domenica 20 maggio 2012

21 MAGGIO 2012
Memoria dei santi, gloriosi e grandi re coronati da Dio Costantino (337) ed Elena (330), pari agli apostoli.


VESPRO
 Hai dato al nostro re * la tua croce preziosa * come arma potentissima: * per essa ha regnato sulla terra con giustizia, * brillando per la pietà, * e per la tua misericordia * ha ottenuto il regno dei cieli. * Con lui noi glorifichiamo la tua economia * piena di amore per gli uomini, * o Gesú onnipotente, * Salvatore delle anime nostre.

Hai dato al tuo pio ministro, * o amico degli uomini, * la prudenza di Salomone, * la mitezza di Davide * e la retta fede degli apostoli, * tu che sei Re dei re * e Signore di tutti i dominanti˚. * Per questo noi glorifichiamo la tua economia * piena di amore per gli uomini, * o Gesú onnipotente, * Salvatore delle anime nostre.

Per primo, o re indimenticabile, * hai volontaria¬mente sottomesso a Cristo la porpora, * riconoscendolo come Dio e Re universale, * benefattore di tutti, * vincitore di ogni potere * e superiore a ogni potestà. * Per questo, o amico di Cristo, * ha fatto prosperare il tuo regno Gesú, * l’amico degli uomini * e Salvatore delle anime nostre.

Gloria. Tono 2. Di Byzantios.

Avendo ricevuto da Dio * il meglio dei piú ricchi doni, * o eccellente principe, sommo Costantino, * ti sei in essi otti¬mamente distinto: * illuminato infatti * dai raggi del santissimo Spirito, * in virtú del battesimo * ricevuto per mano del sacerdote Silvestro, * ti sei mostrato insuperabile tra i re, * portando in dote al tuo Creato¬re * tutta la terra e la pia città imperiale. * Non cessare dunque di pregare il Cristo Dio, * con la confidenza che ti è data, * affin¬ché, a quanti celebrano la tua memo¬ria, * doni il perdono dei peccati * e la grande misericordia˚.

Ora e sempre. Della festa.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.

Lettura del terzo libro dei Re (3[1] Re 8,22s.27-30).Salomone si pose di fronte all’altare del Signore, davanti a tutta l’assemblea d’Israele, tese le mani al cielo e disse: Signore, Dio d’Israele, non c’è Dio come te lassú nel cielo e quaggiú sulla terra. Se il cielo del cielo non ti basta, come lo potrà questa casa che io ho edificata al tuo nome? Tuttavia, ti volgerai alla mia supplica, Signore, Dio d’Israele, per ascoltare la supplica e la preghiera che il tuo servo ti rivolge oggi, al tuo cospetto. Perché siano i tuoi occhi aperti su questa casa di cui hai detto che ivi sarà il tuo nome. Perché tu esaudisca la preghiera che ti farà il tuo servo rivolto a questo luogo giorno e notte. E tu esaudirai la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele riguardo a ciò per cui ti pregheranno rivolti a questo luogo: tu esaudirai nel luogo della tua dimora, nel cielo, agirai e sarai loro propizio.

Lettura della profezia di Isaia (61,10-62,5).

Esulti la mia anima nel Signore, perché mi ha rivestito di un manto di salvezza e di una tunica di letizia; come sposo mi ha cinto di un diadema, e come sposa mi ha ornato di decoro. E come la terra produce i suoi fiori, come un giardino fa germogliare i suoi semi, cosí il Signore farà sorgere la giustizia e l’esultanza davanti a tutte le genti. Per Sion io non tacerò, e per Gerusalemme non cederò finché non esca come luce la mia giustizia: e la mia salvezza come torcia arderà. Vedranno le genti la tua giustizia, e tutti i re della terra la tua gloria e ti chiameranno con un nome nuovo, quello che il Signore ti avrà dato: e sarai una corona di bellezza nella mano del Signore, e un diadema regale nella mano del tuo Dio. Non ti si chiamerà piú ‘abbandonata’, né la tua terra sarà detta ‘deserto’, ma ti si chiamerà ‘mio compiacimento’, e alla tua terra si dirà ‘abitata’, perché il Signore si compiacerà in te e nella tua terra si abiterà insieme: come un giovane abita da sposo con una vergine, cosí i tuoi figli abiteranno con te, e come lo sposo si rallegra per la sposa, cosí si rallegrerà per te il Signore.

Lettura della profezia di Isaia (60,1-16).

Illúminati, illúminati, Gerusalemme, perché è giunta la tua luce e su di te è sorta la gloria del Signore. Ecco, la tenebra coprirà la terra e bruma si stenderà sulle genti, ma su di te apparirà il Signore, e la sua gloria su di te si mostrerà. I re cammineranno alla tua luce e le genti al tuo splendore. Leva intorno gli occhi e guarda i tuoi figli radunati: tutti i tuoi figli sono venuti da lontano, le tue figlie saranno portate sulle spalle. Allora tu vedrai e sarai presa da gioia e timore, il tuo cuore si colmerà di stupore, perché verrà a te la ricchezza del mare, delle genti, dei popoli.
E verranno a te greggi di cammelli, ti copriranno cammelli di Madian e di Ghefar. Tutti da Saba verranno portando oro, ti porteranno incenso e pietre preziose e proclameranno la salvezza del Signore. Tutte le pecore di Kedar si raduneranno e i montoni di Nabaiot verranno a te e saranno offerte accette sul mio altare, e sarà glorificata la mia casa di preghiera. Chi sono questi che volano come nubi, e come colombe con i loro piccoli? Me hanno atteso le isole, e le navi di Tarsis al primo posto per condurre i tuoi figli da lontano, e con loro il loro argento e oro, a causa del nome santo del Signore, e per glorificare il Santo d’Israele. Stranieri edificheranno le tue mura, e i loro re ti assisteranno. Nella mia ira infatti ti avevo colpita, ma nella mia misericordia ti ho amata. Le tue porte saranno aperte sempre, non verranno chiuse né di giorno né di notte, per introdurre in te la potenza delle genti e i loro re come prigionieri. Poiché le nazioni e i re che non ti serviranno periranno e le nazioni diverranno deserti desolati.

E verrà a te la gloria del Libano, col cipresso, il pino e il cedro insieme, per glorificare il mio luogo santo, e io glorificherò il luogo dei miei piedi. E verranno a te timorosi i figli di quelli che ti avevano umiliata e provo¬cata, e si prostreranno alle piante dei tuoi piedi tutti quelli che ti avevano provocata, e tu sarai chiamata città del Signo¬re, Sion del Santo d’Israele, perché eri stata abbando¬nata e odiata e non c’era chi ti aiutasse; e farò di te un’e¬terna esultanza, letizia per generazioni di generazioni. Succhierai il latte delle genti e mangerai la ricchezza dei re: e conoscerai che io sono il Signore che ti salva e ti libera, il Dio d’Israele.

Allo stico, stichirá prosómia. Tono 2. Quando dal legno.

Primo re dei cristiani * o Costantino, * da Dio hai ricevuto lo scettro: * a te infatti è stato mostrato, * nascosto nella terra, * il segno della salvezza, * col quale hai anche posto tutte le genti * sotto i piedi dei romani, * tenendo come arma invincibile la croce vivifi¬cante, * o beato, * grazie alla quale * sei stato portato al nostro Dio.

Stico: Ho innalzato un eletto di mezzo al mio popolo. Ho trovato Davide mio servo, col mio santo olio l’ho unto.

Veramente beato il ventre * e santificato è il grembo che ti ha portato, * o re universalmente rimpianto, * gioia dei cristiani, * Costantino da Dio incoronato, * gloria dei romani, * ricchezza e difensore * degli orfani e delle vedove, * protezione dei piccoli, * vero rimedio * alle tribolazioni degli indigenti * e liberazione dei prigionieri.

Stico: Per questo ti ha unto Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza al di sopra dei tuoi compagni.

Spinta dall’amore * e dalla carità di Cristo, * la madre dell’amabilissimo rampollo * si affrettò a raggiungere * la santa Sion, il luogo santo * nel quale volontariamente fu crocifisso * il nostro Salvatore * per la nostra salvezza: * di là prendendo la croce, * gioiosa acclamava: * Gloria a colui che mi ha donato * ciò che speravo.

Gloria. Tono pl. 4.

Luminosissimo splendore, * cometa dell’estremo occidente, * condotto dall’incredulità alla fede in Dio, * sei stato guidato a santificare popolo e città; * e vedendo in cielo il segno della croce, * di là ti sentisti dire: * Con questo vinci i tuoi nemici. * Ricevuta dunque la conoscenza dello Spirito, * consacrato con olio sacerdote e re, * hai confermato la Chiesa di Dio, * o padre dei re ortodossi, * dalla cui urna zampillano guarigioni. * Costantino pari agli apostoli, * intercedi per le anime nostre.

Ora e sempre. Della festa. Apolytíkion. Tono pl. 4.

Contemplato in cielo * il segno della tua croce, * e, come Paolo, * ricevuta la chiamata non da parte di uomini˚, * il tuo apostolo tra i re, * o Signore, * ha consegna¬to in tua mano la città regia: * tu dunque conservala sempre in pace * per l’intercessione della Madre-di-Dio, * o solo amico degli uomini.

All’Attenzione dei GENITORI



Si comunico che mercoledi 23 Maggio 2012 alle ore 18,00 , nella Chiesa di S. Demetrio M. ci sarà un momento di preghiera di ringraziamento in conclusione dell’anno di catechesi. Seguirà un incontro di saluto e festa nel salone della Cattedrale con i genitori e i ragazzi e catechiste .Ognuno è pregato di portare un dolce .

Il Signore vi benedica

P.Nino

sabato 19 maggio 2012

Domenica dei Santi Padri del I Concilio Ecumenico di Nicea
VESPRO  ESPERINOS
TONO SESTO ZËRI I GJASHTËTË

U ngjipe,o Krisht ,mbi krikjien tue mundur pisën, sa të ngjallie ata nd‘errësirë .O ti çë ndër të vdekuritë i lir je,çë nga drita jote buròn gjellën ,o gjithëmëndëmi shpëtues, kijna lipisi .


Tu avevi la vittoria contro l'Ade, o Cristo, quando salisti sulla croce, per far risorgere con te quelli che sedevano all'ombra di morte; tu libero tra i morti, che dalla tua luce fai sgorgare la vita, onnipotente Salvatore, abbi pietà di noi


Krishti sot tue shkelur mortien ,si kishe thënë ,u ngjall e jetës harén i dha sa gjithë të ulurijën këndimin tue thërritur :o i gjellës burim,e pakjasurshme dritë ,i gjithëmëndën shpëtues,kijna lipisi.


Oggi Cristo calpestò la morte e come aveva detto risuscitò e donò al mondo l'esultanza, affinché tutti acclamando diciamo quest'inno: sorgente di vita, luce inaccessibile, onnipotente Salvatore, abbi pietà di noi.


Na të mëkatruamë , o zot , si ka t ‘ jikiëm largu teje çë je ku-dò ? Në kjell ? po ti i rri atjè .Në adhë ?Ti i shtipe mortien .Në të thellat e dejtit ? Atjé dora jote ,o Zot . Atëherë do të rriedhiëm të të shtihemi te këmbër të thomi : o ti çë u ngjalle së vdekurish kijna lipisi .


Dove possiamo noi peccatori fuggire da te , Signore, che sei in tutta la Creazione? In cielo? Tu vi abiti . Nell'Ade ? vi conculcasti la morte. Negli abissi del mare? Pure là, c'è la tua mano, o Sovrano. Presso di te ci rifugiamo; a te ci prostriamo, te supplichiamo. 0 Risorto dai morti, abbi pietà di noi.


In’Zot u ngjip te kjiellia sa të dërgonjë jetës Ngushëllimtarin . Kjielliat i përgatitën dhromin e ‘tij e mjekullat të ngjipurit . Ëngjëjitë u famasën si pan një njerì mbi ‘ta . Ati pret mirë Atë çë e ka në gji të përjetshëm. Shpirti i Shejt i urdhuron gjithë Ëngjëjvet e ‘tij : ngrëni diert t’uaja , ju të Parë . Gjithë kombet kësini duart , përçë Krishti u ngjip atjé ku ishë më para .


Il Signore è asceso ai cieli per mandare il Paraclito nel mondo. I cieli hanno preparato il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupisco¬no gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro. Il Padre riceve colui che dall’eternità, nel suo seno dimora. Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi ange-li: Alza¬te, príncipi, le vostre porte. Genti tutte, battete le mani,perché Cristo è salito dove era prima.


O i Madh’in’Zot , me të ngjipurit t’at Hjeruvimtë u çudhitën ,si të pan Tij , Perëndì ,të vije mbi mjekughat e të ujeshe mbi ‘ta . Na të lëvdojëm , se e ëmbël isht lipisia jote e të thomi : lëvdì tij !


Signore, alla tua ascensione restarono attoniti i cherubini, vedendo venire sulle nubi te, Dio,che siedi su di loro. E noi ti diamo gloria, perché soave è la tua misericordia: gloria a te .


Si vërrejëm të ngjipurit t’at mbi malin shejt ,o Krisht, e të shkëlkjìerit e lëvdis s’Jatit , lëvdojëm bukurìn e fakjies s’ate e ndritshne ; i përmisemi pesimevet t’atë , nderiën të Ngjallurit t’at e lëvdojëm të nderuashmit të ngjipur t ’at në kjiell . 0 i Madh’inë Zot , kijna lipisì .


Contemplando la tua esaltazione sui monti santi, o Cristo, irradia¬zione della gloria del Padre, noi canti¬a¬mo la luminosa figura del tuo volto,adoriamo i tuoi patimenti, onoriamo la tua risurrezione,glori¬fican¬do la tua glori¬osa ascensione. Abbi pietà di noi.


Nga gjiri i Atit linde mpa mëmë më para se jetët. Arii të lëvdon si krientull e jo si Perëndì tue kudsuar pa tru të përzienjë Kriuesin me kriesat e ‘Tij e kështù përgatiti për ‘të ziarrin pasosëm, po Sinodhii i Nikjès të lígjëroi si í Birí i Perëndis,o Zoti Krisht , një tëklënëshëm me Atìn e me Shpirtin.


Dal seno sei stato generato,prima della stelladel


mattino, dal Padre, prima dei secoli, senza madre, nonostante Ario ti ritenga creatura, e non Dio,,e osi stoltamente mettere te, il Creatore, tra le creature, accumulando per sé di che alimentare il fuoco eterno. Ma il sinodo di Nicea, o Signore, ti ha proclamato Figlio di Dio, assiso in trono col Padre e lo Spirito


O Shelbues, kush shkjorri të Veshurën t’ënde ? Arii ,i patrushëm, çë të Trinìs s’Shejte ndan të njëjtën lëvdì e madhështì e mohòn se Ti je një Vet i Trinìs s‘shejte e i mëson Nestoriit mos të thërresënjë Shën Mërin Mëma t’in’Zoti .Po Sinodhii i Nikjès të ligjëroi Bir ì Perëndis ,o Zoti Krìsht , í gjithënjëklënëshëm me Atin e me Shpirtin Shejt.


Chi ha lacerato la tua tunica,o Salvatore?Il folle Ario, tagliando in parti il potere di pari dignità della Triade.Egli ha negato che tu fossi Uno della Triade,è lui che insegna a Nestorio a non usare il termine Madre di Dio. Ma il sinodo di Nicea,o Signore, ti ha proclamato Figlio di Dio, assiso in trono col Padre e lo Spirito.


Ariì bie te honi i mëkatës e ë ndeshkuar nga in’Zot të japënjë shpirtin , gjithë të klënìt me mujshì aì nj’atrë Judhë te të menduarit,te të sjellurit e ‘tij. Po Sinodhí i Nikjès të ligjëroi Bir ì Perëndis ,o Zoti Krìsht , í gjithënjëklënëshëm me Atin e me Shpirtin Shejt..


Cade nel precipizio del peccato Ario, che ha chiuso gli occhi per non vedere la luce, ed ha le viscere dilaniate dall’uncino divino, cosí da rendere violentemente l’anima e tutto il suo essere, perché è divenuto come un altro Giuda nel pensiero e nel modo di agire. Ma il sinodo di Nicea, o Signore, ti ha proclamato Figlio di Dio, assiso in trono col Padre e lo Spirito.


Arii i patrushëm çan të Trinis s’shejte Njënìn tue e ndajtur në tre të klëna jo të barabarta, po të huaja .Po Atëra t’shejtë të Sinodhiit të ndezurë nga zelli i Elis Tesbitit me shpatën e Shpirtít Shejt kjëllojën kë mëson këtë llastímì e turpshme,si i thot i Shpirti .


Lo stolto Ario ha tagliato in tre essenze dissimili ed estranee tra loro l’unico potere assoluto della Triade santissima. Per questo i padri teòfori si sono prontamente radunati, accesi di zelo come Elia tisbita, e hanno reciso con la spada dello Spirito il blasfemo assertore di infamie, come lo Spirito aveva sentenziato. Lëvdì...


Sot bëjem haidhi Atëravet theoforë këndonjësë të Shpirtit çë na bëjëm të gjegjemí në mes s’Klishiës një harmoni të hjynushme çë ligjëron një të vetëm të klënë e të Hjynushmes Trinì . Ata mundën Ariin,mbrojtën orthodhoksët e nanì i luten t’in’Zoti të na ket lipisì neve.


Celebriamo oggi le mistiche trombe dello Spirito, i padri teòfori, coloro che hanno cantato in mezzo alla Chiesa l’armonio¬sa melodia della teologia, la Triade una, essenza e divinità immutabile; cele¬briamo i di¬struttori di Ario e difen¬sori degli ortodos¬si, coloro che sempre intercedono presso il Signore perché sia fatta misericordia alle anime nostre.


nani ...


Kush ngë të lumëròn ,o Virgjërë gjithë e shejte ?Lindien virgjërore kush ngë të këndon ?Përsé i vetëmi ler biri , çë pa kohë nga Ati shkëlkjén , ai vet isht çë leu ngah ti e dëlira.Perëndì tue klënë në naturë të ‘ tij , mori naturën e njeriut për ne , jo në di vetë i ndajtur ,po u la t ‘ e njihiëm në di naturë të dalluame . Atij lutu , o e lumia Virgjërë , sa të ket lipisi për shpirtrat t ‘ anë .


Chi non dirà beata te, tutta santa Vergine? Chi non inneggerà il tuo parto verginale? Poiché colui che eternamente brilla dal Padre Figlio unigenito, egli stesso da te, o Pura, usci in modo inesplicabile incarnato, essendo per natura Dio e per natura fatto uomo per noi; non diviso in due persone, ma rivelatosi in dualità di natura senza confusione. Supplicalo, veneranda Beatissima, di aver pietà delle anime nostre.


Ingresso ,Prokimeni,Profezie


Piesë nga të BERIT XIV,14-20


Si gjegji Abraami se ì nipi Lot kishë klënë marrë robë, mori gjinden e’tij trekjint e tetëmbëdhietë vethë ndjeku armikjët njera në Dan e ju sul atireve natën,Ai e shërbëtorëte ‘tij,e i goditi e i ndjeku njera Hoval vien më thënë njera në verì të Damaskut.Gjithë atë çë kishën grabitur ja mori prapa e mënd'e u pruarën Loti me gjithë të mirat e ‘tij e grat e popullin. Kur Abraami mundi Nodor,Lagomën e rregjërat çë ishën me atë rregji i Sodomës dolli t’e përpikjëj te lugina e Savës çë isht lugina e rregjit. Melkjisedheku, rregji i Salemit, i fali bukë e verë.Ai ishë Prift i të lartit Perëndi; ai bekoi Abraamin tue thënë : Klofshe bekuar,o Avraam nga i larti Perëndi çë bë kjiellin e dheun. E bekuar kloft Perëndia çë la armikjët t'atë te duart t'ote.


Genesi Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all`inseguimento fino a Dan. Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e proseguì l`inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco. Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le donne e il popolo. Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo,che ti ha messo in mano i tuoi nemici».


Píesë nga Libri i Dheuteronomit 1,8-11,15-17.


Moiseu i tha të bijëvet të Israelit : verrëni horët çë kini përpara ; ju i dorëzonj. Hinii e trazhgoni dheun çë më be inë’ Zot i taksì atëravet t’aj Avraamit', Isakut dhe Jakobit për atà e për pasardhësit e ‘ tire. Ahiena ju e thash : U vetëm ngë mëndë t’ju kjell.In'Zot Perëndia jinë ju shumësoi e shi’ se sot jini shumë sa yjzet e kjiellit. Zoti Perëndi ì atëravet t’anë ju shumësoft edhènjë mijë herë më shume e ju bekoft,si ju ka thënë. E ndër mes s’juve U sglodha tsa njerëzë të urtë,të maturë,të ndershmë e jui vura sipër si kryetarë mbi një mijë, një kjint pesëdhietë e dhietë e tsa shkruesë për gjykëtarët t’aj. E ahierna urdhurova gjykëtarët t ‘aj tue i' thënë: ju ka t’gjegjij vëllezërit t’aj njera çë sosìën të folurit e do t'i gjikoni drejt;do t’bëni ligjë ndër një njerì e i vëllai a i huaji çë i rri bashkë.Kur të gjykoni mos të vërreni te fakjia njeri. Ju do të gjegjij të mëdhenjë e të vegjij ngë ka t'i trëmbìj fakjes e njeriu pse gjykimi i nget t'in’Zoti.


Deuteronomio : Disse Mosè :Ecco, io vi ho posto il paese dinanzi; entrate, prendete in possesso il paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, e alla loro stirpe dopo di essi.


In quel tempo io vi ho parlato e vi ho detto: Io non posso da solo sostenere il carico del popolo. Il Signore vostro Dio vi ha moltiplicati ed ecco oggi siete numerosi come le stelle del cielo. Il Signore, Dio dei vostri padri, vi aumenti anche mille volte di più e vi benedica come vi ha promesso di fare. Allora presi i capi delle vostre tribù, uomini saggi e stimati, e li stabilii sopra di voi come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine, capi di decine, e come scribi nelle vostre tribù. In quel tempo diedi quest`ordine ai vostri giudici: Ascoltate le cause dei vostri fratelli e giudicate con giustizia le questioni che uno può avere con il fratello o con lo straniero che sta presso di lui. Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò.


Piesë nga Libri i. Dheuteronomiít X,14-21


I tha Moiseu të bijëvet e Israelit : shi se të Zotit Perëndi t’ënt isht kjellia e më të lartat kjiellìa e’ dheu e çedò isht ndë ' të. Pra ndër të giìthë in’Zot sglodhi atërat t’aj çë dej mirë e pas atireve të pasardhësit e ‘tire: juve ju sglodi njera.më sot në mes s’kombëvet .E do t’rrethprini zëmërën t’ëj të thatë e mos thani kjafën t’ëj. Pse Zoti Perëndia jinë isht Perëndia i perindëvet , i Zoti i zotravet. Perëndia isht i mathë i fort,i nderuashëm. Ai isht i paanëshëm,ngë merr dhureti. Ai bën ligjë e mbi të huajin e mbi të varfërin e mbi të ven. Të huajin e do mirë ; i jep bukë e pështrim.Ti ka t' i' trëmbesh Perëndis t’ënt; ka t'i përmisesh Atij vetëm ; mbaiu shtrënguar Atij mbi èmërin e ‘Tij vetëm të bësh be.Ai ë mburria jote,Ai vet Perëndia jit çë të bë tij këtò gjëra të mëdha e të lëvduashme çë pan syt t’atë.


Deuteronomio: Ecco, al Signore tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene. Ma il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li amò e, dopo loro, ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza, cioè voi, come oggi. Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra nuca; perché il Signore vostro Dio è il Dio degli dei, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e terribile, che non usa parzialità e non accetta regali, rende giustizia all`orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dá pane e vestito. Amate dunque il forestiero, poiché anche voi foste forestieri nel paese d`Egitto. Temi il Signore tuo Dio, a lui servi, restagli fedele e giura nel suo nome: Egli è l`oggetto della tua lode, Egli è il tuo Dio; ha fatto per te quelle cose grandi e tremende che i tuoi occhi hanno visto


Apostika


Ngjallien t ‘ ënde , o Krisht shpëtues , ëngjëjitë këndojën në kjiell e neve mbi dhet bënna të mirë të t ‘ lëvdojëm me zëmbrën e pastërë .


Gli angeli in cielo inneggiano la tua risurrezione, Cristo Salvatore; anche noi sulla terra facci degni di glorificarti con puro cuore.


Diert bruntsi shture e kliçmitsët e adhit çajte ,si Perëndì i gjithëmëndëmi e ngrëjte e njeriut farën e rarë.Andai edhe na tue kënduar po thërresiëm:o i ngjalluri së vdekurish ,paçe lëvdì !


Tu che spezzasti le porte di bronzo e schiantasti le sbarre dell 'Ade,quale Dio onnipotente, risuscitasti il genere umano caduto;per questo anche noi inneggiando acclamiamo:o Signore risorto dai morti, gloria a te.


Posa Krishti deshi të na ngrëj nga të rarit të motçëm ,duron krikjien e vuhet në varrë .Atë grat miroforë po kërkojën me lotë e me vaje po thonë : Alia !o shpëtuesi i gjithësìs ! Si deshe të rrije në varrë e pra u le të vjidhiën ?Të të kjelliën ?Çili isht vendi çë fsheh të çmuamin kurm?Po ti , o zot , e kishe taksur : na u dëftò e mbaj ngak na vajtimin e lotëvet .E ëngjëlli ,si ato klajën , mori e i tha: sosnie të klani e étsëni i thoni apostojvet se u ngjall in‘ zot jetës mëshirë tue dhënë e të madhe lipisì .


Cristo è inchiodato alla croce ed è posto nella tomba; le donne mirofore cercandolo con lagrime dicevano piangendo: ohimè, Salvatore di tutti! Come hai accettato di abitare nella tomba? E se volevi abitarvi, come sei stato rubato? Come fosti portato via? Quale luogo nasconde il tuo corpo vivifico? Ma o Signore, come promettesti fatti vedere a noi, e fa' cessare il nostro gemito e le lagrime. E mentre esse piangevano un angelo gridò loro: cessate il lamento, dite agli apostoli che è risorto il Signore, per donare al mondo propiziazione e la grande misericordia.


Vënë n‘krikjë e dçeshur ,o Krisht , me vdekjien t‘ënde mortien shkele .Mbi tri ditë u ngjalle si Perëndi me lëvdì tue dhënë jetës gjellën e pasosme e të madhe lipisì.


Crocifisso come volesti o Cristo, spogliata la morte e con la tua sepoltura, risorgesti il terzo giorno come Dio con gloria, donando al mondo la vita interminabile e la grande misericordia.


Lëvdì…


Të besmë,me besë e lutësì le t’i bëjëm haidhì mbi vitin Atëravet theoforë çë nga gjithë jeta u mbëjodhën tek i shkjuami kjitet i Nikjès. Këta ngë pranuan dogmët e eresìs t’Ariit e këtë e përzuri gjithë Sinododhii nga Klisha katholike e gjithëve na mësuan të bekojëm e të deshmojëm haptas të Birin e Perëndìs të gjithë njëtëklënëshëm me t’ Jatin,çë ka klënë më para se jetët dhe pikërisht e lutësisht e shkruajtën te simboli i besës.Andai na pranojëm të hjynushmitë dogmë të ‘tire dhe i kemi besë pandyshim tue proskjinisur bashkë me Atin e me Birin Shpirtin të gjithë shejt , në një Hjynë Trinìn të gjithë njëtëklënëshme.


Festeggiamo oggi con pia fede, o folle ortodosse, l’annuale memoria dei padri teòfori, riuniti da tutta la terra nell’illust¬re città di Nicea. Essi infatti con religioso sentire hanno distrutto l’empia dottrina del fune¬sto Ario, e lo hanno sinodalmente estromesso dalla Chiesa cattolica; a tutti hanno chiaramente insegnato a confessare il Figlio di Dio a lui consustanziale e coeterno, vivente prima dei secoli, stabilendo ciò con pietà e rigore nel simbolo della fede. Anche noi dunque, che seguiamo le loro divine dottrine, con salda fede rendiamo culto al Figlio e allo Spirito santissimo insieme al Padre, Triade consustanziale nell’unica Divi¬nità.


Nani…


O i Madh’in’Zot , tue mbaruar misterin të fshehur nga jinì e jinì si i Mirë çë je,jerdhe te mali i ullinjëvet me Dsënësit t’atë tue pasur bashkë Atë çë të lindi tij, Kriuesi i gjithësìs. Ishë drejt se Ajo çë si mëmë vuajti më shumë se gjithënjerì përpara mundimevet t’atë , nanì të kishë të madhen harè të të shihëj në kurm mbushur me lëvdì . Na vetë marriëm piesë te këjo harè te këjo ditë e të hipurit t’ënt në kjìell e japiëm lëvdì , o i Madh’in’Zot lipisìs çë pate për ne.


Signore, compiuto nella tua bontà il mistero nasco¬sto da secoli e da generazioni,sei andato con i tuoi discepoli al Monte degli Ulivi, insieme a colei che ha partorito te, Creatore e Artefice dell’universo: bisognava infatti che godesse di immensa gioia per la glorificazione della tua carne, colei che come Madre piú di tutti aveva sofferto nella tua passione: e anche noi, o Sovra¬no, parte-cipi di questa gioia, per la tua salita ai cieli, glori¬fichi¬a¬mo la grande misericor¬dia che hai usato con noi.


Apolitikjii


Fukjit ëngjëllore mbi varrin t ‘ ënt e si të vdekurëran ata ç ‘ e ruajën . E mbeti Mëria tue kërkuar mbi varrin të pangarin kurmin t ‘ ënt . Plakose ti pisën pa klënë ngar nga ajò ; përpokje ti Virgjëreshën e gjellën i dhe . O i ngjalluri së dekurish , paçe lëvdì !


Angeliche potenze sul tuo sepolcro (apparvero) e i custodi rimasero tramortiti; e Maria ristette presso la tomba, cercando il tuo corpo immacolato. Tu spogliasti l'Ade, senza che esso potesse resistere; andasti incontro alla Vergine, per donare la vita. 0 risorto dai morti, Signore, gloria a te.


Anelìfthis en dhòksi , Hristé o Theòs imòn,haropiìsas tus mathitàs,ti epangjelìa tu ajìu Pnévmatos. Veveothéndon aftòn dhià tis evlojìas ,òti si i o Jiòs tu Theu’, o litrotìs tu kosmu .


Sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro,ralle¬grando i discepoli con la promessa del santo Spiri¬to: essi rimasero confer¬mati dalla tua benedizione, perché tu sei il Figlio di Dio, il Redentore del mondo


U ngrëjte në lëvdì, o Krisht Perëndia jinë, edhé gëzove dsënësit me të tàksurën e Shpirtit Shejt ,tue i vërtetuar ne bekimin,se Ti je i Biri i Perëndis, Shpërblimtari i jetës .


Iperdhedhoksasmènos i Christè o Theòs imòn,o fostìras epì ghis tus Patèras imòn themeliòsas, ke dhi’afton pros tin alithinìn pìstin pàndas imàs odhighìsas, polièvsplaghne,dhoksa si.


Gloriosissimo sei,o Cristo Dio nostro,che hai posto come fondamenta i nostri Padri che illuminano la terra,e per mezzo loro,tutti noi hai guidato alla vera fede.O misericordioso,gloria a Te.


I përlëvduashëm je ,o Krisht Perëndia jinë,çë si themèle vure atërat t’anë çë japiën dritë jetës e për anë të ‘tire na kjell gjithë neve te besa e vërtetë. O shum’i lipisiàr , lëvdì tij.




Kenka e Shpirti Shejti

Eja, o Shpirt e  Perëndì,
përvëlomë ti këtë gji;
u t’përes me dishirim,
shejtëromë shpirtin tim.

Eja, eja, eja, o Shpirt e Perëndi.


Eja, o Shpirti Shejti jim,
eja, e ndritë shpirtin tim.
Flakë e gjallë e Shpirtit Shejt,
dhizëm zëmrën time shpejt.

Eja, o Frymë e Parakletë,
ngushëllomë me t’vërtetë.
O parrajs i shpirtit tim,
mblomë zëmrën me gëzim.
Dritën tënde, o Shpirt, dhurona,
dhis me zjarrin zëmrat tona.

mercoledì 16 maggio 2012

«Voi sarete miei testimoni fino agli estremi confini della terra« (At 1,8)


L'ascensione di Gesù Cristo, celebrata oggi in tutta la chiesa, è un grande mistero di gloria. Festa intimamente legata alla risurrezione, di cui costituisce il compimento e la pienezza. Il ritorno di Gesù al cielo, però, non significa che egli ci abbia abbandonati. Al contrario, egli non è mai stato così presente in mezzo a noi, come dopo l'ascensione: egli vive nella sua chiesa, che sostiene, che anima e che guida. È per mezzo di essa ch'egli continua il suo ministero di salvezza. «Andate! - ha detto ai suoi discepoli al momento di congedarsi da loro -. Siate miei testimoni nel mondo intero. Io sarò con voi sino alla fine dei tempi». Essere testimoni di Cristo! Dovere che incombe ad ogni cristiano, e quindi a ciascuno di noi. Come risponderemo all'invito di Cri sto, e in che modo saremo testimoni e apostoli?

Ant. I. 0 ju gjithë popujitë, kësini duart;ngrëni zërin Perëndis t’ënë me zërë hareje .

Popoli tutti,applaudite,acclamate il nostro Dio con voce d’esultanza.

Ant. II. I math isht ìn’Zot e i lëvdùashëm shumë , te kjiteti i Perëndìs t’ënë, te mali i shejt i ‘tij.

Grande è il Signore, e degno di lode,nella città del nostro Dio,nel suo monte santo.

Shpëtona , o i Biri i Perendìs ,çë ngak na u ngjipe në kjiell me lëvdi , neve çë të këndojëm allilùia.Salva, o Figlio di Dio,che in gloria sei asceso da noi al cielo,noi che a te cantiamo allilùia.

Ant. III. Gjegjëni këto,o ju giithë popujitë, mirrëni veshë, o ju të gjithë, çë jesni në jetë.Ascolatate questo, popoli tutti; porgete orecchio voi tutti che abitate il mondo.

IsodhikònU ngjip Perëndia ndër thirma gëzimi; in’Zot ndër të rar trumbetie.

Shpëtona , o i Biri i Perendìs ,çë ngak na u ngjipe në kjiell me lëvdi , neve çë të këndojëm allilùia.

Tropari : Anelìfthis en dhòksi , Hristé o Theòs imòn,haropiìsas tus mathitàs,ti epangjelìa tu ajìu Pnévmatos. Veveothéndon aftòn dhià tis evlojìas ,òti si i o Jiòs tu Theu’, o litrotìs tu kosmu .

Sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro,ralle -

grando i discepoli con la promessa del santo Spiri to: essi rimasero confer mati dalla tua benedizione, perché tu sei il Figlio di Dio, il Redentore del mondo

U ngrëjte në lëvdì, o Krisht Perëndia jinë, edhé gëzove dsënësit me të tàksurën e Shpirtit Shejt ,tue i vërtetuar ne bekimin,se Ti je i Biri i Perëndis, Shpërblimtari i jetës .

Compiuta l’economia a nostro favore, e congiunte a

quelle celesti le realtà terrestri, sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro, senza tuttavia separarti in alcun modo da quelli che ti amano; ma rimanendo inseparabile da loro, dichiari: Io sono con voi,e nessuno è contro di voi.

Kur për gjithë ne mborove urdhirìmin e përbashkove dheun me kjìelliën, u ngjipe në lëvdì,o Krisht Perëndia jinë,pa u ndar mosgjakùn ngak na, po tue kjëndruar i pandarshëm e tue thënë atireve çë të duan mirë : U jam bashkë me ju, e mosnjerì isht kundra jush.

L'Ascensione del Signore nella tradizione bizantina
E gli angeli magnificano il tuo amore per noi
di MANUEL NIN



L'Ascensione del Signore si celebra il quarantesimo giorno dopo la sua risurrezione, cioè il giovedì della sesta settimana di Pasqua. L'icona è anche quella della sua seconda venuta. L'immagine è divisa in due parti ben distinte. Nella superiore si vede Cristo su un trono, ascendente e immobile nella sua gloria, sostenuto da due angeli. In quella inferiore l'icona colloca la Madre di Dio in mezzo ai discepoli, tra cui Pietro a destra e Paolo a sinistra, e due angeli in bianche vesti.

Cristo presiede la Chiesa formata dagli apostoli e la sua preghiera dall'Ascensione fino al suo ritorno. Nell'icona questo è molto evidente, e l'atteggiamento di Maria è sempre lo stesso: la preghiera. Lei non guarda in alto, ma di fronte: per ricordare alla Chiesa la necessità della veglia, dell'attesa, della preghiera. Ma l'icona è anche immagine della Chiesa nata dalla croce di Cristo, suggerita dal disegno della croce formata dall'asse verticale che va da Cristo a Maria e dall'asse orizzontale che separa gli angeli dagli apostoli: rappresentazione della Chiesa che vive nella preghiera e della testimonianza degli apostoli mentre è nell'attesa del ritorno del suo Signore.

I testi dell'ufficiatura sottolineano come il Signore, ascendendo in cielo esalta l'umanità: "Tu che, senza separarti dal seno paterno, o dolcissimo Gesù, hai vissuto sulla terra come uomo, oggi dal Monte degli Ulivi sei asceso nella gloria: e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, l'hai fatta sedere con te accanto al Padre. Per questo le celesti schiere degli incorporei, sbigottite per il prodigio, estatiche stupivano e, prese da tremore, magnificavano il tuo amore per gli uomini".

L'Ascensione del Signore nei testi liturgici della festa è sempre pegno della sua promessa e della missione dello Spirito Santo: "Il Signore è asceso ai cieli per mandare il Paraclito nel mondo. I cieli hanno preparato il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro. Il Padre riceve colui che dall'eternità, nel suo seno dimora. Signore, quando gli apostoli ti videro sollevarti sulle nubi, gemendo nel pianto, pieni di tristezza, o Cristo datore di vita, tra i lamenti dicevano: O Sovrano, non lasciare orfani i tuoi servi che tu, pietoso, hai amato nella tua tenera compassione: mandaci, come hai promesso, lo Spirito santissimo per illuminare le anime nostre".

Tutta l'economia della nostra salvezza, il mistero dell'incarnazione del Verbo di Dio, è riassunto in un tropario del vespro, che lo presenta con l'immagine della povertà assunta dal Signore nel suo farsi uomo: "Signore, compiuto il mistero della tua economia, hai preso con te i tuoi discepoli e sei salito sul Monte degli Ulivi: ed ecco, te ne sei andato oltre il firmamento del cielo. O tu che per me come me ti sei fatto povero, e sei asceso là, da dove mai ti eri allontanato, manda il tuo Spirito santissimo per illuminare le anime nostre".

Un altro tropario del vespro si serve del salmo 23, come nella notte di Pasqua: "Mentre tu ascendevi, o Cristo, dal Monte degli Ulivi, le schiere celesti che ti vedevano, si gridavano l'un l'altra: Chi è costui? E rispondevano: È il forte, il potente, il potente in battaglia; costui è veramente il Re della gloria. Ma perché sono rossi i suoi vestiti? Viene da Bosor, cioè dalla carne. E tu, dopo esserti assiso in quanto Dio alla destra della Maestà, ci hai inviato lo Spirito Santo per guidare e salvare le anime nostre".

Ascensione del Signore e sua seconda venuta. Diversi testi del mattutino sottolineano questo doppio aspetto: "Uccisa la morte con la tua morte, o Signore, hai preso con te quelli che amavi, sei salito al santo Monte degli Ulivi, e di là sei asceso al tuo Genitore, o Cristo, portato da una nube. Agli apostoli che continuavano a guardare dissero gli angeli: Uomini di Galilea, perché restate sbigottiti per l'ascensione del Cristo, datore di vita? Così egli stesso verrà di nuovo sulla terra per giudicare tutto il mondo, quale giustissimo giudice".







(©L'Osservatore Romano 17 maggio 2012)
Η ΑΝΑΛΗΨΙΣ ΤΟΥ ΚΥΡΙΟΥ ΚΑΙ ΘΕΟΥ ΚΑΙ ΣΩΤΗΡΟΣ ΗΜΩΝ ΙΗΣΟΥ ΧΡΙΣΤΟΥ
Τῌ ΤΕΤΑΡΤῌ ΤΗΣ ς' ΕΒΔΟΜΑΔΟΣ
Ε Σ Π Ε Ρ Α Σ
ΕΝ Τῼ ΜΙΚΡῼ ΕΣΠΕΡΙΝῼ
Στιχηρὰ τῆς Ἑορτῆς
Ἦχος πλ. β'
Ὁ Κύριος ἀνελήφθη εἰς οὐρανούς, ἵνα πέμψῃ τὸν Παράκλητον τῷ κόσμῳ, οἱ οὐρανοὶ ἡτοίμασαν τὸν θρόνον αὐτοῦ, νεφέλαι τὴν ἐπίβασιν αὐτοῦ, Ἄγγελοι θαυμάζουσιν, ἄνθρωπον ὁρῶντες ὑπεράνω αὐτῶν, ὁ Πατὴρ ἐκδέχεται, ὃν ἐν κόλποις ἔχει συναΐδιον. Τὸ Πνεῦμα τὸ ἅγιον κελεύει πᾶσι τοῖς Ἀγγέλοις αὐτοῦ· Ἄρατε πύλας οἱ ἄρχοντες ἡμῶν, Πάντα τὰ ἔθνη κροτήσατε χεῖρας. ὅτι ἀνέβη Χριστός, ὅπου ἦν τὸ πρότερον.

Κύριε, τῇ σῇ, Ἀναλήψει, ἐξεπλάγησαν τὰ Θεόν, ἐπὶ Χερουβίμ, θεωρήσαντά σε τὸν νεφελῶν ἀνερχόμενον, τὸν ἐπ' αὐτῶν καθεζόμενον, καὶ δοξάζομέν σε, ὅτι χρηστόν τὸ ἔλεός σου, δόξα σοι.

Ἐν τοῖς ὄρεσι τοῖς ἁγίοις, θεωροῦντές σου τὰς ὑψώσεις Χριστέ, τὸ ἀπαύγασμα τῆς δόξης τοῦ Πατρός, ἀνυμνοῦμέν σου τὴν φωτοειδῆ τοῦ προσώπου μορφήν, προσκυνοῦμέν σου τὰ παθήματα, τιμῶμεν τὴν Ἀνάστασιν, τὴν ἔνδοξον Ἀνάληψιν δοξάζοντες, ἐλέησον ἡμᾶς.

Κύριε, οἱ Ἀπόστολοι ὡς εἶδὸν σε, ἐν νεφέλαις ἐπαιρόμενον, ὀδυρμοῖς δακρύων, ζωοδότα Χριστέ, κατηφείας πληρούμενοι, θρηνοῦντες ἔλεγον· Δέσποτα, μὴ ἐάσῃς ἡμᾶς ὀρφανούς, οὓς δι' οἶκτον ἠγάπησας δούλους σου, ὡς εὔσπλαγχνος, ἀλλ' ἀπόστειλον, ὡς ὑπέσχου ἡμῖν, τὸ πανάγιόν σου Πνεῦμα, φωταγωγοῦν τὰς ψυχὰς ἡμῶν.

Δόξα... Καὶ νῦν...
Κύριε, τῆς οἰκονομίας πληρώσας τὸ μυστήριον, παραλαβὼν τοὺς σοὺς Μαθητάς, εἰς τὸ ὄρος τῶν Ἐλαιῶν ἀνελάμβανες, καὶ ἰδού, τὸ στερέωμα τοῦ οὐρανοῦ παρῆλθες, ὁ δι' ἐμὲ πτωχεύσας κατ' ἐμέ, καὶ ἀναβάς· ὅθεν οὐκ ἐχωρίσθης, τὸ πανάγιόν σου Πνεῦμα ἐξαπόστειλον, φωτίζον τὰς ψυχὰς ἡμῶν.

Ἀπόστιχα Ἦχος α'
Ἀνελθὼν εἰς οὐρανούς, ὅθεν καὶ κατῆλθες, μή ἐάσῃς ἡμᾶς ὀρφανοὺς Κύριε· ἐλθέτω σου τὸ Πνεῦμα, φέρον εἰρήνην τῷ κόσμῳ, δεῖξον τοῖς Υἱοῖς τῶν ἀνθρώπων, ἔργα δυνάμεώς σου, Κύριε φιλάνθρωπε.

Στίχ. Ἀνέβη ὁ Θεὸς ἐν ἀλαλαγμῷ, Κύριος ἐν φωνῇ σάλπιγγος.
Ἀνῆλθες Χριστὲ πρὸς τὸν ἄναρχον Πατέρα σου, ὁ τῶν ἀπεριγράπτων αὐτοῦ κόλπων μὴ χωρισθείς, καὶ προσθήκην αἱ δυνάμεις, τῇ αἰνέσει τοῦ Τρισαγίου οὐκ ἐδέξαντο, ἀλλ' ἕνα Υἱόν, καὶ μετὰ τὴν ἐνανθρώπησιν, ἐγνώρισάν σε Κύριε, μονογενῆ τοῦ Πατρός. Ἐν πλήθει σῶν οἰκτιρμῶν, ἐλέησον ἡμᾶς.

Στίχ. Πάντα τὰ ἔθνη κροτήσατε χεῖρας ἀλαλάξατε τῷ Θεῷ ἐν φωνῇ ἀγαλλιάσεως
Οἱ Ἄγγελοί σου Κύριε, τοῖς Ἀποστόλοις ἔλεγον· Ἀνδρες Γαλιλαῖοι, τί ἑστήκατε βλέποντες εἰς τὸν οὐρανόν; οὗτός ἐστι Χριστὸς ὁ Θεός, ὁ ἀναληφθεὶς ἀφ' ὑμῶν εἰς τὸν οὐρανόν, οὗτος ἐλεύσεται πάλιν, ὃν τρόπον ἐθεάσασθε αὐτόν, πορευόμενον εἰς οὐρανόν, λατρεύσατε αὐτῷ ἐν ὁσιότητι καὶ δικαιοσύνῃ.
Δόξα... Καὶ νῦν... Ἦχος β'
Ἐτέχθης ὡς αὐτὸς ἠθέλησας, ἐφάνης, ὡς αὐτὸς ἠβουλήθης, ἔπαθες σαρκί, ὁ Θεὸς ἡμῶν, ἐκ νεκρῶν ἀνέστης, πατήσας τὸν θάνατον, ἀνελήφθης ἐν δόξῃ, ὁ τὰ σύμπαντα πληρῶν, καὶ ἀπέστειλας ἡμῖν Πνεῦμα θεῖον, τοῦ ἀνυμνεῖν καὶ δοξάζειν σου τὴν Θεότητα.
Ἀπολυτίκιον Ἦχος δ'
Ἀνελήφθης ἐν δόξῃ, Χριστὲ ὁ Θεὸς ἡμῶν, χαροποιήσας τοὺς Μαθητάς, τῇ ἐπαγγελίᾳ τοῦ ἁγίου Πνεύματος· βεβαιωθέντων αὐτῶν διὰ τῆς εὐλογίας, ὅτι σὺ εἶ ὁ Υἱός τοῦ Θεοῦ, ὁ λυτρωτὴς τοῦ κόσμου.

ΕΝ Τῼ ΜΕΓΑΛῼ ΕΣΠΕΡΙΝῼ
Στιχηρὰ ἰδιόμελα ε'
Ἦχος πλ. β'
Ὁ Κύριος ἀνελήφθη εἰς οὐρανούς, ἵνα πέμψῃ τὸν Παράκλητον τῷ κόσμῳ, οἱ οὐρανοὶ ἡτοίμασαν τὸν θρόνον αὐτοῦ, νεφέλαι τὴν ἐπίβασιν αὐτοῦ, Ἄγγελοι θαυμάζουσιν, ἄνθρωπον ὁρῶντες ὑπεράνω αὐτῶν, ὁ Πατὴρ ἐκδέχεται, ὃν ἐν κόλποις ἔχει συναΐδιον. Τὸ Πνεῦμα τὸ ἅγιον κελεύει πᾶσι τοῖς Ἀγγέλοις αὐτοῦ· Ἄρατε πύλας οἱ ἄρχοντες ἡμῶν. Πάντα τὰ ἔθνη κροτήσατε χεῖρας· ὅτι ἀνέβη Χριστός, ὅπου ἦν τὸ πρότερον. (Δίς)

Κύριε, τῇ σῇ, Ἀναλήψει, ἐξεπλάγησαν τὰ Θεόν, ἐπὶ Χερουβίμ, θεωρήσαντά σε τὸν νεφελῶν ἀνερχόμενον, τὸν ἐπ' αὐτῶν καθεζόμενον, καὶ δοξάζομέν σε, ὅτι χρηστόν τὸ ἔλεός σου, δόξα σοι. (Δίς)

Ἐν τοῖς ὄρεσι τοῖς ἁγίοις, θεωροῦντές σου τὰς ὑψώσεις Χριστέ, τὸ ἀπαύγασμα τῆς δόξης τοῦ Πατρός, ἀνυμνοῦμέν σου τὴν φωτοειδῆ τοῦ προσώπου μορφήν, προσκυνοῦμέν σου τὰ παθήματα, τιμῶμεν τὴν Ἀνάστασιν, τὴν ἔνδοξον Ἀνάληψιν δοξάζοντες, ἐλέησον ἡμᾶς. (Δίς)

Κύριε, οἱ Ἀπόστολοι ὡς εἶδὸν σε, ἐν νεφέλαις ἐπαιρόμενον, ὀδυρμοῖς δακρύων, ζωοδότα Χριστέ, κατηφείας πληρούμενοι, θρηνοῦντες ἔλεγον· Δέσποτα, μὴ ἐάσῃς ἡμᾶς ὀρφανούς, οὓς δι' οἶκτον ἠγάπησας δούλους σου, ὡς εὔσπλαγχνος, ἀλλ' ἀπόστειλον, ὡς ὑπέσχου ἡμῖν, τὸ πανάγιόν σου Πνεῦμα, φωταγωγοῦν τὰς ψυχὰς ἡμῶν. (Δίς)

Κύριε, τῆς οἰκονομίας πληρώσας τὸ μυστήριον, παραλαβὼν τοὺς σοὺς Μαθητάς, εἰς τὸ ὄρος τῶν Ἐλαιῶν ἀνελάμβανες, καὶ ἰδού, τὸ στερέωμα τοῦ οὐρανοῦ παρῆλθες, ὁ δι' ἐμὲ πτωχεύσας κατ' ἐμέ, καὶ ἀναβάς· ὅθεν οὐκ ἐχωρίσθης, τὸ πανάγιόν σου Πνεῦμα ἐξαπόστειλον, φωτίζον τὰς ψυχὰς ἡμῶν. (Δίς)
Δόξα... Καὶ νῦν...
Τῶν κόλπων τῶν πατρικῶν μὴ χωρισθείς, γλυκύτατε Ἰησοῦ, καὶ τοῖς ἐπὶ γῆς ὡς ἄνθρωπος, συναναστραφείς, σήμερον ἀπ' ὄρους τῶν Ἐλαιῶν ἀνελήφθης ἐν δόξῃ, καὶ τὴν πεσοῦσαν φύσιν ἡμῶν συμπαθῶς ἀνυψώσας, τῷ Πατρὶ συνεκάθισας· ὅθεν αἱ οὐράνιαι τῶν ἀσωμάτων τάξεις, τὸ θαῦμα ἐκπληττόμεναι, ἐξίσταντο θάμβει, καὶ τρόμῳ συνεχόμεναι, τὴν σὴν φιλανθρωπίαν ἐμεγάλυνον. Μεθ' ὧν καὶ ἡμεῖς οἱ ἐπὶ γῆς, τὴν πρὸς ἡμᾶς σου συγκατάβασιν, καὶ τὴν ἀφ' ἡμῶν Ἀνάληψιν δοξολογοῦντες, ἱκετεύομεν λέγοντες· ὁ τοὺς μαθητὰς καὶ τὴν τεκοῦσάν σε Θεοτόκον, χαρᾶς ἀπείρου πλήσας ἐν τῇ σῇ Ἀναλήψει, καὶ ἡμᾶς ἀξίωσον, τῶν ἐκλεκτῶν σου τῆς χαρᾶς, εὐχαῖς αὐτῶν, διὰ τὸ μέγα σου ἔλεος.
Προφητείας Ἡσαΐου τὸ Ἀνάγνωσμα  (Κεφ. Β', 2)
Τάδε λέγει Κύριος· Ἔσται ἐν ταῖς ἐσχάταις ἡμέραις, ἐμφανὲς τὸ ὄρος τοῦ Κυρίου, καὶ ὁ οἶκος τοῦ Θεοῦ ἐπ ἄκρων τῶν ὀρέων, καὶ ὑψωθήσεται ὑπεράνω τῶν βουνῶν, καὶ ἥξουσιν ἐπ' αὐτῷ πάντα τὰ ἔθνη, καὶ πορεύσονται λαοὶ πολλοί, καὶ ἐροῦσι· Δεῦτε ἀναβῶμεν εἰς τὸ ὄρος Κυρίου, καὶ εἰς τὸν οἶκον τοῦ Θεοῦ Ἰακώβ, καὶ ἀναγγελεῖ ἡμῖν τὴν ὁδὸν αὐτοῦ, καὶ πορευσόμεθα ἐν αὐτῇ.
Προφητείας Ἡσαΐου τὸ Ἀνάγνωσμα (Κεφ. ΞΒ', 10 ΞΓ', 1)
Τάδε λέγει Κύριος· Πορεύεσθε, περιέλθετε διὰ τῶν πυλῶν μου, σκευάσατε τὴν ὁδόν μου, καὶ ὁδοποιήσατε τῷ λαῷ μου, καὶ τοὺς λίθους ἐκ τῆς ὁδοῦ διαρρίψατε, ἐξάρατε σύσσημον εἰς τὰ ἔθνη· ἰδοὺ γὰρ ὁ Κύριος ἐποίησεν ἀκουστὸν ἕως ἐσχάτου τῆς γῆς. Εἴπατε τῇ θυγατρὶ Σιών· ἰδοὺ ὁ Σωτήρ σου παραγέγονεν, ἔχων τὸν ἑαυτοῦ μισθὸν μεθ' αὐτοῦ, καὶ τὸ ἔργον αὐτοῦ πρὸ προσώπου αὐτοῦ. Καὶ καλέσει αὐτὸν λαὸν ἅγιον, λελυτρωμένον ὑπὸ Κυρίου, σὺ δὲ κληθήσῃ, Ἐπιζητουμένη πόλις, καὶ οὐκ ἐγκαταλελειμμένη. Τίς οὗτος ὁ παραγενόμενος ἐξ Ἐδώμ; ἐρύθημα ἱματίων αὐτοῦ ἐκ Βοσόρ, οὕτως ὡραῖος ἐν στολῇ αὐτοῦ; βοᾷ μετὰ ἰσχύος πολλῆς, Ἐγὼ διαλέγομαι δικαιοσύνην καὶ κρίσιν σωτηρίου. Διὰ τί σου ἐρυθρὰ τὰ ἱμάτια, καὶ τὰ ἐνδύματά σου ὡς ἀπὸ πατητοῦ ληνοῦ; Πλήρης καταπεπατημένης, ληνὸν ἐπάτησα μονώτατος, καὶ τῶν ἐθνῶν οὐκ ἔστιν ἀνὴρ μετ' ἐμοῦ. Τὸν ἔλεον Κυρίου ἐμνήσθην, τὰς ἀρετὰς Κυρίου ἀναμνήσω, τὴν αἴνεσιν Κυρίου ἐπὶ πᾶσιν, οἷς ἡμῖν ἀνταποδίδωσι, Κύριος, κριτὴς ἀγαθὸς τῷ οἴκῳ Ἰσραήλ, ἐπάγει ἡμῖν κατὰ ἔλεον αὐτοῦ, καὶ κατὰ τὸ πλῆθος τῆς δικαιοσύνης αὐτοῦ. Καὶ εἶπεν· οὐχὶ λαός μου ἐστὲ; τέκνα, καὶ οὐ μὴ ἀθετήσωσι· καὶ ἐγένετο αὐτοῖς εἰς σωτηρίαν ἐκ πάσης θλίψεως αὐτῶν, οὐ πρέσβυς, οὐδὲ Ἄγγελος, ἀλλ' αὐτὸς ὁ Κύριος ἔσωσεν αὐτοὺς διὰ τὸ ἀγαπᾶν αὐτούς, καὶ φείδεσθαι αὐτῶν. Αὐτὸς ἐλυτρώσατο αὐτούς, καὶ ἀνέλαβεν αὐτούς, καὶ ὑπερύψωσεν αὐτούς, πάσας τὰς ἡμέρας τοῦ αἰῶνος.

Προφητείας Ζαχαρίου τὸ Ἀνάγνωσμα (Κεφ. ΙΔ', 4)
Τάδε λέγει Κύριος· Ἰδοὺ ἡμέρα ἔρχεται Κυρίου καὶ στήσονται οἱ πόδες αὐτοῦ ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ ἐπὶ τὸ ὄρος τῶν Ἐλαιῶν, τὸ κατέναντι Ἱερουσαλήμ, ἐξ ἀνατολῶν ἡλίου. Καὶ ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ ἐξελεύσεται ὕδωρ ζῶν ἐξ Ἱερουσαλήμ, τὸ ἥμισυ αὐτοῦ εἰς τὴν θάλασσαν τὴν πρώτην, καὶ τὸ ἥμισυ αὐτοῦ εἰς τὴν θάλασσαν τὴν ἐσχάτην, ἐν θέρει, καὶ ἐν ἔαρι ἔσται οὕτω. Καὶ ἔσται Κύριος εἰς Βασιλέα ἐπὶ πᾶσαν τὴν γῆν, ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ ἔσται Κύριος εἷς, καὶ τὸ ὄνομα αὐτοῦ ἕν, κυκλῶν πᾶσαν τὴν γῆν, καὶ τὴν ἔρημον ἀπὸ Γαβαᾶ ἕως Ῥεμμών, κατὰ νότον Ἱερουσαλήμ, καὶ ὑψωθήσεται, καὶ ἐπὶ τοῦ τόπου μενεῖ, ἀπὸ τῆς πύλης Βενιαμίν, ἕως του τόπου τῆς πύλης τῆς πρώτης, ἕως τῆς πύλης τοῦ Γομόρ, καὶ ἕως, τοῦ πύργου Ἀναμεήλ, καὶ ἕως τοῦ πύργου τῶν γωνιῶν, καὶ ἕως τῶν ὑποληνίων τοῦ Βασιλέως. Κατοικήσουσιν ἐν αὐτῇ, καὶ ἀνάθεμα οὐκέτι ἔσται, καὶ κατοικήσει Ἱερουσαλὴμ πεποιθότως.

Εἰς τὴν Λιτὴν
Στιχηρὰ Ἰδιόμελα Ἦχος α'
Ἀνελθὼν εἰς οὐρανούς· ὅθεν καὶ κατῆλθες, ἐάσης ἡμᾶς ὀρφανοὺς Κύριε, ἐλθέτω μή σου τὸ Πνεῦμα, φέρον εἰρήνην τῷ κόσμῳ, δεῖξον τοῖς Υἱοῖς τῶν ἀνθρώπων, ἔργα δυνάμεώς σου, Κύριε φιλάνθρωπε.
Ἀνῆλθες Χριστὲ πρὸς τὸν ἄναρχον Πατέρα σου, ὁ τῶν ἀπεριγράπτων αὐτοῦ κόλπων μὴ χωρισθείς, καὶ προσθήκην αἱ δυνάμεις, τῇ αἰνέσει τοῦ Τρισαγίου οὐκ ἐδέξαντο, ἀλλ' ἕνα Υἱόν, καὶ μετὰ τὴν ἐνανθρώπησιν, ἐγνώρισάν σε Κύριε, μονογενῆ τοῦ Πατρός. Ἐν πλήθει σῶν οἰκτιρμῶν, ἐλέησον ἡμᾶς.
Οἱ Ἄγγελοί σου Κύριε, τοῖς Ἀποστόλοις ἔλεγον· Ἀνδρες Γαλιλαῖοι, τί ἑστήκατε βλέποντες εἰς τὸν οὐρανόν; οὗτός ἐστι Χριστὸς ὁ Θεός, ὁ ἀναληφθεὶς ἀφ' ὑμῶν εἰς τὸν οὐρανόν, οὗτος ἐλεύσεται πάλιν, ὃν τρόπον ἐθεάσασθε αὐτόν, πορευόμενον εἰς οὐρανόν, λατρεύσατε αὐτῷ ἐν ὁσιότητι καὶ δικαιοσύνῃ.
Ἦχος δ'
Ὅτε παραγέγονας ἐπὶ τὸ ὄρος, Χριστέ, τῶν Ἐλαιῶν, Πατρὸς ἐπιτελέσαι τὴν εὐδοκίαν, ἐξέστησαν οἱ οὐράνιοι Ἄγγελοι καὶ ἔφριξαν οἱ καταχθόνιοι, παρίσταντο δὲ οἱ Μαθηταὶ μετὰ χαρᾶς ἔντρομοι, ὡς ἐλάλεις αὐτοῖς· ὡς θρόνος δὲ ἡτοίμαστο ἐξ ἐναντίας νεφέλη προσμένουσα, πύλας δὲ ὁ οὐρανὸς διαπετάσας, τῷ κάλλει ἐφαίνετο, καὶ ἡ γῆ τοὺς κρυπτῆρας ἀνακαλύπτει, Ἀδὰμ τὴν κατάβασιν ὡς γνωσθῆναι, καὶ τὴν αὖθις ἀνάβασιν, ἀλλ' ἴχνη μὲν ὑψοῦτο, ὡς ὑπὸ χειρός, στόμα δὲ μεγάλα ηὐλόγει, ὡς ἠκούετο· νεφέλη ὑπελάμβανε, καὶ οὐρανὸς ἔνδον σε ὑπεδέξατο. Ἔργον τοῦτο Κύριε εἰργάσω, μέγα καὶ παράδοξον, εἰς σωτηρίαν τῶν ψυχῶν ἡμῶν.
Τὴν καταβᾶσαν φύσιν τοῦ Ἀδὰμ εἰς τὰ κατώτερα μέρη τῆς γῆς ὁ Θεός, καινοποιήσας σεαυτῷ, ὑπεράνω πάσης ἀρχῆς καὶ ἐξουσίας ἀνήγαγες σήμερον· ὡς ἀγαπήσας γάρ, συνεκάθισας, ὡς συμπαθήσας δέ, ἥνωσας σαυτῷ, ὡς ἑνώσας συνέπαθες, ὡς ἀπαθὴς παθῶν δέ, συνεδόξασας, ἀλλ' οἱ Ἀσώματοι τίς ἐστιν οὗτος, ἔλεγον, ὁ ὡραῖος ἀνήρ; ἀλλ' οὐκ ἄνθρωπος μόνον, Θεὸς δὲ καὶ ἄνθρωπος, τὸ συναμφότερον τὸ φαινόμενον. Ὅθεν ἔξαλλοι Ἄγγελοι, ἐν στολαῖς περιϊπτάμενοι, τοὺς Μαθητάς, Ἄνδρες ἐβόων· Γαλιλαῖοι, ὃς ἀφ' ὑμῶν πεπόρευται, οὗτος Ἰησοῦς ἄνθρωπος Θεός, θεάνθρωπος πάλιν ἐλεύσεται, κριτὴς ζώντων καὶ νεκρῶν, πιστοῖς δὲ δωρούμενος ἁμαρτιῶν συγχώρησιν, καὶ τὸ μέγα ἔλεος.
Ὅτε ἀνελήφθης ἐν δόξῃ, Χριστὲ ὁ Θεός, τῶν Μαθητῶν ὁρώντων, αἱ νεφέλαι ὑπελάμβανόν σε μετὰ σαρκός, πύλαι ἐπήρθησαν αἱ οὐράνιαι, ὁ χορὸς τῶν Ἀγγέλων ἔχαιρεν ἐν ἀγαλλιάσει, αἱ ἀνώτεραι δυνάμεις ἔκραζον, λέγουσαι· Ἄρατε πύλας οἱ ἄρχοντες ἡμῶν, καὶ εἰσελεύσεται ὁ Βασιλεὺς τῆς δόξης, οἱ δὲ μαθηταὶ ἐκπληττόμενοι ἔλεγον· Μὴ χωρισθῇς ἡμῶν, ὁ ποιμὴν ὁ καλός, ἀλλὰ πέμψον ἡμῖν τὸ Πνεῦμά σου τὸ πανάγιον, τὸ ὁδηγοῦν καὶ στηρίζον τὰς ψυχὰς ἡμῶν.

Δόξα... Καὶ νῦν...
Κύριε τὸ μυστήριον, τὸ ἀπὸ τῶν αἰώνων κεκρυμμένον, καὶ ἀπὸ γενεῶν, πληρώσας ὡς ἀγαθός, ἦλθες μετὰ τῶν Μαθητῶν σου ἐν τῷ ὄρει τῶν Ἐλαιῶν, ἔχων τὴν τεκοῦσάν σε τὸν ποιητὴν καὶ πάντων δημιουργόν· τὴν γὰρ ἐν τῷ Πάθει σου μητρικῶς πάντων ὑπεραλγήσασαν ἔδει καὶ τῇ δόξη τῆς σαρκός σου ὑπερβαλλούσης ἀπολαῦσαι χαρᾶς, ἧς καὶ ἡμεῖς μετασχόντες, τῇ εἰς οὐρανοὺς ἀνόδῳ σου Δέσποτα, τὸ μέγα σου ἔλεος τὸ εἰς ἡμᾶς γεγονὸς δοξάζομεν.
Εἰς τὸν Σ τ ί χ ο ν Στιχηρὰ Ἰδιόμελα Ἦχος β'
Ἐτέχθης ὡς αὐτὸς ἠθέλησας, ἐφάνης, ὡς αὐτὸς ἠβουλήθης, ἔπαθες σαρκί, ὁ Θεὸς ἡμῶν, ἐκ νεκρῶν ἀνέστης, πατήσας τὸν θάνατον, ἀνελήφθης ἐν δόξῃ, ὁ τὰ σύμπαντα πληρῶν, καὶ ἀπέστειλας ἡμῖν Πνεῦμα θεῖον, τοῦ ἀνυμνεῖν καὶ δοξάζειν σου τὴν Θεότητα.
Στίχ. Πάντα τὰ ἔθνη κροτήσατε χεῖρας, ἀλαλάξατε τῷ Θεῷ ἐν φωνῇ ἀγαλλιάσεως
Ἀναλαμβανομένου σου Χριστέ, ἐκ τοῦ ὄρους τῶν Ἐλαιῶν, αἱ δυνάμεις ὁρῶσαι ἑτέρα τῇ ἑτέρᾳ ἐβόων· Τίς ἐστιν οὗτος; καὶ φησὶ πρὸς αὐτάς· Οὗτός ἐστιν ὁ κραταιός καὶ δυνάστης, οὗτός ἐστιν ὁ δυνατὸς ἐν πολέμῳ, οὗτός ἐστιν ἀληθῶς ὁ Βασιλεὺς τῆς δόξης. Καὶ ἵνα τί αὐτοῦ ἐρυθρὰ τὰ ἱμάτια; Ἐκ Βοσὸρ ἥκει, ὅπερ ἐστί, τῆς σαρκός. Αὐτὸς δὲ ὡς Θεὸς ἐν δεξιᾷ καθίσας τῆς μεγαλωσύνης, ἀπέστειλας ἡμῖν τὸ Πνεῦμα τὸ ἅγιον ἵνα ὁδηγήσῃ, καὶ σώσῃ τὰς ψυχὰς ἡμῶν.
Στίχ. Ἀνέβη ὁ Θεὸς ἐν ἀλαλαγμῷ, Κύριος ἐν φωνῇ σάλπιγγος.

Ἀνελήφθης ἐν δόξῃ, ἐκ τοῦ ὄρους τῶν Ἐλαιῶν Χριστὲ ὁ Θεὸς ἐνώπιον τῶν σῶν Μαθητῶν, καὶ ἐκάθισας ἐν δεξιᾷ τοῦ Πατρὸς ὁ τὰ σύμπαντα πληρῶν τῇ Θεότητι, καὶ ἀπέστειλας αὐτοῖς Πνεῦμα τὸ ἅγιον, τὸ φωτίζον, καὶ στηρίζον, καὶ ἁγιάζον τὰς ψυχὰς ἡμῶν.
Δόξα... Καὶ νῦν... Ἦχος πλ. β'
Ἀνέβη ὁ Θεὸς ἐν ἀλαλαγμῷ, Κύριος ἐν φωνῇ σάλπιγγος, τοῦ ἀνυψῶσαι τὴν πεσοῦσαν εἰκόνα τοῦ Ἀδάμ, καὶ ἀποστεῖλαι Πνεῦμα Παράκλητον, τοῦ ἁγιάσαι τὰς ψυχὰς ἡμῶν.



Ἀπολυτίκιον Ἦχος δ'


Ἀνελήφθης ἐν δόξῃ, Χριστὲ ὁ Θεὸς ἡμῶν, χαροποιήσας τοὺς Μαθητάς, τῇ ἐπαγγελίᾳ τοῦ ἁγίου Πνεύματος· βεβαιωθέντων αὐτῶν διὰ τῆς εὐλογίας, ὅτι σὺ εἶ ὁ Υἱός τοῦ Θεοῦ, ὁ λυτρωτὴς τοῦ κόσμου. (Ἐκ γ΄)

NON C'É GRIDO UMANO CHE NON SIA ASCOLTATO DA DIO
Città del Vaticano, 16 maggio 2012 (VIS). Dopo le catechesi sulla preghiera negli Atti degli Apostoli, il Santo Padre ha annunciato che le prossime catechesi saranno dedicate alla preghiera nelle Lettere di San Paolo, Lettere che sono introdotte e si chiudono con espressioni di preghiera. San Paolo ci ha lasciato una preghiera che si manifesta in una grande ricchezza di forme, ha notato Benedetto XVI.
Nell'Udienza Generale del Mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro, con la partecipazione di oltre 11.000 persone, il Papa ha spiegato che l'Apostolo delle genti "vuole farci comprendere che la preghiera non deve essere vista come una semplice opera buona compiuta verso Dio, una nostra azione. Essa è innanzitutto un dono, frutto della presenza viva, reale, vivificante del Padre e di Gesù Cristo in noi, attraverso lo Spirito Santo".

"Nella preghiera noi sperimentiamo (...) la nostra debolezza, la nostra povertà, il nostro essere creature, poiché siamo posti di fronte all’onnipotenza e alla trascendenza di Dio" e "percepiamo il senso del nostro limite (...). Cresce allora in noi il bisogno di fidarci e affidarci sempre più a Lui (...). Ed è lo Spirito Santo che viene in aiuto a questa nostra incapacità, (...) guidando il nostro rivolgerci a Dio. Per San Paolo la preghiera è soprattutto l’operare dello Spirito nella nostra umanità, per farsi carico della nostra debolezza e trasformarci da uomini legati alle realtà materiali in uomini spirituali".
Successivamente il Papa ha evidenziato tre conseguenze nella nostra vita cristiana quando lasciamo operare in noi lo Spirito di Cristo come principio interiore di tutto il nostro agire ed ha detto: "Anzitutto con la preghiera animata dallo Spirito siamo messi in condizione di abbandonare e superare ogni forma di paura o di schiavitù, vivendo l'autentica libertà dei figli di Dio. (...) Un'altra conseguenza (...) è che il rapporto stesso con Dio diventa talmente profondo da non essere intaccato da alcuna realtà o situazione. Comprendiamo allora che con la preghiera non siamo liberati della prove o dalle sofferenze, ma possiamo viverle in unione con Cristo, con le sue sofferenze, nella prospettiva di partecipare anche della sua gloria".
"Molte volte - ha detto il Papa - nella nostra preghiera, chiediamo a Dio di essere liberati dal male fisico e spirituale (...). Tuttavia spesso abbiamo l’impressione di non essere ascoltati e allora rischiamo di scoraggiarci e di non perseverare. In realtà non c’è grido umano che non sia ascoltato da Dio (...) La risposta di Dio Padre al Figlio non è stata la liberazione immediata dalle sofferenze, dalla croce, dalla morte, ma proprio attraverso la croce e la morte, come espressione dell’amore supremo, Dio ha risposto al di là di ogni umana attesa con la risurrezione del Figlio".
"Infine la preghiera del credente si apre anche alle dimensioni dell’umanità e dell’intero creato, (...) non rimane mai chiusa in se stessa, ma si apre alla condivisione dei 'gemiti', delle sofferenze del nostro tempo. Diventa così (...) canale di speranza per tutta la creazione, espressione di quell’amore di Dio che è riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato".
"San Paolo - ha concluso il Pontefice - ci insegna che nella nostra preghiera dobbiamo aprirci alla presenza e all’azione dello Spirito Santo, il quale prega in noi (...) per portarci ad aderire a Dio con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro essere. Lo Spirito di Cristo diventa la forza della nostra preghiera 'debole', la luce della nostra preghiera 'spenta', il fuoco della nostra preghiera 'arida', donandoci la vera libertà interiore, insegnandoci a vivere affrontando le prove dell’esistenza, nella certezza di non essere soli, aprendoci agli orizzonti dell’umanità e della creazione 'che geme e soffre le doglie del parto'".



MERCOLEDÍ DELLA SESTA SETTIMANA
VESPRO dell'ASCENSIONE di
NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO

 Tono pl. 2.

Il Signore è asceso ai cieli * per mandare il Paraclito nel mondo. * I cieli hanno preparato il suo trono, * le nubi il carro su cui salire; * stupiscono gli angeli * vedendo un uomo al di sopra di loro. * Il Padre riceve colui che dall’eternità, * nel suo seno dimora˚. * Lo Spirito santo ordina a tutti i suoi angeli: * Alzate, príncipi, le vostre porte˚. * Genti tutte, battete le mani˚, * perché Cristo è salito dove era prima. 2 volte.

Signore, alla tua ascensione * restarono attoniti i cherubini, * vedendo venire sulle nubi te, Dio˚, * che siedi su di loro˚. * E noi ti diamo gloria, * perché soave è la tua misericordia˚: * gloria a te.

Contemplando la tua esaltazione * sui monti santi, o Cristo˚, * irradia¬zione della gloria del Padre˚, * noi cantiamo la luminosa figura del tuo volto, * adoriamo i tuoi patimenti, * onoriamo la tua risurrezione, * glorificando la tua gloriosa ascensione. * Abbi pietà di noi.

Signore, quando gli apostoli ti videro * sollevarti sulle nubi, * gemendo nel pianto, pieni di tristezza, * o Cristo datore di vita, * tra i lamenti dicevano: * O Sovrano, * non lasciare orfani i tuoi servi˚ * che tu, pietoso, hai amato * nella tua tenera compassione: * mandaci, come hai promesso, * lo Spirito santissimo * per illuminare le anime nostre.

Signore, compiuto il mistero della tua economia, * hai preso con te i tuoi discepoli * e sei salito sul Monte degli Ulivi˚: * ed ecco, te ne sei andato oltre il firma¬mento del cielo. * O tu che per me * come me ti sei fatto pove¬ro˚, * e sei asceso là, da dove mai ti eri allontana¬to, * manda il tuo Spirito santissimo * per illumi¬na¬re le anime nostre.

Gloria. Ora e sempre. Lo stesso tono.

Tu che, senza separarti dal seno paterno˚, * o dol¬cissimo Gesú, * hai vissuto sulla terra come uomo˚, * oggi dal Monte degli Ulivi * sei asceso nella gloria: * e risollevando, compassionevole, la nostra natura caduta, * l’hai fatta sedere con te accanto al Padre˚. * Per questo le celesti schiere degli incorporei, * sbigottite per il prodigio, * estatiche stupivano e, prese da tremo¬re, * magnificavano il tuo amore per gli uomini. * Con loro anche noi quaggiú sulla terra, * glorificando la tua discesa fra noi * e la tua dipartita da noi con l’ascensione, * supplici diciamo: * O tu che con la tua ascensione * hai colmato di gioia infinita i discepoli * e la Madre-di-Dio che ti ha partorito, * per le loro preghiere concedi anche a noi * la gioia dei tuoi eletti, * nella tua grande mi¬sericordia˚.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.

Lettura della profezia di Isaia (2,2-3).

Cosí dice il Signore: Negli ultimi giorni si mostrerà

ben visibile il monte del Signore, e la casa di Dio sarà sulla cima delle montagne. Il monte si innalzerà al di sopra dei colli e ad esso andranno tutte le genti. Molti popoli ver¬ranno e diranno: Venite, saliamo al monte del Signore, e alla casa del Dio di Giacobbe: ci dichiarerà la sua via e in essa noi cammineremo.

Lettura della profezia di Isaia (62,10-63,1-3.7-9).

Cosí dice il Signore: Andate, fate il giro delle mie por-

te, approntate la mia via, fate strada al mio popolo e buttate via le pietre dalla strada; levate un vessillo per le genti. Perché, ecco, il Signore lo fa udire sino alle estremità della terra. Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo Salvatore è giunto e ha con sé la sua mercede, e la sua opera è davanti a lui. Lo chiamerà popolo santo, riscat¬tato dal Signore, e tu sarai detta città ricercata, e non abban¬donata. Chi è costui che viene da Edom? Che con rosse vesti appare da Bosor, ed è cosí bello nel suo abbigliamento? Egli grida con grande forza: Io parlo di giustizia, e di giudizio di salvezza. Perché sono rosse le tue vesti, e i tuoi abiti come macchiati di uva pigiata nel torchio? Sono coperto di uva pigia¬ta: del tutto solo ho pigiato nel torchio, e di tra le genti non c’era con me nessuno. Mi sono ricordato della misericordia del Signore, ricorderò le grandi opere del Signo¬re, la sua lode per tutto ciò che ci ha reso. Il Signo¬re è giudice buono per la casa d’Israele: egli ci tratta secondo la sua miseri¬cordia e secondo l’ab¬bondanza della sua giustizia. E disse: Non siete voi mio popolo? Sono figli, perciò non saranno ribel¬li. E si fece per loro sal¬vezza da ogni tribolazione. Non un ambasci¬atore, non un angelo, ma il Signore stesso li ha salva¬ti, perché li amava e voleva risparmiarli. Egli stesso li ha redenti, li ha solle¬vati e li ha sovresaltati per tutti i giorni dell’e¬ternità.

Lettura della profezia di Zaccaria (14,1.4.8-11).

Cosí dice il Signore: Ecco viene il giorno del Signore.

E in quel giorno si poseranno i suoi piedi sul Monte degli Ulivi che è di fronte a Gerusalemme, dalla parte del levar del sole. In quel giorno scaturirà acqua viva da Gerusalem¬me: metà di essa andrà verso il primo mare e l’altra metà all’ultimo mare, e sarà cosí tanto d’estate che di primave¬ra. Il Signore sarà Re su tutta la terra: in quel giorno ci sarà un solo Signore e uno solo sarà il suo nome, e circonderà tutta la terra e il deserto, da Gabaa fino a Remmon, a sud di Gerusa¬lemme. Ed essa sarà innalzata, e starà al suo posto, dalla porta di Beniami¬no fino al luogo della prima porta e della porta di Gomor, e fino alla torre di Anameel, alla torre degli angoli e ai torchi del re. Abiteranno in essa e non vi sarà piú nulla di maledetto, e si abiterà Gerusalemme con sicu¬rezza.

Alla lití, stichirá idiómela. Tono 1.

Ora che sei asceso ai cieli, * dai quali eri disceso˚, * non

lasciarci orfani, Signore: * venga il tuo Spirito * a portare pace al mondo; * mostra ai figli degli uomini * le opere della tua potenza, * o Signore amico degli uomini.

Gloria. Ora e sempre. Lo stesso tono.

Signore, compiuto nella tua bontà * il mistero nasco¬sto da secoli e da generazioni˚, * sei andato con i tuoi discepoli * al Monte degli Ulivi, * insieme a colei che ha partorito te, * Creatore e Artefice dell’universo: * bisognava infatti che godesse di immensa gioia * per la glorificazione della tua carne, * colei che come Madre piú di tutti aveva sofferto * nella tua passione: * e anche noi, o Sovra¬no, * parte¬cipi di questa gioia, per la tua salita ai cieli, * glori¬fichi¬a¬mo la grande misericor¬dia˚ * che hai usato con noi.

Allo stico, stichirá idiómela. Tono 2.

Sei stato partorito, come tu hai voluto; * ti sei mani¬-

festato, come avevi stabilito; * hai patito nella carne, o Dio nostro; * sei risorto dai morti * e hai calpestato la morte; * sei asceso nella gloria, * tu che tutto riempi, * e ci hai mandato lo Spirito divino * affinché celebriamo e glorifichiamo * la tua divinità.

Stico: Genti tutte, battete le mani, acclamate a Dio, nostro Salvatore.

Mentre tu ascendevi, o Cristo, * dal Monte degli Ulivi, * le schiere celesti che ti vedevano, * si grida¬vano l’un l’altra: * Chi è costui? * E rispondeva¬no: * È il forte, il potente, * il potente in batta-glia; * costui è veramente il Re della gloria˚. * Ma perché sono rossi i suoi vestiti? * Viene da Bosor, cioè dalla ‘car¬ne’˚. * E tu, dopo esserti assiso in quanto Dio * alla destra della Maestà˚, * ci hai inviato lo Spirito santo * per guidare e salvare le anime nostre.

Stico: È asceso Dio tra le acclamazioni, il Signore al suono della tromba.

Sei asceso nella gloria * dal Monte degli Ulivi, o Cristo Dio, * sotto gli occhi dei tuoi discepoli, * e ti sei assiso alla destra del Padre, * tu che riempi l’uni¬verso con la tua divinità: * e hai mandato loro lo Spirito santo * per illuminare, confermare e santificare * le anime nostre.

Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 2.

È asceso Dio tra le acclamazioni, * il Signore, al suono della tromba˚, * per risollevare l’immagine caduta di Adamo * e inviare lo Spirito Paraclito * a santifica¬zio¬ne delle anime nostre.

Apolytíkion. Tono 4.

Sei asceso nella gloria, * o Cristo Dio nostro, * ralle¬-

grando i discepoli * con la promessa del santo Spiri¬to: * essi rimasero confer¬mati dalla tua benedizione˚, * perché tu sei il Figlio di Dio, * il Redentore del mondo. 3 volte.

Quindi il resto come di consueto e il congedo:

Colui che nella gloria di fra noi è stato assunto ai cie-

li, e si è assiso alla destra di Dio Padre, Cristo, vero Dio nostro...

FESTA
dell'ASCENSIONE
 di NOSTRO SIGNORE GESU' CRISTO



Il brano degli Atti degli Apostoli: 1, 6-11

Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: "Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?". Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra". Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".




Breve lettura dell'icona
(dal libro di Angelo Vaccarella: Icone e Feste del Cilco Liturgico)
L'icona è divisa in due livelli: in alto troviamo il Salvatore in gloria (livello celeste), mentre in basso (livello terrestre) troviamo la Vergine orante con gli apostoli. Gesù dunque è assunto in cielo, "elevato in alto sotto i loro occhi", sottratto da una nube al loro sguardo, ritornerà sulle nubi e ognuno lo vedrà (cf Ap 1,7) . Il Cristo, sorretto da due angeli, sembra seduto su un trono con vesti regali. Nella mano sinistra tiene il rotolo della Legge, mentre il gesto della sua mano destra ci fa capire che Lui è il Pantocratore, cioè il "Dominatore di tutte le cose". Nel secondo livello, nella parte inferiore dell'icona, dunque troviamo Maria, gli apostoli e gli angeli, immersi in uno sfondo roccioso, sulla sommità del quale si elevano quattro alberelli: la terra si ricongiunge al cielo in una grande liturgia d'amore e di pace.
In secondo piano e ai lati di Maria ecco due angeli in vesti luminose che alzano le loro braccia al cielo quasi ad indicare la venuta di Gesù: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". (At 1, 11)
La Vergine orante è situata al centro dell'icona perché raffigura la Chiesa, la nuova Eva. Un triangolo simbolico è formato dai nimbi dei due angeli e da quello di Maria; esso simboleggia la Santissima Trinità, dove gli angeli richiamano alla memoria il Padre e lo Spirito Santo e Maria, invece, il Figlio, che da Lei è stato generato.
Infine ecco gli apostoli, sei a destra e sei a sinistra della Madre di Dio. In primo piano alla sinistra del nostro sguardo, scorgiamo Pietro, mentre dall'altro parte c'è Paolo. I due sono i baluardi della fede ed il loro sguardi sono rivolti al Cristo che ascende, ma che già viene nella speranza della promessa.
I Padri
Oggi, come avete sentito, fratelli, Nostro Signore Gesù Cristo è salito in cielo: salga con lui anche il nostro cuore. Ascoltiamo l'Apostolo che dice: Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3,1-2). Infatti, come egli è salito [in cielo] e non si è allontanato da noi, così anche noi siamo già lassù con lui, sebbene nel nostro corpo non sia ancora accaduto ciò che ci viene promesso. Egli ormai è stato innalzato sopra i cieli. In verità, non dobbiamo disperare di raggiungere la perfetta ed angelica dimora celeste, per il fatto che egli ha detto: Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo (Gv 3,13). Ma ciò è stato detto perché siamo uniti a lui: egli è infatti il nostro capo e noi il suo corpo. Se, quindi, egli sale in cielo, noi non ci separiamo da lui. Colui che è disceso dal cielo non ci nega il cielo; ma in un certo modo ci dice: "Siate le mie membra, se volete salire in cielo". Dunque fortifichiamoci intanto in ciò che più desideriamo vivamente. Meditiamo in terra ciò che ci aspettiamo [di trovare] nei cieli. Allora ci spoglieremo della carne mortale, ora spogliamoci dell'uomo vecchio. Un corpo leggero si alzerà nell'alto dei cieli, se il peso dei peccati non opprimerà lo spirito.
(Agostino, Sermo 263, 2)
La festa
Nei primi tre secoli, la Chiesa celebrava l'Ascensione del Signore insieme con la solennità della Pentecoste. Nel giorno della Pentecoste, nel pomeriggio, i fedeli si recavano al Monte degli Ulivi dove, nella chiesa che ricordava l'Ascensione del Signore, ascoltavano brani della Sacra Scrittura relativi all'Ascensione, e si cantavano le antifone e gl'inni. Nella seconda metà del IV secolo l'Ascensione del Signore costituisce già una festa a parte e viene celebrata quaranta giorni dopo la Risurrezione.







martedì 15 maggio 2012

AVVISO


Domani mercoledi 16 maggio 2012 alle ore 18,30 nella Parrocchia della SS.Annunziata "te patret c'è il Vespro della Festa dell'Ascenzione di Nostro Signore Gesù Cristo



GIOVEDI 17 Maggio 2012 alla ore 10,30 nella Cattedrale di S. Demetrio M. si celebra la Solenne Divina Liturgia e segue la benedizione della campagna dalla cappella te Krikies te palermes.


domenica 13 maggio 2012

Dall'Osservatore Romano del 12.05.2012 :

Donato Oliverio ,vescovo eparchiale di Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale

Nato il 5 marzo 1956, a Cosenza,nel 1969 è entrato al seminario San Basile di Cosenza e poi in quello di Grottaferrata, dove ha conseguito la maturità classica.Come alunno del Pontificio Collegio Greco di
Sant’Atanasio in Roma,ha frequentato i corsi di preparazione al sacerdozio presso l’Angelicum, conseguendo il baccalaureato in filosofia e teologia.
Al Pontificio Istituto Orientale ha ottenuto la licenza in scienze ecclesiastiche orientali. Il 17 ottobre 1982 è stato ordinato sacerdote e nominato parroco di San Giuseppe di Marri e l’anno successivo direttore dell’ufficio catechistico eparchiale, ricoprendo tale incarico fino al 2003. Dal 1985 è membro dell’Istituto per il sostentamento del clero e dal 1988 al 2003 è stato segretario dell’Istituto di scienze religiose di Lungro. Dal 1993 è membro del consiglio presbiterale.È stato segretario generale della prima assemblea eparchiale di Lungro e segretario generale del secondo sinodo intereparchiale. Dal 1998 è economo eparchiale. Dal 2002 al 2003 è stato moderatore della curia e proprotosincello; dal 2003 al 2010 protosin-  cello e finora delegato ad omnia dell’eparchia di Lungro, nominato dall’amministratore apostolico,
l’arcivescovo Salvatore Nunnari. Ha curato l’edizione italiana del lezionario Apostolos e ha pubblicato alcuni articoli di catechesi e di iconologia.