domenica 10 novembre 2013

Lunedì 11 Novembre 2013 

San Teodoro Studita (759 - 826)


Sinassario


San Teodoro nacque a Costantinopoli nel 759 e dopo un ciclo completo di studi, si ritirò nel 781, all'età di 22, nel Monastero di Sakkoudion in Bitinia, sotto la direzione dello zio Platone. Fu ordinato diacono e poi sacerdote dal patriarca Tarasio e nel 794, alla morte dello zio, ne prese il posto diventando igumeno del monastero di Sakkoudion. Esiliato nel 797 a Tessalonica per aver protestato contro l'adulterio dell'imperatore Costantino VII Porfirogenito, fu richiamato dall'imperatrice Irene.

Le incursioni arabe del 798-799 lo costrinsero ad abbandonare Sakkoudion e a rifugiarsi all'interno delle mura della Capitale, nel Monastero di Studion, così chiamato dal nome del console romano Studius che lo aveva fondato nel 463. Per questo il Santo porta il nome di Studita.

Esiliato una seconda volta nel 809, dall'imperatore Niceforo I per averlo ripreso sempre in materia di adulterio, fu richiamato di nuovo nel 811. Ha sofferto l'esilio per la terza volta per la sua difesa delle Sante Icone, sotto l'imperatore iconoclasta Leone l'Armeno 
(815-821).

Morì nell'826, dopo aver degnamente sofferto e combattuto per la vera fede, lasciando una costituzione monastica, alcune catechesi, e numerose composizioni innografiche pieno di compunzione. Il suo corpo fu traslato al monastero di Studion nell'844.
11 NOVEMBRE 2013


Memoria dei santi martiri Mena e Vincenzo

 (sotto Diocleziano, 284-305), 

del santo martire Vittore e della santa martire Corona 

(sotto Antonino, 138-161),

 e del santo padre e confessore Teodoro Studita (826).

VESPRO
Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá prosómia dei martiri.
Tono pl. 4. O straordinario prodigio!



     Imitando la passione dell’impassible,o Mena,come un agnello, volontariamente,ti sei consegnato all’immolazione,o vittorioso degno di ogni lode; * non hai avuto paura * del furore dei príncipi;non ti sono stati gravi i tormenti della carne.Oh, la perseverante resistenza delle tue lotte! Con esse, o martire, * hai gettato a terra il superbo.

     Lacerato da flagelli, steso sul legno come già il Sovrano,con i fianchi tutti consumati dai ferri,non hai rinnegato il nome di Cristo, a lui tenendo fissi gli occhi dell’anima;a lui intensamente guardando, o santo,sopportavi le pene della carne, o beato Mena.

     Martire Mena ovunque celebrato,tu hai abbandonato per amore di Cristo il buio del mondo, la milizia caduca,l’ottenebramento degli idoli, il consesso degli empi,per essere annoverato nell’esercito dei suoi eletti: per questo, o martire,ti sei realmente mostrato invincibile nel combattere per lui.
Del santo, stessa melodia.
     
    Tu che in verità sei chiamato padre, ricevuti dal cielo doni che superano l’intelletto, piamente li hai trasmessi a quelli che lo desiderano, o Teodoro; moltiplicato, o beato, il talento, hai udito la voce benedetta che ti invitava a entrare nel talamo:e là ora tu ti aggiri,mostrandoti presso il trono del Re dell’universo.

    Teodoro, padre dei padri, tu hai presentato a Cristo una moltitudine di monaci, divenuto causa di salvezza come imitatore di Cristo, risplendente per i tuoi insegnamenti, pieno di decoro per la dignità di guida di anime,
divenuto bocca del Signore,o sapientissimo, come dice il profeta:ora che stai presso di lui, * ricordati di noi.
    La copiosa grazia dello Spirito,o iniziatore ai sacri riti, è stata chiaramente riversata sulle tue labbra,e ha fatto sgorgare una sorgente di insegnamenti, o Teodoro,rendendoti difensore della pietà,veemente avvocato della verità, colonna e fondamento di fede ortodossa, norma rigorosissima di vita monastica, * o sapientissimo.

Gloria. Dei martiri. Tono pl. 2. Di Byzantios.

    Di nuovo è sorta per noi l’annuale memoria degli astri del mondo,Mena,Vittore e Vincenzo,che illumina i cuori dei fedeli con le loro lotte per Cristo,mediante la croce:onoriamo dunque con inni colui che li ha incoronati di gloria e di onore,il Cristo Dio nostro.
Ora e sempre. Theotokíon. Il terzo giorno sei risorto.
     Di grandi doni sei stata fatta degna,o Vergine pura,Madre-di-Dio venerabile,perché nella carne hai partorito colui che è uno della Triade, Cristo, il datore di vita,per la salvezza delle anime nostre. 
Oppure stavrotheotokíon, stessa melodia.
   Vedendo come il popolo pieno di iniquità ingiustamente ti inchiodava al legno, la Vergine, la pura, la Madre tua, come aveva predetto Simeone,oSalvatore,ne aveva le viscere trafitte˚.
Allo stico, stichirá prosómia dei martiri.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.

    Straziato con triboli,battuto con nerbi,col corpo consumato dal fuoco,tu non hai rinnegato il nome salvifico di Cristo,non ti sei lasciato vincere dai ragionamenti,non hai sacrificato ai simulacri,ma sei divenuto vittima volontaria,sacrificio puro e perfetto per il tuo Sovrano, o martire Mena.

Stico: Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele.
     Con gli occhi forati,appeso al legno,dovunque bruciacchiato da fiaccole, con i nervi tagliati per la crudeltà del giudice,mentre ti veniva tagliata la testa con la spada, tu ti rallegravi, o glorioso Vittore, atleta del Salvatore, tu che hai vinto gli schieramenti del nemico con la sinergía dello Spirito.

Stico: Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutte le sue volontà.
      Ti ha incoronata il Signore con la corona dei carismi, o Corona dalle molte lotte: perché volontariamente tu ti sei consegnata ai tormenti,nella generosità della tua anima.Legata a due palme,sei stata spaccata in due, e te ne sei volata a Dio come un passero,lasciando un po’ di carne tra le mani dei cacciatori,o degna di ammirazione.

Gloria. Del santo. Tono pl. 2.

Padre santo, per tutta la terra è uscita la voce delle tue belle azioni:per questo nei cieli hai trovato la ricompensa delle tue fatiche. Hai annientato le falangi dei demoni,hai raggiunto le schiere degli angeli, di cui, irreprensibile, hai emulato la vita. * Poiché hai dunque confidenza col Cristo Dio, * chiedi pace per le anime nostre.

Ora e sempre. Theotokíon. Il terzo giorno sei risorto.

Tendo verso di te l’occhio del mio cuore, Sovrana,non disprezzare il mio gemito amaro: nell’ora in cui il Figlio tuo giudicherà il mondo,sii per me aiuto e protezione.
Stavrotheotokíon, stessa melodia.

Vedendoti crocifisso, o Cristo, colei che ti ha partorito gridava: Quale mistero strano vedo, Figlio mio? Come dunque muori nella carne, pendendo dal legno,tu che dispensi la vita?

Apolytíkion dei martiri. Tono 4.
I tuoi martiri, Signore, con la loro lotta hanno ricevuto da te, nostro Dio, le corone dell’incorruttibilità:con la tua forza, infatti,hanno abbattuto i tiranni ed hanno anche spezzato * le impotenti audacie dei demoni. * Per le loro preghiere, * o Cristo Dio, * salva le anime nostre.
Del santo. Tono pl. 4.

Guida di retta fede, * maestro di pietà e di decoro, astro del mondo, ornamento dei monaci divinamente ispirato, o Teodoro sapiente,con le tue dottrine hai illuminato tutti, o lira dello Spirito:intercedi presso il Cristo Dio * per la salvezza delle anime nostre.

martedì 15 ottobre 2013


VITA

 di 

San Longino Martire 

memoria  16 ottobre 2013


Soldato romano che con la sua lancia trafisse il costato di Gesù Crocifisso. Secondo la tradizione, la linfa che defluì dal fianco divino lo guarì da un'infermità oculare e lo convertì.
Etimologia: Longino = alto, lungo, dal latino Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Gerusalemme, commemorazione di san Longino, venerato come il soldato che aprì con la lancia il costato del Signore crocifisso.
Si tratta di un santo di cui molto si è parlato e scritto in tutti i sinassari orientali, nei Vangeli, epistole dei Santi Padri, vangeli apocrifi e martirologi sia orientali che occidentali. Tutta questa massa di citazioni ha determinato la combinazione di tre diversi personaggi in cui viene identificato. Nel primo caso si tratta di un soldato che con un colpo di lancia squarciò il costato di Cristo sulla croce, il suo nome deriverebbe appunto dalla lancia; nel secondo caso è identificato con il centurione che era presente alla morte di Gesù e che commosso da ciò che vede, ne afferma la divinità, unica voce favorevole in un coro d’insulti e scherni; nel terzo caso Longino sarebbe il centurione che comandava il picchetto di soldati messo a guardia del sepolcro del crocifisso che comunque secondo alcuni testi, sarebbero gli stessi che avevano presenziato alla crocifissione.
La tradizione orientale celebra Longino come il centurione che riconobbe la divinità di Gesù e ne custodì il sepolcro; quella occidentale lo celebra sia come il soldato del colpo di lancia, sia come il centurione che afferma la divinità sotto la croce.
Ambedue le tradizioni dicono che Longino abbandona la milizia, viene istruito nella fede dagli apostoli e se ne va a Cesarea di Cappadocia dove conduce una vita di santità, prodigandosi per la conversione dei gentili, ed infine subisce il martirio morendo decapitato.
Tuttavia la passio del martire diventa ancora diversa fra le due tradizioni: in quella latina egli è un soldato isaurico che viene arrestato e processato dal preside di Cesarea di Cappadocia, Ottavio che a sua volta si converte come pure il suo segretario Afrodisio che subisce anch’egli il martirio; in quella greca egli è nativo di Cesarea dove infatti si ritira in un possedimento paterno, poi sobillato dai giudei, Ponzio Pilato lo accusa all’imperatore come disertore e lo fa uccidere da due sicari, la testa del martire viene portata a Gerusalemme e mostrata a Pilato e poi gettata nell’immondizia, in seguito viene recuperata da una vedova miracolosamente guarita dalla cecità.
Un antichissimo testo letterario, il primo che parla di Longino, cioè l’Ep. XVII, 15 di s. Gregorio Nisseno (m. 394 ca.) riporta fra l’altro che già nel secolo IV, Longino era considerato l’evangelizzatore della Cappadocia come gli Apostoli singolarmente lo erano di altre regioni.
È incredibile il numero dei giorni del calendario in cui viene ricordato, i vari martirologi, sinassari, calendari orientali, codici ecc. lo ricordano in giorni diversi nei mesi di marzo, ottobre, novembre ed altri.
Il Martirologio Romano seguendo quello Geronimiano lo celebra il 15 marzo mentre gli orientali, anche in questo divisi, in massima parte lo celebrano il 16 ottobre.
Gli artisti in ogni tempo sono stati attratti dalla singolarità del personaggio e abbinandolo alla scena della crocifissione con lancia o senza lancia, l’hanno immortalato nelle loro opere; è importante ricordare che nella grande basilica di S. Pietro, alla base di uno dei quattro enormi piloni che sorreggono l’immensa cupola e che circondano lo spazio dell’altare con il baldacchino del Bernini, vi è la grande statua di s. Longino, dello stesso Bernini, centurione che per primo riconobbe la divinità di Cristo.


Autore: Antonio Borrelli

16 OTTOBRE 2013

Memoria del santo martire 

Longino, il centurione che era sotto la croce.

VESPRO

Al Signore, ho gridato, 3 stichirá prosómia.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Vedendo, o glorioso, insieme al buon ladrone˚ * colui che era divenuto mortale, * che aveva sperimentato la croce, * che aveva oscurato lo splendore del sole˚ * e dal fianco aveva fatto scaturire * la remissione salvifica˚, * tu lo hai confessato Dio e Sovrano˚, * che volontariamente aveva subíto la passione˚, * per la sua smisurata compassione.
Vedendo appesa al legno la vite fruttifera˚ * zampillante vino di vita e di remissione, * o glorioso, * accostasti le labbra del cuore * e, bevendo, fosti ricolmo di letizia, * rigettando l’ama¬ra incredulità * come uomo di senno, * come chi manifestamente sceglie il bene * al posto del male.
Messo a morte il tiranno * con l’ardire delle tue parole, * ti consegnasti a volontaria immolazione, * senza temere, o Longino degno di ogni lode, * la morte che ti procurava per grazia * la vita immortale: * perciò con fede celebriamo la tua solennissima memoria, * supplicandoti di intercedere per noi * presso il Signore.
Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.
Il centurione Longino, * avendo contemplato nella tua passione, o Cristo, * il tempio squarciato˚, * ti proclamava ai giudei Figlio di Dio. * Perciò quei malvagi, * recisa la sua divina testa con la spada, * la gettarono nel letame; * ma una donna la trovò * e le pupille chiuse dei suoi occhi furono aperte; * con lei anche noi a te gridiamo: * O tu che hai incoronato * colui che per te ha lottato, * per le sue suppliche * illumina anche gli occhi del nostro cuore * perché noi glorifichiamo te, Dio, * inchiodato alla croce per salvarci.
Ora e sempre. Theotokíon. Riposta nei cieli.
Io solo * piú di tutti i figli degli uomini ho peccato, * io solo, l’infelice, * commettendo cose che in nessun modo * si possono esprimere con la parola, * o immacolata, * né sono sopportabili all’udito; * per questo ti prego: * Perdona, Sovrana, perdona * e donami conversione, * donami confessione, * donami gemiti e lacrime, * perché in tal modo, col cuore contrito, * io sempre levi il grido: * Ho peccato, ho peccato, * siimi propizio, salvami˚.
Oppure stavrotheotokíon, stessa melodia.
Una spada, come disse Simeone, * ha trapassato il tuo cuore˚, * santissima Sovrana, * al vedere colui che da te * per un’ineffabile decreto era rifulso, * innalzato da iniqui sulla croce come un condannato, * abbeverato di aceto e di fiele˚, * col fianco trafitto˚, * le mani e i piedi inchiodati; * e facendo lamento alzavi grida, * esclamando quale madre: * Perché, Figlio dolcissimo, * questo mistero nuovo?
Allo stico, stichirá dall’októichos.
Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.
Stando presso la croce * e osservando quanto era accaduto, * vedendo crocifisso sul legno * colui che è Dio e uomo, * tu a lui gridavi: * Nel tuo regno ricordati di me, Signore˚. * Perciò il Salvatore ti diceva: * Beato sei tu, Longino, * e il tuo ricordo è di generazione in generazione˚.
Ora e sempre. Theotokíon. Il terzo giorno sei risorto.
In te ripongo, o Vergine, * tutta la mia speranza: * non trascurarmi, * ma affréttati, o buona, a salvarmi presto * dalle passioni che mi molestano * e che ogni giorno mi fanno guerra.
Oppure stavrotheotokíon, stessa melodia.
Vedendo la Madre-di-Dio tutta immacolata, * pendere dal legno la nostra vita˚, * come madre faceva lamento gridando: * Figlio mio e Dio mio, * salva coloro che con amore ti cantano.
Apolytíkion. Tono 4.
Il tuo martire, Signore, * con la sua lotta, * ha ricevuto da 
te, nostro Dio, * la corona dell’incorruttibilità: * con la tua forza, infatti, * ha abbattuto i tiranni * ed ha anche spezzato * le impotenti audacie dei demoni. * Per le sue preghiere, * o Cristo Dio, * salva le anime nostre.

sabato 5 ottobre 2013

Domenica III di LUCA

La chiamata di Dio
1Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull`uomo; 12infatti io non l`ho ricevuto né l`ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. 13Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, 14superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com`ero nel sostenere le tradizioni dei padri. 15Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque 16di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, 17senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. 18Inseguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; 19degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore
(Gai 1,11-19): Autenticità della missione di Paolo
Per giustificare il ministero che esercita presso i Galati e che al cuni contestano, san Paolo racconta come sia stato chiamato da Dio stesso: la sua vocazione viene da Dio e da nessun altro.
a. Rispondendo alle calunnie di cui è fatto oggetto da parte dei suoi oppositori, Paolo ribadisce che il suo Vangelo e la sua missio ne vengono da Cristo stesso. Dio l'aveva predestinato a questo mi nistero ancor prima della sua nascita.
b. Del resto va anche a renderne conto a Pietro, e Pietro, respon sabile della Chiesa, gli dà la sua approvazione: nessuno quindi ha più il diritto di contestare la sua opera.
c. Non pochi cristiani, soprattutto dopo il Concilio, si sono la sciati incantare da pretesi teologi che, senza mandato, dicevano di interpretarlo, mentre lo tradivano. Non cediamo alla voglia di un nuovo vangelo, secondo i gusti e le mode del giorno.

Risurrezione del figlio della vedova di Nain
11In seguito si recò in una città chiamata Nain e facevano la strada con lui i discepoli e grande folla. 12Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. 13Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». 14E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Giovinetto, dico a te, alzati!». 15Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo»

Alle porte di un villaggio della Galilea Gesù incrocia un corteo funebre: portanalla sepoltura il figlio di una povera vedova. Preso dalla pietà, Gesù risuscita il ragazzo e lo restituisce alla madre.
a.  Con quale sovrana semplicità Cristo, mosso a compassione davanti al dolore di quella madre, richiama in vita il defunto e lo rimette tra le braccia della donna!
b.   Questo racconto prepara la dichiarazione che Gesù farà qual che giorno più tardi' agli inviati di Giovanni, venuti a domandargli se è veramente lui il messia atteso: «I ciechi vedono, i sordi odono, i morti risorgono».
c. Questa risurrezione ce ne ricorda molte altre che, anche se non così spettacolari, non sono però meno reali e preziose: la ri surrezione di tanti e tanti peccatori, ai quali la misericordia di Dio restituisce la vita della grazia.

La vita ha un senso? Portiamo in noi stessi un desiderio inap pagabile di felicità.
Essere felice! Non c'è fibra del nostro essere che non gridi alto questo desiderio.

- La vita di quaggiù può darci la completezza del nostro essere? No, essa è limitata, effimera: dura appena qualche anno. In più è fe conda di prove di ogni sorta. Ci dà anche delle gioie, ma passeg gere e che spesso costano sudori, fatiche e lacrime. E i risultati? «L'uomo - dice un poeta - è un angelo caduto, che si ricorda del cielo». La terra non gli basterà mai!
- Solo la vita immortale è in grado di saziare il nostro smisurato desiderio di felicità. Del resto, questo è stato all'origine il piano di Dio: ha creato l'uomo immortale per farlo partecipe della sua feli cità. Ingannato dal demonio, sviato dall'orgoglio, l'uomo ha abban donato la sola via che conduce al Padre: quella dell'obbedienza e dell'amore. Poi la terra ha prodotto solo triboli e spine.
- Cristo - mistero d'amore - è stato mandato a riaprire la via del cielo. Chi ascolta Cristo e lo segue, non può perdersi. In lui e per lui tutto è grazia, anche le pene e le miserie della vita presente:
tutto serve per elevarsi fino al Padre. È la croce di Cristo che ha reso possibile la sua risurrezione il mattino di pasqua: in questa luce le croci della terra, le preoccupazioni, le sofferenze, le lacrime si trasfigurano, si trasformano in gioia eterna. Ricordiamoci della via delle beatitudini: essa conduce alla felicità perché conduce a Dio.

.





DOMENICA 6 OTTOBRE 2013

S.TOMMASO APOSTOLO 

Tommaso, soprannominato Didimo, il gemello, fu scelto dal Signore come Apostolo. La sua notorietà è dovuta alla sua incredulità alla testimonianza degli altri apostoli riguardo alla risurrezione del Signore. Quando il Signore apparve nuovamente disse a Tommaso: "Guardate le mie mani ... e metti la tua mano nel mio costato, e non essere incredulo, ma credente" (Gv 20:27). La tradizione racconta che Tommaso predicò la parola di Dio ai Medianiti, Parti, Persiani Indiani. Fu martirizzato dal re Smidaios per aver convertito e battezzato Azanes suo figlio, sua moglie Tertia, e le sue due figlie Migdonia e Marka. Fu consegnato a cinque soldati e fu condotto su una montagna e lì, trafitto con le lance. La fondazione delle Chiese Malabrese e Malankarese dell'India è attribuita a lui.

mercoledì 2 ottobre 2013

mercoledì 28 agosto 2013

29 AGOSTO 2013
Memoria della recisione del prezioso capo del santo e glorioso profeta, precursore e battista Giovanni.

GRANDE VESPRO

Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.
Mentre si celebrava il giorno natalizio dello spietato Erode fu adempiuto quanto disposto dal giuramento fatto alla licenziosa danzatrice: infatti la testa recisa del precursore fu portata su un piatto ai commensali, come una vivanda.O detestabile simposio,pieno di sacrilegio e di sete di sangue! Ma noi, onorando degnamente il battista,come il piú grande tra i nati di donna˚, * lo proclamiamo beato.
Stesso tono.
Danzò la discepola del malvagio diavolo,e si prese la tua testa come mercede,o precursore.O simposio pieno di sangue! Se almeno non avessi giurato,iniquo Erode, figlio della menzogna!O se, pur avendo giurato,tu non avessi mantenuto il giuramento: avresti fatto meglio infatti a mentire per salvare una vita, piuttosto che, mantenendo la parola, recidere la testa del precursore. Ma noi, degnamente onorando il battista come il piú grande tra i nati di donna,lo proclamiamo beato.
Stesso tono.
Non dovevi, o Erode, punire con la morte l’accusa di adulterio per il tuo amore satanico e la tua folle passione per la donna; non dovevi lasciarti andare tanto da consegnare la preziosissima testa di costui  a una donna iniqua, per il giuramento fatto a causa di una danza.Come hai osato compiere un tale omicidio?E come non è stata fulminata la dissoluta danzatrice, mentre in mezzo al banchetto portava la testa sul vassoio? Ma noi, onorando degnamente il battistacome il piú grande tra i nati di donna, * lo proclamiamo beato.
Stesso tono.
A sua volta infuria Erodiade, a sua volta si agita.O danza ingannatrice e simposio unito all’inganno! Il battista veniva decapitato,ed Erode si turbava. Per l’intercessione del tuo precursore, o Signore,elargisci la pace alle anime nostre.
Gloria. Il primo tropario.
Ora e sempre. Theotokíon.
Chi non ti dirà beata, o Vergine tutta santa?Chi non celebrerà il tuo parto verginale?Perché l’Unigenito Figlio che intemporalmente dal Padre è rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, è uscito da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura,non diviso in dualità di persone, ma da riconoscersi in dualità di nature, senza confusione.Imploralo, augusta beatissima,perché sia fatta misericordia alle anime nostre.
Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.
Lettura della profezia di Isaia (dai capp. 40,41,45,48,54).
Cosí dice il Signore: Consolate, consolate il mio popolo, dice Dio. Sacerdoti, parlate al cuore di Gerusalemme e consolatela, perché è finita la sua umiliazione: il suo peccato infatti è stato condonato, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per i suoi peccati. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i sentieri del nostro Dio. Ogni valle sia colmata, e ogni monte e colle sia abbassato; i sentieri tortuosi diverranno diritti e quelli impervi diverranno vie piane, e ogni carne vedrà la salvezza di Dio. Sali su un monte alto, tu che porti buone novelle a Sion, alza la voce con forza, tu che porti buone notizie a Gerusalemme. Alzate la voce, non temete. Io sono il Signore Dio: io, il Dio di Israele, li esaudirò e non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi dai monti, e sorgenti in mezzo alla pianura; farò del deserto stagni, e della terra arida canali d’acqua. Si rallegri il cielo in alto, e le nubi piovano giustizia; germogli la terra e produca misericordia e insieme faccia germogliare giustizia. Annunciate un messaggio di gioia sino ai confini della terra, e parlate perché sia reso noto questo: che il Signore ha liberato il suo servo Giacobbe. E se avranno sete lungo il deserto, egli farà loro scaturire acqua dalla roccia. Rallégrati sterile che non partorisci, esplodi in acclamazioni tu che non hai avuto doglie: perché saranno piú i figli del-l’abbandonata di quelli di colei che ha marito.
Lettura della profezia di Malachia (cap. 3, passim).
Cosí dice il Signore onnipotente: Ecco io mando il mio messaggero davanti a te, che preparerà davanti a te la tua strada. E verrà nel suo tempio il Signore che voi cercate. Chi sosterrà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Perché egli entrerà come fuoco in una fornace e come la lisciva dei lavandai. Si siederà per fondere e purificare come si fa con l’argento e l’oro. Verrà a noi per giudicare e sarà pronto testimone contro i malvagi, contro le adultere, contro quanti giurano il falso nel suo nome e contro quanti non lo temono, dice il Signore onnipotente. Poiché io sono il Signore Dio vostro e non cambio, mentre voi, figli di Giacobbe, vi siete distolti dal diritto e non l’avete osservato. Ritornate dunque a me, e io ritornerò a voi, dice il Signore onnipotente. Tutte le genti vi diranno beati e saprete che io, il Signore, farò distinzione tra il giusto e l’iniquo nel giorno in cui io farò di quelli che mi amano la mia proprietà. Imparate dunque, e tenete a mente la legge di Mosè, mio servo, secondo gli statuti e i decreti che io gli ho ordinato sull’Oreb per tutto Israele. Ed ecco io vi manderò Elia il tisbita, prima che venga il giorno del Signore, grande e manifesto. Egli riporterà il cuore del padre verso il figlio e il cuore di ognuno verso il suo prossimo, affinché venendo io non colpisca la terra con lo sterminio, dice il Signore onnipotente, il Dio santo di Israele.
Lettura del libro della Sapienza di Salomone (cap. 4, passim e 5,1-7).
Il giusto, quand’anche giunga a morire, sarà nel riposo. Il giusto defunto condannerà gli empi viventi: vedranno infatti la fine del giusto, ma non comprenderanno ciò che è stato deciso per lui. 
Il Signore abbatterà gli empi muti, a capofitto, li scuoterà via dalle loro fondamenta, resteranno fino in fondo desolati nel dolore, e la loro memoria perirà. Saranno chiamati, pieni di paura, a render conto dei loro peccati, e le loro iniquità staranno davanti a loro per accusarli. Allora il giusto starà ritto con grande franchezza di fronte a quanti lo avevano afflitto e avevano disprezzato le sue fatiche. Vedendolo, essi saranno sconvolti da grande timore e saranno presi da stupore per la sua inattesa salvezza. Pentíti, parleranno tra sé e nell’angustia con gemiti diranno: Questi è colui che un tempo abbiamo deriso e che, da stolti, abbiamo fatto oggetto del nostro disprezzo. Abbiamo considerato follia la sua vita, e la sua morte un disonore. Come dunque è annoverato tra i figli di Dio e la sua parte è insieme ai santi? Avevamo dunque smarrito la via della verità, non ha brillato per noi la luce della giustizia, né per noi è sorto il sole. Ci siamo saziati sul sentiero dell’iniquità e della perdizione, e abbiamo camminato per vie impraticabili, senza invece conoscere la via del Signore.
Allo stico, stichirá idiómela. Tono 2.
O araldo della penitenza, * Giovanni battista, con la tua testa recisa hai santificato la terra: poiché hai reso chiara per i credenti la legge di Dio e hai ridotto a nulla l’iniquità.  Ora che stai presso il trono di Cristo, Re del cielo,supplicalo di fare misericordia alle anime nostre.
Stico: Il giusto fiorirà come palma, si moltiplicherà come cedro del Libano.
Per la legge del Signore * hai avuto recisa la testa, * o santissimo Giovanni. * Hai rimproverato un re empio e trasgressore * con irreprensibile franchezza: * per questo ti ammirano gli eserciti degli angeli, * ti glorificano i cori degli apostoli e dei martiri, * e anche noi onoriamo la tua memoria annuale, * o gloriosissimo, * dando gloria alla santa Triade che ti ha incoronato, * o beato precursore.
Stico: Gioirà il giusto nel Signore e spererà in lui.
Il profeta nato da un profeta e divenuto piú grande dei profeti santificato dal seno della madre per il servizio del Signore,ha avuto oggi la testa recisa da un re iniquo; e accusando chiaramente, prima e dopo la decapitazione,colei che aveva danzato in modo sconveniente,  ha svergognato la falange del peccato. Per questo noi gridiamo:  Giovanni battista, con la tua franchezzasupplica con fervore per le anime nostre.
Gloria. Tono pl. 4.
O precursore del Salvatore,dei re tu hai rimproverato perché non commettessero iniquità, perciò il gioco di una donna empia ha persuaso Erode a tagliarti la testa: per questo è da lodarsi il tuo nomedall’oriente del sole fino all’occidente.Nella tua franchezza,supplica dunque con fervore il Signore per la salvezza delle anime nostre.
Ora e sempre. Theotokíon.
Vergine senza nozze, che hai ineffabilmente concepito Dio nella carne, Madre del Dio altissimo,ricevi le invocazioni dei tuoi servi,o tutta immacolata:tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe,implora per la salvezza di noi tutti,accettando ora le nostre suppliche.
Apolytíkion. Tono 2.
Del giusto si fa memoria tra le lodi:ma a te, o precursore, basta la testimonianza del Signore. Sí, piú venerabile dei profeti sei stato dichiarato,perché sei stato reso degno di battezzare tra i flutti colui che annunciavi.Perciò, dopo aver combattuto per la verità,con gioia hai annunciato anche nell’ade Dio manifestato nella carne,lui che toglie il peccato del mondoe a noi elargisce la grande misericordia˚.
Theotokíon.
Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri, tutti sono piú che gloriosi,o Madre-di-Dio;nel sigillo della purezza,custodita nella verginità,tu sei stata riconosciuta  vera Madre del Dio vero:supplicalo dunque per la salvezza delle anime nostre.
Congedo.
Cristo, vero Dio nostro, per l’intercessione della purissima Madre sua; per la potenza della croce preziosa e vivificante; per la protezione delle venerabili celesti schiere incorporee; per le preghiere del venerabile e glorioso profeta, precursore e battista Giovanni di cui oggi ricordiamo la recisione della sacra testa; dei santi e gloriosi... ecc.

domenica 25 agosto 2013


26 AGOSTO

 Memoria dei santi martiri Adriano e Natalia 

(sotto Massimiano Galerio, 286-305).
VESPRO
Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá prosómia.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.

Vedendo la lotta nobilissima,le generose battaglie dei martiri,o 

glorioso, spontaneamente ti sei presentato allo stadio con animo 

forte, * trascurando la carne per il divino amore.Hai cosí 

portato a termine * lotte generose, umiliando la boria 

dell’avversario, * o valorosissimo Adriano.

Rinchiuso in prigione, * battuto a nerbate, * sotto il peso delle catene, o celebratissimo, * tormentato dalle sbarre * insieme a molti martiri, * con loro hai raggiunto i beni celesti, * avendo come allenatrice, * o nobilissimo Adriano, * la tua consorte Natalia, a Dio diletta.

La consorte di Adamo, * lo fece esiliare dal paradiso, * a causa del consiglio del serpente: * Natalia, invece, con tutta sapienza * ha introdotto Adriano in paradiso, * ammonendolo con sacri discorsi, * insegnandogli a sopportare le fatiche della lotta * che dovevano procurargli le celesti ricompense * e l’eterna gloria.

Gloria. Tono 1. Di Efrem Karia.

Lo zelo per un uomo pio, * spinse una donna amante di Dio * a una luminosa esortazione. * L’ottimo Adriano, infatti, * tratto dalle parole di Natalia, * ha portato a termine la corsa della lotta. * O donna cara a Dio! * Non è stata come Eva * che ha portato ad Adamo la corruzio¬ne, * essa che ha invece procurato al consorte * la vita che non ha fine. * Dandole lode insieme al marito, * gridiamo a Cristo: * Dacci aiuto, per intercessione dei tuoi santi.

Ora e sempre. Theotokíon. Esultanza delle schiere celesti.

Dalla tua santa icona, * o tutta immacolata, * vengono liberalmente elargite guarigioni di malattie * a quanti si accostano con fede. * Visita dunque anche me, * nelle mie infermità: * abbi pietà della mia anima, o buona, * e cura il mio corpo.
 
Allo stico, stichirá prosómia.
Tono 1. Martiri degni di ogni lode.

Tinta la tua veste, o martire, * con la porpora del tuo sangue, * con essa regni ora insieme al tuo Sovrano, * secondo la sua promessa˚, * reso magnifico dagli splendori * e dalle divine bellezze delle lotte. * Implora Cristo di donare alle anime nostre * la pace e la grande misericordia˚. 

Stico: Mirabile è Dio nei suoi santi, il Dio di Israele. 

Martire Adriano, * hai lasciato la via delle passioni, * lasciandoti guidare alla corsa salvifica, * o degno di ogni lode, * e hai preso dimora nelle sedi incorruttibili * con tutti coloro che hanno ubbidito a Cristo: * insieme a loro supplica * perché siano donate alle anime nostre * la pace e la grande misericordia˚.

Stico: Per i santi che sono nella sua terra, il Signore ha reso mirabili, in loro, tutte le sue volontà. 

O prodigio nuovo, * davvero grande e straordinario! * Come può la sapientissima Natalia * indurre il proprio consorte * a subire la spada tagliente? * Chi mai ha visto o udito una cosa simile? * Colui che era stato per la sua vita * come pupilla dell’occhio, * essa bramava consegnar-lo alla morte salvifica.

Gloria. Tono pl. 2.

O coppia immacolata ed eletta dal Signore! * O ottimi coniugi beati in Dio! * O due compagni amati e desiderati da Cristo! * Chi non stupirebbe udendo delle loro azioni * che superano le umane possibilità? * Come dunque la donna è divenuta cosí forte * contro l’aspro tiranno, * e ha rinvigorito il proprio coniuge * perché non soccombesse alle pene * ma per la fede preferisse la morte alla vita? * Oh, i discorsi della sapiente Natalia, * divinamente composti! * O divine esortazioni che avrebbero aperto i cieli * e avrebbero collocato il suo glorioso congiunto, Adriano, * presso il trono stesso del grande Re! * O santi coniugi, pregate dunque per noi * che con amore celebriamo la vostra memoria, * affinché siamo liberati dalle tentazioni * e da ogni tribolazione. 

Ora e sempre. Theotokíon.

O Madre-di-Dio, tu sei la vera vite * che ha prodotto il frutto della vita˚. * Noi ti imploriamo: * intercedi, o Sovrana, * insieme con i martiri e tutti i santi, * perché sia fatta misericordia * alle anime nostre. 

Apolytíkion. Tono 3. La confessione della fede divina.

Hai considerato ricchezza inalienabile * la fede salvifica, * o tre volte beato. * Abbandonata l’empietà paterna * e seguendo le orme del Sovrano, * sei stato arricchito di carismi divini. * O glorioso Adriano, * supplica il Cristo Dio * per la salvezza delle anime nostre.
Lunedì 26 Agosto 2013 


Santi Adriano e Natalia, martiri




Si fa memoria: Santi Adriano e Natalia, martiri (Fine del III secolo)

Sinassario



  I santi coniugi Adriano e Natalia subirono insieme il martirio  presso Nicomedia in Bitinia. Si dice che un Adriano fosse un ufficiale pagano alla corte imperia­le a Nicomedia. Assistette 
al maltrattamento di ventitré cristiani e di­chiarò che anch'egli era cristiano e voleva unirsi a loro. Venne impri­gionato. La sua giovane moglie, Natalia, una cristiana a cui era stato 
sposato per tredici mesi, fu informata dell'accaduto e corse alla prigio­ne, baciò le sue catene e lo curò. Egli la mandò a casa, promettendo­le di tenerla informata. Quando seppe che stava per essere ucciso, Adriano pagò il guardiano della prigione perché lo lasciasse andare a salutare la moglie, ma ella quando lo vide, pensando che avesse rinne­gato la sua fede, gli sbatté la porta in faccia. Egli le spiegò che gli altri prigionieri erano stati presi in ostaggio fino al suo ritorno, ed essi ritor­narono alla prigione insieme. Natalia bendò le ferite dei prigionieri e si prese cura di loro per una settimana. Adriano fu portato davanti al­l'imperatore ma rifiutò di sacrificare agli idoli, allora venne frustato e riportato in cella. Altre donne seguirono l'esempio di Natalia, ma l'imperatore impedì loro di entrare in prigione. Allora Natalia si tagliò i capelli, indossò abiti maschili ed entrò in prigione come al solito. I martiri furono condannati alla morte per spezzamento degli ani. Natalia chiese che il marito potesse essere ucciso per primo, così da ri­sparmiargli la vista dell'agonia degli altri. Ella gli mise le gambe e le braccia nei ceppi, e rimase inginocchiata sul posto mentre il marito veniva ucciso, riuscendo a nascondere una sua mano nei vestiti. Quan­do i corpi vennero bruciati, dovettero trattenerla per impedirle di get­tarsi nel fuoco. La pioggia spense le fiamme e i cristiani poterono con­servare delle reliquie dei martiri, che furono portate e seppellite ad Argyropolis, sul Bosforo vicino a Bisanzio.
Un ufficiale imperiale iniziò a tormentare Natalia con offerte di ma­trimonio, così ella portò la mano del marito ad Argyropolis, dove mori in pace poco dopo il suo arrivo. Ella fu considerata martire per associa­zione, perché il suo corpo fu seppellito con i resti degli altri uccisi. 

Calendariobizantino.it

martedì 13 agosto 2013

Giovanni Damasceno per la Dormizione della Madre di Dio 

Tomba e morte
non l'hanno trattenuta

di Manuel Nin
Nella tradizione bizantina la festa della Dormizione della Madre di Dio è il sigillo che chiude l'anno liturgico, così come quella della sua Natività è l'inizio. La nascita e la glorificazione della Madre di Dio sono infatti anche l'inizio e il destino di tutta la Chiesa, di cui Maria è figura (týpos). Nell'ufficiatura mattutina vi è un canone di san Giovanni Damasceno (VII-VIII secolo) dove, a partire dalle odi bibliche che sono alla base del mattutino bizantino, sono sviluppati aspetti del mistero celebrato grazie a una lettura cristologica dei testi veterotestamentari.
L'autore sottolinea come la festa diventi una liturgia: "Adorna di divina gloria, o Vergine, la tua sacra e illustre memoria ha convocato alla festa tutti i fedeli che, preceduti da Maria con danze e timpani, cantano al tuo unigenito: Si è reso grandemente glorioso". Il Damasceno collega la prima ode (Esodo, 15, 1-19) con il transito, vero esodo, di Maria in cielo: "Vergini giovinette, insieme alla profetessa Maria, cantate ora il canto dell'esodo: perché la Vergine, la sola Madre di Dio, è trasferita all'eredità celeste. Accogli da noi il canto per il tuo esodo, o madre del Dio vivente". Qui Giovanni enumera i titoli dati a Maria nella festa e nelle tradizioni cristiane: "Degnamente, come cielo vivente ti hanno accolta, o tutta pura, le divine tende celesti: e tu, nella tua radiosa bellezza, hai preso posto come sposa tutta immacolata presso colui che è re e Dio".
Il transito della Madre di Dio diventa quasi una liturgia che raduna il cielo e la terra, manifestata dall'icona della festa: "Quale sorgente viva e copiosa, o Madre di Dio, rafforza i tuoi cantori, che allestiscono per te una festa spirituale, e nel giorno della tua divina gloria di corone di gloria rendili degni. La folla dei teologi dai confini della terra, la moltitudine degli angeli dall'alto, tutti si affrettavano verso il monte Sion al cenno della divina potenza, per prestare ben doverosamente, o sovrana, il loro servizio alla tua sepoltura. Da tutte le generazioni ti diciamo beata, o Madre di Dio vergine, perché in te si è compiaciuto dimorare il Cristo Dio nostro, che nessuna dimora può ospitare. Beati siamo anche noi, che abbiamo te quale protezione: giorno e notte, infatti, tu intercedi per noi".
Giovanni presenta chiaramente il tema della morte della Madre di Dio. Il suo transito alla vita avviene, come per Cristo stesso, attraverso l'esperienza della morte: "Da te è sorta la vita, senza sciogliere i vincoli della tua verginità. Come ha dunque potuto l'immacolata dimora del tuo corpo, origine di vita, aver parte all'esperienza della morte? Tu che sei stata sacrario della vita hai raggiunto l'eterna vita: attraverso la morte, infatti, sei passata alla vita, tu che hai partorito colui che è la vita. Tomba e morte non hanno trattenuto la Madre di Dio, sempre desta con la sua intercessione. Quale madre della vita, alla vita l'ha trasferita colui che nel suo grembo sempre vergine aveva preso dimora".
Nell'ottava ode Giovanni prende spunto dal cantico dei tre fanciulli (Daniele, 3, 57-88) e ne fa un commento cristologico e mariologico: "Il parto della Madre di Dio, allora prefigurato, ha salvato nella fornace i fanciulli intemerati; ma ora che si è attuato convoca tutta la terra che salmeggia: Celebrate, opere, il Signore, e sovresaltatelo per tutti i secoli". Quasi come il giardino della tomba vuota di Cristo, anche la tomba di Maria diventa un nuovo paradiso: "Oh, le meraviglie della sempre vergine e Madre di Dio! Ha reso paradiso la tomba che ha abitata, e noi oggi attorniandola cantiamo gioiosi". La stessa fornace di Babilonia è figura del grembo di Maria: "Il potentissimo angelo di Dio mostrò ai fanciulli come la fiamma irrorasse di rugiada i santi e bruciasse invece gli empi; e così ha reso la Madre di Dio fonte vivificante dalla quale insieme zampillano la distruzione della morte e la vita per quanti cantano: Noi redenti celebriamo l'unico creatore, e lo sovresaltiamo per tutti i secoli".


(©L'Osservatore Romano 14 agosto 2013)

14 AGOSTO 2013 

Proeórtia della Dormizione 

della 

santissima Madre-di-Dio  sempre 

Vergine Maria;  

memoria del santo profeta Michea 

(740-699a.C.)
VESPRO
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Facciamo risuonare i cembali,acclamiamo con inni,dando inizio alla festa del transito,e gioiosamente intoniamo i canti della sepoltura, * perché la Madre-di-Dio, l’arca tutta d’oro,si prepara ora a passare dalla terra alle regioni celesti, * andandosene al divino splendore della vita rinnovata. 
O apostoli, * si riunisca oggi meravigliosamente la vostra schiera * dai confini della terra: * perché la città vivente di colui che su tutti regna * si affretta a partire verso le regioni divine * per regnare gloriosamente col Figlio suo. * Per la sua divina sepoltura, * cantate concordi, insieme alle superne schiere, * un inno per il transito.
Sacerdoti radunati insieme, * re e capi, insieme alle schiere delle vergini, * avanzate dunque, * e tutto il popolo accorra * per elevare insieme l’inno della sepoltura: * poiché colei che su tutti regna * consegnerà domani la sua anima nelle mani del Figlio˚, * passando alla dimora eterna. 
E 3 del profeta. Stesso tono. Hai dato come segno.
Tu hai predetto che sarebbe apparso sulla cima dei monti il monte splendente e ben visibile, l’annuncio del Salvatore, o beato, e hai reso nota l’altissima scienza divina: in essa si rifugiano prontamente le genti, accorrendo con fede, apprendono la via del Signore,e sono salvate con salvezza eterna˚. 
Hai predetto che un capo, proveniente da Betlemme,sarebbe venuto a pascolare il suo popolo,o Michea, mirabile tra i profeti,dalla lingua divinamente ispirata;hai detto che le sue uscite sono dal principio,dai giorni dall’eternità. E noi, vedendo oggi la tua profezia realizzata, glorifichiamo con divino sentire * colui mediante il quale hai parlato. 
Stando accanto al trono di Dio, o venerabile profeta,ricevendo la gioia, contemplando la gloria, divinamente godendo il divino diletto,saziandoti di gioia e letizia spirituali, guarda a quanti con fede celebrano ora la tua memoria, e liberali dalle tentazioni con la tua incessante intercessione.
Gloria. Ora e sempre. Proeórtion. Tono 4.
Le folle degli angeli in cielo,e la stirpe degli uomini in terra proclamano beata la tua augustissima dormizione,santissima Vergine pura: tu sei stata Madre del Creatore di tutti, * il Cristo Dio.Non cessare, ti preghiamo,di implorarlo per noi che, dopo Dio, in te abbiamo riposto le nostre speranze,o Madre-di-Dio degna di ogni canto, * ignara di nozze.
Allo stico, stichirá prosomia della festa.
Tono 2. Casa di Efrata.
O meraviglia nuova! * O singolare portento! Come dunque la Vergine portatrice di vita ha subíto la morte ed è ora celata in una tomba?
Stico: Saranno condotte al re le vergini dietro a lei, le sue compagne saranno condotte a te. Danzi tutta la stirpe dei figli della terra, poiché ecco, la Vergine, la figlia di Adamo *se ne va al cielo.
Stico: Ha giurato il Signore la verità a Davide, e non l’annullerà: Del frutto del tuo seno porrò sul tuo trono. 
Voglio andare col pensiero * al letto della Vergine, * circondato in bell’ordine dai cori degli apostoli * che cantano l’inno funebre.
Gloria. Ora e sempre. Tono 2.
Colei che è piú alta dei cieli, piú gloriosa dei cherubini e piú venerabile di ogni creatura, colei che per la sua sovreminente purezza è divenuta ricettacolo dell’essenza eterna, consegna oggi la sua santissima anima nelle mani del Figlio:per essa tutto l’universo è colmato di gioia e a noi è data la grande misericordia˚. 
Apolytíkion proeórtion. Tono 4. Presto intervieni.
O popoli, già oggi tripudiate applaudendo con fede, riunitevi con amore e nella gioia, e radiosi acclamate tutti con allegrezza: perché la Madre-di-Dio sta per andarsene gloriosamente dalla terra alle regioni superne:lei che con inni sempre glorifichiamo * come Madre-di-Dio.

lunedì 5 agosto 2013

6 TË GUSHTIT 2013
Shperfytirimi i t’in’ Zoti Iisù Krishti
te
  MESHA
Ant. I
I mathë isht in'Zot e i lëvduashëm shumë te kjiteti i Perëndìs, te mali i shejt i'Tij.
Për parkalesitë…Levdì...nanì...
Ant. II
Themelet e' Tij te malet të shejt.
Shpëtona, o i Biri i Perëndìs, o Ti çë te mali i Thaborit  u shpërfitërove, neve çë të këndojëm Allilùia.
Levdì... nani... O i vetëmi Bir...
Ant. III
Lipisìt t'ote, o i Madh'in Zot, ka të këndonjë për gjithèmonë.
Apol. U shpërfitërove te mali, o Krisht Perendì, tue dëftuar  Dsënsëvet t’atë lëvdìn t’ënde ashtù si mëndë. Shkrepe edhè mbi ne të mëkatruamit dritën t'ënde të përjetëshme, për lutiet e Mëmës s'Perëndìs. O  Dritëdhënës, Lëvdì Tij!



Isodikon   Thavori dhe Ermoni do të gëzonen mbi embrin t'ënt...
Kont. Mbi malin u shpërfitërove, e, për sa mëndë, Dsënsitt’atë, o Krisht Perëndì, patën lëvdìn t'ënde; sa, kur të shohiën vunë n'krikjë, të ndëlgojën se pesimi jit isht i vullneshëm, e t'i ligjërojën jetesë se Ti je me të vërtetë paskjërimi i Atit.
Megalinarion
Nanì ndihen shërbise të pagjejura! Zëri i Atit me lëvdì e madhe i bën deshmì të Birit çë leu pa At nga
Virgjëresha tue thënë se Aì vet isht Perëndì edhè Njerì  per gjithëmonë.
Kjinonikon  Te drita e lëvdìs s'fakjes s'ate, o i Madh'in Zot, na do të jetsiëm për gjithëmonë. Allilùia.
Opistavon
O i Madh'in'Zot Iisu'Krisht Perëndia jinë, kjillëna tek i shejti malë të dashuris, si kjelle krietarët e Apostojvet
t'atë tek i larti malë; e sbillëna sit e mendies sa mëndë të vërrejëm të parrëfieshmen bukurì, si atire i dëftove
të shkëlkjierit e fitirës të kurmit t'ënt me një të llambarisur të jashta-zakonëshëm, tue njohur atà dritën t'ënde të perëndishme paj të kurmit t' ënt.
Kjill edhè neve tek e mira me të drejtën t'ënde e gjithëmëndëme. Ti çë Fitirën t'ënde të shejte e sbukurove mbi çëdò fialë, bëjë të ndiejëm na zotërìn t'ënde çë Moiseu si edhè Elia deshmuan; e bënna të kujtojëm kurdoherë zërin e të pa-zënit At,çë të thërriti "Bir i dashur"; sa na tue ruajtur urdhurimet t'atë të shkëlkjejëm bashkë me atà çë klenë bërë të mirë për Rregjërin t'ënde të pasosme, tue par tek Ti të pa-zërin At t' ënt, me të çilìn, je bekuar bashkë me të gjithëshejtin, i mirë e gjellëdhënës Shpirt t'ënt, nanì e për gjithëmonë e për jetë të jetëvet. Amin.



Apolisis  Ai çë ndërroi Fitirën e’Tij në lëvdi mbi malin e Thavorit përpara Dsënësëvet e Apostojvet të shejt t'Tij  Krishti, Perëndia jine,..