venerdì 5 dicembre 2014

                              6  Dicembre San Nicola di Mira (di Bari) Vescovo





Pàtara, Asia Minore (attuale Turchia), ca. 250 - Mira, Asia Minore, ca. 326
Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Durante la persecuzione di Diocleziano, pare sia stato imprigionato fino all’epoca dell’Editto di Costantino. Fu nominato patrono di Bari, e la basilica che porta il suo nome è tuttora meta di parecchi pellegrinaggi. San Nicola è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta i doni a bambini.
Patronato: Bambini, Ragazzi e ragazze, Scolari, Farmacisti, Mercanti, Naviganti, Pescatori,
Etimologia: Nicola = vincidore del popolo, dal greco
Emblema: Bastone pastorale, tre sacchetti di monete (tre palle d'oro)
Martirologio Romano: San Nicola, vescovo di Mira in Licia nell’odierna Turchia, celebre per la sua santità e la sua intercessione presso il trono della grazia divina. 
San Nicola è uno dei santi più venerati ed amati al mondo. Egli è certamente una delle figure più grandi nel campo dell’agiografia. Tra il X e il XIII secolo non è facile trovare santi che possano reggere il confronto con lui quanto a universalità e vivacità di culto.
Ogni popolo lo ha fatto proprio, vedendolo sotto una luce diversa, pur conservandogli le caratteristiche fondamentali, prima fra tutte quella di difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie. Egli è anche il protettore delle fanciulle che si avviano al matrimonio e dei marinai, mentre l’ancor più celebre suo patrocinio sui bambini è noto soprattutto in Occidente. 

La Patria di San Nicola

San Nicola nacque intorno al 260 d.C. a Patara, importante città della Licia, la penisola dell’Asia Minore (attuale Turchia) quasi dirimpetto all’isola di Rodi. Oggi tutta la regione rientra nella vasta provincia di Antalya, la quale comprende, oltre la Licia, anche l’antica Pisidia e Panfilia. 
Nell’antichità i due porti principali erano proprio quelli delle città di San Nicola: Patara, dove nacque, e Myra, di cui fu vescovo.
Prima dell’VIII secolo nessun testo parla del luogo di nascita di Nicola. Tutti fanno riferimento al suo episcopato nella sede di Myra, che appare così come la città di San Nicola. Il primo a parlarne è Michele Archimandrita verso il 710 d. C., indicando in Patara la città natale del futuro grande vescovo. Il modo semplice e sicuro con cui riporta la notizia induce a credere che la tradizione orale al riguardo fosse molto solida. 
Di Patara parla anche il patriarca Metodio nel testo dedicato a Teodoro e ne parla il Metafraste. La notizia pertanto può essere accolta con elevato grado di probabilità.

L'infanzia

Di S. Nicola di Bari, si sa ben poco della sua infanzia. Le fonti più antiche non ne fanno parola. Il primo a parlarne è nell’VIII secolo un monaco greco (Michele Archimandrita), il quale, spinto anche dall’intento edificante, scrive  che Nicola sin dal grembo materno era destinato a santificarsi. Sin dall’infanzia dunque avrebbe cercato di mettere in pratica le norme che la Chiesa suggerisce a chi si avvia alla vita religiosa.  
Nicola nacque nell’Asia Minore, quando questa terra, prima di essere occupata dai Turchi, era di cultura e lingua greca. La grande venerazione che nutrono i russi verso di lui ha indotto alcuni in errore, affermando che sarebbe nato in Russia. Non è mancato chi lo facesse nascere nell’Africa, a motivo del fatto che a Bari si venerano alcune immagini col volto del Santo piuttosto scuro (“S. Nicola nero”). In realtà, Nicola nacque intorno all’anno 260 dopo Cristo a Patara, importante città marittima della Licia, penisola della costa meridionale dell’Asia Minore (oggi Turchia). Nel porto di questa città aveva fatto scalo anche S. Paolo in uno dei suoi viaggi.
Il fatto che l’Asia Minore fosse di lingua e cultura greca, sia pure all’interno dell’Impero Romano, fa sì che Nicola possa essere considerato “greco”. Il suo nome, Nikòlaos, significa popolo vittorioso, e, come si vedrà, il popolo avrà uno spazio notevole nella sua vita. 
Da alcuni episodi (dote alle fanciulle, elezione episcopale) si potrebbe dedurre che i genitori, di cui non si conoscono i nomi, fossero benestanti, se non proprio aristocratici. In alcune Vite essi vengono chiamati Epifanio e Nonna (talvolta Teofane e Giovanna), ma questi, come vari altri episodi, si riferiscono ad un monaco Nicola vissuto (480-556) due secoli dopo nella stessa regione. Questo secondo Nicola, nato a Farroa, divenne superiore del monastero di Sion e poi vescovo di Pinara (onde è designato anche come Sionita o di Pinara).
Amante del digiuno e della penitenza, quando era ancora in fasce, Nicola era già osservante delle regole relative al digiuno settimanale, che la Chiesa aveva fissato al mercoledì ed al venerdì. Il suddetto monaco greco narra che il bimbo succhiava normalmente il latte dal seno materno, ma che il mercoledì ed il venerdì, proprio per osservare il digiuno, lo faceva soltanto una volta nella giornata. 
Man mano che il bimbo cresceva, dava segni di attaccamento alle virtù, specialmente alla virtù della carità. Egli rifuggiva dai giochi frivoli dei bambini e dei ragazzi, per vivere più rigorosamente i consigli evangelici. Molto sensibile era anche nella virtù della castità, per cui, laddove non era necessario, evitava di trascorrere il tempo con bambine e fanciulle.

La dote alle fanciulle
  
Carità e castità sono le due virtù che fanno da sfondo ad uno egli episodi più celebri della sua vita. Anzi, a questo episodio si sono ispirati gli artisti, specialmente occidentali, per individuare il simbolo che caratterizza il nostro Santo. Quando si vede, infatti, una statua o un quadro raffigurante un santo vescovo dell’antichità è facile sbagliare sul chi sia quel santo (Biagio, Basilio, Gregorio, Ambrogio, Agostino, e così via). Ed effettivamente anche in libri di alta qualità artistica si riscontrano spesso di questi errori. Il devoto di S. Nicola  ha però un segno infallibile per capire se si tratta di S. Nicola o di uno fra questi altri santi. Un vescovo che ha in mano o ai suoi piedi tre palle d’oro è sicuramente S. Nicola, e non può essere in alcun modo un altro Santo. Le tre palle d’oro sono infatti una deformazione artistica dei sacchetti pieni di monete d’oro, che sono al centro di questa storia.
L’episodio si svolge a Mira, città marittima ad un centinaio di chilometri da Patara, ove probabilmente Nicola con i suoi genitori si era trasferito. Secondo alcune versioni i suoi genitori erano morti ed egli era divenuto un giovane pieno di speranze e di mezzi. Secondo altre, i genitori erano ancora vivi e vegeti e Nicola dipendeva ancora da loro. Quale che sia la verità, alle sue orecchie giunse voce che una famiglia stava attraversando un brutto momento. Un signore, caduto in grave miseria, disperando di poter offrire alle figlie un decoroso matrimonio, aveva loro insinuato l’idea di prostituirsi allo scopo di raccogliere il denaro sufficiente al matrimonio.
Alla notizia di un tale proposito, Nicola decise di intervenire, e di farlo secondo il consiglio evangelico: non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra. In altre parole, voleva fare un’opera di carità, senza che la gente lo notasse e lo ammirasse. La sua virtù doveva essere nota solo a Dio, e non agli uomini, in quanto se fosse emersa e avesse avuto gli onori degli uomini, avrebbe perduto il merito della sua azione. Decise perciò di agire di notte. Avvolte delle monete d’oro in un panno, uscì di casa e raggiunse la dimora delle infelici fanciulle. Avvicinatosi alla finestra, passò la mano attraverso l’inferriata e lasciò cadere il sacchetto all’interno. Il rumore prese di sorpresa il padre delle fanciulle, che raccolse il denaro e con esso organizzò il matrimonio della figlia maggiore. 
Vedendo che il padre aveva utilizzato bene il denaro da lui elargito, Nicola volle ripetere il gesto. Si può ben immaginare la gioia che riempì il cuore del padre delle fanciulle. Preso dalla curiosità aveva cercato invano, uscendo dalla casa, di individuare il benefattore. Con le monete d’oro, trovate nel sacchetto che Nicola aveva gettato attraverso la finestra, poté fare realizzare il sogno della seconda figlia di contrarre un felice matrimonio.
Intuendo la possibilità di un terzo gesto di carità, nei giorni successivi il padre cercò di dormire con un occhio solo. Non voleva che colui che aveva salvato il suo onore restasse per lui un perfetto sconosciuto. Una notte, mentre ancora si sforzava di rimanere sveglio, ecco il rumore del terzo sacchetto che, cadendo a terra, faceva il classico rumore tintinnante delle monete. Nonostante che il giovane si allontanasse rapidamente, il padre si precipitò fuori riuscendo ad individuarne la sagoma. Avendolo rincorso, lo raggiunse e lo riconobbe come uno dei suoi vicini. Nicola però gli fece promettere di non rivelare la cosa a nessuno. Il padre promise, ma a giudicare dagli avvenimenti successivi, con ogni probabilità non mantenne la promessa. E la fama di Nicola come uomo di grande carità si diffuse ancor più nella città di Mira.

Nicola è eletto vescovo

Intorno all’anno 300 dopo Cristo, anche se il cristianesimo non era stato legalizzato nell’Impero e non esistevano templi cristiani, le comunità che si richiamavano all’insegnamento evangelico erano già notevolmente organizzate. I cristiani si riunivano nelle case di aristocratici che avevano abbracciato la nuova fede, e quelle case venivano chiamate domus ecclesiae, casa della comunità. Per chiesa infatti si intendeva la comunità cristiana. E questa comunità partecipava attivamente all’elezione dei vescovi, cioè di quegli anziani addetti alla cura e all’incremento della comunità nella fede e nelle opere. Questi divenivano capi della comunità e la rappresentavano nei concili, cioè in quelle assemblee che avevano il compito di analizzare e risolvere i problemi, e quindi di varare norme che riuscissero utili ai cristiani di una o più province. 
Solitamente erano eletti dei presbiteri (sacerdoti), laici che abbandonavano lo stato laicale per consacrarsi al bene della comunità. L’imposizione delle mani da parte dei vescovi dava loro la facoltà di celebrare l’eucarestia, e questo li distingueva dai laici. Non mancano però casi, e Nicola è uno di questi, in cui l’eletto non è un presbitero, ma un laico. Il che non significa che passava direttamente al grado episcopale, ma che in pochi giorni gli venivano conferiti i vari ordini sacri, fino al presbiterato che apriva appunto la via all’episcopato.
In questo contesto ebbe luogo l’elezione di Nicola, che lo scrittore sacro descrive in una cornice che ha del miracoloso. Essendo morto il vescovo di Mira, i vescovi dei dintorni si erano riuniti in una domus ecclesiae per individuare il nuovo vescovo da dare alla città. Quella stessa notte uno di loro ebbe in sogno una rivelazione: avrebbero dovuto eleggere un giovane che per primo all’alba sarebbe entrato in chiesa. Il suo nome era Nicola. Ascoltando questa visione i vescovi compresero che l’eletto era destinato a grandi cose e, durante la notte, continuarono a pregare. All’alba la porta si aprì ed entrò Nicola. Il vescovo che aveva avuto la visione gli si avvicinò e chiestogli come si chiamasse, lo spinse al centro dell’assemblea e lo presentò agli astanti. Tutti furono concordi nell’eleggerlo e nel consacrarlo seduta stante vescovo di Mira.
L’episodio forse avvenne diversamente, anche perché, come si è detto, all’elezione dei vescovi partecipava sempre il popolo. Ma l’agiografo, vissuto in un’epoca in cui i vescovi avevano un potere più autonomo rispetto al laicato, narrando così l’episodio intendeva esprimere due concetti: Nicola fu fatto vescovo da laico e la sua elezione era il risultato non di accordi umani, ma soltanto della  volontà di Dio.

La persecuzione di Diocleziano

Nel 303 d.C. l’imperatore Diocleziano mise fine alla sua politica di tolleranza verso i cristiani e scatenò una violenta persecuzione. Questa durò un decennio, anche se i momenti di crudeltà si alternarono con momenti di pausa. Nel 313 gli imperatori Costantino e Licinio a Milano si accordarono sulle sfere di competenza, prendendosi il primo l’occidente, il secondo l’oriente. Essi emanarono anche l’editto che dava libertà di culto ai cristiani. Sei anni dopo (319), in contrasto con la politica costantiniana filocristiana, Licinio riaprì la persecuzione contro i cristiani. 
Nelle fonti nicolaiane antiche (anteriori al IX secolo) non si trova alcun riferimento alla persecuzione. Considerando però che il vescovo di Patara Metodio affrontò coraggiosamente la morte, sembra probabile che anche il nostro Santo abbia dovuto patire il carcere ed altre sofferenze, non ultima quella di vedere il suo gregge subire tanti patimenti.     
Alcuni scrittori, come il Metafraste verso il 980 d.C., specificavano che Nicola aveva sofferto la persecuzione di Diocleziano, finendo in carcere. Qui, invece di abbattersi, il santo vescovo avrebbe sostenuto ed incoraggiato i fedeli a resistere nella fede e a non incensare gli dèi. Il che avrebbe spinto il preside della provincia a mandarlo in esilio. Autori successivi hanno voluto posticipare la persecuzione patita da Nicola, individuandola in quella di Licinio, piuttosto che in quella di Diocleziano. Ciò per ovviare al fatto che durante la persecuzione Nicola era già vescovo e, secondo loro,  sarebbe stato consacrato vescovo fra il 308 ed il 314.  
Lo storico bizantino Niceforo Callisto, per rendere più viva l’impressione di un Nicola vicino al martirio e con i segni delle torture ancora nelle carni, scriveva: Al concilio di Nicea molti splendevano di doni apostolici. Non pochi, per essersi mantenuti costanti nel confessare la fede, portavano ancora nelle carni le cicatrici e i segni, e specialmente fra i vescovi, Nicola vescovo dei Miresi, Pafnuzio e altri.

  1. 6 DICEMBRE 2014
    MEMORIA DI S. NICOLA DI MIRA
    Mbrëmësore Shën Kolli Mirës 
    Vespro di S.Nicola di Mira 

    Mbrojtës i mathë edhè i ndshetë për atà çë janë në rrëzik je ,o i lum shën Nikolë ligjëronjës i Krisht për atà në dhe e në lundrë e afër e largu, ndëmjetës i fort e ndodhie e kekjie.
    Mostrandoti realmente degno del tuo nome, sei divenuto per il popolo fedele forte vittoria nelle tentazioni, o san Nicola, vero servo di Cristo: dovunque infatti tu venga invocato, rapidamente previeni con amore quanti accorrono sotto la tua protezione, poiché tu, rendendoti di giorno e di notte * visibile alla fede, * salvi da prove e sventure.
    Në Mirë tue banuar me hir myron u dëftove vërteta i lyejtur me myron i mendçëm,shejti Nikolë arhjerarhë i Krishrit. E lyen me vaj fakjet e atireve çë me besë e mall të lumin kujtim përherë kujtojëm tue i liruar nga çëdò e kekjie e rrëzikje atà e te helmet, o At me parkalesit t’ote t’in’Zoti.
    Tu che quanto ai sensi * hai dimorato a Mira, * sei realmente divenuto unguento profumato [myron], * unto con profumato unguento spirituale, * o san Nicola, pontefice di Cristo, * ed effondi profumo sul volto di quanti * con fede e amore * sempre festeggiano la tua memoria ovunque celebrata, * liberandoli da sventure, * pericoli e tribolazioni, o pa dre, * con la tua intercessione presso il Signore.
    Mundje u dëftove me të drejt i popullit të besëm te ngariet, i fort shejti Nikol i Krishtit vërtet shërbëtuar, pse gjithkund i thritur sa më shpejt anangase tek atà çë rrjeëdhiën natë e ditë tue të ftuar me besën shpëton nga ngarie e rrëzikje.
    Grande e fervido soccorritore * tu sei per coloro che sono nei pericoli, * o glorioso san Nicola, * sacro annunciatore di Cristo: * per quelli che sono sulla terra * e per quelli che sono in mare, * per i vicini e i lontani, * quale pietosissimo e potente intercessore. * Per questo qui convenuti gridiamo: * Intercedi presso il Signore, * affinché siamo liberati da ogni sventura.
    . Me t’çilat lëvdi mënd’t’këndojëm Jerarhun çë me kurmin rri në Mirë, po me shpirtin rrjeth te gjithë atà çë me mall e dishirojën. Ai ngushëllimi i atireve çë janë në helm, pështrimi për atà çë janë në rrëzik; ai ë pirgu i lutësis, mbrojtësi i të besmëvet. Aì pr’anë të çilit, tu urrejtur krenarin, e prishi tue pasur lipisì.
    Con quali ghirlande di lodi * coroneremo il pontefice? * Lui che nella carne è a Mira * e in spirito previene * tutti coloro che sinceramente lo amano: * conforto di tutti i tribolati, * rifugio di tutti coloro che sono nei pericoli, * torre di pietà * e difensore dei fedeli, * lui, per il quale Cristo, * che possiede la grande misericordia˚, * ha abbattuto l’alterigia dei nemici.

    Me t’çilat melodhì do t’lëvdojëm Jerarhun? Ai ë luftar i lutësis, një nga Kryetarët e Klishës. Mbronjës e mësonjës, mundësor mbi gjith eretikët, ai çë mundi Ariin kundështar i ndsehtë, ai paj të çilit Krishti shtipi krenarìn, pse ka shumë lipisì.
    Con quali inni melodiosi * loderemo il pontefice? * L’avversario dell’empietà * e difensore della pietà, * capo nella Chiesa, * grande combattente e maestro, * colui che ha svergognato tutti i non ortodossi, * il distruttore e ardente avversario di Ario, * del quale, mediante lui, il Cristo, * che possiede la grande misericordia˚, * ha abbattuto l’alterigia.
    Me të çilët këndime profetikë do t’lëvdojëm Jerarhun, ai sheh atà janë lark skurse i përpara, e atà çë lipsen si të pranishmë. Ai rrjet nëpër gjithë jetën e liron gjithë atà çë vuajën padrejtësi. Ai i dëftonet rregjit te ëndërra sa t’lironjë nga dënim të padrejt të burgosurit. Ai isht ipasur lipisie e madhe.
    Con quali canti profetici * loderemo il pontefice? * Lui che prevedeva le cose lontane * e chiaramente le preannunciava * vaticinando su di esse come fossero presenti; * lui che percorreva tutta la terra * e liberava tutti quelli che subivano ingiustizia, * lui che è apparso in sogno al re di senno divino * e ha liberato da ingiusta morte i prigionieri, * lui che è ricco della grande misericordia˚.
    Lëvdi….
    Ejani të besmë t’i bëjëm harè të madhit Jerarhë, lëvdia e atëravet, krua famasmësh e të besmëvet mbronjës i mathë tue thënë : të fatemi, ruanjës i Mirës e kryetar e nderuam e shtillë e pashkundshme. Të fatemi, o gëzim i hjynushëm i të helmuamëvet e mbreonjës i ndsehtë i atireve çë vuajën padrejtësi. E nani, o i shën Kole, mos pushò t’ì lutesh Zotit Krisht për atà çë me besë e mali të nderojën kujtimin gazmor t’ënt.
    Gloria. Tono pl. 2.
    Convenuti insieme, o amici della festa, * celebriamo con lodi canore * lo splendore dei pontefici, * la gloria dei padri, * la fonte dei prodigi, * il grandissimo soccorritore dei fedeli * e diciamo: * Gioisci, custode di Mira, * suo venerabile vescovo * e sua salda colonna. * Gioisci astro fulgidissimo * che fai risplendere di prodigi * i confini della terra. * Gioisci, divina gioia dei tribolati * e fervidissimo protettore * di chi subisce ingiustizia. * Anche ora, Nicola beatissimo, * non cessare di intercedere presso il Cristo Dio * per quanti con fede e amore * sempre onorano la tua lieta * e solennissima memoria.
    Nani….
    Përgatitu, o shpellë, Virgjëresha isht e vien tue prur në gji Kjenkjin. Grazhdë, prit mirë Atë çë neve njerëzë me fialën e’tij na liroi nga mëkata. O delmerë çë ruani jashta, bëni desumi kësaj famasmie të drruame. E ju magjinjtë, nga Persia ejani e falni arin, livanin e mirrën rregjit, pse u dëftua in’Zot nga Virgjëra Mërie, e çila si shërbëtore, tue u përujur , e proskjinisi tue thëne Atij çë kishë në gji: si më bëre mëmë, si mu leve, o Shpëtuesi e Perëndia jimë?
    Ora e sempre. Proeórtion. Stesso tono.
    Prepàrati, o grotta: * perché viene l’agnella, * portando in seno il Cristo. * Ricevi, o greppia, * colui che con la parola * ha liberato noi abitanti della terra * dal nostro agire contro ragione. * Pastori che pernottate nei campi, * testimoniate il tremendo prodigio˚. * E voi magi dalla Persia, * offrite al Re * oro, incenso e mirra˚: * perché è apparso il Signore * dalla Vergine Madre. * Inchinandosi davanti a lui come serva, * la Madre lo ha adorato, * dicendo a colui che portava fra le braccia: * Come sei stato seminato in me? * O come in me sei stato generato, * mio Redentore e Dio?

    Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.
    Lettura del libro dei Proverbi 
    Del giusto si fa memoria tra le lodi, e la benedizione del Signore è sul suo capo. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza, e il mortale che conosce la prudenza. Meglio è trafficare per essa che per tesori d’oro e d’argento. Essa è piú preziosa di pietre di gran valore: nulla di malvagio può opporsi ad essa; essa è ben nota a tutti coloro che le si accostano: nessun oggetto pregiato può starle a fronte. Dalla sua bocca infatti esce la giustizia, e sulla lingua reca la legge e la mi sericordia. Ascoltatemi dunque, o figli, perché dirò cose sante: e beato l’uomo che custodirà le mie vie. Perché le mie uscite, sono uscite di vita, ed è pronta la benevolenza da parte del Signore. Perciò vi esorto e alzo la voce verso i figli degli uomini: Io, la sapienza, ho fondato il consiglio, la conoscenza e la riflessione, io le ho chiamate.
    Mio è il consiglio, mia la sicurezza, mia la prudenza, mia la forza. Io amo coloro che mi amano: quelli che mi cercano troveranno grazia. O semplici, imparate dunque la finezza, e voi indotti, rendete assennato il cuore. Ascoltatemi ancora, e dirò cose sante, svelerò con le mie labbra cose rette. La mia gola mediterà la verità: sono abominevoli davanti a me le labbra mendaci. Sono dette con giustizia tutte le parole della mia bocca, nulla vi è in esse di tortuoso o di perverso. Tutto è retto per chi comprende, e diritto per quelli che trovano la conoscenza. Poiché io vi insegno cose vere, affinché la vostra speranza sia nel Signore, e siate ripieni di Spirito.
    Lettura del libro dei Proverbi (10,31-11,12).
    La bocca del giusto distilla sapienza, ma la lingua dell’ingiusto perirà. Le labbra degli uomini giusti conoscono grazie, ma la bocca degli empi va in rovina. Le bilance false sono un abominio davanti al Signore, mentre il peso giusto gli è gradito. Dove entra la tracotanza, là entra anche il disonore, mentre la bocca degli umili medita la sapienza. La perfezione degli uomini retti li guiderà, ma l’inganno di quelli che agiscono con perfidia li deprederà. Non gioveranno le ricchezze nel giorno dello sdegno, ma la giustizia libererà da morte.
    Quando muore un giusto, lascia rammarico, mentre la perdizione degli empi è sempre pronta e causa soddisfazione. La giustizia dell’uomo senza macchia gli apre strade diritte, mentre l’empietà incontra l’ingiustizia. La giustizia degli uomini retti li libererà, mentre gli iniqui sono condannati dalla sconsideratezza. Quando un uomo giusto muore, non perisce la speranza, mentre perisce il vanto degli empi. Il giusto sfugge al laccio, e al suo posto è consegnato l’empio. Nella bocca degli empi c’è una trappola per i cittadini, ma l’intelligenza dei giusti spiana il cammino. Coi beni dei giusti prospera la città, mentre ci si rallegra per la perdizione degli empi. Con la benedizione degli uomini retti si innalza la città, ma con la bocca degli empi viene abbattuta. Chi manca di senno beffeggia i cittadini, ma l’uomo prudente si tiene in silenzio.

    Lettura del libro della Sapienza di Salomone (4,7-15).
    Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo: poiché vecchiaia venerabile non è quella di un lungo tempo di vita, né si misura col numero degli anni. Ma la prudenza equivale per gli uomini alla canizie, e età avanzata è una vita senza macchia. Divenuto gradito a Dio, è stato da lui amato, e poiché viveva tra peccatori, è stato trasferito. È stato rapito perché la malizia non alterasse la sua intelligenza e l’inganno non sviasse la sua anima. Poiché il cattivo fascino del male oscura il bene, e l’agitarsi della concupiscenza guasta la mente innocente. Reso in breve perfetto, ha portato a termine un lungo corso: la sua anima era infatti gradita al Signore, per questo si è affrettato a toglierlo di mezzo alla malvagità. I popoli hanno visto ma non hanno compreso, né hanno posto mente a questo fatto: che grazia e misericordia sono con i suoi santi, ed egli visita i suoi eletti.
    Apostiha
    T’falemi, krye e shejte, ndenjë e dëlirë virtutësh, i hjynushëm i të perëndishmes prifërì rregullim, o delmer i mathë i shkëlkjìem, flakë çë të fitories embërin kjell, tek atà në mbëhì me të dhëmbur i kjellur si te të sëmurët çë parkalesiën. Lirues i shpejt, fortezë shpëtuese për kë me besë kremton kujtimin t’ënt . Krishtit lutu,o i lum, sa t’na ket të madhen lipisì
    Stico .: E çmuame përpara t’in’Zoti vdekjia e Shejtravet t’tij
    Gioisci, sacro capo, * puro ricettacolo delle virtú, * divina regola del divinissimo sacerdozio, * grande pastore, * fulgidissima fiaccola, * tu che porti il nome della vittoria, * tu che ti chini compassionevole su chi prega, * che ti pieghi alle suppliche dei deboli, * liberatore sempre pronto, * presidio di salvezza * per tutti quelli che onorano con fede * la tua augustissima memoria: * implora Cristo, * perché sia donata alle anime nostre * la grande misericordia˚.
    Stico: Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo. 
    T’falemi, o mendie e shejte, të Trinis ndenjë e dëlirë, o shtillë e Klishës e të besmëvet kjëndresë, t’atireve çë vuajën ndihma. O yll, çë me rrëmpat e lusivet të pritura mirë largon të ngarievet e ngushtimëvet errësirën gjithëmonë, o Jerarhë Nikolë; liman i kjetëm tek i çili rrjedhiën nga furturët e gjellës të ndjekurit e shpëtonen, Krishtit lutu për shpirtrat t’anë të ket të madhen lipisi.
    Stico:Priftrat t’atë, o Zot ,ka ‘vishen me drejtëri e me Shejtrat t’ate ka’gëzonen
    Gioisci, intelletto sacratissimo, * pura dimora della Triade, * colonna della Chiesa, * sostegno dei fedeli, * soccorso degli oppressi, * astro che con i fulgori delle tue preghiere accette * sempre dissipi la tenebra * delle tentazioni e delle tribolazioni, * o pontefice Nicola: * porto placidissimo nel quale trovano salvezza * quanti, circondati dai marosi della vita, * in esso si rifugiano. * Supplica Cristo * di donare alle anime nostre * la grande misericordia˚.
    Stico: I tuoi sacerdoti,Signore,si rivestiranno di giustizia,i tuoi santi esulterno.
    T’falemi, o i mbushur me zell të hjynushëm, çë nga tërhekjia e kekjie liron atà çë jan’e vdesiën pa të drejt me urdhurim të tmerrshëm e tue u ftuar te ëndërrat. O krua çë buron në Mirë, o Nikolë,t’mira me kjosmë e shpirtrat ujìs, sihjenin e èpshëvet tue prishur. Shapatë çë zizanin e gënjeshtres pret; shprishen në erë të Ariut mësimet të mbrazëtë. Krishtit lutu për shpirtrat t’anë t’i ket lipisi.

    Gioisci, tu che, pieno di zelo divino, * hai liberato dalla maligna accusa * coloro che stavano per morire ingiustamente, * presentandoti in modo terribile, * con visite in sogno. * O Nicola, fonte che a Mira * fa copiosamente zampillare unguenti profumati * e ne irrora le anime, * rimuovendo il fetore delle passioni; * spada che recidi la zizzania dell’inganno; * ventilabro che disperdi la pula * degli insegnamenti di Ario. * Supplica Cristo * di mandare sulle anime nostre * la grande misericordia˚.
    Lëvdi….
    O njeri i Perëndìs e shëndojës i besëm, shërbëtuar i t’in’Zoti, njerì dëshiresh, puçer i sgledhur, shtillë e themel i Klishës, trazhgimtar i rregjërìs, mos pushò t’i lutesh t’in’Zoti për ne.
    Gloria. 
    Uomo di Dio e fedele servitore, * ministro del Signore, * uomo dilettissimo˚, * strumento di elezione˚, colonna e sostegno della Chiesa, * erede del regno, * non cessare di gridare per noi verso il Signore.
    Nani…
    E panusërte Virgjërë, ngha vien? Kush të lindi tij? Kush ë Mëma jote? Si te gjiri jit kjell Stisorin? Si mbete Virgjërë? O gjithë e shejte, na shohiëm tek ti të mbaruamë mystere të mëdhenjë e të dreruashmë e na nga ana jonë përgatitiëm si e mirë për tij mbi dhe shpellën, e parkalesiëm kjìellin të na japënjë yllin e Magjinjtë nga Lindia vijën në perëndìm sa të trazhgojën shëndetën e njerëzëvet si një fëmijë për sisie.
    Ora e sempre. Proeórtion. Stesso tono.
    Vergine senza nozze, donde vieni? * Chi ti ha generata? * Chi è tua madre? * Come puoi portare il Creatore tra le braccia? * Come il tuo grembo è rimasto incorrotto? * Vediamo com piersi in te sulla terra, * o tutta santa, * grandi misteri, straordinari e tremendi, * e prepariamo come cosa a te dovuta * sulla terra la grotta, * mentre chiediamo al cielo * di apprestare la stella; * vengono anche i magi * dall’oriente della terra all’occidente * per contemplare la salvezza dei mortali, * un fanciullino che viene allattato.

    Apolotokiji T. 4.
    Kanòna pìsteos ke ikòna praòtitos enkratias dhidaskalon anedhixè se ti pìmni su i ton pragmàton alithia dhià tùto ektiso ti tapinòsi ta ipsilà ti ptochia ta plùsia,Pàter Ierarcha Nicòlae, prèsveve Christò to Theò, sothine tas psichàs imòn 
    Paskjirë besie e shembërë përkorie të dëftoi vathit t’ënt e vërteta e punëvet .Prandai ti pate me përunjësìn të lartat, me vapëkësìn kjosmët, o At Jerarhë Nikolë. Lutu Krishti Perëndì sa të shpëtonen shpirtrat t’anë.
    Regola di fede, immagine di mitezza, * maestro di continenza: * cosí ti ha mostrato al tuo gregge * la verità dei fatti. * Per questo, con l’umiltà, * hai acquisito ciò che è elevato; * con la povertà, la ricchezza, * o padre e pontefice Nicola. * Intercedi presso il Cristo Dio, * per la salvezza delle anime nostre.
    Theotokíon.
    To apeonos apokpifon ke Anghelis aghnoston mistirion dia su Theotoke, tis epi ghis pethaverote ,Theos ev asichito enosi sarkumenos, ke stavpos ekusios iper imon katadexamenos di’u anastisas ton Protoplaston esosev ek thanatu tas psichas imon.
    l mistero nascosto dall’eternità * e ignoto agli angeli, * è stato rivelato grazie a te˚, * Madre-di-Dio, * agli abitanti della terra: * Dio incarnato, in unione senza confusione, * Dio che per noi * ha volontariamente accettato la croce˚, * e risuscitando con essa il primo uomo creato, *...

sabato 29 novembre 2014


30 Novembre  Memoria del santo e glorioso apostolo Andrea, 
il primo chiamato.

 E TRIDHIETËTA DITë E NËNDORIT 
I"PARI THRITUR" 
APOSTULL SHëNT ANDREU

në        akoluthin mbrëmësore

Tue u përshtatur Dritës e Paradhromit si Përthimi i lëvdìs e Ati't i dyjtí Vet i TrinIs s’shejte u dëftua sa të shpëtoj te lipisia e 'Tij jinin e njerëzëvet , ahierna Ti rrodhe tek Aì,o i shkjuari Andrè, e shpirtijit kle ndrítur nga shkëlkjimi i përsosur i hjynis s'Tij. Prandai Ti .kleve e ligjërues e Apostull i Krishtit Perëndia jinë Atij lutu . o Shejt.sa të ndëjenjë e shpëtonjë  shpirtrat t'anë.
Tu che sei stato formato * alla luce del precursore,quando apparve colui * che è irradiazione enipostatica della gloria del Padre  * per salvare, nella sua compassione,* il genere umano, * allora, per primo, o glorioso, * sei accorso a lui , * con la mente illuminata * dal  perfettissimo fulgore
della sua divinità; * per questo sei divenuto anche araldo apostolo* del Cristo Dio nostro: * supplicalo di salvare e illuminare le anime nostre.
Ti çë kishe gjegjur zërin e Prodhromit kur u mishërua gjithëshejti FIALë sa t'na dhuroj gjellën e sa të na lajmëroj shpëtimin ahierna Ti i rrodhe prapa.o i dijshëm, e u fale tërë Atij si e para pemë e shejte. Si e njohe Ti e njoftove t'it vëllai. Parkalese të ndritënjë e shpëtonjë shpirtrat t'anë.
.

Tu che sei stato istruito dalla voce del precursore, * quando il Verbo santissimo si è fatto carne * per darci la vita * e perannunciare la salvezza agli abitanti della terra, * allora, o sapientis-simo, lo hai seguito * e gli hai consacrato te stesso  come primizia, come santissima offerta di primizie; * riconoscendolo, hai indicato a tuo fratello il nostro Dio : * pregalo di salvare e illuminare le anime nostre.
Kur Ti ishe dsënës i Prodhromit, ahierna u le i Biri i Virgjërës: Ail Mësuesi i lutësì , DIEJA, pastra Ahierna u bëre dashurues i dhezur i virtutës; te zëmëra jote o i lum Andrè , rregullove hapet e të hipurit t'atë e nga një lëvdi  shkove te lëvdia e pathënëshme e Krishtit Perëndia jinë. Lutiu të ndritënjë e të  shpëtonjë shpirtrat t'anë.

Tu che frequentavi * colui che era germogliato dalla sterile,quando sorse il Figlio verginale, * il maestro della pietà, * che mostra la purezza della temperanza, allora tu sei divenuto ferventissi-
mo innamorato della virtú, o beato Andrea, * disponendo ascensioni nel tuo cuore ; * e ti sei elevato alla gloria * all'inesprimibile gloria del Cristo Dio nostro ; * supplicalo di salvare e illuminare le anime nostre.
Gloria.  1ëvdi .....

            Le të peshkuarit e pishkjëvet e zure të mirrie njerëzë me kallmin e ligjëratës e hjynushme e
Me grepin i Besës e nga të humbëtit e gënjeshtrës holkje gjithë kombet, Andrè Apostull.Ti , vëllau i Korifeut udhëhekjës zelltar i jetës, mos u lips të lutesh për ne çë me besë e mall Të madhërojëm,o i famëshëm, të shejtin kujtim.
Abbandonata la pesca dei pesci, o apostolo, * hai preso nella rete gli uomini, * con la canna dell'annuncio, * calando come amo * l'esca della pietà, * e traendo dall'abisso dell'inganno* tutte le genti. * 0 apostolo Andrea, *fratello  del corifeo e penetrante maestro di           tutta la terra, * non cessare di intercedere per noi * che con fede e amore, o degno di ogni lode, onoriarno la tua memoria sempre venerabile.


Gëzou,o  Isaì, prit Fialën e Perëndis, profetò Virgjërë Mërie se driza  hë flakë  për ziarrín ngë ka t'jet prishur nga ziarri i Perëndìs t’ënë.Le të përgatitet Betlemi e sbillëshit derën Edhemi përçë Magjinjët jan'e vijën të shohiën pështiellë te skutinat  te grazhdi i shtazavët Atë çë  y1li  shenoi sipër shpellës,t’ën’Zonë  gjellëdhënësin ,Shelbuesin i jinis t'ënë.
Nani Ora e sempre.  
Danza, Isaia, * accogli il Verbo di Dio: * profetizza alla Vergine Maria * che il roveto arderà, * ma non sarà consumato dal fuoco . , * dal fulgore della Divinità. * Prepàrati, Betlemme, *  Eden, apri la porta; * e voi magi venite a vedere * la salvezza avvolta in fasce in una greppia  : * una stella al di sopra della  grotta lo ha indicato , * il Signore datore di vita, * il Salvatore del genere umano.
 Ingresso, Luce gioiosa , prokímenon del giorno e le letture. 

Lettura della prima epistola cattolica di Pietro(1,1-2.10-2,6).

Pietro, apostolo di Gesti Cristo, ai fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell'Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue: grazia e pace a voi in abbondanza. Carissimi, sulla salvezza delle vostre anime indagarono e scrutarono i profeti che profetizzarono sulla grazia a voi destinata cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo che era in loro, quando prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle. E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il vangelo
nello Spirito santo mandato dal cielo; cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo.
Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all'azione,siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli ubbidienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell'ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; Poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo. E se Pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dal vostri padri ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prirna della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, e cosi la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio.Dopo aver santificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità mediante lo Spirito, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente con cuore puro, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da seme corruttibile, m a immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna. Poiché tutti i mortali sono come l'erba e ogni loro splendore è come fiore d'erba. L’erba inaridisce, i fiori cadono, ma la parola del Signore rimane in eterno. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato. Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza. come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete gustato come è buono il Signore. Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesti Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.

Lettura della prima epistola cattolica di Pietro (21,21-3,9).

            Carissimi, Cristo patí per voi, lasciandovi un esernpio perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno nella sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta,ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli
portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché  non vivendo piú per il peccato, vivessimo per la giustizia; sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore,ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.Ugualmente voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti perché, anche se alcuni si rifiutano di credere alla Parola,  vengano dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, conquistati considerando la vostra condotta casta e rispettosa. Il vostro ornamento non sia quello esteriore  capelli intrecciati, collane d'oro, sfoggio di vestiti; cercate piuttosto di adornare l'interno del vostro cuore con un' anirna incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio. Cosi  una volta si ornavano le sante donne che speravano in Dio; esse stavano sottomesse ai loro mariti, come Sara che obbediva ad Abramo chiamandolo signore. Di essa siete diventate figlie, se operate il bene e non vi lasciate sgomentare da nessuna minaccia.
E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore perché partecipano con voi della grazia della vita: cosí non saranno impedite le vostre preghiere. E finalmente siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, affabili; non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, rispondete benedicendo, perché a questo siete stati chiamati, per avere in eredità la benedizione.
Lettura della prima epistola cattolica di Pietro (4,1-11).
Carissimi, poiché Cristo soffrí per noi nella carne,armatevi anche voi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo, ha rotto definitivamente col peccato, per non servire piú alle passioni umane, ma alla volontà di Dio nel tempo che gli rimane in questa vita mortale. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del pagane o, vivendo nelle dissolutezze, nelle bramosie, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate e con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano. Ma renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti; infatti è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subíto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello spirito.

La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine, di peccati. Praticate l'ospitalità gli uni verso gli  altri, senza mormorare.  Ciascuno  viva secondo la grazia ricevuta  mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l'energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesti Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

A P 0 S T I H A

T’falemi , o Parrais mystik,çë lëvdìn e Perëndìs  gjithëmonë rrëfien.i pari çë u përgjegje thirries te Krishtit me zell , shpejt dsënës i 'Tij u bëre  e nga Ai dhezur u dëftove një e dyjtë dritë e atà në të errët         me të shkëlkjìerìt i ndrite,mirësin e 'Tij tue imituar.Andai na kremtojëm kujtimin t'ënt e me gëzìm relikujvet t'ote i përmisemi pse nga atò burojën kuj i lip,shëlbesë e lipisì.
Gioisci, cielo razionale * che continuamente narri la gloria di Dio ; * tu che per primo hai seguito con ardore * il Cristo che ti chiamava * e senza indugio ti sei fatto suo discepolo; * da lui acceso, sei apparso luce seconda, * e con le tue folgori hai illuminato * coloro che erano nella te-
nebra , * imitando la sua bontà. * Noi dunque celebriamo la tua festività santissima, * e baciamo pieni di gaudio l'urna delle tue reliquie, * dalla quale, per quelli che lo chiedono, * fai scaturire salvezza * e grande misericordia * .
Stico:             Te gjithë  jeta dolli zëri i 'tire; te gjithë anë t e botës fialët e ‘tire.
  Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.
Trovato il culmine di ogni desiderio, * che nella sua amorosa compassione per noi * si era rivestito della nostra natura, * tu, o Andrea di mente divina, * ti sei fuso con lui con amore infuocato, * gridando al tuo fratello: * Abbiamo trovato colui che i profeti * nello Spirito hanno annunciato ; * vieni  lasciamo che la nostra anima e la nostra mente * siano affascinate dalle sue bellezze: * cosí , illuminati dai suoi fulgori, fugheremo la notte dell'inganno * e la tenebra dell'ignoranza  benedicendo  Cristo, * che elargisce al mondo * la grande misericordia *
Posa gjete kulmin e  dëshirëvet t'atë. Atë çë për dashuri veshi naturën t'ënë,o Andrè, u bashkove me Atë me mall të  ziarrshëm e i ulërite t'it vëllai: Atë çë Profetrat lajmëruan në shpirt  e- gjetëm, ë KRISHTI;  e j a .  Bukuria e ‘tij na tërhekjë e shpirtin e mendien,sa të ndriturë nga  shkëlkjimi i ‘Tijna  përzëm errësirën e paditurìs natën gënjeshtrës,tue lëvduar,tue.bekuar t’in'.Zonë çë i fal jetës të madhen lipisi.

Stico: Do t'rrëfiejën  kjiëlliat famasmët  t'ote,o i Madh'in'Zot;vërtetien t'ënde te mbëledhia e shejtravet
         I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento   annuncia l'opera delle sue mani.

            Kombet çë ngë njihiën  t’ën’Zonë,si nga gropa e padituris i peshkove me rrietën e fialëvet t'ote e me një këmbë e sigurte Ti trazove valat të kripura e dejtit tue u dëftuar si kali më i Mirë t'Atij çë zotëron dejtin. Ahierna Ti luftove kangrenën e atheismit e si kripë i vëje diturin t'ënde edhè në u skotisën, o Apostull         i lëvduashëm atà çë pa turp kundrështojën me diturin e ‘tire çë kjell te lënësia , Krishtin , pse ngë njohën Atë çë i fal jetës një të madhe lipisi
            Hai pescato come dall'abisso dell'ignoranza, * le genti che non conoscono Dio  * con la rete dei tuoi discorsi, * tu visibilmente sconvolgi i mari salmastri, * come nobile cavallo di colui che domina il mare *, o celebratissimo , * e hai disseccato la putredine dell'ateismo, gettandovi come sale prezioso la tua sapienza : * di essa hanno stupito, * o apostolo glorioso, *quelli che impudente-mente aderivano * alla sapienza dimostrata stolta , * non conoscendo Cristo, * che elargisce al mon- 
do * la grande misericordia .
Gloria.  lëvdì ......
Të  vëllain i Pietrit, Dsënësin i Krishtit,pishkëtar   pishkjish  dhe  njerëzish le të nderojëm me hymne Andreun Apostullin,  pse  Ai  gjithëmonë  bën  të  njihen  mësímet e Iisuit.  Si shtihet pishkjëvet  rrajsa , Aì  lëshoi  kurmìn e 'Tìj  vet  të  palutshmëvet  e i  zurì  te rrìeta.Paj të lutjevet e   ‘ Tij ,o Krisht Perëndia  jinë,  fal  popullit   t'ënt  pakjen  e  shumë   lipisi .
Onoriamo con inni l'apostolo Andrea, * fratello di Pietro e discepolo di Cristo, * colui che catturava Pesci * ed è pescatore di uomini : * egli con le sue dottrine * ha inculcato a tutti gli  insegnamenti di Gesú ; * come l'esca ai pesci * ha dato agli empi le sue carni, * e li ha presi nella rete. * Per le sue suppliche, o Cristo, * elargisci al tuo popolo la pace * e la grande misericordia'.

nani ....Ora e sempre. Proeórtion. Stesso tono.
Josif, thúana  , si  Virgjëren e more kur  .dolli  nga Faltoria  e  kjelle me barrë  në Bethleèm?
U thot ai ,  vezhguar Profetrat e i njoftuar nga Engjëlli, u bìnda se Mërjeja ka t’ lindënja Perëndin me viershë çë ngë mend’t’ ndë1gonet. Sa  t'i përmise ka’vijën edhè Magiinjët nga Lindia e ka t’i bien  dhreti të çmuame tue e proskjinisur. O madh’in’Zot,çë u mishërove për ne  paçe lëvdì !
 Di' a noi Giuseppe, * come conduci incinta a Betlemme * la Vergine che hai presa dal santo dei santi? * Ci risponde: * lo ho esaminato i profeti, * e, ricevuto il responso da un angelo, * sono persuaso che, in modo inesplicabile, * Maria genererà Dio: * per adorarlo verrano magi dall'oriente * e gli renderanno culto con doni preziosi. * 0 tu che per noi ti sei incarnato, * Signore, * gloria a te.

Apolytikion.   APOLITIKJION
Si pari thërritur i Apostojvet e të Krietarit i  vëllau,të zotit i gjithësìs lutu,  o shën
Andre',            sa t'i japënjë     jetës pakjien e  shpirtravet t’anë të madhen lipisi

giovedì 27 novembre 2014

AVVISO


DOMANI 27 NOVEMBRE 2014


INIZIO DELLA NOVENA A S. NICOLA DI MIRA

 ALLE ORE 8,15


prima della Divina Liturgia di S.Giovanni Crisostomo.


NOVENA E SHEN KOLLIT
O i shën Kuall, na të truhemi tij çë ashtu si jershe te jeta, u dëftove shërbëtor i dashur i Perëndis e zure fill çë ahierna të parkalesie me ziarr zëmbrie e të argjëroje nga e mërkurie e nga e prëmptie tue lënë fëmijës s’varfër sisën çë ki pije ti.
Ti shejtëruar më para se të leheshe, lipi t’in’Zoti hir të ruajëm bardhësirën e shpirtit, çë fituam me pagëzimin shejt, hir të mbajëm në mendë e të ndjekiëm shembujit të mirë çë ti na le çë kur ishe i nokërth e hirin të përkujdesemi vetëm për gjellën e vërtete tue mundur kurmin.
Ati i jinë…..Lëvdi past…
O i shën Kuall, na të truhemi tij, çë tue sgledhur e tue përmendur nate e ditë të Shkruamet shejte, fortësove edhe sbukurove trut t’ote me dituri, akjë sa turpurove e munde armikjët e besës, e i dhe dritë atire çë me dëshir të math rrijën e gjegjeshën gjithë fialët e çë burojën e gjegjeshën gjithë fialët urta e çë burojën nga goja jote. Ti, o diell të dituris të vërtetë, lipi për ne t’in’Zoti hir të mos kërkojëm urtësin e jetës, të mos marriëm vesh mesimet gënjeshtare çë trubullojën zëmbrën e çë trazojën trut, po mesimet të Vangjejit çë ti ngë u lodhe kurr të ligjëroje e çë Zoti Krisht shejtëroi tue derdhur gjakun e tij mbi drurin e Krikjes.
O i shën Kuall, na të truhemi tij çë tue ruajtur me kujdes të math vistaria shejt të besës, kleve si një Apostull i ri i dërguar në këtë jetë sa te ngjallie e sa të përtërije te zëmbrat e njerëvet ziarrin çë dhezi Fiala e pasosme e t’in’Zoti.
Ti, o shtillë e Klishës, ti o delmer i mirë, ngë u mejtove fare për vethèn t’ënde e fare u kurseve përpara punës e mundimevet, rrijte nate e ditë i sgjuar sa t’llargoje, nga vathi çë i Larti të la në dorë, të rremet e Noetit e gabimet e Sabellit si edhe eresit e Ariit. Nani lipi t’in’Zoti për ne hiri të mos dajëm kurr nga gjiri ushkjimtar i Klishës, po të rrim nën hjès s’saj si bij të njohshëm te të dashurës mëmë.
O i shën Kuall, na të priremi tij, çë tue prierrë krahët pëlkjimevet edhe gëzimevet e jetës, e tue përbuzur ndihmat e të taksurat e të mëdhenjëvet e dheut, si edhe kërsërimet e ndëshkimet e tire, gjithë shpresën t’ënde e vure te fukjia e Rregjit të rregjëravet , te pushteti i Zotit të Zotëvet, pas fialës të Davidhit çë thot: Mos kij shpresë te të parët e botës e të bijët e njerëzvet te të çilit ngë mëndë kurr të gjëndet shpëtim”.
Ti, o skomoller i math i Zotit Krisht, çë ngë harrove kurr se kush me t’ën’Zonë u vuar kurr u sbuar , lipi Atij hir për ne, të klam me gjithë zëmbërë mëkatët t’ona, e të kemi shpresë vetëm tek Ai çë vetëm mëndë të na dhuronjë të mirat të vërteta, pakjien e shpirtit e gjellën e pasosme.
O i shën Kuall, na të truhemi tij çë tue kërkuar tìj glisie te gjithë gjella të hjinushmit mieshtër bure të mirë atireve çë ndodheshën në mjerësi si edhe tue dashur Perëndin mbi gjithkjish ndjève pajt t’inë Zoti ndjekëtarët të kekjë e të egërit armikjë t’atë e kleve zëmbërë gjerë e i but me ata çë të shajtën, të shplakosën, të dogjën mjekërrën, të shtun te fulakjia, të vran shkupinjëshit e çë edhe kërkuan të të ndsieriën
Gjelliet.
Ti, o thavmasor i math, ëngjell dashurie, e ndajte bukën me të vapkjit, veshe të dçeshuritë, ngushullove të vejat, pate kujdes për të varfëritë, për të sëmurët, për të lidhuritë, i dhe pajën vashazvet çë ndodheshën në rrëzik për vapkësin, çë ngjalle të vdekuritë, bekove gjirin të shterpavet, lipi Perëndis hir për ne sa të dhezënjë zëmbrat t’ona me flakën e pashuashme e dashuris, e të jetsiëm edhe na te dhromi çë kjell tek ajo rregjëri çë kle stisurë për të sgledhuritë teku ti rron e trazhgon i lum për gjithëmonë. Ashtu kloft.

lunedì 24 novembre 2014

                                   25 NOVEMBRE 2014
                     Santa Caterina d'Alessandria Martire 
                        - Alessandria d’Egitto, sec.III-IV-


I testi della letteratura popolare parlano di Caterina come una bella diciottenne cristiana, figlia di nobili, abitante ad Alessandria d'Egitto. Qui, nel 305, arriva Massimino Daia, nominato governatore di Egitto e Siria. Per l'occasione si celebrano feste grandiose, che includono anche il sacrificio di animali alle divinità pagane. Un atto obbligatorio per tutti i sudditi. Caterina però invita Massimino a riconoscere Gesù Cristo come redentore dell'umanità e rifiuta il sacrificio. Non riuscendo a convincere la giovane a venerare gli dèi, Massimino propone a Caterina il matrimonio. Al rifiuto della giovane il governatore la condanna a una morte orribile: una grande ruota dentata farà strazio del suo corpo. Sarà un miracolo a salvare la ragazza che verà però decapitata. Secondo la leggenda degli angeli porteranno miracolosamente il suo corpo da Alessandria fino al Sinai, dove ancora oggi l'altura vicina a Gebel Musa (Montagna di Mosè) si chiama Gebel Katherin. Questo sarebbe avvenuto nel novembre 305. (Avvenire)
Patronato: Filosofi, Studenti, Mugnai Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco
Emblema: Anello, Palma, Ruota
Martirologio Romano: Santa Caterina, secondo la tradizione vergine e martire ad Alessandria, ricolma di acuto ingegno, sapienza e forza d’animo. Il suo corpo è oggetto di pia venerazione nel monastero sul monte Sinai.
Questa è la Caterina inafferrabile, senza notizie sicure della vita e della morte. Ed è la Caterina onnipresente in Europa, per la diffusione del suo culto, che ha poi influito anche sulla letteratura popolare e sul folclore. Parlano di lei alcuni testi redatti tra il VI e il X secolo, cioè tardivi rispetto all’anno 305, indicato come quello della sua morte. Ed ecco come emerge la sua figura da questi racconti pieni di particolari fantasiosi. Caterina è una bella diciottenne cristiana, figlia di nobili e vive ad Alessandria d’Egitto.
Qui, nel 305, arriva Massimino Daia, nominato governatore di Egitto e Siria (che si proclamerà “Augusto”, cioè imperatore, nel 307, morendo suicida nel 313). Per l’occasione si celebrano feste grandiose, che includono anche il sacrificio di animali alle divinità pagane. Un atto obbligatorio per tutti i sudditi, e quindi anche per i cristiani, ancora perseguitati. Caterina si presenta a Massimino, invitandolo a riconoscere invece Gesù Cristo come redentore dell’umanità, e rifiutando il sacrificio.
Massimino allora convoca un gruppo di intellettuali alessandrini, perché la convincano a venerare gli dèi. Ma è invece Caterina che convince loro a farsi cristiani. Per questa conversione così pronta, Massimino li fa uccidere tutti, poi richiama Caterina e le propone addirittura il matrimonio. Nuovo rifiuto, sempre rifiuti, finché il governatore la condanna a una morte orribile: una grande ruota dentata farà strazio del suo corpo.
Un nuovo miracolo salva la giovane, che poi viene decapitata: ma gli angeli portano miracolosamente il suo corpo da Alessandria fino al Sinai, dove ancora oggi l’altura vicina a Gebel Musa (Montagna di Mosè) si chiama Gebel Katherin. Questo avviene il 24-25 novembre 305. E alcuni studiosi ritengono che il racconto leggendario indichi, trasfigurandola, un’effettiva traslazione del corpo sul monte, avvenuta però in epoca successiva. Dal Gebel Katherin, infine, e in data sconosciuta, le spoglie furono portate nel monastero a lei dedicato, sotto quel monte.
A una sua biografia così poco attendibile si contrappone la realtà di un culto diffuso anche fuori dall’Egitto. La troviamo raffigurata nella basilica romana di San Lorenzo, in una pittura dell’VIII secolo col nome scritto verticalmente: Ca/te/ri/na; a Napoli (sec. X-XI) nelle catacombe di San Gennaro, e più tardi in molte parti d’Italia, così come in Francia e nell’Europa centro-settentrionale, dove ispira anche poemetti, rappresentazioni sacre e “cantari”.
La sua festa annuale è vista principalmente come la festa dei giovani. In Francia, Caterina diviene la patrona degli studenti di teologia e la titolare di molte confraternite femminili; e, in particolare, la protettrice delle apprendiste sarte, che da lei prenderanno il nome destinato a durare a lungo anche in Italia: “Caterinette”.
Autore: Domenico Agasso
25 Nëndorit 2014

Memoria di S.Caterina Martire e S.Mercurio M

Deshmoria e madhe Shejta

Ekaterine e Deshmori i mathë Shën Merkuri

Sot, o të besme, loziëm valla me salme e me hjmne tue kënduar t’in’Zoti e tue dhënë nder tendë të Shejtëruame t’tij, arkës shpirtërore çë mban Fialën të papërshkruame . I falet Perëndìs ajò çë lindi mbi fukjit naturore e Kryeprifti i mathë Zaharia e pret mirë me gëzim si faltoria e t’in’Zoti.

 Uniamoci oggi in coro, o fedeli, cantando al Signore con salmi e cantici e venerando la sua dimora santificata, l’arca vivente, che ha accolto il Verbo che nul la può contenere: essa viene infatti soprannaturalmente of fer ta a Dio, mentre è ancora bambina nella carne; e il gran de sacerdote Zaccaria lieto l’ac coglie come tabernacolo di Dio.
 

     Sot faltoria shpirtërore të shejtes lëvdi të Krishtit Perëndìs t’ënë e vetëmia ndër grat e dëlira, e bekuamia, parakjitet te faltoria ligjërore sa të mbetet te shejtoria e shejtravet e bëjën harè këndojën t’in’Zoti tue nderuar me hymne e lëvdì mëmën t’tij. 

      Oggi il tempio vivente della santa gloria * del Cristo Dio nostro, * la pura, la sola benedetta tra le donne˚, * è presen tata al tempio della Legge * per dimorare nel santo dei santi; * si allietano con lei nello spirito * Gioacchino e Anna; * e i co ri delle vergini cantano al Signore * salmeggiando e ono rando la Madre sua.
      Ti ligjërata e profetravet, ti lëvdia e apostojvet, e të gjithë njerëzëvet përtërimi, o Virgjërë mëma e Perëndis. Pse për tij u pajtuam me t’ën’Zonë. Andai na nderojëm të vaturit t’atë në faltore e bashkë me ëngjëjit na tih, gjithë e dëlirë, me salme po të thomi : të fatemi tue u shpëtuar paj t’tij.
          Tu, annuncio dei profeti, * gloria degli apostoli, * vanto dei martiri * e rinnovamento di tutti i mortali, * Vergine Madre-di-Dio: * grazie a te siamo riconciliati con Dio. * Noi onoriano dun que * il tuo arrivo nel tempio del Signore, * e insieme all’an gelo noi tutti, * salvati dalla tua intercessione, * a te, vene rabilissima, acclamiamo sal meg giando: * Gioisci!
           Sot gëzonet kjiteti i Aleksandrìs çë me lutësì ruan te klisha jote djebën t’ënde. Edhè na , o shejta Ekaterinë kremtojëm kujtimin t’ënt të shejt. Lutu ti për atà çë të nderiën.
Tripudia oggi la città di Alessandria, * che amo re vol mente conserva * nel tuo divino tempio * le tue fasce, o martire. * Anche noi dunque * piamente festeggiamo, o Ca terina, * la tua memoria venerabile: * prega per quelli che ti onorano.
           Sot kremtojëm kujtimin t’ënt , o Ekaterinë. Tu me të vërtetë shkele me të folit e me të bërit pushtetin e armikut e kundërshtimet e retorëvet. Paj të lutjevet t’saj ruajna, o i Madh’in’Zot, nga eresìt.
                Festeggiamo ora la memoria di santa Caterina: * con forza essa ha davvero abbattuto, * in parole e opere, * tutte le po tenze del nemico˚ * e l’opposizione dei retori. * Liberaci dun que dalle eresie, o Dio, * per le sue preghiere.
             Gëzou, o Ekaterinë, deshmore e shkjuarë, pse mbi malin Sinai tekù Moiseu pa drizën çë me ziarrin ,Krishti bë të kjilliën kurmin t’ënt sa t’ishë ruajtur njera te të jardhurit t’atë të dyjtë.
Gioisci, martire gloriosissima, * venerabile Caterina: * poiché sul monte Sinai, * dove Mosè vide il roveto che non si consumava˚, * Cristo, che là ha ora trasferito * la tua tenda mortale a Dio gradita, * ti custodisce fino al tempo * del suo secondo avvento.
Lëvdi….
             Te festa e Ekaterinës, e dijshmia tek in’Zot, rrjedhiëm me gëzim, o mikjë të martravet, tue e kurorëzuar me lëvdit t’ona si me lule tue i thënë : Gëzou ti çë mohove të folët të pa turp të gojëmadhëvet retorë e nga padituria i prure te besa e hjynushme. Gëzou ti çë paj të dashuris t’ënde për Kriuesin le kurmin t’ënt t’ishë munduar me disa vjershe e mbete si një kudrë çë ngë lë t’e çajën. Gëzou, pse ti me mundimet t’atë fitove të banoje në kjiell sa të trazhgoje lëvdìn të pasosme, atë çë na të gjithë dishirojëm. U mbaroft këjo shpresë për këndojësit t’atë.
Gloria. Della santa. Tono 2.
              Gioiosamente accorriamo, * o amici dei martiri, * alla so lennità della martire Caterina, * sapiente in Dio, * e coro niamola di lodi, come di fiori, * a lei acclamando: * Gioisci, tu che hai confutato * l’insolenza piena di igno ranza * dei retori ciarlieri, * e li hai guidati alla fede di vi na. * Gioisci, tu che per amore del tuo Creatore, * hai con segnato il corpo * a molteplici tormenti, * e non ti sei la scia ta abbattere, * resistente come incudine. * Gioisci tu che, in compenso delle pene, * sei stata introdotta nelle celesti dimore * e hai ottenuto il gaudio del l’eterna gloria: * che neppure noi tuoi cantori, che ad essa aspiriamo, * veniamo delusi nella nostra speranza.
Nani..
          Posa çë ti u leve , o Zonja e shë Mëri, nuse e t’lartiti , u ndohe pra te faltorëja e t’in’Zoti si një e shejtëruame. Ahierna edhè Gavrili, thom se kle dërguar tek ti e pafajshme, sa të t’bij të ngrënët. Të gjithë u famasën në kjiell si pan Shpirtin Shejt çë mbetej me tij. Andai ti e dëlirshme e pa-faj, në kjiell e mbi dhet e lëvduashme, shpëtò gjithë njerëzit.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 4.
            Dopo la tua nascita, * o Sovrana, sposa di Dio, * tu sei giunta nel tempio del Signore * per essere allevata nel santo dei santi, * quale creatura santificata. * Allora a te, l’imma co lata, * fu anche inviato Gabriele, * per portarti cibo. * Tutti gli esseri celesti furono nello stupore * vedendo lo Spirito santo di morare in te. * Tu dunque, senza macchia né contami na zio ne, * in cielo e in terra glorificata, * o Madre-di-Dio, * salva la no stra stirpe.
Apostiha
          Me ndihmën e Shpirtit Shejt ti, deshmor Merkurië, tue luftuar kundra armikut si ushtar i pamundëshëm me armën e besës munde mijëra diej. E tue mbaruar luftimin, si mbas rregullavet, more kurorën bashkë me t’jerë athletë, o deshmor i mathë dhe i lum.
Con la forza dello Spirito Santo , tu o grande martire Mercurio,e con l’arma della verità: hai completamente schiacciato al suolo * gli schiera menti dei nemici * e la boria dei demoni, * e hai rice vuto la corona con gli altri atleti dalla mano del tuo Crea tore, e tutti tu salvi .
                       I drejti do t’lulëzonjë si pallmie, si dëllinjë e Libanti ka t’shumësonet.
Il giusto fiorirà come palma, e crescerà come cedro del Libano
            Një ëngjell kle urdhuruar nga Shpirt i Shejt të vij nga kjielli të të shëndoshëj lavomët, o i famasëshmi deshmor. I mfortësuar nga Ai ti durone t’ishe plagosur me ziarr, t’ishe vjerrë i ndejtur e i lidhur gurëve të rëndë tue derdhur gjak nga gjithë anët.
Shejtrat çë jesiën në dhe in’Zot i mbushi me dhuratat e tij.
         Si ti shërbeje në ushtrin e rregjit, o Merkurië, kleve urdhuruar të bëje flijë diejvet, o i lum, e durone mundime e njër vdekjir minore me shumizën e deshmorëvet bashkë me të çilët ti parkales për jetën.
Lëvdi…
          Shpirtërore kle gjella në të çilën u stërvite : kështù përpara gjykatores e njerëzëvet pa Perëndì munde e kjell për e veshurë me lule urdhurimin i tiranti , o shejta Ekaterinë, e mënd’e sosën pullaret e retorëvet.
           Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, * hai raggiunto il tribunale ateo * e ti sei presentata con i trofei in mano, * o venerabile Caterina, * fiorente nello splen do re di Dio; * rivestita la forza divina, * ti sei fatta gioco del de creto del tiranno, * e hai fatto tacere, o grande lottatrice, * gli insulsi discorsi dei retori.
Nani
          Sot lusmët e të besmëvet çë mbëjidhen ka t’kremtojëm shpirtërisht këtë ditë e të bijën e mëmën e t’in’Zoti, çë vien kjellur te faltoria e Perëndìs me lutësì do t’madhërojëm. Ajo kle sgledhur nga gjithë jinìt për ndenjë të Krishtit ,rregji e Perëndia i gjithëve.
O Virgjëresha, me lëmpën në dorë jitsëni përpara sa të nderni të vaturit në faltore të Virgjërës. O Mëma, tue lënë mbë nj’anë çëdo lip, me gëzim përsillni tue kënduar mëmën e t’in’Zoti : Atë çë na pru jetës harèn . Gjithë për së bashku me ëngjellin thomi Hirplotës : Të falemi . Asaj çë parkales për shpirtrat t’anë.
               Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, celebria mo spiritualmente una festa solenne, e piamente accla miamo la Vergine, figlia di Dio e Madre-di-Dio, che viene condotta al tempio del Signore: lei che è stata prescelta da tutte le generazioni, per essere tabernacolo del Cristo, Sovrano universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate stra da recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sem pre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre-di-Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, insieme con l’angelo, con gioia gridiamo: Gioisci! alla piena di gra zia˚, a colei che sempre intercede * per le anime nostre.
        Apolitikjia : Këndojëm të famëshmen nuse e Krishtit shejtë Ekaterinë mbrojtëse e Sinait, atë çë për ne ë strehim e ndihmë. Ajo bë me të vërtetë të kjeteshën sofismet e të palutshmëvet me shpatën e shpirtit e nanì si deshmore lip për gjithë ne shumë lipisi
         Cantiamo la sposa di Cristo degna di ogni lode, la di vina Caterina, protettrice del Sinai, nostro aiuto e soccorso: * essa ha splendidamente chiuso la bocca con la spada dello Spirito˚ * ai piú abili tra gli empi, * ed ora, inco ro nata come martire, * chiede per tutti la grande misericordia˚.
           Sot na parathuhet pëlkjimi i t’inë Zoti e na paraleçitet shpëtimi i njërëzëvet . Te faltoria e t’in’Zoti Virgjëresha na ‘ftonet e gjithëve na paralajmëron Krishtin. Asaj me zë të lart i thomi na : gëzou ti , i kujdesit i stisorit mbarimi .
          Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, * e il primo annuncio della salvezza degli uomini. * Agli oc chi di tutti la Vergine si mostra * nel tempio di Dio, * e a tutti prean nuncia il Cristo. * Anche noi a gran voce a lei acclamia mo: * Gioisci, compimento dell’economia del Creatore.
Uniamoci oggi in coro, o fedeli, cantando al Signore con salmi e cantici e venerando la sua dimora santificata, l’arca vivente, che ha accolto il Verbo che nul la può contenere: essa viene infatti soprannaturalmente of fer ta a Dio, mentre è ancora bambina nella carne; e il gran de sacerdote Zaccaria lieto l’ac coglie come tabernacolo di Dio

.Sot faltoria shpirtërore të shejtes lëvdi të Krishtit Perëndìs t’ënë e vetëmia ndër grat e dëlira, e bekuamia, parakjitet te faltoria ligjërore sa të mbetet te shejtoria e shejtravet e bëjën harè këndojën t’in’Zoti tue nderuar me hymne e lëvdì mëmën t’tij.