sabato 12 maggio 2012

Domenica 13 Maggio 2012   Oggi ricorre anche: Santa Gliceria, martire

Si fa memoria: Domenica VI di Pasqua:
del Cieco nato
 Sinassario Nelle chiese di tradizione bizantina la sesta domenica dopo la festa della Santa Pasqua viene ricordata come la Domenica del cieco nato. La giornata commemora il miracolo della guarigione di un uomo che era cieco fin dalla nascita e la storia biblica di questo evento si trova nel Vangelo di san Giovanni (Gv 9:1-41). Questa è l'ultima domenica del periodo pasquale prima della festa dell'Ascensione che ricorre il giovedi di questa settimana. L'apodosis o commiato della festa di Pasqua è il prossimo Mercoledì, un giorno nel quale non si digiuna e che viene celebrato liturgicamente con la gioia e la luminosità della Festa delle Feste.
Vangelo
Giovanni 9,1-38
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va' a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so».Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi.



Atti 16,16-34 Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una giovane schiava, che aveva uno spirito di divinazione e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo l'indovina. Essa seguiva Paolo e noi gridando: «Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza». Questo fece per molti giorni finché Paolo, mal sopportando la cosa, si volse e disse allo spirito: «In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei». E lo spirito partì all'istante. Ma vedendo i padroni che era partita anche la speranza del loro guadagno, presero Paolo e Sila e li trascinarono nella piazza principale davanti ai capi della città; presentandoli ai magistrati dissero: «Questi uomini gettano il disordine nella nostra città; sono Giudei e predicano usanze che a noi Romani non è lecito accogliere né praticare». La folla allora insorse contro di loro, mentre i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e dopo averli caricati di colpi, li gettarono in prigione e ordinarono al carceriere di far buona guardia. Egli, ricevuto quest'ordine, li gettò nella cella più interna della prigione e strinse i loro piedi nei ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli. D'improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti. Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le porte della prigione, tirò fuori la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gli gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, cosa devo fare per esser salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. Egli li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lavò le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.
APOLITIKION
Τὸν συνάναρχον Λόγον Πατρὶ καὶ Πνεύματι, τὸν ἐκ Παρθένου τεχθέντα εἰς σωτηρίαν ἡμῶν, ἀνυμνήσωμεν πιστοὶ καὶ προσκυνήσωμεν, ὅτι ηὐδόκησε σαρκί, ἀνελθεῖν ἐν τῷ Σταυρῷ, καὶ θάνατον ὑπομεῖναι, καὶ ἐγεῖραι τοὺς τεθνεῶτας, ἐν τῇ ἐνδόξῳ Ἀναστάσει αὐτοῦ.
Ton sinànarchon Lògon Patrì ke Pnèvmati, ton ek Parthènu techthènda is sotirìan imòn, animnìsomen, pistì, ke proskinìsomen; òti ivdhòkise sarkì anelthìn en do stavrò, ke thànaton ipomìne, ke eghìre tus tethneòtas en di endhòxo anastàsi aftù.
Fedeli, inneggiamo ed adoriamo il Verbo, coeterno al Padre e allo Spirito, che per la nostra salvezza è nato dalla Vergine. Egli si compiacque con la sua carne salire sulla croce e subire la morte e far risorgere i morti con la sua gloriosa risurrezione.
KONDAKION
Εἰ καὶ ἐν τάφῳ κατῆλθες ἀθάνατε, ἀλλὰ τοῦ Ἄδου καθεῖλες τὴν δύναμιν, καὶ ἀνέστης ὡς νικητής, Χριστὲ ὁ Θεός, γυναιξὶ Μυροφόροις φθεγξάμενος, Χαίρετε, καὶ τοὶς σοὶς Ἀποστόλοις εἰρήνην δωρούμενος ὁ τοὶς πεσοῦσι παρέχων ἀνάστασιν.

I kiè en tafo katiltès atànate, allà tu adhu kathilès tin dhìnamin, kiè anèstis os nikitìs Kristè o Theòs, yinexì Mirofòris fthexàmenos, chièrete, kiè tis si Apòstolis irìnin dhorùmenos o tìs pesùsi parèchon anàstasin.

Sei disceso nella tomba, o Immortale, e all'incontro hai distrutta la potenza dell'inferno e sei risorto qual vincitore; o Cristo Dio, esclamando alle donne che ti recavano aromi: salve! e hai concesso la pace ai tuoi Apostoli, tu che dai ai peccatori la risurrezione.





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venerdì 11 maggio 2012

Sabato 12 Maggio 2012
Oggi ricorre anche:
Sant'Epifanio, vescovo di Cipro
Si fa memoria: San Germano, arcivescovo di Costantinopoli (†733)
Sinassario
San Germano nacque a Costantinopoli sotto l'imperatore Eraclio (610-641). Suo padre, il patrizio Giustiniano, fu famoso per aver occupato alcuni uffici di alta politica dell'Impero e fu messo a morte dal nipote di Eraclio con il pretesto che egli desiderava la corona imperiale, mentre Germano fu mutilato e fatto entrare nel clero della Grande Chiesa nel 668. Attorno al 705 per la sua impeccabile condotta il Santo meritò di essere consacrato metropolita di Cizico e nel 715 venne promosso alla sede di Costantinopoli. Quando era in carica assistette impotente all'emanazione dell'editto contro le Sacre Icone promulgato dell'imperatore Leone l'Isaurico e a nulla valsero le sue parole e le sue esortazioni, anzi ne ottenne l'esilio. Il Santo si ritirò allora a vita privata e morì intorno a 733, in età avanzata.
Del Santo, che fu anche innografo, ci rimangono numerosi idiomela e stichi, nonché diversi scritti sul culto delle Iconi.


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VESPRO
La Legge scritta con lettere * ti è stata pedagogo a Cristo˚, * o Epifanio, * mostrandoti la grazia sfolgorante * della divina conoscenza del Salvatore, * già prima misticamente scritta * e a chiari caratteri impressa. * Tale grazia, o degno di ogni lode, * tu hai manifestato con i tuoi insegnamenti, * esponendo distintamente le dottrine da Dio ispirate.

Sei stato annunciatore della legge della grazia, * o beato araldo di Dio, * illuminando i confini della terra * con i divini bagliori delle tue dottrine; * e, abbattendo con veemenza le interminabili chiacchiere eretiche, * con la grande sapienza dei tuoi insegnamenti, o venerabilissimo, * le hai esposte all’infamia, * e hai mostrato l’immacolata bellezza della fede.

La tua divina esistenza, * unita ai sentimenti di retta fede, * ti ha reso atto a compiere prodigi * e a respingere la sfrontatezza dei demoni, * o padre, * e a placare con le tue preghiere i dolori di tremendi mali. * E Gesú, amico degli uomini * e Salvatore delle anime nostre, * ti ha ornato della grazia dell’episcopato.

Di san Germano. Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Con forza, o Germano, * hai rovesciato l’opinione del tutto empia di Leone, * l’infelice aveva infatti rinnegato la venerazione * delle sacre icone del Cristo e di tutti i santi. * Ma dalle tue parole, o divino annunciatore, * è stato confuso, * e, come stolto, è rimasto privo di senno.

Il Leone senza Dio, * la belva in odio a Dio, * il precursore dell’anticristo, * colui che ha abolito, o santo, * la venerazione dell’icona di Cristo, * è stato escluso dall’eredità dei fedeli. * Per questo noi ti chiediamo: * Come quello, fa cessare con la tua intercessione * anche il presente sconvolgimento.

Hai ottenuto, o annunciatore di Dio, * ciò che da lungo tempo * avevi chiaramente desiderato, * perché ora, o beato Germano, * pieno di fiducia te ne sei santamente andato al tuo Sovrano, * e, stando davanti a lui, godi della deificazione, * mentre chiedi per il mondo la pace.

Gloria. Di sant’Epifanio. Tono 2.

Sei stato soggetto alle leggi mosaiche, * perché per nascita, o padre, sei di culto giudaico, * ma la grazia di Cristo che in te ha brillato, * ti ha reso discepolo del vangelo della pace˚. * Perciò, come esperto, * hai compreso come si compivano entrambe le alleanze, * e sei passato dalla schiavitú alla libertà. * Prega dunque per noi, * perché siamo liberati dalla tirannide del nemico * e perché siano salvate le anime nostre.

Ora e sempre. Della festa.
Gloria. Di sant’Epifanio. Tono pl. 1.

Grazie alla sapienza spirituale * sei divenuto maestro di fede ortodossa, * o beato Epifanio, * e trovando in Cristo la tua guida, * hai dissipato i disegni degli eretici dalla cattiva dottrina. * Noi dunque ti chiediamo, o santo, * di intercedere perché la retta fede da te confermata * ci sia custodita stabile sino alla fine, * e il Salvatore di tutti doni alle anime nostre * la grande misericordia˚.

Ora e sempre. Della festa. Apolytíkion. Dei santi. Tono 4.

O Dio dei padri nostri˚, * che sempre agisci con noi secondo la tua clemenza˚, * non distogliere da noi la tua misericordia˚, * ma, per le loro preghiere, * dirigi la nostra vita nella pace˚.

Un altro. Tono 1. Cittadino del deserto.

Celebriamo con il celebre Epifanio * il divino Germano, * i due ministri della Deità senza principio, * i sapientissimi espositori delle dottrine d’impronta divina: * essi infatti, come fulgidi iniziatori * alle realtà ineffabili, * effondono bagliori su quanti acclamano: * Gloria a colui che vi ha incoronati, * gloria a colui che vi ha esaltati, * gloria a colui che tramite voi * consolida la fede ortodossa.

ORTHROS

Kondákion comune. Tono 4. Tu che volontariamente.

Esaltiamo, o fedeli, com’è dovere, * la mirabile coppia dei pontefici, * il glorioso Epifanio insieme a Germano: * essi hanno bruciato le lingue degli atei, * stabilendo sapientissime dottrine * per tutti coloro che con retta fede cantano sempre * il grande mistero della pietà˚.
Onoriamo degnamente questa santa coppia * come bellezza dei sacerdoti e gloria degli ortodossi, * perché essi sono divenuti per noi torri sempre sicure * contro i nemici visibili e invisibili, * inconcusse colonne della fede, * divino decoro della Chiesa, * di cui essa si abbiglia, * per potere cosí esporre di buon animo la retta fede, * gridando: * Davvero ha gioito in me il mio spirito, * perché ho ricuperato qual era la mia tunica * che gli eretici avevano lacerata, * per non aver celebrato * il grande mistero della pietà˚.
Esaltiamo Germano ed Epifanio * come dottori ispirati della Triade, * e fonte a doppio getto di celesti carismi. * Iniziati da divine illuminazioni, * essi hanno spiegato il mistero della pietà˚, * e ad essi noi acclamiamo: * Gioisci, coppia di divina sapienza.

Sinassario.
Il 12 di questo stesso mese, memoria del nostro santo padre Epifanio, vescovo di Costanzia a Cipro.
Lo stesso giorno, memoria del nostro santo padre Germa-no, arcivescovo di Costantinopoli.
Per la loro santa intercessione, o Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci. Amen.

Exapostilárion comune. Udite, donne.

Venite, fedeli, * onoriamo la divina, sacratissima coppia dei pontefici * con innodie canore: * onoriamo il divino Epifanio e Germano * che hanno dissipato le tenebre delle eresie * e hanno illuminato tutto il creato * con i raggi della pietà.

sabato 5 maggio 2012

     DOMENICA 6 MAGGIO 2012


Domenica V di Pasqua: della Samaritana  

La quinta Domenica dopo la festa della Santa Pasqua nelle chiese di tradizione bizantina viene ricordata come Domenica della Samaritana. Questo giorno prende il nome dall'evento narrato nel Vangelo di Giovanni quando Gesù incontra una donna samaritana dalla storia coniugale assai travagliata, vicino al pozzo detto di Giacobbe. Ad ella Gesù chiede dell'acqua e la donna meravigliata gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 




Commento alla lettura biblica -












La vita di questa donna cambia radicalmente incontrando Gesù. Attenzione: non sto dicendo che là al pozzo avvenne qualcosa di magico, di improvviso, di miracoloso.



Per il redattore del Vangelo di Giovanni qui sta il nocciolo: non basta passare accanto al Vangelo, ma bisogna incontrare in profondità, accogliere con il cuore la proposta del nazareno.



Dio ci offre in Gesù questa possibilità. La donna samaritana ha preso sul serio questa opportunità…e noi?









Ma l’incontro al pozzo non avviene tra Gesù e una donna qualunque.















Per chi si lascia guidare da Dio oltre la contesa su quale sia il tempio migliore, il culto più perfetto…si spalanca una strada spaziosa: chiunque può bere di quest’acqua!



Questa pagina suona dura, ammonitrice, invitante per le nostre chiese.





Il racconto subisce un’ulteriore accelerazione: questa donna, samaritana, “peccatrice” capisce chi è l’interlocutore.









Ma questa “cristofania” (questo svelamento della funzione che Dio, secondo la teologia di Giovanni, ha assegnato a Gesù facendone l’Unto, il Cristo) trova il punto alto nel fatto che questa donna esclusa diventa una testimone appassionata, una “predicatrice”, una apostola.







Mi capita ogni giorno: sento più vangelo nella vita degli appiedati, dei perdenti, delle persone “impure” che non da coloro che brandiscono certezze dai pulpiti o dai troni. Vorrei imparare ad ascoltare prima di “predicare”.



Ti ringrazio, donna di Samaria: voglio imparare da Gesù a fermarmi, ad ascoltare. Tu sei il simbolo delle persone che cercano acqua di vita. Tu mi ricordi quelle persone che ho tante volte incontrato e insieme alle quali cerco di attingere al pozzo d’acqua viva.




Non dovrebbe la comunità cristiana, essere questo spazio semplice e vero di dialogo affettuoso ed accogliente…? L’indicazione vale per ciascuno/a di noi.

Il rischio è quello di passare vicino al pozzo e alle persone senza fermarmi, senza ascoltare, andando oltre. Questa immagine di Gesù che dialoga con te al pozzo mi affascina e mi tocca in profondità.

Di una cosa mi sono convinto in questi 45 anni di ministero: i cuori feriti di tante donne e di tanti uomini sono diventati per me “sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (v. 14), i cartelli indicatori più significativi per tentare di vivere il Vangelo.

I senza cattedra

Ma è addirittura sconvolgente sapere che il “lieto messaggio” risuona più convincente se viene da una persona “peccatrice” che non dagli “eredi del regno”. Non sono i funzionari di Dio che predicano “con autorità”, ma coloro che si lasciano toccare il cuore.

Si tratta di una “sovversione” profetica delle categorie culturale, patriarcali e religiose vincenti di quel tempo. Dunque, è possibile aderire alla strada di Gesù da qualunque situazione, da qualunque condizione.

L’evangelista ha raggiunto il suo scopo teologico: Gesù viene proclamato e riconosciuto come il messia, cosa che il nazareno non ha mai sognato di dire.

La sua testimonianza è efficace: “Uscirono allora dalla città e andarono da lui”.

Lo sguardo e le parole di Gesù, anziché immobilizzarla nella prigione di un passato infelice e di un presente conturbante, accende in lei una scintilla che divampa in un incendio: “la donna lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a veder un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse l’Unto?”” (vv 28-29).

L’incontro con l’Unto del Signore, con l’inviato di Dio, tocca il suo cuore e l’aiuta a vedere la verità della sua vita. E che cosa succede in questo incontro profondo?

Donna, samaritana, apostola

Se tornassimo all’essenziale – questo adorare Dio in spirito e verità – la smetteremmo di erigere steccati, di escludere, di estromettere, di condurre dispute inutili e scandalose che sono puri giochi di prevalenza e di potere, non faremmo (come succede in questi giorni) campagna elettorale per difendere il “nostro tempio”, i nostri privilegi, le nostre ossessioni e i nostri pregiudizi, le nostre sporche alleanze con i truffaldini impuniti ed arroganti.

Il dono di Dio di cui Gesù è testimone è per tutti, oltrepassa i confini, abbatte le barriere. Gesù  ha vissuto come profeta del suo popolo e per il suo popolo, ma qui il redattore del Vangelo di Giovanni vuole mettere in luce quanto il nazareno nella sua vita abbia saputo riconoscere la fede del centurione pagano, della donna sirofenicia, alieno da ogni preclusione.

Egli ha voluto ricondurre le istituzioni religiose del suo tempo alla loro vera funzione: l’essenziale è adorare Dio in spirito e verità: il Padre cerca tali adoratori.

Quel pozzo ormai ha un’acqua viva che non disseta più soltanto i figli dei patriarchi. Ormai la contesa non è più tra un tempio e l’altro, tra Gerusalemme e Garizim. Gesù non è mai stato né contro il tempio né contro la sinagoga, né contro il sabato.

Sapremo dai versetti seguenti che la sua è una storia difficile, un’esistenza travagliata, problematica. Ma ecco che tra questo giudeo e questa samaritana si svolge un dialogo nel quale Gesù e la donna si dirigono verso un orizzonte aperto, includente.

Tutto lascia chiaramente intendere che esistesse un rapporto teso tra giudei e samaritani al tempo di Gesù. C’è di più: qui siamo di fronte ad una donna, samaritana, che viene ad attingere acqua in un’ora insolita.

Dal tempo dei Maccabei in poi si accentua la polemica. “Le ostilità raggiungono il loro apice quando nel 129/128 a.C. Giovanni Ircano distrugge il tempio eretto sul monte Garizim” (Klaus Wengst, Il vangelo di Giovanni, Queriniana, pag. 166).

Ciò indusse infine i samaritani a costruire un proprio santuario sul monte Garizim vicino a Sichem…

Tra giudei e samaritani nel periodo postesilio si giunse ad una separazione netta allorché personaggi gerosolimitani di primo piano esclusero gli abitanti della Samaria dal collaborare alla costruzione del tempio e delle mura della città di Gerusalemme e presero le distanze da essi.

Donna di Samaria

Tutto questo mi sembra di estrema attualità per ciascuno/a di noi oggi: “Se tu conoscessi il dono di Dio…” (versetto 10). Qualche volta, dentro il turbinio della vita quotidiana, può succederci di non riconoscere più la bellezza e la straordinaria sorgività di quel dono di Dio che è Gesù, la sua strada, la sua testimonianza, il suo messaggio. L’abitudine ha spento l’incontro.

Questo autore-redattore, che chiamiamo Giovanni, scrive questo racconto “cristofanico” per risvegliare la consapevolezza della sua comunità circa l’importanza del riferimento a Gesù come inviato di Dio.

Forse Giovanni aveva già di fronte a sé una comunità che metteva Gesù sullo stesso piano di tanti altri maestri, profeti e “figli di Dio” e rischiava di sottovalutare il dono ricevuto.

Nulla ci vieta di pensare che all’origine di questo racconto di altissimo significato teologico ci sia stato un incontro reale di Gesù con una donna della Samaria, ma l’elemento decisivo per la comunità giovannea sta nel prendere atto con gioia e gratitudine che tutti noi, pur così lontani nel tempo, possiamo trovare in Gesù l’incontro che fa nascere a vita nuova le nostre esistenze.

Il messaggio teologico è però ben chiaro: chi incontra in profondità la persona e l’annuncio, la proposta e la prospettiva di Gesù cambia radicalmente la direzione della sua vita.

L’incontro profondo

Vorrei, anche attraverso la struttura letteraria “a scala a chiocciola” che caratterizza questa pagina, semplicemente individuare alcuni dei messaggi tra i tanti che il testo ci rimanda.

Questa ridda di incontri non è messa a caso e, sotto un certo aspetto, tutti questi brani sono accomunati da un filo rosso che li caratterizza, un nesso profondo che li unisce. Si tratta di cogliere questo nesso e di individuare il percorso teologico che il “racconto” ci invita a compiere.

Questa pagina, che ricorre solo in Giovanni, prosegue la serie di incontri di Gesù: con gli sposi a Cana, con Nicodemo, ora con la donna di Samaria. Poi avremo il figlio del centurione regio, poi il paralitico di Betesda, poi il cieco nato, l’adultera e Lazzaro…

Siamo davanti ad un racconto pittorico che coinvolge e potremmo cadere nell’ingenuità di credere che si tratti di una cronaca con la precisa “registrazione” del dialogo intercorso là vicino al pozzo.

 
    Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma  perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo» (Giovanni 4, 5-42).












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    martedì 1 maggio 2012

    Mercoledì 2 Maggio 2012
    Oggi ricorre anche:
    Mercoledì di Mezzapentecoste
    Si fa memoria:
    Trasporto delle reliquie di sant'Atanasio il Grande

     Sant'Atanasio, detto il Grande, vescovo di Alessandria d'Egitto, è stato tra i più fervidi difensori della fede cristiana e trascorse la sua vita lottando duramente contro l'eresia di Ario. Nacque probabilmente ad Alessandria, intorno al 295, ebbe una buona istruzione sia sulla letteratura profana che nella conoscenza delle Sacre Scritture e fu discepolo di Sant'Antonio il Grande. Nel 325 accompagnò come segretario il suo vescovo Alessandro al Primo Concilio Ecumenico di Nicea e all'improvvisa morte di questo, il 17 aprile 328, fu chiamato a succedergli. La sua elezione avvenne in un periodo assai difficile per la chiesa alessandrina che a quel tempo viveva un momento di grandi divisioni per le eresie che cercavano di imporsi, prima fra tutte quella di Ario.
    Ben presto il nuovo Vescovo subì gli attacchi degli ariani che, dopo il falso Sinodo di Tiro del 335, riuscirino a farlo esiliare a Treviri, in Gallia; il Santo potè rientrare dall'esilio per opera di Costanzo II, figlio di Costantino I, nel 337. Nel 339 il Santo fu nuovamente esiliato e al suo posto fu chiamato l'ariano Gregorio di Cappadocia. Atanasio si rifugiò presso Papa San Giulio I, Vescovo di Roma. In seguito, i Sinodi di Roma (340-341) e di Sardica (342) lo riconobbero innocente e alla morte di Gregorio di Cappadocia (345) il Santo riprese il suo trono e riportò la retta fede in Egitto. Dopo la morte dei suoi più importanti sostenitori, l'imperatore Costante I e Papa Giulio I, gli ariani tentarono in ogni modo di scagliare contro di lui anche l'episcopato d'occidente, per questo, dopo l'ennesima deposizione voluta dall'imperatore ariano Costanzo, Atanasio fu costretto a fuggire e nascondersi nel deserto, dove i monaci lo protessero per otto anni e tornò ad Alessandria solo nel 362, quando Giuliano l'Apostata salì al trono imperiale e richiamò tutti i vescovi esiliati dal suo predecessore. Allora Atanasio si dedicò a ristabilire l'ortodossia nicena mostrando però misericordia e tolleranza, poiché il suo fine era di consolidare l'unità cristiana, ma ciò non piacque all'imperatore che invece voleva ristabilire il paganesimo e per questo il Santo fu nuovamente allontanato. Tornò dopo pochi mesi, quando a Giuliano succedette il cristiano Gioviano. Quando poi salì al trono l'imperatore d'Oriente Valente, Atanasio fu per l'ultima volta esiliato, ma fu presto richiamato dallo stesso imperatore perché il popolo minacciava rivolte.
    Il Santo Vescovo morì il 2 maggio 373, dopo aver trascorso in esilio diciassette anni, sei mesi e venti giorni.
    Sant'Atanasio è uno dei più importanti Padri della Chiesa, detto "colonna dell'ortodossia", sostenitore e teologo dell'incarnazione del Verbo di Dio, che è vero Dio e vero Uomo. Atanasio fu il più tenace avversario dell'eresia ariana, secondo cui il Verbo era un Dio creato prima del tempo, una via di mezzo tra Dio e l'uomo. La sua più importante opera è il trattato su L'incarnazione del Verbo dove Atanasio dice che il Verbo di Dio «si è fatto uomo perché noi diventassimo come Dio; Egli si è reso visibile nel corpo perché noi avessimo un’idea del Padre invisibile, ed Egli stesso ha sopportato la violenza degli uomini perché noi ereditassimo l’incorruttibilità».

     APOLITIKION
    Στῦλος γέγονας ὀρθοδοξίας, θείοις δόγμασιν ὑποστηρίζων, τὴν Ἐκκλησίαν Ἱεράρχα Ἀθανάσιε· τῷ γὰρ Πατρὶ τὸν Υἱὸν ὁμοούσιον, ἀνακηρύξας κατῄσχυνας Ἄρειον· Πάτερ Ὅσιε, Χριστὸν τὸν Θεὸν ἱκέτευε, δωρήσασθαι ἡμῖν, τὸ μέγα ἔλεος.
    Stilos ghègonas orthodhoxìas, thìis dhògmasin ipostirizon tin ekklìsian Ieràrcha Athanàsie, to gar Patrì ton Iiòn omoùsion anakirìxas katìschinas Arion Pàter òsie Christòn ton Theòn ikèteve dhorìsasthe imìn to mèga èleos.
    Tu fosti colonna dell'ortodossia, sostenendo con dogmi divini la Chhiesa, o Gerarca Atanasio; tu infatti hai predicato il Figlio consustanziale al Padre e confondesti Ario. Padre santo, supplica Cristo Dio di concederci la sua grande misericordia.





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    ΤΒ' ΤΟΥ ΑΥΤΟΥ ΜΗΝΟΣ
    ΜΑΪΟΥ

    Μνήμη τς νακομιδς τολειψάνου του ν γίοις Πατρς μν θανασίου τομεγάλου, Πατριάρχου λεξανδρείας.

    ΕΙΣ ΤΟΝ ΕΣΠΕΡΙΝΟΝ

    Ες τό, Κύριε κέκραξα, ψάλλομεν ΣτιχηρΠροσόμοια τς ορτς γ' κατοῦ Ἁγίου γ'.
    Προσόμοια τοῦ Ἁγίου
    ς γενναον ν Μάρτυσι
    χος δ' ΤΟ ΑΚΟΥΤΕ
    Διωγμος καρτέρησας, κακινδύνους πέμεινας, θεορρμον σιε θανάσιε, ἕως τν πλάνην ξώρισας, Ἀρείου τν θεον, κατν ποίμνην τς ατοῦ, ἀσεβείας διέσωσας, ὁμοούσιον, τΠατρδογματίσας τν Υἱόν τε, κατΠνεμα ρθοδόξως, ἱερουργὲ ἱερώτατε.

    στραπας τοκηρύγματος, τος ν σκότει φώτισας, κατν πλάνην πασαν πεδίωξας, προκινδυνεύων τς πίστεως, στερρὲ Ἀθανάσιε, ὡς ποιμν ληθινός, ὡς δραίωμα σειστον, παναοίδιμε, τς Χριστοῦ Ἐκκλησίας· διτοτο, συνελθόντες σε τιμμεν, μελδικς γαλλόμενοι.

    ρετν πσαν σκησας, ἐπιμόνως θεόπνευστε, καχρισθες τΠνεύματι χρσμα γιον, ἱερουργς ερώτατος, σαφς χρημάτισας, καποιμν ληθινός, κατς πίστεως πρόμαχος· θεν πασα, Ἐκκλησία δοξάζει σου τν μνήμην, ἱερς πιτελοσα, κατν Σωτρα δοξάζουσα.
    Δόξα... Ἦχος πλ. β'
    Γερμανο ΤΟ ΑΚΟΥΤΕ
    Χριστοτν εράρχην, ὑμνήσωμεν παντες θανάσιον, ὅτι ρείου τδιδάγματα πάντα κατήργησε, κατς γίας Τριάδος τκράτος, ες πάντα τν κόσμον τρανς καταγγέλλει, ἕνα Θεν ν τρισπροσώποις μέριστον, ᾧ καπρεσβεύει πρ μν, τν ν πίστει τελούντων τν μνήμην ατοῦ.

    Κανν... Τς ορτς

    Ες τν Λιτν
    Δόξα... Ἦχος γ'
    ΓερμανοΠατριάρχου
    μεγάλη τς κκλησίας σάλπιγξ, ὁ πολύαθλος θανάσιος, πρς εωχίαν σήμερον συγκαλεται τν οκουμένην φαιδρς. Πάντες πιστοί, πρς τν πανήγυριν παντήσωμεν τοκαλοποιμένος, ὕμνοις γεραίροντες τος ερος ατοπόνους, ὅπως τας πρεσβείαις ατοῦ, λάβωμεν παρΧριστοτμέγα λεος.

    Κανν... Τς ορτς

    Ες τν Στίχον, ΣτιχηρΠροσόμοια τοῦ Ἁγίου.
    χος πλ. α'
    Χαίροις σκητικν ΤΟ ΑΚΟΥΤΕ
    Χαίροις τν ρετν κανών, ὁ ὑπρ πίστεως θλήσας στερρότατα, καλύσας τν τοῦ Ἀρείου, κακοδοξίαν νευρας, τν σεπτν σου λόγων θανάσιε, τρανς κδιδάσκων, μις Θεότητος δύναμιν, ὁριζομένην, ἐν τρισν ποστάσεσι, παρ' ἧς παντα, νοητκαφαινόμενα, μόνην δι' ἀγαθότητα, παρήχθη πρς γένεσιν, κασαφηνίζων τς θείας, δημιουργίας τδύσληπτα, Χριστν καταπέμψαι, τας ψυχας μν δυσώπει τμέγα λεος.

    Στίχ. Τστόμα μου λαλήσει σοφίαν καὶ ἡ μελέτη τς καρδίας μου σύνεσιν

    Χαίροις Πατριαρχν κρηπίς, σάλπιγξ εηχος, ὁ νος περίβλεπτος, ἡ γλσσα ἡ ὀξυτάτη, ὁ διαυγς φθαλμός, τν ρθν δογμάτων σαφήνεια, ποιμν ληθέστατος, ὁ λαμπτρ φανότατος, πέλεκυς κόπτων, ὕλην πσαν αρέσεων, καταφλέγων τε, τπυρττοΠνεύματος, στλος ὁ ἀπερίτρεπτος, ὁ πύργος ὁ ἄσειστος, ὁ τς Τριάδος κηρύξας, τν περούσιον δύναμιν, τρανς, ἣν δυσώπει, τας ψυχας μν δοθναι τμέγα λεος.

    Στίχ. Οἱ Ἱερες σου Κύριε νδύσονται δικαιοσύνην καοἱ ὅσιοί σου γαλλιάσονται

    Χαίροις τελευτήτου ζως, ἐπωνυμίᾳ ἀληθς κλεϊζόμενος· τρυγών τε ραιοτάτη, σν νεοττος ερος, κατῷ ὁμοζύγῳ ἐκπετάσασα, ἐκ γς πρς οράνια, ἔνθα νέφος εφραίνεται, σεπτν Μαρτύρων, ἔνθα φς τὸ ἀνέσπερον, ὅπου παυστος, εφροσύνη γνωρίζεται, τάγματα πουράνια, Ἁγίων λαμπρότητες, ὅπου ὁ ἦχος θεος, ἑορταζόντων κούεται, Χριστς νθα πέλει, ὁ δωρούμενος τκόσμτμέγα λεος.
    Δόξα... Ἦχος γ'
    Γερμανο
    Πάλιν μν χρυσορρόας Νελος, κατς θανασίας πώνυμος, διτς τησίου μνήμης πιδημν τας καλας ναβάσεσι, πλημμυρετχρυσόρρειθρα τς θανασίας χεύματα, κατροφν μβροσίας καρποδοτν, διτς ψηλς θεηγορίας, Τριάδος διαίρετον κράτος κδιδάσκει προσκυνεν, καπελαγίζων τθεα διδάγματα, τν πιστν κατάρδει τς διανοίας, καπρεσβεύει πρ τν ψυχν μν.

    Κανν... Τς ορτς

    πολυτίκιον χος γ'
    Στλος γέγονας ρθοδοξίας, θείοις δόγμασιν ποστηρίζων, τν κκλησίαν εράρχα θανάσιε· τγρ Πατρτν Υἱὸν μοούσιον, ἀνακηρύξας κατσχυνας ρειον· Πάτερ σιε, Χριστν τν Θεν κέτευε, δωρήσασθαι μν, τμέγα λεος

     Apolytíkion. Tono 3.

    Sei divenuto colonna di ortodossia, * sostenendo la Chiesa con divine dottrine, * o pontefice Atanasio: * poiché, proclamando il Figlio consustanziale al Padre, * hai confuso Ario. * Padre santo, * prega il Cristo Dio * di donarci la grande misericordia˚.
    2 MAGGIO 2012

    Memoria della traslazione delle reliquie del nostro santo padre Atanasio il grande, patriarca di Alessandria
    (forse sotto il patriarca Germano, 715-730).

    VESPRO

    Al Signore, ho gridato, stichirá prosómia del santo.
    Hai sostenuto persecuzioni * e sopportato pericoli, *sant’Atanasio dalle divine parole, * finché non sei giunto a bandire * l’ateo errore di Ario; * hai salvato il gregge * dalla sua empietà, * definendo con retta dottrina * che il Figlio e lo Spirito * sono consustan¬ziali al Padre, * o beatis-simo sacerdote.

    Con i bagliori dell’annuncio * hai illuminato quelli che erano nelle tenebre, * e hai fugato ogni errore, * esponendoti al pericolo per la fede, * o inflessibile Atanasio, * come vero pastore, * come inconcusso fonda¬mento * della Chiesa di Cristo, * o celebratissimo. * Perciò, riuniti, noi ti onoriamo, * esultando tra i canti.

    Hai esercitato con perseveranza ogni virtú, * o ispirato da Dio, * e unto dallo Spirito con la santa unzione, * sei divenuto realmente santissimo sacerdote, * vero pastore e difensore della fede: * perciò tutta la Chiesa glorifica la tua memoria, * celebrandola santamente * e glorificando il Salvatore.

    Gloria. Tono pl. 2. Di Germano.

    Celebriamo tutti Atanasio, * il pontefice di Cristo, *perché ha distrutto tutte le dottrine di Ario, * e ha chiaramente proclamato in tutto il mondo * il potere della santa Triade, * unico Dio indiviso in tre persone: * e presso di lui intercede per noi * che celebriamo con fede la sua memoria.

    Ora e sempre. Della festa.
    Gioisci, canone delle virtú * che hai valorosamente lottato per la fede * e hai annientato la cattiva dottrina di Ario * con la frusta delle tue sacre parole, * o Atanasio, * insegnando chiaramente la potenza dell’unica Deità * che si distingue in tre ipòstasi, * e dalla quale tutto è stato portato alla vita, * le cose spirituali e quelle visibili, * per la sua sola bontà. * Tu hai anche chiarito gravi difficoltà riguardanti la divina creazione. * Implora Cristo di mandare alle anime nostre * la grande misericordia˚.

    Stico: La mia bocca parlerà sapienza, e la meditazione del mio cuore intelligenza.

    Gioisci, fondamento dei patriarchi, * tromba sonora, insigne intelletto, * lingua penetrante, occhio trasparente, * precisione delle rette dottrine; * pastore veracissimo, candelabro luminosissimo; * scure che recidi tutta la foresta delle eresie * e la bruci con il fuoco dello Spirito; * colonna che non si capovolge, torre inconcussa. * Tu hai chiaramente proclamato * la potenza sovrasostanziale della Triade: * supplicala di donare alle anime nostre * la grande misericordia˚.

    Stico: I tuoi sacerdoti si rivestiranno di giustizia e i tuoi santi esulteranno.

    Gioisci, tu che prendi nome proprio dalla vita senza fine; * bellissima tortora con i suoi santi pulcini * che allo sposo sei volata dalla terra ai cieli, * dove ti allieta un nembo di venerabili martiri: * là è la luce senza sera, * là si conosce continua gioia, * là sono schiere celesti, splendori di santi˚, * là si ode il divino suono di quanti sono in festa˚; * là è Cristo che dona al mondo * la grande misericordia˚.

    Gloria. Tono 3. Di Germano.

    Di nuovo questo Nilo che scorre dorato * e trae il suo nome dall’immortalità, * facendosi a noi presente nell’annuale memoria, * con le sue belle inondazioni * fa traboccare le auree correnti dell’immortalità. * Producendo il nutrimento di frutti di ambrosia * grazie al suo sublime parlare ispirato, * egli insegna ad adorare l’indiviso potere della Triade; * e facendo scorrere a fiumi i divini insegnamenti, * irriga le menti dei fedeli, * e intercede per le anime nostre.

    Ora e sempre. Della festa. Apolytíkion. Tono 3.

    Sei divenuto colonna di ortodossia, * sostenendo la Chiesa con divine dottrine, * o pontefice Atanasio: * poiché, proclamando il Figlio consustanziale al Padre, * hai confuso Ario. * Padre santo, * prega il Cristo Dio * di donarci la grande misericordia˚.

    ORTHROS

    Dopo la prima sticología, káthisma.Tono 3. La confessione della fede divina.
    Con divine dottrine ortodosse, o padre, * hai armato la Chiesa; * con i tuoi insegnamenti hai reciso le eresie. * Hai portato a termine la corsa della pietà, * e, come Paolo, hai custodito la fede: * ora aspetta anche te, o celebratissimo, * la giusta corona per le tue fatiche˚.

    Gloria. Ora e sempre. Della festa.
    Come astro senza tramonto, * anche dopo la morte continuamente illumini * tutto il popolo ortodosso * con le luci delle tue dottrine, * o sapiente Atanasio, iniziatore ai sacri riti.

    Gloria. Ora e sempre. Della festa.
    Hai confutato l’errore delle eresie, * e hai spiegato la fede ortodossa. * Come pio pontefice * hai proclamato al mondo * che nella Triade si riconosce unica la Divinità, * consustanziale nella natura, * e non confusa nelle persone. * Noi dunque riunendoci con fede, * o padre Atanasio, * celebriamo la tua memoria.

    Gloria. Ora e sempre. Della festa.

    Kondákion. Tono 2.Piantando le dottrine dell’ortodossia, * hai reciso le spine della fede errata, * e hai moltiplicato il seme della fede, o santo, * con la pioggia dello Spirito: * per questo noi esaltiamo la tua memoria.

    Ikos.Esaltiamo oggi con cantici, o fedeli, * la solennissima memoria di Atanasio. * Egli infatti, con le dottrine della verità, * ha rovesciato il seduttore Ario, * ed Eunomio insieme a Sabellio, * consegnandoli al fuoco eterno, * per essere arsi quali bestemmiatori * che hanno proferito iniquità contro l’incarnazione del Salvatore, * che tutti i profeti hanno preannunciato. * Per questo noi esaltiamo la sua memoria.

    Sinassario.
    Il 2 di questo stesso mese, memoria della traslazione delle reliquie del nostro santo padre Atanasio, patriarca di Alessandria.

    Per la sua santa intercessione, o Cristo Dio, abbi pietà di noi e salvaci.
    Exapostilárion.Tono 4. Tu che il cielo con le stelle.
    Celebriamo tra le lodi * la gloria dei pontefici, * il figlio dell’Egitto e vanto di immortalità, * come distruttore di Ario * e protettore dei credenti.

    Alle lodi, 4 stichi e stichirá prosómia del santo.
    Tono 4. Come generoso fra i martiri.
    Con le tue infuocate dottrine, * viene bruciata ogni intricata foresta di eresie, * o sapientissimo; * nella profondità dei concetti, * viene inabissato l’esercito degli empi ribelli; * e con gli insegnamenti della tua sapi¬enza, * o venerabile Atanasio, * ogni giorno si fa bella, * la Chiesa dei credenti, * che a gran voce ti onora. 2 volte.

    Con lo splendore dei tuoi divini discorsi, * o santo, * tutta la Chiesa si adorna, * piamente si fa bella di vaghe bellezze, * e doverosamente onora la tua solennissima memoria, * o Atanasio, * vanto dei sacerdoti, * grande e splendido araldo della pietà, * difensore della Triade.

    Hai scacciato, o sapientissimo, i lupi spirituali * dalla Chiesa di Cristo * con il bastone delle tue dottri¬ne, * e l’hai cinta con le mura fortificate dei tuoi discorsi, * presentandola a Cristo illesa e indenne: * supplicalo di liberare dalla corruzione e dai pericoli * quanti celebra¬no con fede * la tua memoria sempre venerabile.

    Gloria. Tono 3.

    Eleviamo lodi degne della sua santità * al vanto dei sacerdoti, * ad Atanasio, l’invitto capo: * egli infatti, battendo le falangi delle eresie * con la potenza dello Spirito, * ha innalzato su tutta la terra * i trofei della retta fede, * piamente definendo secondo un numero il mistero della Triade * a motivo della proprietà delle persone, * e di nuovo contemplandolo nella sua unità senza confusione * a motivo dell’uguaglianza di natura. * Cantandone la divinità al modo dei cherubini˚, * egli intercede per le anime nostre.

    Ora e sempre. Della festa.

    A discrezione di chi presiede, grande dossologia, quindi congedo.