venerdì 27 novembre 2015

28 NOVEMBRE 2015
 Santo Stefano il Giovane Monaco orientale, martire
Costantinopoli, 715 – 28 novembre 764

Monaco orientale, visse nell'VIII secolo, durante la lotta iconoclasta, di cui fu vittima e martire. Nato a Costantinopoli nel 715, Stefano si mise dapprima sotto la direzione di un eremita, poi entrò nel monastero di Monte Sant'Aussenzio, in Bitinia, dove divenne abate. Qui visse pregando e svolgendo il lavoro di copiatura di testi. In quel periodo l'imperatore iconoclasta Costantino Copronimo nella sua battaglia contro le immagini sacre aveva preso di mira in particolare i monaci. In seguito al concilio di Hiera, che nel 753 condannò i difensori delle icone, Stefano si schierò apertamente contro l'imperatore. Questo gli costò lunghe vessazioni, prigionie, ingiurie e incarcerazioni. Il 28 novembre 764 Stefano fu ucciso da alcuni ufficiali di palazzo a Costantinopoli, senza l'ordine dell'imperatore. (Avvenire)

Martirologio Romano: A Costantinopoli, santo Stefano il Giovane, monaco e martire, che, sotto l’imperatore Costantino Coprónimo, sottoposto a vari supplizi per aver difeso il culto delle sacre immagini, confermò con l’effusione del suo sangue la verità cattolica. 


La ‘Vita’ di questo monaco orientale, fu scritta verso l’anno 809 dal suo omonimo il diacono Stefano di Costantinopoli.
Il santo monaco Stefano il Giovane, nacque nel 715 a Costantinopoli, l’antica Bisanzio; da giovane si mise prima sotto la direzione di un eremita, ma poi scegliendo la vita religiosa, entrò nel monastero di Monte Sant’Aussenzio in Bitinia, vicino Calcedonia, dove poi ne divenne egumeno (abate).
Qui visse per anni dedito alla preghiera e come amanuense, il benemerito lavoro dei monaci che copiavano gli antichi testi.
In quel tempo governava l’imperatore d’Oriente Costantino V Copronimo (718-775), figlio di Leone III Isaurico (675-741) l’imperatore che nel 726 aveva iniziato la politica religiosa dell’iconoclastia, contro il culto delle immagini.
Tale movimento iconoclasta era proseguito con il figlio Costantino V, che ingaggiò una dura lotta, specie contro i monaci; convocando anche il Concilio di Hiera, che nel 753 condannò i difensori del culto delle immagini sacre.
L’egumeno Stefano si schierò apertamente contro le norme di questo Concilio, indetto dall’imperatore e non dal papa, norme che saranno poi sconfessate con l’approvazione della venerazione delle immagini, nel successivo II Concilio di Nicea del 787.
Intanto Costantino V Copronimo nel giugno del 762, ingiunse all’egumeno di Monte Sant’Aussenzio, il rispetto e l’adesione dei canoni promulgati a Hiera; essendosi questi rifiutato, fu condotto al monastero di Chrysopoli presso Costantinopoli e da lì inviato in esilio nell’isola di Proconneso, permettendo alla madre e alla sorella di raggiungerlo.
Dopo un anno, nel 763, fu riportato a Costantinopoli dove più di 300 monaci erano stati messi in carcere a motivo del loro attaccamento alla causa del culto delle immagini.
Dopo un’altro anno di continue vessazioni ed ingiurie, il 28 novembre del 764, l’abate Stefano fu ucciso da alcuni ufficiali di palazzo, mentre erano in corso i festeggiamenti per l’imperatrice Eudossia, ma senza alcun ordine dell’imperatore.
La Chiesa Greca lo riconobbe come martire, ponendo la sua commemorazione al 28 novembre e in tale data e qualifica, è incluso nel Martirologio Romano.



Autore: Antonio Borrelli

martedì 24 novembre 2015

25 Nëndorit 2015

Memoria di S.Caterina Martire e S.Mercurio M

Deshmoria e madhe Shejta Ekaterine

                       e Deshmori i mathë Shën Merkuri

Sot, o të besme, loziëm valla me salme e me hjmne tue kënduar t’in’Zoti e tue dhënë nder tendë të Shejtëruame t’tij, arkës shpirtërore çë mban Fialën të papërshkruame . I falet Perëndìs ajò çë lindi mbi fukjit naturore e Kryeprifti i mathë Zaharia e pret mirë me gëzim si faltoria e t’in’Zoti.

 Uniamoci oggi in coro, o fedeli, cantando al Signore con salmi e cantici e venerando la sua dimora santificata, l’arca vivente, che ha accolto il Verbo che nul la può contenere: essa viene infatti soprannaturalmente of fer ta a Dio, mentre è ancora bambina nella carne; e il gran de sacerdote Zaccaria lieto l’ac coglie come tabernacolo di Dio.
 

     Sot faltoria shpirtërore të shejtes lëvdi të Krishtit Perëndìs t’ënë e vetëmia ndër grat e dëlira, e bekuamia, parakjitet te faltoria ligjërore sa të mbetet te shejtoria e shejtravet e bëjën harè këndojën t’in’Zoti tue nderuar me hymne e lëvdì mëmën t’tij. 

      Oggi il tempio vivente della santa gloria * del Cristo Dio nostro, * la pura, la sola benedetta tra le donne˚, * è presen tata al tempio della Legge * per dimorare nel santo dei santi; * si allietano con lei nello spirito * Gioacchino e Anna; * e i co ri delle vergini cantano al Signore * salmeggiando e ono rando la Madre sua.
      Ti ligjërata e profetravet, ti lëvdia e apostojvet, e të gjithë njerëzëvet përtërimi, o Virgjërë mëma e Perëndis. Pse për tij u pajtuam me t’ën’Zonë. Andai na nderojëm të vaturit t’atë në faltore e bashkë me ëngjëjit na tih, gjithë e dëlirë, me salme po të thomi : të fatemi tue u shpëtuar paj t’tij.
          Tu, annuncio dei profeti, * gloria degli apostoli, * vanto dei martiri * e rinnovamento di tutti i mortali, * Vergine Madre-di-Dio: * grazie a te siamo riconciliati con Dio. * Noi onoriano dun que * il tuo arrivo nel tempio del Signore, * e insieme all’an gelo noi tutti, * salvati dalla tua intercessione, * a te, vene rabilissima, acclamiamo sal meg giando: * Gioisci!
           Sot gëzonet kjiteti i Aleksandrìs çë me lutësì ruan te klisha jote djebën t’ënde. Edhè na , o shejta Ekaterinë kremtojëm kujtimin t’ënt të shejt. Lutu ti për atà çë të nderiën.
Tripudia oggi la città di Alessandria, * che amo re vol mente conserva * nel tuo divino tempio * le tue fasce, o martire. * Anche noi dunque * piamente festeggiamo, o Ca terina, * la tua memoria venerabile: * prega per quelli che ti onorano.
           Sot kremtojëm kujtimin t’ënt , o Ekaterinë. Tu me të vërtetë shkele me të folit e me të bërit pushtetin e armikut e kundërshtimet e retorëvet. Paj të lutjevet t’saj ruajna, o i Madh’in’Zot, nga eresìt.
                Festeggiamo ora la memoria di santa Caterina: * con forza essa ha davvero abbattuto, * in parole e opere, * tutte le po tenze del nemico˚ * e l’opposizione dei retori. * Liberaci dun que dalle eresie, o Dio, * per le sue preghiere.
             Gëzou, o Ekaterinë, deshmore e shkjuarë, pse mbi malin Sinai tekù Moiseu pa drizën çë me ziarrin ,Krishti bë të kjilliën kurmin t’ënt sa t’ishë ruajtur njera te të jardhurit t’atë të dyjtë.
Gioisci, martire gloriosissima, * venerabile Caterina: * poiché sul monte Sinai, * dove Mosè vide il roveto che non si consumava˚, * Cristo, che là ha ora trasferito * la tua tenda mortale a Dio gradita, * ti custodisce fino al tempo * del suo secondo avvento.
Lëvdi….
             Te festa e Ekaterinës, e dijshmia tek in’Zot, rrjedhiëm me gëzim, o mikjë të martravet, tue e kurorëzuar me lëvdit t’ona si me lule tue i thënë : Gëzou ti çë mohove të folët të pa turp të gojëmadhëvet retorë e nga padituria i prure te besa e hjynushme. Gëzou ti çë paj të dashuris t’ënde për Kriuesin le kurmin t’ënt t’ishë munduar me disa vjershe e mbete si një kudrë çë ngë lë t’e çajën. Gëzou, pse ti me mundimet t’atë fitove të banoje në kjiell sa të trazhgoje lëvdìn të pasosme, atë çë na të gjithë dishirojëm. U mbaroft këjo shpresë për këndojësit t’atë.
Gloria. Della santa. Tono 2.
              Gioiosamente accorriamo, * o amici dei martiri, * alla so lennità della martire Caterina, * sapiente in Dio, * e coro niamola di lodi, come di fiori, * a lei acclamando: * Gioisci, tu che hai confutato * l’insolenza piena di igno ranza * dei retori ciarlieri, * e li hai guidati alla fede di vi na. * Gioisci, tu che per amore del tuo Creatore, * hai con segnato il corpo * a molteplici tormenti, * e non ti sei la scia ta abbattere, * resistente come incudine. * Gioisci tu che, in compenso delle pene, * sei stata introdotta nelle celesti dimore * e hai ottenuto il gaudio del l’eterna gloria: * che neppure noi tuoi cantori, che ad essa aspiriamo, * veniamo delusi nella nostra speranza.
Nani..
          Posa çë ti u leve , o Zonja e shë Mëri, nuse e t’lartiti , u ndohe pra te faltorëja e t’in’Zoti si një e shejtëruame. Ahierna edhè Gavrili, thom se kle dërguar tek ti e pafajshme, sa të t’bij të ngrënët. Të gjithë u famasën në kjiell si pan Shpirtin Shejt çë mbetej me tij. Andai ti e dëlirshme e pa-faj, në kjiell e mbi dhet e lëvduashme, shpëtò gjithë njerëzit.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 4.
            Dopo la tua nascita, * o Sovrana, sposa di Dio, * tu sei giunta nel tempio del Signore * per essere allevata nel santo dei santi, * quale creatura santificata. * Allora a te, l’imma co lata, * fu anche inviato Gabriele, * per portarti cibo. * Tutti gli esseri celesti furono nello stupore * vedendo lo Spirito santo di morare in te. * Tu dunque, senza macchia né contami na zio ne, * in cielo e in terra glorificata, * o Madre-di-Dio, * salva la no stra stirpe.
Apostiha
          Me ndihmën e Shpirtit Shejt ti, deshmor Merkurië, tue luftuar kundra armikut si ushtar i pamundëshëm me armën e besës munde mijëra diej. E tue mbaruar luftimin, si mbas rregullavet, more kurorën bashkë me t’jerë athletë, o deshmor i mathë dhe i lum.
Con la forza dello Spirito Santo , tu o grande martire Mercurio,e con l’arma della verità: hai completamente schiacciato al suolo * gli schiera menti dei nemici * e la boria dei demoni, * e hai rice vuto la corona con gli altri atleti dalla mano del tuo Crea tore, e tutti tu salvi .
                       I drejti do t’lulëzonjë si pallmie, si dëllinjë e Libanti ka t’shumësonet.
Il giusto fiorirà come palma, e crescerà come cedro del Libano
            Një ëngjell kle urdhuruar nga Shpirt i Shejt të vij nga kjielli të të shëndoshëj lavomët, o i famasëshmi deshmor. I mfortësuar nga Ai ti durone t’ishe plagosur me ziarr, t’ishe vjerrë i ndejtur e i lidhur gurëve të rëndë tue derdhur gjak nga gjithë anët.
Shejtrat çë jesiën në dhe in’Zot i mbushi me dhuratat e tij.
         Si ti shërbeje në ushtrin e rregjit, o Merkurië, kleve urdhuruar të bëje flijë diejvet, o i lum, e durone mundime e njër vdekjir minore me shumizën e deshmorëvet bashkë me të çilët ti parkales për jetën.
Lëvdi…
          Shpirtërore kle gjella në të çilën u stërvite : kështù përpara gjykatores e njerëzëvet pa Perëndì munde e kjell për e veshurë me lule urdhurimin i tiranti , o shejta Ekaterinë, e mënd’e sosën pullaret e retorëvet.
           Dopo esserti esercitata in una vita immateriale, * hai raggiunto il tribunale ateo * e ti sei presentata con i trofei in mano, * o venerabile Caterina, * fiorente nello splen do re di Dio; * rivestita la forza divina, * ti sei fatta gioco del de creto del tiranno, * e hai fatto tacere, o grande lottatrice, * gli insulsi discorsi dei retori.
Nani
          Sot lusmët e të besmëvet çë mbëjidhen ka t’kremtojëm shpirtërisht këtë ditë e të bijën e mëmën e t’in’Zoti, çë vien kjellur te faltoria e Perëndìs me lutësì do t’madhërojëm. Ajo kle sgledhur nga gjithë jinìt për ndenjë të Krishtit ,rregji e Perëndia i gjithëve.
O Virgjëresha, me lëmpën në dorë jitsëni përpara sa të nderni të vaturit në faltore të Virgjërës. O Mëma, tue lënë mbë nj’anë çëdo lip, me gëzim përsillni tue kënduar mëmën e t’in’Zoti : Atë çë na pru jetës harèn . Gjithë për së bashku me ëngjellin thomi Hirplotës : Të falemi . Asaj çë parkales për shpirtrat t’anë.
               Oggi noi, moltitudini di fedeli qui convenuti, celebria mo spiritualmente una festa solenne, e piamente acclamiamo la Vergine, figlia di Dio e Madre-di-Dio, che viene condotta al tempio del Signore: lei che è stata prescelta da tutte le generazioni, per essere tabernacolo del Cristo, Sovrano universale e Dio di tutte le cose. O vergini, fate stra da recando lampade, per onorare l’augusto incedere della sempre Vergine. O madri, deposta ogni tristezza, seguitela piene di gaudio, per celebrare colei che è divenuta Madre-di-Dio, causa della gioia del mondo. Tutti dunque, insieme con l’angelo, con gioia gridiamo: Gioisci! alla piena di gra zia˚, a colei che sempre intercede * per le anime nostre.
       

        Apolitikjia : Këndojëm të famëshmen nuse e Krishtit shejtë Ekaterinë mbrojtëse e Sinait, atë çë për ne ë strehim e ndihmë. Ajo bë me të vërtetë të kjeteshën sofismet e të palutshmëvet me shpatën e shpirtit e nanì si deshmore lip për gjithë ne shumë lipisi
         Cantiamo la sposa di Cristo degna di ogni lode, la di vina Caterina, protettrice del Sinai, nostro aiuto e soccorso: * essa ha splendidamente chiuso la bocca con la spada dello Spirito˚ * ai piú abili tra gli empi, *ed ora, incoronata come martire, * chiede per tutti la grande misericordia˚.
           Sot na parathuhet pëlkjimi i t’inë Zoti e na paraleçitet shpëtimi i njërëzëvet . Te faltoria e t’in’Zoti Virgjëresha na ‘ftonet e gjithëve na paralajmëron Krishtin. Asaj me zë të lart i thomi na : gëzou ti , i kujdesit i stisorit mbarimi .
          Oggi è il preludio del beneplacito del Signore, * e il primo annuncio della salvezza degli uomini. Agli occhi di tutti la Vergine si mostra * nel tempio di Dio, e a tutti preannuncia il Cristo.  Anche noi a gran voce a lei acclamiamo: Gioisci, compimento dell’economia del Creatore.
Uniamoci oggi in coro, o fedeli, cantando al Signore con salmi e cantici e venerando la sua dimora santificata, l’arca vivente, che ha accolto il Verbo che nulla può contenere: essa viene infatti sopran naturalmente offerta a Dio, mentre è ancora bambina nella carne; e il gran de sacerdote Zaccaria lieto l’accoglie come tabernacolo di Dio

.Sot faltoria shpirtërore të shejtes lëvdi të Krishtit Perëndìs t’ënë e vetëmia ndër grat e dëlira, e bekuamia, parakjitet te faltoria ligjërore sa të mbetet te shejtoria e shejtravet e bëjën harè këndojën t’in’Zoti tue nderuar me hymne e lëvdì mëmën t’tij. 

 

sabato 14 novembre 2015

giovedì 12 novembre 2015

13  NOVEMBRE  2015   MEMORIA 
San Giovanni Crisostomo Vescovo e dottore della Chiesa
Antiochia, c. 349 – Comana sul Mar Nero, 13 novembre 407



San Giovanni Crisostomo Vescovo e dottore della Chiesa
Antiochia, c. 349 – Comana sul Mar Nero, 13 novembre 407
Giovanni, nato ad Antiochia (probabilmente nel 349), dopo i primi anni trascorsi nel deserto, fu ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano e ne diventò collaboratore. Grande predicatore, nel 398 fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla cattedra di Costantinopoli. L'attività di Giovanni fu apprezzata e discussa: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili alla ricchezza. Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da Teofilo di Alessandria, ed esiliato, venne richiamato quasi subito dall'imperatore Arcadio. Ma due mesi dopo Giovanni era di nuovo esiliato, prima in Armenia, poi sulle rive del Mar Nero. Qui il 14 settembre 407, Giovanni morì. Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438. (Avvenire)
Patronato: Preghiere
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
foto di Antonino Antonio Paratore.Emblema: Api, Bastone pastorale
Martirologio Romano: Memoria di san Giovanni, vescovo di Costantinopoli e dottore della Chiesa, che, nato ad Antiochia, ordinato sacerdote, meritò per la sua sublime eloquenza il titolo di Crisostomo e, eletto vescovo di quella sede, si mostrò ottimo pastore e maestro di fede. Condannato dai suoi nemici all’esilio, ne fu richiamato per decreto del papa sant’Innocenzo I e, durante il viaggio di ritorno, subendo molti maltrattamenti da parte dei soldati di guardia, il 14 settembre, rese l’anima a Dio presso Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia.
(14 settembre: A Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia, anniversario della morte di san Giovanni Crisostomo, vescovo, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo).
Educato dalla madre, S. Antusa, Giovanni (nato ad Antiochia, probabilmente nel 349) negli anni giovanili condusse vita monastica in casa propria. Poi, mortagli la madre, si recò nel deserto e vi rimase per sei anni, dei quali gli ultimi due li trascorse in solitario ritiro dentro una caverna, a scapito della salute fisica. Chiamato in città e ordinato diacono, dedicò cinque anni alla preparazione al sacerdozio e al ministero della predicazione. Ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano, ne diventò zelante collaboratore nel governo della chiesa antiochena. La specializzazione pastorale di Giovanni era la predicazione, in cui eccelleva per doti oratorie e per la sua profonda cultura. Pastore e moralista, si mostrava ansioso di trasformare il comportamento pratico dei suoi uditori, più che soffermarsi sulla esposizione ragionata del messaggio cristiano.
Nel 398 Giovanni di Antiochia - il soprannome di Crisostomo, cioè, Bocca d'oro, gli venne dato tre secoli dopo dai bizantini - fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla prestigiosa cattedra di Costantinopoli. Nella capitale dell'impero d'Oriente Giovanni esplicò subito un'attività pastorale e organizzativa che suscita ammirazione e perplessità: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili al richiamo della ricchezza. I sermoni di Giovanni duravano oltre un paio d'ore, ma il dotto patriarca sapeva usare con consumata perizia tutti i registri della retorica, non certo per vellicare l'udito dei suoi ascoltatori, ma per ammaestrare, correggere, redarguire. Predicatore insuperabile, Giovanni mancava di diplomazia per cautelarsi contro gli intrighi della corte bizantina. Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da quello di Alessandria, Teofilo, ed esiliato con la complicità dell'imperatrice Eudossia, venne richiamato quasi subito dall'imperatore Arcadio, colpito da varie disgrazie avvenute a palazzo. Ma due mesi dopo Giovanni era di nuovo esiliato, dapprima sulla frontiera dell'Armenia, poi più lontano, sulle rive del Mar Nero.
Durante quest'ultimo trasferimento, il 14 settembre 407, Giovanni morì. Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438, tra una folla osannante. Dei numerosi scritti del santo ricordiamo il volumetto “Sul sacerdozio”, un classico della spiritualità sacerdotale.

Autore: Piero Bargellini



                         13 Novembre 2015
San Giovanni Crisostomo 

                          Vangelo Epistola

Ebrei 7,26-8,2
Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso. La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti all'umana debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce il Figlio che è stato reso perfetto in eterno. Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda che il Signore, e non un uomo, ha costruito.
Giovanni 10,9-16
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.








13 NOVEMBRE 2015

 Memoria di San Giovanni I Crisostomo,
 Patriarca di Costantinopoli, Dottore e Padre della Chiesa (Antiochia di Siria, 344 / 354 - Comana Pontica, att. Turchia, 14 settembre 407)





Me melodhi të bukura le t ' lëvdojëm trumbetën të artë veglen të frimëzuarë nga in'Zot,dejtin çë ngë sos i mësimevet,mbështetien e Klishës,mendien kjellore abyssin i díturis,puçerin gjithë ar çë derth lume mësimesh më të ëmbël se mjajti e ujis kriesën
Le të nderoj më si nget Shën Janin me fialën e artë, Yllin çë ngë perëndon çë ndrit gjithë jetën me rrezet e mësimevet,Ligjëruesin i metanies,shpuzën gjithë ar, çë fshijën lotët e të tmerrshmit Dëshpërim e dhrosis si me vesën zëmërat të prishura nga mëkata.
Engjëlli dheut,njeriu i kjielliës dallëndysha çë flet bukurë e me shumë zëre,thesari virtutëvet,shkëmbi çë ngë rrezohet shembëra e të besmëvet,Ai çë matet me Deshmorët e çë ë i të njëjtes rëndesi me ëngjëjit, çë te gjella e 'Tij kërkoi t'i glisëj Apostojvet, kloft madhëruar Gojarti .
lëvdi ....... Gloria. Tono pl. 2.

Shejti tri hërë i lum At,Delmeri i mirë imitues i Kryedelmerit Krishtit, Ti çë vë përpara gjelliën t’ënde për deletnani,o i famëshëm JAN GOJART,lip me lutjet t’ote të kemi na shumë lipìsi.

nani ....Ora e sempre. Stesso tono. Theotokíon.

Kush ngë të lumëron,o Virgjërë gjithë e shejte ? Lindien virgjërore kush ngë t'e këndon ?Pse i vetëmi ler BIRI çë pa kohë nga Ati shkë1kjen Ai vet isht çë leu ngah Ti,o e Dëlira .
Perëndi tue klënë në naturë të vet,mori naturën e njeriut për ne , jo në dy vetë i ndajtur,po u la t'e njihiëm në dy naturë të dalluame.Atij lutju , o e lumja Virgjërë, sa të ket lipisi për shpirtrat t'anë .

Apostiha

  T ’falemi,o orgàn i Klishës i frimëzuar nga in’zot i art e i pëlkjleshëm; gluhë çë për mallin e njerëzëvet vjershët të ndryshmë të metanies na vizaton,o mendie me trajten e arit,dallëndyshe me gojën e artë ; pëllumb fletat e tiçilit,si thonë msalmet,kanë ngjyrën të blertë të virtutëvet ; përrua si ari çë na derth ujërat; gojë e hjynushme e të hjynushmes dashuri për njerëzit dorëzane,lutu Krishtit Perënditë na ket shumë lipisi . 

    Goia jime ka t'flasënjë diturì

  T’falemi,o At i të varfërvet ,ndihmë e shpejtë e të shtipurëvet, i të vapëkjëvet mbërshtetia,ushkjim për të urët të ndrejtur për të mëkatruamit i shpirtravet mjek mendie e mprehtë dhe te të shëndoshurit I zot, i të lartës theoloji përpikëria,i të Shkruamëvet e Shpirtit Shejt kthietësia ,ligjë Vepruese, shembërë e drejtë majë dvfishe urtësie ku arrëjën kulmin veprat e soditia . Lutu o Shejt, Krishtit Perëndi,të ket për ne shumu lipisi.

Goja e të drejtit ka t’mejtonjë dituri.

       Ti, o Shejt, vetëhen t'ënde e bëre një shpi e shejte virtutësh ku erdhën të rrijën atò si te një faltore e shejte dhe e pastrë. Vërteta me urtësi kjëvarrise ndienja e kurmit; si në një thesar i papre-kshëm ruajte të pastër nga epshet shpirtin t'ënt.Prandai , o At i lum , tue i glar t'in’Zoti,u bëre i stolisur me jerarhjin, kryetar te Klisha e Krishtit të çilit Ti lutu,sa të ket shumë lipisi për jetën.

lëvdi ..... Gloria. Tono pl. 2.

0 Hrisostom, Ti vërteta kleve trumbeta me zërin i art tue derdhur mbi zëmërat e të besmëvet margaritarët e mësimevet t'atë të hjynushmë.Si thot Profeti,dolli zëri i mësimevet t'atëo AT i shejt, endriti gjithë kufinet e Botës .

Theotokíon.

Zoti Krisht Bëresi e Liruesi jim,o e Dëlirë, tue dalë nga gjiri jit i veshur me mishët t'im, liroi Adhamin nga nëma e parë.Andai Tij,gjithë e shejite si vërteta Mëma e Perëndis e Virgjëreshë,po thomi pa pushim të falurit Engjë11it: Të falemi,o Zonjë, mbrojtie e pështri shëndetë e shpirtravet t'anë.

APOLITIKJION . Tono pl. 4
    Si një flakë e ndriti jetën e tërë tue shkëlkjìer ai hir i gojës s’ate, o i Shën Jan Gojarti , ajo gojë çë la vistare dorëgjerësie e na dëftoi të lartit e përunjësìs tue na mësuar me fialët t'ote. Lutu për ne Iisù Krishtit Perëndì sa të jen shelbur shpirtrat t'anë.

     Theotokíon theotokjion
0 Ti çë për ne leve nga Virgjëra e durove Krikjien,o i Mirë,Ti tue shkelur mortien me vdekjien,na dëftove ngjallìen si Perëndì. Mos le mbë nj'anë atà çë Ti i dorën t'ënde gjeshe . Dëftò o Lipisiar,dashamirësin t'ënde,prir mirë Mëmën t'ënde çë të leu pse Ajo e Të parkales për ne e shpëtò, o Shelbuesi jinë popullin të dëshpëruam.


venerdì 6 novembre 2015

lunedì 26 ottobre 2015


OMELIA DELL'EPARCA GIORGIO DEMETRIO 



Riflessione sul Vangelo della Festa di San Demetrio
26 ottobre 2015


Gesù, parlando ai suoi discepoli, riprende il tema del comandamento nuovo: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Non dice “amatevi gli uni gli altri”; aggiunge la misura che questo amore vicendevole deve avere: “come io ho amato voi”.
Del resto già nell’allegoria della vite si poteva dedurre la qualità dell’amore evangelico: la linfa che la vite immette nel tralcio è appunto l’amore stesso di Gesù.
L’amore dei discepoli perciò non è un qualsiasi amore, non nasce da loro stessi, dalle proprie tradizioni, dal proprio carattere, dalla propria educazione. L’amore evangelico è un dono che si riceve da Gesù stesso. E’ l’agape, cioè l’amore di Dio che viene riversato nei nostri cuori. Si tratta di un amore totalmente gratuito che dimentica se stesso e che giunge sino a dare la propria vita per gli altri.
Così ha amato Gesù, nostro Signore e Redentore. L’amore cristiano trasforma il rapporto tra  il Maestro e il discepolo, tra il Creatore e la creatura: viene annullata quella distanza gerarchica che dovrebbe esserci, per instaurare una nuova relazione, quella dell’amore gratuito. Gesù la spiega con queste parole: “Non vi chiamo più servi … vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”. Si potrebbe dire quindi che la sostanza del legame tra Gesù e i discepoli è l’amicizia. Già nell’Antico Testamento Abramo venne chiamato da Dio suo “amico” e non suo servo, perché Dio non gli tenne nascosto nulla.
Anche Gesù nel Nuovo Testamento non ha servi, ma solo amici. La parola “amico” non è una espressione logora per Gesù. Per Lui è una parola impegnativa per la stessa sua vita. Egli prova per tutti amicizia, anche per Giuda il traditore. E se proprio si vuole trovare una preferenza, è nei confronti dei più bisognosi, dei deboli, dei poveri e degli esclusi.
           Nessun uomo, nessuna donna per Lui sono nemici; non c’è traccia di cultura del nemico negli Evangeli. Semmai c’è una incredibile testimonianza di amicizia. I suoi discepoli sanno che questo è il tesoro che debbono vivere e comunicare.
Questo è quello che ha fatto il grande martire Demetrio di Tessalonica di cui oggi celebriamo solennemente la festa. Questo martire diede la sua vita per Cristo verso il 305 sotto l’Imperatore Massimiano. Il suo culto acquistò grande celebrità in tutto il mondo greco e come santo militare e come patrono di quella metropoli.
Onoriamo San Demetrio, fedele discepolo di Cristo e sapiente negli insegnamenti evangelici; onoriamo colui che col sangue ha compiuto la corsa del combattimento e con i prodigi ha brillato per tutta la terra; onoriamo l’amante compassionevole dei poveri.

Dio buono e forte,
che hai concesso al tuo Megalomartire Demetrio
l’onore di dare la vita per il Vangelo,
estendi il tuo soccorso divino
anche alla nostra debolezza
e rendici capaci di professare fermamente
la nostra fede cristiana,

come egli per te non esitò a morire.
AUGURI

 AL NOSTRO EPARCA G.DEMETRIO GALLARO 

PER IL SUO ONOMASTICO 
DA  NOI TUTTI 

IN PARTICOLARE  DAI RAGAZZI DEL CATECHISMO





sabato 17 ottobre 2015

AVVISO

DOMENICA 18 OTTOBRE 2015 ALLE ORE 10,30

DIVINA LITURGIA E TRISAGHION

 CELEBRA S.ECC.ZA REV.MA MONS. GIORGIO 

DEMETRIO GALLARO 

IN MEMORIA, DEL IL PRIMO ANNIVERSARIO 

DELLA SCOMPARSA DELL'ARCHIMADRITA 

P. VITO BORGIA .
OGGI E' INIZIATA LA NOVENA IN ONOREDI  
SAN DEMETRIO GRANDE MARTIRE
                   Novena e Shen Mitrit Deshmor i Mathi

Në embër të Atit…

1.O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar se ti ,ndër të më t’errëtitë e pabesimit, ngë deshe kjosmëtë e prindravet t’atë, ngë kërkove nderin e jetës, ngë dishirove lëvdìt e këtij dheu, po si luftar i të vërtetës, si mbronjës i shejtes besë,si desumo i Vangjejit, ngë u lodhe kurr t
ë dëftoje njerëzëvet dromi e drekjt, të hilkjie shpirtra te ana e Zotit Krisht, të shkilie kriet të ligut çë mbretëroj gjithasajtën e ndihej i pamundur.
Bën ti, o i bekuam, sa edhe na, tue jetsur prapa gjurmëvet t’ote, të kemi zëmbrë edhe fukjì të ruajëm besën t’ënë, të mos na duket lik të thuhemi të krështerë për para kuj isht isht; edhè të dëftonemi, jo vetë me fialë, po me të bëma bij të vëtetë të Klishës çë i Madh’in’Zot stisi e shejtëroi me gjakuthin e tij.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
2.
O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar mirësit të ralla t’zëmbrës t’ënde. I dhezur dashuriet për Perëndìn ti lidhe atë zëmbrë të fortë e të butë, jo te pethku çë sos e çë joset, jo te gëzimet çë shkojën e vënë si kamnua ,çë era shprishë atèj e këtei, jo te madhërìt çë na dèjën trut,çë na trubullojën gjakun e na trazojën shpirtin, po të vistari i pasosëm çë ndohet në kjell,te harèt çë ndurisiën për gjithëmonë, te lumeria e parraisit çë ka’t’trazhgojën ata fatbardhë çë do t’jenë të sgledhurë ndër gjithë t’jerët si drithi nga ègjëra, si lulet nga glëmbat, si drita nga nata.
Bën ti , o i bekuam, sa edhè na, tue jetsur pas gjurmëvet t’ote, mos t’jemi të ftohtë te shërbiset e t’in’Zoti,të mos kemi t’jerë dishirime veç se sa të i pël kjejëm t’jatër gjë veç se lëvdìn e Perëndìs.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
3.
O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar fukjin e madhe e zëmbrës t’ënde.
Ti,i dhezur nga shpresa më e gjallë të kurorës çë kish’t’fitoje te parraisi, e tue pasur besë vetëm te pushteti i Perëndìs, u dhe pa dre e pa ndishim te duart e shpërblimtarit të hjinushëm.
Ai të buri të zot të mundje gjithë armikjët çë të rrethojën nga çëdò anë, e çë më kot kërkojën të vujën nën urdhurit e të ligut.
Ti përbuze gënjeshtrat e përgëzimet e atireve çë dejë të thiejën sopirti t’ënt;e ngë pate t’jetër kujdes se sa t’bëje vullimin e Zotit Krisht, me gjithëse e dije se te lulëja e trimërìs t’ënde kish’të sbirie gjellën mbi këtë t’errurë jetë.
Bën ti , o i bekuam, sa edhè na tua jardhur pas gjurmëvet t’ote të kemi shpresë vetëm te ndihma e të Pasosmit e te rroga çë na pret te kjiellia, sa t’bëjëm gjithë atë çë na urdhuron Ligjia shejte, edhè të kapërtsejëm burrërisht ndalimet çë pisa na vu përpara.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
4. O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar çë trimërì dëftove ti te hera e vdekjies e çë butësì dëftove ahierna përpara atireve çë jerdhën të të vrisiën.
I lavosur me shtizë te krahërori i shejt , deshe t’i glisie të in’Zoti e si një kjenkjë i pafajshëm ngë u zëmërove, nga shture rëkim, po ndëjève me gjithë zëmërë ata ç’u të sulën n’krahë si kjenë të tërbuamë e i fale Perëndis vdekjien t’ënde për shëndetë e shpëtim të tire.
Bën ti, o i bekuam, sa edhe na te hera e vdekjies të dim të durojëm e mos të biem te htonjet e të mahkuarmit çë me gjithë fukjìn e ‘tij do t’vuhet të na helkjënjë te ziarri i pisës.
Lipi t’in’Zoti ndëjèsën e mëkatëvet t’ona e hirin mos t’e ftesiëm më për sa rrojëm, sa pa me ndihmën t’ënde të vijëm të të haristisiëm te parraisi teku për gjithëmonë do të bëkojëm e të trazhgojëm zotin Krisht Shpërblimtarin t’ënë.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
5. O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar se nga prindrat t’anë ti kleve sgledhur për mburonjës i jinë i par. Ti, o i Madhi deshmor, ke ruajtur kurdoherë nga gjithë të ligat këtë horë t’Arbreshëvet e nga parraisi kle prierrë pa u lodhur kurr siun t’ënt të plot me dashurì e me mall mbi shpit t’ona, mbi gjinden t’ënë e mbi gjithë ata çë u kanë vënë e çë po vuhen nën hjès tìflamurit t’ënt.
Bën ti, o i bekuam sa parkalesit t’ona t’jenë të gjegjura, shtò te zëmbrat t’ona besën çë n akemi tek ti, lipi Perëndis dritë për ne sa t’njohiëm dëtirët çë na kemi përpara Atij, vullim të fort të bëjëm atë çë na nget e çë na duhet, durim te helmet,masë te gëzimet e më se më kjëndrèsën e sprasme sa t’fitojëm një herë e për gjithëmonë mundësìn edhè lëvdìn të pasosme.
PARKALESIA PER SHEN MITRIT
O deshmor i mathë i besës, o i Shën Mitrë ndihmëtar e mbronjës i Horës t’ënë, të përmisurë përpara këmbëvet t’ote na gëzonemi me tij se ndër erësirat e kjëroit t’ënt, ti i ndritur nga drita e fiellët e Parraisit, shkëlkjeve si një diell i pashuashëm jo vetëm tek ai vend te ku leve po te gjithë katutendet e mbretërit teku vajte tue rrahur sa të mbillie farën e të vërtetës,sa të leçitie fialën e gjellës, sa të jipie nduhtën e mirë gjindes s’njerë çë rroj nën hjès e vdekjes,nën barrës e mëkatës ,nën zgjedhies e të mahkuamit.
Si trim i fort çë ishe dolle mundësor e fakjebardhë te gjithë luftat, edhe fitove nder e lëvdì të panjohurë, Po përparove ndita n’dita më shumë te dashuria e t’in’Zoti, akjë sa shokët e tue i munde dhe i le prapa me mirësin e shpirtit, me butësin e zëmbrës, me dituri e parrëfieshme çë sbukuroj mendien t’ënde.
Ti kleve i jati i të vapkjëvet, ngushëllimtari i të helmuamëvet drita e të krështerëvet.
Të varfërit, të vejat,të mjerët,të urmit,të harruamit,të sëmurët gjetën tek ti prindin,ruanjsin,fukjìn, ngushëllimin, ushkjimin,shëndetën e gjellën.
Më embrin e Zotit Krisht ti durove mundimet e koposet më të kekëj. Po kriet ngë e uje kurr përpara armikut e kleve nga herë mundësor i lëvduashim, njer çë dhe shpirti i bekuam e derdhe gjakun i paçmuashëm për deshmì besës shejte.
Nga kjellia ti ngë ke sosur kurr, o deshmor i mathë, të kesh kujdes e të ruash ata çë thërresiën e çë të truhen me shpresë. E na ngë mënd’t’harrojëm kurr e po kurr gjithë ata hire e gjithë ato të mira çë nga ana jote kemi pasur edhè po kemi ditë për ditë nga in Zot.
Ti na u ke ndodhur kur të kemi dashur e gjith’e dim se ti ke klënë,e se edhè je njera më sot fukjia e arbëreshëvet, pajtori i gjinde tënë, mbronjësi i jinë i pari.
Si te luftat çë prindrat t’anë luftuan për besën e për lirine at dheut, hjeja jote e shejte ngë na u lips kurr te ana e flamurit t’kukjë e kjelli shkjipen e zeshkë te mundiet; si ti nga kjellia jerdhe e u vure përpara trimavet, nga të çilët na lehemi, ahierna kur ata zun udhën e dheut t’huaj, edhe i ruajte mbi dejtin e mbi tokën njera çë i pe të mbëjedhurë e pa rrëzik ndër këta katund të dashur, si ti shpëtove nga lidhiet e turkut të pabesëm farën t’ënë të ndershmen; ashtu mos u loth të mbash nën mbrojties tënde jo vetëm neve po edhè të shtrejtën Arbërì e gjithe ato kombet çë po pret të bardhën ditë e lirimit t’saj nga armikjët e beses.
Vërrejna ditë e natë me sy të mirë; ruana nga gjithë të ligat; jipna durim e zëmbrë të madhe te luftat e kundrështimet e gjellës; bën sa të jemi të zotë të mbajëm fialën çë dham kur patëm pagzimin shejt, akjë sa tue rruar këtu mbi dhe asht si nget, të kemi pra gëzimin të vijëm te Parraisi teku je ti e të jemi të lumë me tij tue lëvduar Perëndin për gjithëmonë
Ashtu kloft.

venerdì 16 ottobre 2015

CATTEDRALE S. DEMETRIO MEGALOMARTIRE

26 OTTOBRE 2015
FESTA DI S. DEMETRIO MEGALOMARTIRE


17 OTTOBRE 2015 ORE 8,30  DIVINA LITURGIA
                                                   INIZIO te Novenes e Shen Mitri Deshmor i Math

23 OTTOBRE 2015                  ORE 18,30 INIZIO TRIDUO
                                                   UFFICIATURA DELLA PARAKLISIS

24  OTTOBRE 2015                  ORE 18,30  UFFICIATURA DEL  VESPRO

25 OTTOBRE 2015                   ORE  7,30        DIVINA LITURGIA
                                                   ORE 10,30       DIVINA LITURGIA
                                                    ORE 18,30  UFFICIATURA DEL VESPRO E ARTOKLASIA

26 OTTOBRE 2015                   ORE 7,30 DIVINA LITURGIA

       ORE 10,30      PONTIFICALE CELEBRA S.ECC.ZA REV.MA MONS. GIORGIO  DEMETRIO GALLARO



martedì 13 ottobre 2015

AVVISO

DOMENICA 18 OTTOBRE 2015 

ALLE ORE 10,30

DIVINA LITURGIA 




TRISAGHION 

CELEBRA 

S.ECC.ZA REV.MA 

MONS. GIORGIO DEMETRIO GALLARO 


IN MEMORIA,

 DEL IL PRIMO ANNIVERSARIO 

DELLA SCOMPARSA 

DELL'ARCHIMADRITA P. VITO BORGIA .

venerdì 2 ottobre 2015