Messaggio di Natale
2015
Ai Cari fratelli e sorelle della Chiesa di Piana degli Albanesi
Gloria a Dio nel più
alto dei cieli, pace e benevolenza sulla terra!
Lëvdi në të lartit Perëndis, e mbi dhe
pakje, ndër njerëzit vullnes e mirë
Con grande gioia vi saluto in questa festività natalizia quando
l’unigenito Figlio di Dio – il nostro Dio che è prima di tutti i secoli - prese la nostra natura umana e si manifestò a noi come
piccolo bambino. Che gioia è per noi ricordare questo grande evento che tocca
la vita di ciascun battezzato che viene in questo mondo e glorificare l'amore
di Cristo per gli uomini con le parole del Credo che recitiamo nella Divina Liturgia: Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito
Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo // I çili për ne njerëze, e për shpetimin tënë
u dryp nga qielljat, e mori mish nga Shpirti Shejt e nga Mëria Virgjëresha, e u
bë njeri.
L’odierna solennità ci ricorda il
Mistero della Incarnazione! È una realtà che non ha l’eguale, sbalordisce e
sempre ci esalta. È il Signore, è Dio fatto Uomo. Se oggi tra gli uomini, come
in altri tempi, vi sono coloro che negano o mettono in dubbio l’esistenza di
Dio, sempre più valide sono le prove della sua realtà e della sua opera. Vi
sono tante mirabili cose che noi ammettiamo e di cui godiamo pur senza vederle.
Ebbene Dio c’è, esiste: da Lui tutto dipende e deriva: chi lo nega è
nell’assurdo.
Questo Dio invisibile, eterno, che
avvolge il creato, ha valicato l’abisso che ci separa da Lui, ed è venuto tra
noi. In quale modo? Ecco il presepio, ecco l’icona del Natale a ripresentarci
l’avvenimento in Betlemme. Maria depone il Divino Pargolo, nato per opera dello
Spirito Santo, nella mangiatoia. Poteva apparire nel mondo in maniera più
povera e squallida di quella prescelta? Certamente no. E allora, dinanzi a
tanta benignità sono ovvie due domande: Perché e per che cosa è entrato nel
mondo il Figlio di Dio fatto Uomo? Nello stesso Credo è la duplice
risposta: Per noi uomini e per la nostra salvezza …
Il Natale è festa grande per noi
cristiani perché ricorda il fatto che Gesù è venuto sulla terra, assumendo le
sembianze umane per avvicinare tutti noi; e proprio perché nessuno avesse
timore o soggezione o addirittura diffidenza a causa della sua venuta, ha
scelto, per nascere, il posto più umile, l’ultimo posto, là dove non è
difficile a nessuno d’avvicinarlo. Ha voluto apparire a noi intenzionalmente piccolo
ed è venuto al mondo umilmente, anche se l’umanità non aveva fatto nulla per
andare incontro degnamente al suo amore. Nessuno gli aveva assicurato fedeltà;
anzi, prima ancora che venisse, Egli era stato dimenticato, offeso con il
peccato. Per venire a noi Egli ha valicato lo stesso grande abisso che separava
l’umanità dal Creatore. L’uomo era stato indegno del suo amore.
Egli è venuto perché noi eravamo
indegni; la nostra morte spirituale lo ha spinto a venire e farsi povero e
fragile come noi, tranne che nel peccato, come ci ricorda San Basilio: …sulla
terra si fece vedere e con-visse con gli uomini, e incarnandosi dalla
Vergine santa, svuotò sé stesso assunta la forma dello schiavo, fattosi
conforme alla nostra umiltà, affinché facesse noi conformi all’icona della sua
gloria // …mbi dheun u dëftua e me njerëzit rroi, e nga Virgjëresha e sheite
tue u mishëruar, mbrazi vetëhenë, fytyrë shërbëtori tue marrë, i njëllojshëm
tue u bërë me kurmin e të përmisurit tënë, sa të njëllojshëm të na bëj te ikona
e lëvdisë së tij. Anzi Egli è venuto per ognuno di noi. Si può ben ripetere
con San Paolo: per me.
Ognuno è stato è stato oggetto di
pensiero da parte di Dio. Egli ha voluto divenire fratello, collega, amico
nostro. Ed è venuto per amore. Ciascuno di voi, dunque, deve riflettere su
questo; deve sentire dentro di sé: io sono stato amato da Dio. Quanto è felice
un bambino, quando non tarda ad accorgersi che la sua mamma gli vuole bene; e
come esprime la sua gioia! E ancora: osservate un giovane o una giovane che va
cercando un po’ di lavoro. Come è triste quando vede che tutti voltano le
spalle e non tengono conto della sua richiesta; ma quanto è, invece, felice
allorché sul suo cammino incontra qualcuno che comprende, che invita ad aprire
il cuore a buona speranza! Così è sul piano dei nostri rapporti con Dio, venuto
per noi sulla terra: quanta gratitudine gli dobbiamo per il bene che ci ha
dimostrato e sempre ci manifesta: un bene infinito, perché promana su Dio. Noi
siamo sotto il coro della sua luce, illuminati dell’effusione dei suoi raggi
che ci scrutano per metterci davanti a Lui, proprio perché Gesù Cristo è venuto
per volerci bene. Dio, dunque, ci pensa: ci ama.
Ed ecco: in questo santo giorno del
Natale l’annunzio ci viene ripetuto: il divino amore per tutti noi. San Paolo
ci ricorda che oggi è apparsa la bontà del Signore! Il Natale va considerato, appunto, come un
fiotto di bontà che si riversa su ogni uomo e donna. Non possiamo, davvero,
rimanere inerti, indifferenti di fronte al mistero di questo amore che ci
insegue e ci accompagna, in un mondo dove la gente non si comprende e dove
tutti cercano di eliminare gli altri o almeno difendersi da coloro con i quali
si convive, in un mondo fatto di indifferenza, se non addirittura di odio.
Invece il Signore ci vuole ed invita, ci capisce, ci chiama per nome,
suggerisce al nostro cuore parole attraverso le quali sentiamo chiaramente di
essere degli eletti e prediletti nel senso più alto e più vero di questa
realtà.
Sentiamo, quindi, profondamente
l’insegnamento particolare di questo Natale 2015 e della sua presenza nelle
nostre famiglie. Papa Francesco ci ricorda che Cristo si è fatto simile a noi,
ha voluto prendere, Egli, il Figlio di Dio, la statura dell’uomo, assumere le
sue miserie, i suoi bisogni, addossarsi perfino i suoi peccati. E’ venuto non
per chiedere, ma per dare; è venuto per mettersi in una relazione con Lui che
diventa misteriosa, stupenda, e che è il centro della fede. È venuto non per
chiedere, ma per dare; per essere pane e nutrimento dell’uomo; per essere con
lui in comunione, cioè per fondersi il lui, come dice San Paolo, Non sono
più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!
Possiamo soffermarci sui motivi di così
ardente carità: Gesù Cristo è venuto sulla terra per essere conosciuto e capito
dall’uomo, si è rivelato prendendo le sue sembianze e dire: Guarda questa
persona e vedrai Dio! Lo ha detto, del resto il divino Maestro nell’ultima
cena, Chi vede me, vede il Padre mio. D’altra parte, il Signore diventa
esigente quando chiede all’uomo ciò che c’è di più suo e di più prezioso in
lui, il suo cuore. Così Gesù è venuto per essere compreso, amato, corrisposto.
Qui, attraverso il diaframma della natura umana, il Salvatore diventa esigente:
vuole, in realtà, che noi lo amiamo. Dice a ognuno di noi: dammi il tuo cuore.
Questo è il cristianesimo che fa amare Dio oltre gli affanni e le
preoccupazioni terrestri, anche attraverso i dolori che spesso incontrano, e
quanto addirittura difficile vivere nella alternativa di dolorose esperienze.
In tutto ciò è il ricordo del Natale
che intendo lasciare a voi, diletti fratelli e sorelle: il Signore è venuto per
amarvi e per essere riamato: non respingete tale richiesta di amore, quando
Egli bussa al vostro cuore per chiedervi la vostra persona, la vostra anima,
non per rubarvela, non per rendervi schiavi, non per farvi perdere, come oggi
si dice, la vostra personalità, ma per darvi, invece, una felicità vera e
completa. Si può essere, infatti, malati, si può essere poveri, ma nello stesso
tempo sentire l’adorabile voce che ripete, Beati voi che siete poveri.
Dunque, sembra umanamente inconcepibile
dire questa parola oggi anche a voi; eppure, se voi amate Cristo e avete capito
qualche cosa di Lui, non potrete essere felici, né giammai vi mancherà una
grandezza di animo, una dignità interiore, una coscienza umana. Di conseguenza,
vi sentirete davvero felici, assurgendo a una statura che nessuna professione,
o carriera, potenza, ricchezza potrà dare. Allora, vi sentirete uomini e donne
elevati al privilegio d’essere figli e figlie di Dio, amati da Dio, anche e
vivete in difficoltà, nella ristrettezza, e nella sofferenza. Questa non è
parola mia, ma l’eco di una Parola che trascende la sua umile persona, e domina
il mondo: Beati voi, perché vostro è il regno dei cieli. Questo è il
Natale. Siate buoni, attenti a ben accogliere il grande messaggio, e sarete
felici con la benedizione del vostro vescovo, con la benedizione stessa di Dio.
Possa questo tempo tempo del Natale del
Signore essere per tutti noi il preludio alla nostra trasformazione
nell’immagine del Figlio di Dio fatto Uomo, che portò la nostra debolezza umana
per coprirci con il manto della incorruttibilità e fare splendere la luce del
suo volto sulla nostra natura umana. Con queste preghiere e sentimenti, amati
fratelli e sorelle della Chiesa di Piana, chiedo per voi e le vostre famiglie
le più abbondanti benedizioni del nostro Signore Gesù Cristo.
Cristo è nato! Dategli gloria! Krishti u le! Lëvdnonje!
Piana degli Albanesi, 24 dicembre 2015
+ P. Giorgio Demetrio
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