base dell’unità ecclesiale in e per Cristo. «Certo ci sono molte cose per tenerci uniti insieme. Una mensa è apparecchiata davanti a tutti … a tutti è stata offerta la stessa bevanda o, piuttosto, non solo la stessa bevanda ma anche lo stesso calice. Il nostro Padre, volendo condurci ad un tenero affetto, ha disposto anche questo, che noi beviamo da un solo calice, cosa questa che si addice ad un amore intenso»[54]. Riflettendo sulle parole della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, «Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo?»[55], Giovanni commenta: per l’Apostolo dunque, «come quel corpo è unito a Cristo, così anche noi siamo uniti a Lui per mezzo di questo pane»[56]. E ancor più chiaramente, alla luce delle successive parole dell’Apostolo: «Poiché noi, pur essendo molti, siamo un solo pane, un solo corpo»[57], Giovanni argomenta: «Che cos’è il pane? Il Corpo di Cristo. E che cosa diventano essi quando lo mangiano? Il corpo di Cristo; non molti corpi, ma un solo corpo. Come il pane, pur composto da molti chicchi, diventa uno … così anche noi siamo uniti sia l’uno all’altro che a Cristo … Ora, se siamo nutriti da uno stesso pane e diventiamo tutti la medesima cosa, perché non mostriamo anche lo stesso amore, così da diventare anche sotto questo aspetto una cosa sola?»[58].
La fede del Crisostomo nel mistero d’amore che lega i credenti a Cristo e tra di loro lo condusse ad esprimere una profonda venerazione per l’Eucaristia, una venerazione che alimentò particolarmente nella celebrazione della Divina Liturgia. Una delle più ricche espressioni della Liturgia orientale porta appunto il suo nome: “La Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo”. Giovanni capiva che la Divina Liturgia pone spiritualmente il credente tra la vita terrena e le realtà celesti che gli sono state promesse dal Signore. Egli esprimeva a Basilio Magno il suo timore reverenziale nel celebrare i sacri misteri con queste parole: «Quando tu vedi il Signore immolato giacere sull’altare e il sacerdote che, stando in piedi, prega sulla vittima… puoi ancora pensare di essere tra gli uomini, di stare sulla terra? Non sei, al contrario, subito trasportato in cielo?». I sacri riti, dice Giovanni, «non sono solo meravigliosi da vedere, ma straordinari per il timore riverenziale che suscitano. Lì sta in piedi il sacerdote… che fa scendere lo Spirito Santo, egli prega a lungo che la grazia che scende sul sacrificio possa in quel luogo illuminare le menti di tutti e renderle più splendide dell’argento purificato nel fuoco. Chi può disprezzare questo venerando mistero?»[59].

Con grande profondità il Crisostomo sviluppa la riflessione sugli effetti della comunione sacramentale nei credenti: «Il sangue di Cristo rinnova in noi l’immagine del nostro Re, produce una bellezza indicibile e non permette che sia distrutta la nobiltà delle nostre anime, ma di continuo la irriga e la nutre»[60]. Per questo Giovanni spesso e insistentemente esorta i fedeli ad accostarsi degnamente all’altare del Signore, «non con leggerezza … non per abitudine e formalità», ma con «sincerità e purezza di spirito»[61]. Egli ripete instancabilmente che la preparazione alla Santa Comunione deve includere il pentimento dei peccati e la gratitudine per il sacrifico compiuto da Cristo per la nostra salvezza. Pertanto egli esorta i fedeli a partecipare pienamente e devotamente ai riti della Divina Liturgia e a ricevere con le stesse disposizioni la Santa Comunione: «Non lasciate, ve ne supplichiamo, che siamo uccisi dalla vostra irriverenza, ma avvicinatevi a Lui con devozione e purezza, e quando lo vedete posto davanti a voi, dite a voi stessi: “In virtù di questo corpo io non sono più terra e cenere, non sono più prigioniero, ma libero; in virtù di questo io spero nel paradiso, e di riceverne i beni, l’eredità degli angeli, e di conversare con Cristo”»[62].

Naturalmente, dalla contemplazione del Mistero egli trae poi anche le conseguenze morali in cui coinvolge i suoi uditori: a loro egli ricorda che la comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo li obbliga a offrire assistenza materiale ai poveri e agli affamati che vivono tra di loro[63]. La mensa del Signore è il luogo dove i credenti riconoscono ed accolgono il povero e il bisognoso che forse prima avevano ignorato[64]. Egli esorta i fedeli di tutti i tempi a guardare oltre l’altare su cui è offerto il sacrificio eucaristico e a vedere Cristo nella persona dei poveri ricordando che grazie all’aiuto prestato ai bisognosi essi possono offrire sull’altare di Cristo un sacrificio gradito a Dio[65].

4. Conclusione

Ogni volta che incontriamo questi nostri Padri – ha scritto il Papa Giovanni Paolo II a proposito di un altro grande Padre e Dottore, san Basilio, «ne siamo confermati nella fede e incoraggiati nella speranza»[66]. Il XVI centenario della morte di san Giovanni Crisostomo offre un’occasione assai propizia per incrementare gli studi su di lui, recuperarne gli insegnamenti e diffonderne la devozione. Alle varie iniziative e celebrazioni, che vengono organizzate in occasione di questo XVI centenario, sono spiritualmente presente con animo grato e bene augurante. Vorrei anche esprimere il mio desiderio ardente che i Padri della Chiesa «nella cui voce risuona la costante Tradizione cristiana»[67] divengano sempre di più un punto fermo di riferimento per tutti i teologi della Chiesa. Tornare a loro significa risalire alle fonti dell’esperienza cristiana, per assaporarne la freschezza e la genuinità. Quale miglior augurio potrei, dunque, rivolgere ai teologi che quello di un rinnovato impegno nel ricuperare il patrimonio sapienziale dei santi Padri? Non potrà che venirne un arricchimento prezioso per la loro riflessione anche sui problemi di questi nostri tempi.

Mi piace terminare questo scritto con un’ultima parola del grande Dottore, nella quale egli invita i suoi fedeli – ed anche noi, naturalmente – a riflettere sui valori eterni: «Per quanto tempo ancora saremo inchiodati alla realtà presente? Quanto ancora ci vorrà prima che possiamo riscuoterci? Per quanto ancora trascureremo la nostra salvezza? Lasciateci ricordare ciò di cui Cristo ci ha ritenuti degni, lasciate che lo ringraziamo, lo glorifichiamo, non solo con la nostra fede, ma anche con le nostre opere effettive, che possiamo ottenere i beni futuri per la grazia e l’amorevole tenerezza del nostro Signore Gesù Cristo, per il quale e con il quale sia gloria al Padre e allo Spirito Santo, ora e nei secoli dei secoli. Amen»[68].

A tutti la mia Benedizione!

Da Castel Gandolfo, il 10 agosto dell’anno 2007, terzo di Pontificato

BENEDICTUS PP. XVI.
Vita di San Giovanni Crisostomo

  


            “Crisostomo”, vale a dire “bocca d'oro”, fu il soprannome dato a Giovanni a motivo del fascino suscitato dalla sua arte oratoria. Nato ad Antiochia in una data non precisabile tra il 344 e il 354, Giovanni si dedicò agli studi di retorica sotto la direzione del celebre Libanio; pare che questi lo stimasse a tal punto da rispondere a chi gli chiedeva chi volesse come suo successore: “Giovanni, se i cristiani non me lo avessero rubato!” Dopo aver ricevuto il battesimo, Giovanni frequentò la cerchia di Diodoro, il futuro Vescovo di Tarso: nel gruppo di discepoli che si radunavano attorno a costui imparò a leggere le Scritture secondo il metodo antiocheno, attento alla spiegazione letterale dei testi, e compì i primi passi lungo quel cammino spirituale che lo condurrà a lasciare la città e a vivere alcuni anni in solitudine sul monte Silpio, nei pressi di Antiochia.
            Rientrato in città, fu ordinato diacono dal Vescovo Melezio nel 381 e, cinque anni più tardi, presbitero dal Vescovo Flaviano, che gli fu maestro non solo di eloquenza, ma anche di carità e saldezza nella fede. Furono anni di intensa predicazione: Giovanni commentava le Scritture secondo i principi esegetici della scuola antiochena, aliena da ogni allegorismo e sostanzialmente fedele alla lettera del testo biblico. La predicazione di Giovanni si traduceva sovente in esortazione morale: ora, veniva presa di mira la passione per gli spettacoli che eccitava i cristiani di Antiochia, ora la rilassatezza dei costumi. Con grande zelo esorta a radicare la propria vita di credenti nella conoscenza delle Scritture, a vivere un'intensa vita spirituale senza ritenere che essa sia riservata soltanto ai monaci, a praticare la carità nella cura sollecita per il “sacramento del fratello”. “È un errore mostruoso credere che il monaco debba condurre una vita più perfetta, mentre gli altri potrebbero fare a meno di preoccuparsene ... Laici e monaci devono giungere a un'identica perfezione” (Contro gli oppositori della vita monastica 3, 14).
            Nel 397 Giovanni fu chiamato a Costantinopoli quale successore del Patriarca Nettario. Nella capitale dell'impero il nuovo Patriarca si dedicò con grande zelo alla riforma della Chiesa: depose i Vescovi simoniaci, combatté l'usanza della coabitazione di preti e diaconesse, predicò contro l'accumulo delle ricchezze nelle mani di pochi e contro l'arroganza dei potenti, e destinò gran parte dei beni ecclesiastici a opere di carità. Anche a Costantinopoli continua il suo ministero di predicatore della Parola e di operatore di pace. La sua opera di evangelizzazione si estende ai goti e ai fenici. Intransigente quando la fede è minacciata, predica l'amore per il peccatore e per il nemico. “Il popolo lo applaudiva per le sue omelie e lo amava”, afferma lo storico Socrate (Storia ecclesiastica 6, 4).
            Tutto questo gli procurò molti amici e molti nemici: amato dai poveri come un padre, fu osteggiato dai potenti, che vedevano in lui una temibile minaccia per i loro privilegi. L'inimicizia nei suoi confronti crebbe con l'ascesa al potere dell'imperatrice Eudossia. Costei, nel 403, con l'appoggio del Patriarca di Alessandria, Teofilo, indisse un processo contro Giovanni e lo fece deportare e condannare all'esilio. Il decreto di condanna fu revocato dopo poco tempo e Giovanni poté rientrare in diocesi, ma solo per pochi mesi. Durante la celebrazione della Pasqua del 404 le guardie imperiali fecero irruzione nella cattedrale della città provocando uno spargimento di sangue; vi furono disordini per diversi giorni. Poco dopo la festa di Pentecoste, Giovanni fu arrestato e nuovamente condannato all'esilio. Per evitare mali ulteriori, il Patriarca lasciò la casa episcopale uscendo da una porta secondaria; si congedò dai Vescovi riuniti in sacrestia e fece chiamare la diaconessa Olimpia e le sue compagne, che conducevano una vita comunitaria a servizio della chiesa nella casa accanto a quella del Vescovo. “Venite, figlie, ascoltatemi. Per me è giunta la fine, lo vedo. Ho terminato la corsa e forse non vedrete più il mio volto” (Palladio, Dialogo sulla vita di Giovanni Crisostomo, 10). Con queste parole il padre si accomiata dalle sue figlie spirituali.
Giovanni fece appello al papa Innocenzo I, che ne riconobbe l’innocenza; ma ciò nonostante fu costretto a lasciare Costantinopoli. Alla sua partenza vi furono tumulti in città: venne appiccato fuoco a una chiesa adiacente al palazzo del senato e questo fornì un pretesto alle autorità imperiali per arrestare e perseguitare i seguaci di Giovanni. Questi fu confinato a Cucuso, una piccola città dell'Armenia, ma anche in questo luogo sperduto era raggiunto dalle manifestazioni di affetto dei suoi fedeli, e così i suoi nemici provvidero a farlo partire per una sede ancora più lontana. Avrebbe dovuto raggiungere Pizio, sul Ponto, ma morì lungo il viaggio, a Comana, stremato dalle marce forzate a cui era stato sottoposto. Era il 14 settembre 407.
            “Gloria a Dio in tutto: non smetterò di ripeterlo, sempre dinanzi a tutto quello che mi accade!” (Lettere a Olimpia, 4). In queste parole troviamo condensata la testimonianza di Giovanni; anche in mezzo alle molte tribolazioni che occorre attraversare per entrare nel regno dei cieli (cf. At 14, 22), Giovanni “Boccadoro” ci insegna a cogliere la luce della risurrezione che già si sprigiona dalla croce e a portare la croce nella luce del Cristo risorto. Allora ogni discepolo può proclamare con gioia: “Gloria a Dio in tutto!”.
Il Martirologio romano, come pure i sinassari orientali, hanno iscritto la festa di Giovanni al 27 gennaio, anniversario del ritorno del corpo a Costantinopoli. Attualmente nel calendario romano la sua festa è celebrata il 13 settembre. Nello stesso giorno la festa è celebrata presso i siri. La Chiesa bizantina lo festeggia anche il 30 gennaio, insieme a San Basilio e a San Gregorio di Nazianzo, e il 13 novembre, giorno del suo ritorno dall'esilio. In Oriente si incontrano molti monasteri a lui dedicati. Dottore della Chiesa, Giovanni circonda con i Santi Atanasio, Ambrogio e Agostino, la Cattedra del Bernini nell'abside della Basilica Vaticana. Papa Giovanni XXIII pose il Concilio Vaticano II sotto la sua protezione.

dall'Osservatore Romana
      
    
13  NOVEMBRE 2014 
Memoria del nostro santo padre Giovanni Crisostomo,  arcivescovo di Costantinopoli (407).        

TREMBËDHIETËTA DITË E NËNDORIT  
ATI   SHEJT  J A N I  G 0 J A R T  
HRISOSTOMI i KOST.
  Në akoluthìn mbrëmësore

  Me melodhi të bukura le t ' lëvdojëm trumbetën të artë veglen të frimëzuarë  nga in'Zot,dejtin  çë ngë sos  i mësimevet,mbështetien e Klishës,mendien kjellore abyssin i díturis,puçerin gjithë ar çë derth lume mësimesh më të   ëmbël se mjajti e ujis kriesën
Celebriamo col canto * la tromba aurea, * lo strumento divinamente ispirato, * l'inesauribile oceano di dottrine, * il sostegno della Chiesa, * l'intelletto celeste, * l'abisso della sapienza, * il calice tutto d'oro * che versa fiumi di insegnamenti fluenti miele, * e irriga la creazione
Le të  nderoj më si nget Shën Janin me fialën e artë, Yllin  çë ngë perëndon  çë ndrit gjithë jetën me rrezet e mësimevet,Ligjëruesin i metanies,shpuzën gjithë ar,  çë fshijën lotët e të tmerrshmit Dëshpërim e dhrosis si me vesën zëmërat të prishura nga mëkata.
Onoriamo degnamente Giovanni dalla parola d'oro, l'astro senza tramonto * che illumina tutta la terra * con i raggi degli insegnamenti, * l'araldo della conversione * la spugna tutta d'oro * che toglie l'umida mollezza della terribile disperazione * e bagna i cuori logorati dai peccati.
Engjëlli dheut,njeriu i kjielliës dallëndysha    çë flet bukurë e me shumë zëre,thesari virtutëvet,shkëmbi çë ngë rrezohet shembëra e të besmëvet,Ai çë matet me Deshmorët e çë ë i të njëjtes rëndesi me ëngjëjit, çë te gjella e 'Tij kërkoi t'i glisëj Apostojvet, kloft madhëruar Gojarti .
Sia magnificato con inni il Crisostomo, * l'angelo terrestre  l’uomo celeste, * la rondine faconda e dalle molte voci, * il tesoro delle virtú, * la roccia che non si spezza, * il modello dei fedeli ' * l'emulo dei martiri, * colui che è pari ai santi angeli, * eguale nei costumi ai santi apostoli
lëvdi ....... Gloria. Tono pl. 2.
Shejti tri hërë i lum At,Delmeri i mirë imitues i Kryedelmerit  Krishtit, Ti çë vë përpara gjelliën t’ënde për deletnani,o i famëshëm JAN GOJART,lip me lutjet t’ote të kemi na shumë lipìsi.
  0 venerabile tre volte beato, * padre santissimo, * buon pastore, * discepolo del Cristo, pastore supremo, * tu che dai la vita per le pecore : * chiedi anche ora, * o Giovanni Crisostomo degno di ogni lode, * che per la tua intercessione ci sia donata* la grande misericordia*.       nani ....Ora e sempre. Stesso tono. Theotokíon.
Kush ngë të lumëron,o Virgjërë gjithë e shejte ? Lindien virgjërore kush ngë t'e këndon ? Pse i vetëmi ler BIRI çë pa kohë nga Ati shkë1kjen Ai vet isht çë leu ngah Ti,o e Dëlira . Perëndi tue klënë në naturë  të vet,mori naturën e njeriut për ne , jo në dy vetë i ndajtur,po u la t'e  njihiëm në dy naturë të  dalluame.Atij lutju , o e lumja Virgjërë, sa të ket lipisi për shpirtrat t'anë .
   Chi non ti dirà beata, o Vergine tutta santa*? * Chi non celebrerà il tuo parto verginale? * Perché l'Unigenito Figlio 1 che intemporalmente dal Padre è rifulso, * egli stesso, ineffabilmente incarnato, * è uscito da te, la pura: * Dio per natura per noi fatto uomo per natura , * non diviso in dualità di' persone, * ma da riconoscersi * in dualità di nature, senza confusione . * Imploralo, augusta beatissima, * perché sia fatta misericordia alle anime nostre.
Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.
Lettura del libro dei Proverbi 
Del giusto si fa memoria tra le lodi, e la benedizione, del Signore è sul suo capo. Beato l'uomo che ha trovato la sapienza, e il mortale che conosce la prudenza,. Meglio è trafficare per essa che per tesori d'oro e d'argento. Essa è piú preziosa di pietre di gran valore: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia, e sulla lingua reca la legge e la misericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perché dirò cose sante: e beato l'uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita, ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io,la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate. Mio è il consiglio, mia la certezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. 0 semplici, imparate dunque la finezza, e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora, e dirò cose sante, svelerò con le mi labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a  me le labbra mendaci. Sono dette con  giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto ë retto per chi comprende, e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore, e siate ripieni di Spirito.
Lettura del libro dei Proverbi e della Sapienza di Salomone  

La bocca del giusto stilla sapienza, e le labbra degli uomini conoscono le grazie. La bocca dei sapienti medita la sapienza: e la giustizia li libera dalla morte. Alla morte di un uomo giusto, non è perdutala speranza, perché un figlio giusto nasce alla vita, e mieterà fra i suoi beni un frutto di giustizia. Luce sempiterna per i giusti; presso il Signore  troveranno grazia e gloria. La lingua dei sapienti conosce il bene, e nel loro cuore riposa la sapienza. Il Signore ama i cuori santi, e gli sono accetti tutti coloro che sono immacolati nel loro cammino. La sapienza del Signore illumina il volto dell'assennato: essa infatti previene quelli che la desiderano, prima di essere conosciuta, ed è facilmente contemplata da quelli che la amano. Chi di primo mattino la cerca non faticherà,e chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Perché essa va in giro alla ricerca di quelli che sono degni di lei, e con benevolenza appare loro sui sentieri.
Mai il male prevarrà sulla sapienza. Per questo mi sono innamorato della sua bellezza, l'ho amata e l'ho ricercata dalla giovinezza, e mi sono studiato di prenderla come sposa.. Perché il Creatore dell'universo l'ha amata. Essa infatti è iniziatrice alla scienza di Dio, ed è lei che sceglie le sue opere. Le sue fatiche sono virtú: è lei che insegna temperanza e prudenza, giustizia e fortezza,, delle quali nulla è piú utile agli Uomini nella vita. Se poi uno desidera molta esperienza, essa sa farsi un'idea delle cose antiche e delle future; conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi; prevede segni e prodigi e le vicende dei tempi e delle epoche: è per  tutti buon consigliere. Perché in essa c'è immortalità, e buona fama nella partecipazione ai suoi discorsi. Per questo pregai il Signore, lo supplicai e gli dissi con tutto il cuore: Dio dei padri e Signore di misericordia, tu che hai fatto tutte le cose con la tua parola, e che con la tua sapienza hai creato l'uomo perché domini sulle creature fatte e governi il mondo con santità e giustizia: dam sapienza che siede con te in trono, e non mi escluder numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella. Mandala dalla tua santa dimora e dal trono d tua gloria, affinché mi assista e mi  insegni ciò che gradito, e mi guidi nella conoscenza e mi custodisca nella sua gloria. Perché i pensieri dei mortali sono tutti timidi  incerte le loro riflessioni.
Lettura del libro della Sapienza di Salomone    
Quando il giusto viene lodato, si rallegrano i popoli: il suo ricordo infatti è immortale, perché è noto a Dio e agli uomini, e la sua anima è gradita al Signore. Bramate  dunque, o uomini, la  sapienza, desideratela e ne riceverete  ammaestramento. Poiché il suo principio è amore e osservanza delle leggi. Onorate la sapienza, per regnare in eterno.Vi annuncerò e non vi nasconderò i misteri di Dio: poiché egli   stesso è guida della sapienza e correttore dei sapienti, e nella sua mano sta ogni prudenza e scienza nei lavori.
La sapienza artefice dell'universo mi ha ammaestrato: poiché vi è in essa uno spirito intelligente, santo; essa ë riflesso della luce eterna e immagine della bontà di Dio. Essa  forma amici di Dio e profeti. Essa è piú nobile del sole,e supera ogni costellazione di astri: paragonata alla luce, è' trovata superiore. Essa ha liberato dalle pene i suoi servi e li ha guidati per sentieri diritti. Ha dato loro una scienza santa, li ha custoditi da coloro che li insidiavano e ha assegnato loro la vittoria in una forte  lotta, affinché tutti conoscano che la pietà è piú potente di tutto e che mai il male prevarrà sulla sapienza, né la giustizia punitrice risparmierà i malvagi.Dicevano infatti in se stessi, con ragionamento non retto: Opprimiamo il giusto, non risparmiamo la sua dignità né rispettiamo l'annosa canizie del vecchio; la nostra forza ci sia legge. Tendiamo insidie al giusto perché ci  è di imbarazzo, si oppone alle nostre opere e ci attribuisce la responsabilità delle trasgressioni della nostra educazioe. Proclama di avere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. E’ divenuto un rimprovero ai nostri pensieri. Ci è di peso anche solo vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri e  sue vie sono tutt'altra cosa. Siamo stimati da lui come qualcosa di adulterato, si tiene lontano dalle nostre strade come da immondezze e proclama   beata la fine del giusto. Vediamo dunque se le sue parole sono vere, e verifichiamo ciò che.ne sarà. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti per conoscere la sua pazienza. Condanniamolo  a una morte infame, perché secondo le sue parole, verrà soccorso.
Questo hanno pensato e si sono ingannati, perché la loro malizia li ha accecati. Non hanno conosciuto i misteri di Dio, né hanno considerato che tu sei l'unico Dio che ha potere di  vita e di morte, che salva nel tempo della tribolazione e libera da ogni male: il pietoso e il misericordioso che dà grazia ai suoi santi e resiste col suo braccio ai superbi.
apostiha
T’falemi,o orgàn i Klishës i frimëzuar nga in’zot i art e i pëlkjlshëm; gluhë çë për mallin e njerëzëvet vjershët të ndryshmë të metanies na vizaton,o mendie me trajten e arit,da11ëndyshe me gojën e artë ;pë11umb fletat e tiçilit,si thonë msalmet,kanë ngjyrën të blertë të virtutëvet ; përrua si ari çë na derth ujërat; gojë e hjynushme e të hjynushmes dashuri për njerëzit dorëzane,lutu Krishtit Perënditë na ket shumë lipisi .  Tono pl. l.  .
Gioisci, amabile e ispirato strumento d'oro della Chiesa; * lingua che ci ha benevolmente descritto * le forme della penitenza; * aureo intelletto; * rondine dalla bocca d'oro, * colomba che, secondo la parola del salmo, * ha il dorso risplendente di riflessi d'oro, * nello smagliante verdeg-giare delle virtú ; * torrente tutto d'oro * che riversa i suoi  flutti; * bocca divina * che si fa garante della divina benevolenza. * Implora Cristo * perché mandi sulle anime nostre *la grande misericordia*.          
Stico:Goia jime ka t'flasënjë diturì  La mia bocca parlerà sapienza, e la meditazione del  mio cuore inteligenza.
           T’falemi,o At i të varfërvet ,ndihmë e shpejtë e të shtipurëvet, i të vapëkjëvet mbërshtetia,ushkjim për të urët të ndrejtur për të mëkatruamit i shpirtravet mjek mendie e mprehtë dhe te të shëndoshurit I zot, i të lartës theoloji përpikëria,i të Shkruamëvet e Shpirtit  Shejt kthie11tësia ,ligjë Vepruese, shembërë e drejtë   majë  dvfishe urtësie ku arrëjën kulmin veprat e soditia . Lutu o Shejt, Krishtit Perëndi,të ket për ne shumu lipisi.
Gioisci, padre degli orfani; * prontissimo soccorso di chi subisce ingiustizia; * provveditore dei bisognosi; * nutrimento egli affamati; * correzione dei peccatori; * accortissimo e venerabilis-simo medico delle anime; * rigore di eccelsa teologia; * chiarezza delle Scritture dello Spirito; * legge di fetta prassi; * regola rettissima; * contemplazione e pratiche sono gli apici della sapienza. * Implora Cristo * permandi sulle anime nostre * la grande misericordia*. 
 Stico: La bocca del giusto mediterà la sapienza, ma la lingua dell'iniquo andrà in rovina.
Goja e të drejtit ka t’mejtonjë dituri. Ti, o Shejt, vetëhen t'ënde e bëre një shpi e shejte virtutësh ku erdhën të rrijën atò si te një faltore e shejte dhe e pastrë. Vërteta me urtësi kjëvarrise ndienja e kurmit; si në një thesar i papre-kshëm    ruajte të pastër nga epshet shpirtin t'ënt.Prandai , o At i lum , tue i glar t'in’Zoti,u bëre i stolisur me jerarhjin, kryetar te Klisha e Krishtit të çilit Ti lutu,sa të ket shumë lipisi për jetën.
Hai reso te stesso * casa consacrata delle sacre virtú: * in te infatti hanno preso dimora, o padre, * come in un santo e purissimo tempio: * perché governando veramente i sensi del corpo, * hai custodito la tua mente pura dalle passioni ' * come in un inviolato tesoro; * divenuto cosí molto simile a Dio, * o beatissimo, * hai presieduto alla Chiesa, * adorno della dignità gerarchica, * e supplichi Cristo, * che dona al mondo * la grande misericordia*.        
  lëvdi ..... Gloria. Tono pl. 2.
0  Hrisostom, Ti vërteta kleve trumbeta me zërin i art tue derddhur mbi zëmërat e të besmëvet margaritarët e mësimevet t'atë të hjynushmë.Si thot Profeti,dolli zëri i mësimevet t'atëo AT i shejt, endriti gjithë kufinet e Botës .
Sei divenuto tromba dalla voce aurea, * o tu dall'aurea eloquenza, * o Crisostomo, * -orefice dei cuori dei fedeli *con* i tuoi insegnamenti frutto di auree fatiche: * poiché, come dice  il profeta, * è uscito il suono delle tue dottrine, * padre santo, * e ha illuminato i confini del mondo intero.          
nani ...... Ora e sempre. Theotokíon.
Zoti Krisht Bëresi e Liruesi jim,o e Dëlirë, tue dalë nga gjiri jit i veshur me mishët t'im, liroi Adhamin nga nëma e parë.Andai Tij,gjithë e shejite si vërteta Mëma e Perëndis e Virgjëreshë,po thomi pa pushim të falurit Engjë11it: Të falemi,o Zonjë, mbrojtie e pështri shëndetë e shpirtravet t'anë.
Il mio Creatore e Redentore, * il Cristo Signore. * procedendo dal tuo grembo, o tutta pura, * rivestendosi di me * , ha liberato Adamo dalla maledizione antica. * Per questo, o tutta pura, * noi gridiamo senza sosta a te, * veramente Ma dre-di-Dio e Vergine, * il 'Gioisci'dell'angelo: Gioisci, Sovrana, * avvocata, protezione e salvezza * delle anime nostre.                 

  APOLITIKJION  Apolytíkion. Tono pl. 4
Si një flakë e ndriti jetën e tërë tue shkëlkjìer ai hir i gojës s’ate, o i Shën Jan Gojarti , ajo gojë çë la vistare dorëgjerësie e na dëftoi të lartit e përunjësìs tue na mësuar me fialët t'ote. Lutu për ne Iisù  Krishtit  Perëndì sa të jen shelbur shpirtrat t'anë.
La grazia della tua bocca * ha illuminato tutta la terra, *  che come torcia rifulse ,ha illuminato la terra, ha deposto nel mondo tesori di generosità, * e ci ha mostrato la sublimità dell'umiltà. * Mentre dunque ammaestri con le tue parole, * o padre Giovanni Crisostomo, * intercedi presso il Verbo, Cristo Dio, per la salvezza delle anime nostre. Theotokíon   theotokjion
0 Ti çë për ne leve nga Virgjëra e durove Krikjien,o i Mirë,Ti tue shkelur mortien me vdekjien,na dëftove ngjallìen si Perëndì. Mos lembë nj'anë atà  çë Ti i dorën t'ënde gjeshe . Dëftò o Lipsiar,dashamirësin t'ënde,prir mirë Mëmën t'ënde çë të leu pse Ajo e Të parkales për ne e shpëtò,  o Shelbuesi jinë popullin të dëshpëruam.
Tu che per noi sei nato dalla Vergine * e ti sei sottoposto alla crocifissione*, * o buono, * tu che con la morte hai spogliato la morte, * e come Dio hai manifestato la risurrezione, * non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato , * mostra,o misericordioso, il tuo amore per gli uomini: * accogli, mentre intercede per noi, * la Madre-di-Dio che ti ha partorito, * e salva, o Salvatore nostro, il popolo che non ha più speranza.

venerdì 7 novembre 2014


8 Novembre 2014

 Sinassi dei condottieri supremi Michele 

e Gabriele, 

delle altre potenze incorporee.



E TETËTA DITË E NËNDORIT 

KRYESTRATEGET MEHILLIE GAVRILI E T'JERET 

PUSHTETIe shPIRTERORE


VESPRO në akoluthìn mbrëmësore
Mëhilit
Në pranì të Trinis tre dìejsh Ti lambaris,o Shën Mëhili,bashkë me tera Fukjì shpirtërore e thërret me ëzim I Shejt je Ti ,o AT,i Shejt je Ti,o Fialë i njëi fillimi me Atin, i sheit edhè Shpirti:një
lévd! Një rregjéri,një t klënit,njé hjynia e fukjia.
Tu che ti tieni fulgidissimo * presso la Deità trisolare,o Michele, primo condottiero, * insieme alle superne schiere acclami gioioso: * Santo tu sei, o Padre, * Santo, tu che gli sei coeterno, * Verbo santo, * e tu santo Spirito: * unica gloria, unico regno, * unica natura, * unica divinità e potenza
Fytyra jote jote isht ziarr e bukuria jote e famasëshme,o Mëhíl,i Pari i ëngjëjvet. Posa je nga natura jote shpirt.Ti shkon pa ndalim gjithë kufimet satë mbarosh urdhuratat merr nga Krishti i gjithësis e ie njohur si i fukjishëm e bën një krua shëndetie klishën t’ënde qé nderonet me èmëbrin t'ënt.
Di fuoco è il tuo aspetto, meravigliosa la tua bellezza, * 0 Michele, primo degli angeli: con la tua immateriale natura ', attraversi i confini della terra * per compiere i comandi del Creatore dell'universo, * e sei noto per la potenza della forza", * tu che rendi fonte di guarigioni il tuo tempio, * che si onora del tuo santo nome.
"Ai çë bën i shkruar, frimat ëngjëj të 'Tij e shërbëtorë të 'Tij flaka ziarri" vuri Mëhilin kryestrategin i Arkëngjëjvet: mbi gjithë ëngjëjit. Ai ka ‘marriënjë veshi; vetém Tij,o FIAlë e me trëmbësirë ka t’këdonjë kënkën trishejteLëvdì s‘ate.
Tu che, come sta scritto, * rendi quale vento i tuoi angeli * e i tuoi ministri quali fiamme di fuoco*, * hai costituito primo, * fra le schiere dei tuoi arcangeli, * Michele, il condottiero supremo, o Signore, * che ubbidisce ai tuoi cenni, o Verbo, * e con timore eleva alla tua gloria * l'innoTrisa-gio.
Shën Gavrilit
Shpirti çë shkon përpara gjithë motëvet Të deshi Tij si-një dritë të dyjtë çë tue marré nga Hjynia ndrit gjithë jetën e na sbëlon neve mysterin vërteta të mathë të fshehur çë shekuj,: të mishëruarit te gjiri i Virgjërës të Atij Çë pa kurm deshi të bënej njerì sa të shpëtoj njerëzin.
L’ intelletto che è prima dei secoli * ti ha posto, Gabriele, come luce seconda, * che per divine partecipazioni illumina la terra intera * e rivela a noi il mistero veramente grande e divino * che è dall'eternità * : * l'incorporeo che assume un corpo in grembo verginale, * e si fa uomo per salvare l’uomo.
Ti çë rri përpara thronit e Hjynì Tre Diejsh e çë lambaris me buri me shkë1kjimet të hjynushmë çë Ai dërgon prej s'1arti pa pushuar, lirò nga të errëtit e èpshëvet t’tire atà çë bëjën haidhì në dhe e të këndojën me gëzìm Le të derdhet mbi atà drita,Ti çë ndërmjeton për shpirtrat t'anë, o Kryestrateg Gavrìl.
Stando presso il trono * della Deità trisolare, * copiosamente illuminato dai divini fulgori * da essa incessantemente emessi, * libera dalla caligine delle passioni * e rischiara con l'illumina-zione, * coloro che sulla terra * con gioia si uniscono in coro e ti celebrano, * o Gabriele condottiero supremo,intercessore per le anime nostre.
Drëmò krenarin e të bijëvet t'Agarit çë sulen pa pushim grigies t'ënde, ndalò shismët te Klisha jote;sbutsò vrullin e ngarievet pa numer;lirò nga rrëzikje e rrethana të vështira e pa të sosur atà çë Të kremtojën me mall e rriedhiën te pështrimi jit o Gavril Kryestrategë,Ndërmjetësi i shpirtravet t'anë
Spezza l'arroganza dei figli di Agar, che continuamente assale il tuo gregge; * recidi gli scismi dalla Chiesa; * placa la tempesta delle innumerevoli tentazioni; * libera da pericoli e sventure * quelli che ti onorano con amore * e accorrono sotto la tua protezione, * Gabriele, condottiero supremo, * intercessore per le anime nostre.
.Gëzonij me ne gjithë radhat e ëngjëjvet; Kryetari jij e mbrojtësi jinë i madhi kryestrategë tek shejta faltore e 'Tij shejtëron ditën të sotme tue u dëftuar me vjershë të famasëshëm-Prandai na çë kremtojëm,si duhet, i këndojëm:, e na m bro nén hies e krahëvet t'atë,o Arkëngjëll Mëhil
Gloria.
Rallegratevi con noi, * voi tutte, angeliche falangi, * perché nostro protettore e vostro capo, * il grande condottiero supremo, * santifica questo giorno, prodigiosamente mostrandosi nel suo augusto santuario. Noi dunque, celebrandolo come dobbiamo, * gridiamo: * Proteggici al riparo delle tue ali, sommo arcangelo Michele.
Gëzonij me mua gjithë koret e virgjëreshavet pse mbrojtësa jonë ndëmjetësa e pështrimi e i madhistrohim sot shejtëron këtë ditë tue u dëftuar me vjershë i famasëshëm.Prandai si nget E lëvdojëmtue i ulëritur. Pështrona nën shpagarit t'ënt,o e dëlira Zonja Mëmë e t'in'Zoti.
Ora e sempre.
Rallegratevi con noi, * voi tutti cori delle vergini: * poiché la nostra avvocata e mediatrice, * la nostra protezione e il nostro grande rifugio, * santifica questo giorno, * mostrandosi prodigiosamente nel suo augusto santuario. * Celebrandola dunque come dobbiamo, gridiamo: * Proteggici al riparo delle tue ali ,* immacolata Madre-di-Dio Sovrana.
Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e letture.
Lettura del libro di Gesti di Nave (5,13-15).
Mentre Gesù era a Gerico, avvenne che, alzati gli occhi, vide un uomo che stava davanti a lui con in mano la spada sguainata. Gesú si accostò e gli chiese: Sei per noi o per gli avversari? Ed egli rispose: Io sono il condottiero supremo dell'esercito del Signore e giungo proprio ora. Gesú cadde col volto a terra e gli disse: Signore , che cosa comandi al tuo servo? E il condottiero supremo del Signore disse a Gesú : Sciogli i calzari dai tuoi piedi, perché il luogo su cui stai è santo. Gesti cosí fece.
Lettura del libro dei Giudici (6,8.11-24).
In quei giorni Madian acquistò forza contro i figli d'Israele, e questi gridarono a Dio. Ed ecco, l'angelo del Signore venne e si sedette sotto la quercia che è a Efrata e che apparteneva a Ioas; suo figlio Gedeone batteva il grano nel tino, e si affrettava per sfuggire ai madianiti. E l'angelo del Signore gli apparve e gli disse: Il Signore sia con te, o potente nella tua forza. Gli rispose Gedeone: Ti prego, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci hanno colto tutti questi mali? E dove sono i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Forse che il Signore non ci ha fatti salire dall'Egitto? Ma ora ci ha respinti e ci ha consegnati nelle mani di Madian.
L’angelo del Signore lo fissò e gli disse: Va' con questa tua forza e salverai Israele dalla mano di Madian: ecco, io ti ho mandato. Gli rispose Gedeone: Ti prego, signore, in che modo salverò Israele? Ecco, la mia tribú è la piú misera di Manasse, e io sono il piú piccolo nella casa di mio padre. E l'angelo del Signore a lui: il Signore sarà con te e tu batterai Madian come un sol uomo.
Gedeone gli disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi e ti farai per me oggi tutto ciò di cui mi hai parlato, non allontanarti di qui finché io venga da te, porti il mio sacrificio e lo offra davanti a te. Rispose: Sí , resterò qui finché tu torni . Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e un'efa di farina di pani azzimi; mise la carne nel cesto e il brodo nella pentola, li portò a lui sotto la quercia e li accostò. L'angelo del Signore gli disse: Prendi la carne e i pani azzimi e mettili su , quella pietra e versa lí accanto il brodo. E cosí fece. L’angelo del Signore tese l'estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e gli azzimi, e si accese dalla pietra un fuoco che divorò la carne e gli azzimi: e l'angelo del Signore si sottrasse ai suoi occhi.
Gedeone vide che era l'angelo del Signore, e disse Gedeone: Ahimè, Signore, Signore! Ho visto l'angelo del Signore faccia a faccia. Ma il Signore gli disse: Pace a te, non temere, non morirai. E Gedeone edificò là un altare al Signore e lo chiamò 'Pace del Signore’, fino al giorno d'oggi.
Lettura della profezia di Daniele (10,1-21)
Nell'anno terzo di Ciro re di Persia fu rivelata una parola a Daniele, soprannominato Baltazzàr: e vera è la parola, e grande la forza, e gli fu data intelligenza nella visione. In quei giorni io, Daniele, feci un lutto di tre settimane di giorni. Non mangiai pane piacevole, carne e vino non entrarono nella mia bocca, né mi unsi con olio fino al compimento di tre settimane di giorni.
I1 giorno ventiquattro del primo mese, nell'anno terzo, io mi trovavo vicino al grande fiume, il Tigri. Levai gli occhi e vidi, ed ecco un uomo vestito di lino e i suoi fianchi erano cinti di oro di Ofaz ; il suo corpo era come Tharsis, e il suo volto come aspetto di folgore, i suoi occhi come fiaccole di fuoco, le braccia e le gambe avevano l'aspetto di bronzo lucente, e il suono delle sue parole, come il clamore di una moltitudine. Soltanto io, Daniele, vidi la visione, gli uomini che erano con me non la videro, perché erano stati presi da grande sbigottimento ed erano fuggiti per il timore.
Ed io fui lasciato solo e vidi questa grande visione e non se in me forza, la mia gloria fu mutata in corruzione e io ebbi piú forza. E udii la voce delle sue parole, e dire la voce delle sue parole, stavo compunto col volto a. Ed ecco una mano mi toccò e mi fece sollevare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. E mi disse: Daniele, dilettissimo, comprendi le parole che ti rivolgerò, e stai ritto in piedi, perché ora sono stato mandato a te. Mentre mi rivolgeva queste parole, io mi alzai tremante. E mi disse: temere, Daniele, perché sin dal primo giorno in cui tu hai vòlto il tuo cuore a comprendere e ad affliggerti davanti al Signore tuo Dio, le tue parole sono state ascoltate, e io so, no venuto per le tue parole.
Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni. Ma ecco, Michele, uno dei primi principi, e venuto in mio aiuto, e l'ho lasciato là con il principe del regno di Persia e sono venuto per farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni: perché la visione riguarda ancora molti giorni. Mentre egli parlava con me in questo modo, io volsi la faccia a terra e fui preso da compunzione. Ed ecco, come qualcosa dalle sembianze di un figlio d'uomo toccò le inie labbra, ed io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che mi stava davanti: Signore, al vederti tutto è stato sconvolto dentro di me e mi sono venute meno le forze. E come potrà il tuo servo, signore, parlare con questo mio signore? Ormai non mi resta piú forza e il respiro mi è venuto meno.
Di nuovo mi toccò, questo qualcosa dalle sembianze umane, e mi diede forza e mi disse: Non temere, uomo dilettissimo, pace a te, sii coraggioso e forte. Mentre mi parlava, ripresi forza e dissi: Parli, il mio signore, poiché mi hai dato forza. E disse: Sai perché sono venuto da te? Ora ritornerò a combattere con il principe di Persia; mentre io me ne venivo via, giungeva il principe di Grecia. Ti annuncerò dunque che cosa è ordinato nella scrittura della verità. Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe.
Allo stico, stichirá prosómia.
Noi abitanti del mondo, * festeggiamo al modo degli angeli * il Dio portato su trono di gloria, * cantando l'inno: * Santo tu sei, Padre celeste; * o Verbo coeterno, santo tu sei, * tu e lo Spirito santissimo*.
Stico: Egli che fa i suoi angeli come soffio di vento, e 1 suoi ministri come fiamme di fuoco.
Tu che con grande franchezza * occupi il primo posto tra i celesti * e stai nella gloria davanti al tremendo trono, testimone oculare delle realtà ineffabili, * salva, ti preghiamo * con la tua intercessione, * o Michele condottiero supremo, * noi che siamo nella stretta * di pericoli e tentazioni
Stico: Benedicì , anima mia, il Signore: Signore Dio mio, ti grandemente esaltato.
Tu che veramente sei il primo degli angeli incorporei, * e ministro di quel divino splendore, * di esso testimone oculare e iniziato, * salva, o Michele, condottiero supremo, * noi che ogni anno onoriamo piamente te * e cantiamo la Triade con fede.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.
Come capo di schiere e difensore, * come principe degli angeli, * o condottiero supremo, * libera da ogni angustia e tribolazione, * malattia e gravi peccati, * coloro che sinceramente ti celebrano e ti pregano, * o glorioso, * tu che, immateriale, chiaramente contempli l'immateriale, * e rifulgi per la luce inaccessibile* della gloria del Sovrano: * è lui che nel suo amore per gli uomini, * ha assunto la carne per noi dalla Vergine, * volendo salvare il genere umano.
Apolytíkion. Tono 4.
Capi supremi dei celesti eserciti, * noi indegni vi supplichiamo: * con le vostre preghiere siate per noi baluardo; * custodite al riparo delle ali * della vostra gloria immateriale * noi che ci prostriamo * e con insistenza gridiamo: * Liberateci dai pericoli, * voi che siete principi delle superne schiere.
Gloria. Ora e sempre. Theotokíon.
Il mistero nascosto dall'eternità * e ignoto agli angeli, * è stato rivelato grazie a te-, * Madre-di-Dio, * agli abitanti della terra: * Dio incarnato, in unione senza confusione * Dio che per noi * ha volontariamente accettato la croce *, e risuscitando con essa il primo uomo creato,ha salvato dalla morte le anime nostre.

lunedì 27 ottobre 2014


AVVISO 

ORARIO   DELLE 

CELEBRAZIONI  NEL  CIMITERO








1 NOVEMBRE 2014 SABATO : 

 ORE 15,30 VESPRO E   BENEDIZIONE



2 NOVEMBRE 2014 DOMENICA:  


ORE 8,00       DIVINA LITURGIA


ORE 10,00      DIVINA LITURGIA


                                                      
                                                   

Il Parroco

domenica 26 ottobre 2014

27 OTTOBRE
Memoria del santo martire Nestore 
(sotto Diocleziano, 284-305).



                                                                               VESPRO
Al Signore, ho gridato, 6 stichi e 3 stichirá prosómia di san Demetrio.
Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.

Venite, fedeli, * riuniamoci per celebrare il grande atleta, * il valoroso soldato Demetrio, * colui che ha calpestato * tutta la potenza del nemico˚, * e gridiamo a lui con fede: * Supplica il Cristo per noi, * o martire.
Colui che divinamente primeggia, * l’imitatore di Cristo, * la bellezza della castità, * la sorgente dei prodigi, * il grande Demetrio, * celebriamo, o fedeli tutti, con cantici, * santificandoci anima e corpo * nella sua gloriosa memoria.
Tessalonica danza nella tua memoria * e convoca tutti i cori dei fedeli, * o Demetrio tre volte beato, * per cele¬brare la tua lu¬minosa solennità: * radunandoci anche noi con loro, * onoriamo col canto le tue lotte.
Di san Nestore. Tono pl. 4. O straordinario prodigio!
Nestore, atleta beato, * cingendo l’armatura di Cristo˚,* hai fatto perire Lieo, * scontrandoti con lui quanto ai sensi, * ma hai legato l’invisibile Beliar˚, * afferrandolo invisibilmente, * e lo hai messo a morte: * perciò il munifico ha cinto la tua testa * col diadema della vittoria.
Veramente corroborato * dalle parole divine del martire Demetrio, * o Nestore sapiente, * hai valorosamente messo a morte * il tiranno arrogante; * e per aver confessato come Dio immortale * colui che è morto e ha dissolto l’ade, * hai subíto un’ingiusta morte, o glorioso: * per questo, pieno di gioia, * hai avuto in sorte la vita senza fine.
Eri giovane magnifico, * ammirabile per la leggiadria del corpo, * o sapiente, * adorno di divina grazia * e onorato per la tua bravura; * spezzata dunque la forza di Lieo per la virtú dell’onnipotente, * con gioia hai lottato, * e sei stato annoverato tra i cori degli atleti: * mentre con loro esulti, * ricordati di noi.
Gloria. Di san Demetrio. Tono pl. 2.
Oggi la terra tutta * è rischiarata dai raggi del vittorioso, * e la Chiesa di Dio, facendosi bella con fiori, * a te, o Demetrio grida: * Servo di Cristo * e fervidissimo protettore, * non cessare di intercedere per i tuoi servi.
Ora e sempre. Theotokíon.
O Madre-di-Dio, tu sei la vera vite * che ha prodotto il frutto della vita˚. * Noi ti imploriamo: * intercedi, o Sovrana, * insieme con gli apostoli e tutti i santi, * perché sia fatta misericordia * alle anime nostre.
Allo stico, stichirá prosómia di san Demetrio.
Tono 2. Casa di Efrata.
Il profumato unguento spirituale˚, per attrarre agli affascinanti profumi delle virtú, ha suscitato te, o martire, e ti ha dato di far scaturire * profumati unguenti a profusione.
Stico: Il giusto fiorirà come palma, si moltiplicherà come cedro del Libano.
Viva la bellezza del profumo della tua carne!  Viva ancor piú, o beato, il profumo della tua anima, * di cui quello è segno!
Stico: Piantato nella casa del Signore, fiorirà negli atri del nostro Dio.
Gettato il satana nella fossa * che per te, o beato, aveva scavato˚, * valorosamente lo hai del tutto soffocato * con i fiumi dei tuoi profumi.
Gloria. Ora e sempre. Theotokíon.
Divenuta degno vasello * del profumato unguento spirituale˚, * o Vergine, * libera me, con la tua intercessione, * dal fetore delle passioni.
Apolytíkion del megalomartire. Tono 3.
Il mondo ha trovato in te nei pericoli,  o vittorioso,un grande difensore che mette in rotta le genti. Come dunque hai abbattuto la boria di Lieo, incoraggiando Ne¬store nello stadio, * cosí, o santo, supplica Cristo * perché ci doni la grande misericordia˚.
Gloria. Del martire. Tono 4.
Il tuo martire, Signore, con la sua lotta, ha ricevuto da te, nostro Dio, * la corona dell’incorruttibilità:  con la tua forza, infatti, ha abbattuto i tiranni ed ha anche spezzato  le impotenti audacie dei demoni. Per le sue preghiere,o Cristo Dio, salva le ani¬me nostre.
Ora e sempre. Theotokíon.
Il mistero nascosto dall’eternità * e ignoto agli angeli, * è stato rivelato grazie a te˚, * Madre-di-Dio,  agli abitanti della terra: Dio incarnato, in unione senza confusione,  Dio che per noi * ha volontariamente accettato la croce˚, e risuscitando con essa il primo uomo creato, * ha salvato dalla morte le anime nostre.

sabato 25 ottobre 2014

San Demetrio di Tessalonica Martire
Martirologio Romano: Presso Srijem in Pannonia, nell’odierna Croazia, san Demetrio, martire, che ovunque in Oriente, e in particolar modo a Salonicco, gode di pia venerazione. 
Ascolta da RadioRai: 
   

“A Sirmio in Pannonia, ricordo di San Demetrio, martire”: così il nuovo Martyrologium Romanum ricorda al 9 aprile uno dei santi più venerati ma al contempo più controversi dell’Oriente cristiano. Quanto al culto tributatogli San Demetrio è innegabilmente secondo solo a San Giorgio, ma inesistenti sono invece purtroppo notizie storiche al suo riguardo. Molteplici sono sia i luoghi che le date in cui egli è ricordato. Le Chiese Ortodosse gli hanno conferito l’appellativo di “Megalomartire” e lo commemorano prevalentemente al 26 ottobre.
La nuova versione del martirologio cattolico non si sbilancia però verso nessuna delle leggende popolari nate nel corso dei secoli ed addirittura non cita la città di Tessalonica, assai legata al culto del santo. Sirmio, odierna Sremska Mitrovica nella Vojvodina serba, fu dunque assai probabilmente il luogo del martirio di Demetrio, forse diacono locale, prima del V secolo. Il culto del santo si diffuse oltre i confini della città forse quando Leonzio, prefetto dell’Illirico, trasferì la sede dell’autorità civile a Tessalonica, attuale Salonicco nella provincia greca della Macedonia. Pare che proprio lui fece edificare due grandi chiese in onore del santo nelle due città suddette. E’ fuori dubbio che Demetrio sia stato venerato a Sirmio prima ancora che la chiesa tessalonicese fosse costruita. Ma dopo la distruzione di Sirmio operata dagli unni nel 441, fu proprio Tessalonica a diventare il nuovo centro assoluto del culto del martire, divenendo fonte di attrazione per numerosi pellegrini. Si dice che le sue reliquie avrebbero potuto essere state qui trasferite verso il 418, ma non sussistono prove archeologicamente attendibili dell’esistenza di un reliquiario.
Nel corso dei secoli nacque una “passio” relativa alla presunta storia del martire, che lo volle cittadino di Tessalonica, arrestato per la sua attività di predicazione del Vangelo e giustiziato presso le terme locali senza lo svolgimento di alcun processo. La chiesa, edificata sulle terme, ne incorpora una parte come una cripta, e si narra che nel Medio Evo le reliquie del santo trasudassero un olio profumato e miracoloso.
Il più antico documento scritto ancora in nostro possesso risale solo al IX secolo ed attribuisce all’imperatore Massimiano l’ordine di procedere all’esecuzione. Racconti successivi, non meno leggendari, definirono Dimetri proconsole o guerriero, rendendolo in tal modo popolare tra i crociati che contribuirono ad espanderne il culto. Storicamente si può però solamente limitare ad affermare, come per San Giorgio, l’esistenza di un martire cristiano di nome Demetrio e nulla di più. Il giorno della sua festa è particolarmente solennizzato dalle Chiese orientali il 26 ottobre ed il suo nome è citato nella liturgia bizantina. L’originaria basilica macedone, distrutta da un incendio nel 1917 era adornata da preziosi mosaici risalenti al primo millennio, nei quali Demetrio era raffigurato in abiti diaconali, anche se tradizionalmente fu sempre raffigurato come soldato.
Quanto alla data della sua memoria, se i sinassari bizantini la menzionano 26 ottobre, il Martirologio Romano ha conservato la data del Martirologio Siriaco, cioè il 9 aprile, benchè la fonte sia un testo corrotto: « Romae natalis sanctorum Demetrii, Concessi. Hilarii et sociorum ». Una seconda volta la medesima fonte commemora all’8 ottobre, data di cui però non si comprende bene l’origine. La stessa fonte commemora, ma a Tessalonica, il martirio di Demetrio. Il Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus 34, infine, commemora Demetrio insieme con un altro martire, Foca, il 25 ottobre e da solo il giorno seguente.

Autore: 
Fabio Arduino
26 OTTOBRE

Memoria del santo megalomartire Demetrio, effusore di unguento profumato (sotto Massimiano, 286-305); si fa memoria anche del terremoto del 740.
Ai testi del Santo si aggiungono i testi del tono III
VESPRO

Tono pl. 4. O straordinario prodigio!

O straordinario prodigio! * In cielo e in terra * è rifulsa oggi l’esultanza, * nella memoria del martire Demetrio: * dagli angeli è coronato di lodi * e dagli uomini riceve canti. * Oh, quali lotte ha affrontato! * E quanto bellamente ha lottato! * Per mezzo suo, con la vittoria di Cristo, * è caduto il nemico seduttore.

O straordinario prodigio! * Piú luminoso del sole * per i raggi dei miracoli, * per sempre Demetrio rifulge sino ai confini del mondo, * splendendo di luce senza sera * e godendo della luce che non ha tramonto: * per i suoi fulgori * sono stati fugati i nembi barbarici, * sono stati cacciati i venti del sud, * sono stati vinti i demoni.

O straordinario prodigio! * Trafitto da lancia per Cristo, * il beatissimo Demetrio * sempre si è mostrato contro i nemici * come spada a doppio taglio * per recidere l’orgoglio degli avversari * e abbattere l’arroganza dei demoni. * A lui gridiamo: * San Demetrio, * custodisci noi che onoriamo * la tua memoria per sempre venerabile.

Sei stato torre di pietà * saldamente appoggiata sulla pietra della fede, * invincibile nelle tentazioni * e non scosso nei pericoli: * si sono infatti abbattute contro di te * con violenta tempesta e bufera * le ondate degli atei, * ma non hanno abbattuto * la tua irremovibile fermezza˚, * perché tu bramavi adornarti della corona del martirio.

Imitando con la passione * la vivificante passione di Cristo, * hai ricevuto da lui il potere dei miracoli, * Demetrio vittorioso; * tu salvi quelli che a te accorrono, * liberandoli da molti pericoli, * perché hai nei confronti di Cristo * una franchezza accetta, * o glorioso: presso di lui ora tu stai, * pieno di gloria.

Grondante di sangue, * sei stato offerto al Cristo datore di vita * che per te ha versato, Demetrio, * il sangue prezioso˚; * egli ti ha reso partecipe della sua gloria * e consorte del suo regno, * perché avevi prevalso contro lo spirito malvagio * e avevi del tutto sventato le sue paurose macchinazioni.

Gloria. Tono pl. 2. Di Byzantios.

Ci convoca oggi * l’universale solennità del vittorioso. * Venite dunque, amici della festa, * celebriamo splendidamente la sua memoria dicendo: * Gioisci, tu che con la fede * hai lacerato la tunica dell’empietà, * cingendoti della forza dello Spirito; * gioisci, tu che hai annullato * i disegni degli empi, * col vigore a te dato dall’unico Dio; * gioisci, tu che con le membra trafitte * hai spiritualmente raffigurato per noi * la beata passione del Cristo: * lui dunque supplica, * o Demetrio, decoro dei lottatori, * perché noi siamo liberati dai nemici visibili e invisibili * e siano salvate le anime nostre.

Ora e sempre. Theotokíon. Tremendo tu sei, Signore.

Santissima Sovrana, * aiuto del mondo e speranza dei cristiani: * te noi ora supplichiamo, * e a te ci raccomandiamo, o buona, * perché tu renda propizio, o Madre-di-Dio, * il tuo Figlio e Signore * a noi che abbiamo peccato e siamo nella disperazione: * tu ne hai infatti il potere, * usando con lui della tua materna famigliarità. * Vienici incontro, o pura, * vienici incontro, fatti nostra mediatrice * e salva il tuo popolo * dalla minaccia che incombe; * per le viscere della tua misericordia˚ * non disprezzare quelli che a te inneggiano.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.

Lettura della profezia di Isaia (63,15-64,4.7s).

Volgiti dal cielo, Signore, e guarda dalla tua santa casa e dalla tua gloria. Dov’è l’abbondanza della tua misericordia e delle tue compassioni, poiché ti sei ritirato da noi, Signore? Tu infatti sei nostro padre, perché Abramo non ci conosce e Israele non ci riconosce: ma tu Signore, padre nostro, liberaci. Dal principio il tuo nome è su di noi. Perché ci hai fatto errare dalla tua via, Signore? Hai indurito il nostro cuore, cosí che non ti teme? Volgiti, per i tuoi servi, per le tribú della tua eredità, perché ereditiamo un poco del tuo monte santo. I nostri avversari hanno calpestato il tuo santuario, noi siamo divenuti come al principio, quando tu non ci governavi e il tuo nome non era invocato su di noi.

Se tu aprissi il cielo! Davanti a te il tremore prenderebbe le montagne e fonderebbero come fonde la cera davanti al fuoco; e il fuoco brucerebbe i tuoi avversari e sarebbe manifesto il tuo nome ai tuoi avversari: di fronte a te le genti resterebbero sconvolte. Quando tu farai cose gloriose, il tremore prenderà i monti davanti a te. Dall’antico non abbiamo udito, né i nostri occhi hanno visto un Dio all’infuori di te: e le tue opere sono veraci e tu farai misericordia a quelli che ti attendono. La misericordia infatti verrà incontro a quanti operano la giustizia, ed essi ricorderanno le tue vie.

E ora, Signore, padre nostro tu sei; noi siamo l’argilla e tu sei colui che ci plasma: opera delle tue mani siamo noi tutti. Non adirarti troppo con noi, Signore, e non ricordarti per sempre dei nostri peccati. E ora, volgiti, Signore, perché noi tutti siamo tuo popolo.

Lettura della profezia di Geremia (2,1-12).

Cosí dice il Signore: Mi sono ricordato della misericordia della tua giovinezza e dell’amore delle tue nozze, quando seguivi il santo d’Israele, dice il Signore, il santo d’Israele. Per il Signore eri primizia dei suoi frutti. Tutti coloro che lo divorano saranno in colpa: il male verrà su di loro, dice il Signore. Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe e ogni famiglia della casa d’Israele.

Cosí dice il Signore: Quale colpa hanno trovato in me i vostri padri, per essersi allontanati da me ed essere andati dietro alle vanità, e cosí essere divenuti vani? Non hanno detto: Dov’è il Signore che ci ha condotti dalla terra d’Egitto, che ci ha guidati nel deserto, in una terra sconfinata e impraticabile, in una terra senz’acqua e senza frutti e nell’om¬bra di morte? In una terra nella quale nessun uomo era passato, e dove nessun figlio d’uomo aveva posto la dimora? E io vi ho condotti fino al Carmelo per mangiarne i frutti e i beni, e siete entrati e avete contaminato la mia terra e avete ridotto la mia eredità a un abominio.

I sacerdoti non hanno detto: Dov’è il Signore? E quelli che detengono la Legge non mi conoscevano. I pastori commettevano empietà contro di me, i profeti profetizzavano per Baal e andavano dietro a ciò che non giova. Per questo verrò ancora in giudizio con voi, dice il Signore, e farò causa ai figli dei vostri figli. Passate alle isole dei Kittím e vedete, e a Kedar e mandate messi, e osservate bene e guardate se mai sono avvenute tali cose: se le genti cambiano i loro dèi, benché quelli non siano dèi. Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria con cose da cui non trarranno giovamento. È sbigottito per questo il cielo, ed è colpito da estremo orrore, dice il Signore.

Lettura del libro della Sapienza di Salomone (3,1-9).

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, e nessun tormento può toccarle. Parve agli occhi degli stolti che morissero, e fu considerato un danno il loro esodo, e una rovina la loro dipartita: ma essi sono nella pace. Infatti, anche se agli occhi degli uomini ven¬gono castigati, la loro speranza è piena di immortalità. Un poco corretti, riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé. Come oro nel crogiuolo li ha saggiati, e come olocausto li ha accettati. Nel tempo in cui saranno visitati risplenderanno, e correranno qua e là come scintille nella stoppia. Giudicheranno genti e domineranno popoli, e regnerà su di loro il Signore per sempre. Quelli che confidano in lui comprenderanno la verità, e coloro che sono fedeli nell’amore dimoreranno presso di lui: perché grazia e misericordia sono per i suoi santi, ed egli visita i suoi eletti.

Allo stico, stichirá idiómela del terremoto.

Poema di Simeone del Monte Ammirabile. Tono 2.

Quando la terra è sconvolta * dal timore della tua ira, * i colli e i monti si scuotono, Signore; * ma, tu guardando a noi con occhio pietoso, * non adirarti con noi nel tuo sdegno: * lasciati muovere a compassione * per l’opera delle tue mani, * liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, * perché sei buono e amico degli uomini.

Stico: Hai fatto sussultare la terra e l’hai sconvolta, sana le sue fratture perché è stata scossa.

Tremendo tu sei, Signore, * e chi sosterrà la tua giusta ira˚? * Chi ti supplicherà, * chi ti invocherà, o buono, * per il popolo che ha peccato ed è nella disperazione? * Le schiere celesti, * gli angeli, i principati e le potestà, * i troni, le dominazioni, * i cherubini e i serafini, * per noi a te acclamano: * Santo, santo, santo sei, Signore: * non trascurare, o buono, * le opere delle tue mani˚; * per le viscere della tua misericordia, * salva la città in pericolo.

Stico: Egli guarda sulla terra e la fa tremare, tocca i monti e fumano.

Per le loro colpe, * i niniviti, con la minaccia di un terremoto, * si sentivano dire che sarebbero rimasti sepolti˚; * ma nel segno mediatore del mostro marino, * la penitenza invocò * la risurrezione mediante Giona˚; * come dunque hai accolto loro, * impietosito dal grido del tuo popolo * unito a quello dei bimbi e delle bestie˚, * risparmia anche noi, * quando veniamo ca-stigati, * grazie alla risurrezione il terzo giorno˚, * e abbi pietà di noi.

Gloria. Del santo. Tono pl. 4. Di Anatolio.

La tua divinissima anima immacolata, * Demetrio degno di essere celebrato, * ha come dimora la celeste Gerusalemme, * le cui mura sono disegnate sulle mani intatte * del Dio invisibile˚; * mentre il tuo preziosissimo corpo di grande lottatore * ha sulla terra questo illustrissimo tempio, * inviolabile sacrario di prodigi, * rimedio contro le malattie, * a cui accorriamo per attingere le guarigioni. * Custodisci dagli assalti degli avversari * la città che ti magnifica, * o degno di ogni lode, * per quella confidenza che hai col Cristo * che ti ha glorificato.

Ora e sempre. Theotokíon.

Vergine senza nozze, * che hai ineffabilmente concepito Dio nella carne, * Madre del Dio altissimo, * ricevi le invocazioni dei tuoi servi, * o tutta immacolata: * tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, * implora per la salvezza di noi tutti, * accettando ora le nostre sup-pliche.

Apolytíkion del santo. Tono 3.

Il mondo ha trovato in te nei pericoli, * o vittorioso, * un grande difensore che mette in rotta le genti. * Come dunque hai abbattuto la boria di Lieo, * incoraggiando Nestore nello stadio, * cosí, o santo, * supplica Cristo * perché ci doni la grande misericordia˚.

Un altro, del terremoto. Tono pl. 4.

Tu che guardi sulla terra e la fai tremare˚, * liberaci dalla tremenda minaccia del terremoto, * o Cristo Dio nostro, * e fa’ scendere copiose su di noi * le tue misericordie, * per l’intercessione della Madre-di-Dio, * o solo amico degli uomini.