venerdì 6 gennaio 2012



7 GENNAIO 2012



Metheórtia delle Luci, e sinassi del venerabile, glorioso profeta, precursore e battista Giovanni.
VESPRO
Al Signore, ho gridato, 6 stichi e 3 stichirá idiómela della festa. Tono 2.
Vedendo il precursore la nostra luce, * colui che illu­mi­na ogni uomo˚, * venuto per essere bat­tezzato, * gioisce con l’anima * e trema con la mano; * lo in­dica e dice ai popoli: * Ecco colui che redime Israele, * colui che ci libera dalla corruzione. * O Cristo senza peccato, Dio nostro˚, * glo­ria a te.
Gli eserciti degli angeli fremettero, * al vedere il nostro Redentore battezzato da un servo, * mentre riceveva testi­monianza * per la presenza dello Spirito. * E venne dal cielo la voce del Padre: * Costui a cui il precursore im­pone le mani * è il mio Figlio diletto, * nel quale mi sono compiaciuto˚. * O Cristo, Dio nostro, * gloria a te.
I flutti del Giordano * hanno accolto te, la sorgente, * e il Paraclito è sceso in forma di colomba; * china il capo * colui che ha inclinato i cieli˚; * grida l’argilla a chi l’ha plasmato, * ed esclama: * Perché mi comandi ciò che mi oltrepassa? * Sono io ad aver bisogno del tuo battesimo. * O Cristo senza peccato, Dio nostro˚, * gloria a te.
Altri stichirá prosómia, del precursore.
Tono 1. Martiri degni di ogni lode.
Precursore di Cristo degno di ogni lode, * battista da Dio ispirato, * piamente proclamandoti beato, * noi glorifichiamo Cristo * che al Giordano, davanti a te * ha chinato la testa, * e ha santificato la natura dei mortali. * Presso di lui dunque intercedi * perché doni alle anime no­stre la pace * e la grande misericordia˚.
Tu hai visto davanti a te nell’acqua, * o sapiente Gio­vanni precursore, * il Figlio che viene dall’alto, * l’inef­fabile gloria del Padre; * e hai visto lo Spirito scendere come colomba * per purificare e illuminare * i confini della terra. * Cantandoti dun­que come sacerdote della Triade, * noi onoriamo la tua festa divina.
Corroborato dalla divina grazia di Cristo, * o battista e precursore, * tu ci hai indicato * l’agnello di Dio * che toglie tutti i peccati del mondo˚; * e a lui oggi hai unito con gioia * una coppia di discepoli˚. * Supplicalo di dare alle anime no­stre le pace * e la grande misericordia˚.
Gloria. Del precursore. Tono pl. 2.
Lampada di carne˚, * precursore del Salvatore, * rampollo della sterile, * amico del Figlio della Vergine˚, * che in anticipo hai adorato, * balzando nel grembo materno˚ * e che hai bat­tezzato nei flutti del Giordano: * intercedi presso di lui, o profeta, * te ne preghiamo, * per­ché possiamo sfuggire * ai marosi che dovranno infuriare.
Ora e sempre. Della festa. Stesso tono.
Il Dio Verbo si è manifestato nella carne * al genere umano. * Se ne stava presso il Giordano * per esservi battezzato, * e il precursore gli diceva: * Come posso sten­dere la mano * e toc­care il capo * che governa l’universo? * Anche se sei prole di Maria, * io ti so Dio che è prima del tempo; * cammini sulla terra, * tu che sei cantato dai serafini: * ed io, un servo, * non so come battezzare il Sovrano. * Incomprensibile Signore, * gloria a te.
Ingresso, Luce gioiosa.
Prokímenon. Tono grave.
Il nostro Dio è nel cielo e sulla terra: tutto ciò che ha vo­luto il Signore l’ha fatto.
Stico: Nell’esodo di Israele dall’Egitto, della casa di Gia­cobbe da un popolo barbaro,
Stico: Il mare vide e fuggí, il Giordano si volse indietro.
Stico: Che hai, o mare, che sei fuggito, e tu Giordano, che ti sei volto indietro?
Allo stico, stichirá prosómia, con questo acrostico:
Ode di Giuseppe. Tono 4. Hai dato come segno.
Quando il precursore Giovanni * ti vide venire a lui, o Sovrano, * pieno di stupore ti gridava, * come servo buono: * Che cos’è questa umiliazione, o Salvatore? * Che cos’è questa povertà * di cui ti sei av­volto? * Tu, per la ric­chez­za della tua bontà, * hai risol­levato l’uomo caduto in bas­so, * perché sei compas­sionevole * e di lui ti sei rivestito!
Stico: Il mare vide e fuggí, il Giordano si volse indietro.
Vieni, rispondeva al precursore * il Salvatore di tutti; * prestami oggi pur fremendo il tuo servizio, * perché porto a compimento un mistero, * non avere paura; * infatti per rin­novare Adamo distrutto dal peccato, * ricevo come uomo il battesimo * nelle acque del Gior­dano, * dove tu ora mi vedi, * pur essendo io per natura sen­za macchia.
Stico: Che hai, o mare, che sei fuggito, e tu Giordano, che ti sei volto indietro?
Quale figlio della terra * ha mai visto il sole puri­ficarsi? * rispose Giovanni; * e chi ha visto tutto nudo * co­lui che riveste il cielo di nubi˚? * E discendere nell’ac­qua * colui che ha creato * le sorgenti e i fiumi? * Sono at­to­nito, o Sovrano, * di fronte alla tua ineffabile economia! * Non gravare il tuo servo * con or­dini tremendi.
Gloria. Del precursore. Tono 4. Di Byzas.
Quale amante dello Spirito, * e rondine della grazia che annuncia cose divine, * chiaramente hai indicato al genere umano * l’economia del Re luminosamente sorto dalla pura * per richiamare gli uomini, * o precursore, * opponendoti al li­mite * raggiunto dai tristi costumi, * e guidando verso il pos­sesso della vita eterna * i cuori di quanti, pentiti, venivano battezzati, * o beato, ispirato da Dio.
Ora e sempre. Della festa. Stesso tono.
Venite, imitiamo le vergini prudenti, * venite, andiamo incontro al Sovrano˚ * che si è manifestato: * è venuto come sposo da Giovanni. * Vedendoti, il Giordano, preso da stu­pore, * si è arrestato, * e Giovanni gridava: * Non oso prendere tra le mie mani * il tuo capo immortale. * Lo Spirito scendeva in forma di colomba * per santificare le acque, * e la voce dal cielo diceva: * Questi è il Figlio mio˚, * venuto nel mondo * per salvare il genere umano. * Signore, gloria a te.
Apolytíkion della festa. Tono 2.
Al tuo battesimo nel Giordano, Signore, * si è mani­ festata l’adorazione della Triade: * la voce del Padre * ti rendeva infatti testimonianza, * chiamandoti ‘Figlio di­letto’, * e lo Spirito in forma di colomba * confermava la sicura verità * di questa parola˚. * O Cristo Dio che ti sei manifestato˚ * e hai illuminato il mondo, * gloria a te.
Del santo. Tono 2.
Del giusto si fa memoria tra le lodi˚: * ma a te, o precur­sore, basta la testimonianza del Signore. * Sí, piú venerabile dei profeti sei stato dichiarato˚, * perché sei stato reso degno di battezzare tra i flutti * colui che an­nunciavi˚. * Perciò, dopo aver combattuto per la verità˚, * con gioia hai annunciato anche nell’ade * Dio manifestato nella carne˚, * lui che toglie il peccato del mondo˚ * e a noi elar­gi­sce * la grande misericordia˚.
Gloria. Ora e sempre. Della festa.

giovedì 5 gennaio 2012

6 GENNAIO 2012
SANTE TEOFANIE DEL SIGNORE NOSTRO GESú CRISTO




VESPRO
Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá idiómela. Tono 2. Di Giovanni monaco.
Vedendo il precursore la nostra luce, * colui che illu­mi­- na ogni uomo˚, * venuto per essere bat­tezzato, * gioi­sce con l’anima * e trema con la mano; * lo in­dica e dice ai popoli: * Ecco colui che redime Israele, * colui che ci libera dal­la corruzione. * O Cristo senza peccato, Dio nostro˚, * gloria a te. 2 volte.
Gli eserciti degli angeli fremettero, * al vedere il nostro Re­dentore battezzato da un servo, * mentre riceveva testimo­nianza * per la presenza dello Spirito. * E venne dal cielo la vo­ce del Padre: * Costui a cui il precursore impone le mani * è il mio Figlio diletto, * nel quale mi sono compiaciuto˚. * O Cri­sto, Dio nostro, * gloria a te. 2 volte.
I flutti del Giordano * hanno accolto te, la sorgente, * e il Pa­raclito è sceso in forma di colomba; * china il capo * colui che ha inclinato i cieli˚; * grida l’argilla a chi l’ha plasmato, * ed esclama: * Perché mi comandi ciò che mi oltrepassa? * Sono io ad aver bisogno del tuo battesimo. * O Cristo senza peccato, Dio nostro˚, * gloria a te.
Volendo salvare l’uomo * che si era sviato, * non sdegnasti di rivestire forma di servo˚: * conveniva infatti a te, So­vrano e Dio, * assumere per noi ciò che è nostro: * bat­tezzato infatti nella carne, o Redentore, * tu hai ottenuto a noi la remissione. * Perciò a te acclamiamo: * Cristo bene­fat­tore, Dio nostro, * gloria a te.
Gloria. Ora e sempre. Stesso tono. Di Byzas.
Hai chinato il capo davanti al precursore, * e hai spezzato le teste dei draghi˚; * sei venuto tra i flutti, * e hai illuminato l’uni­verso, * perché esso glorifichi in te, o Salvatore, * l’illu­minazione delle nostre anime.
Ingresso col vangelo. Luce gioiosa. Quindi le letture.
Lettura del libro della Genesi (1,1-13).
In principio Dio fece il cielo e la terra (p. 1155).
Quindi ci si alza per dire il tropario. Tono pl. 1.
Ti sei manifestato nel mondo, * tu che hai fatto il mon­- do, * per illuminare quanti siedono nelle tene­bre˚. * O ami­co degli uomini, gloria a te.
Si riprende la finale del tropario a partire dalle parole Per illu­minare, con i seguenti stichi (s. 66).
Stico 1. Dio abbia pietà di noi e ci benedica; faccia ri­splendere il suo volto su di noi e abbia misericordia di noi.
Stico 2. Perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza.
Stico 3. Ti confessino i popoli, o Dio, ti confessino i popoli tutti; la terra ha dato il suo frutto.
Stico 4. Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica Dio, e lo temano tutti i confini della terra.
Gloria. Ora e sempre. Il tropario completo, quindi:
Lettura del quarto libro dei Re (4[2] Re 2,6-14).
Disse Elia ad Eliseo: Siedi qui, perché il Signore mi manda al Giordano. Disse Eliseo: Viva il Signore e vi­va l’anima tua! Non ti lascerò. E se ne andarono entrambi. Vennero cinquanta uomini dei figli dei profeti e si fermarono a distanza, di fronte a loro. I due si fermarono alla sponda del Giordano. Elia prese il suo mantello, lo arrotolò e colpí con esso le acque che si divisero in due, ed entrambi passarono sull’asciutto. Appena passati, Elia disse ad Eliseo: Dimmi cosa devo fare per te, prima che io ti sia tolto. Disse Eliseo: Che io abbia duplice su di me lo spirito che è su di te. Disse Elia: Hai chiesto una cosa difficile. Tuttavia, se mi vedrai quando ti sarò tolto, la otterrai; ma se non mi vedrai, non la otterrai.
E mentre essi se ne andavano e parlavano, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco; essi furono divisi l’uno dall’altro, ed Elia fu assunto in un turbine come verso il cielo. Eliseo vide e gridò: Padre, padre, carro d’Israele e sua cavalleria! Poi non lo vide piú. Eliseo afferrò allora il suo abito e lo lacerò in due, quindi Eliseo raccolse il mantello che era caduto ad Elia. Poi Eliseo si volse, si fermò sulla riva del Gior­dano, prese il mantello caduto ad Elia, percosse con esso le acque, ma queste non si divisero. Allora Eliseo disse: Dov’è dunque il Dio di Elia? Ed Eliseo colpí le acque una se­conda volta e queste si divisero ed egli passò all’asciutto.
Tropario. Tono pl. 2.
Nella ricchezza della tua misericordia * ti sei mani­- festato a peccatori e pubblicani, * o Salvatore nostro. * E dove mai doveva brillare la tua luce * se non fra quanti siedono nelle tenebre˚? * Gloria a te.
Si riprende la finale del tropario, a partire dalle parole: E dove mai, con i seguenti stichi (s. 92).
Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è rivestito di splendore, si è rivestito il Signore di potenza e se ne è cin­to; e cosí ha reso saldo il mondo, che non sarà scosso. Pronto è il tuo trono fin da allora, da sempre tu sei.
Stico 2. Hanno alzato i fiumi, Signore, hanno alzato i fiumi le loro voci; alle voci di grandi acque, solleveranno i fiumi le loro ondate.
Stico 3. Mirabile l’elevarsi del mare; mirabile nelle altezze il Signore: le tue testimonianze sono degne di grande fede.
Stico 4. Alla tua casa si addice la santità, Signore, per la lunghezza dei giorni.
Gloria. Ora e sempre. Il tropario completo, quindi:
Lettura del quarto libro dei Re (4[2] Re 5,9-14).
Venne Naaman, un comandante del re degli assiri, con i suoi carri e i suoi cavalli, e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: Va’, la­vati sette volte nel Giordano, cosí riavrai la tua carne e sarai purificato. Naaman andò in collera e ripartí dicendo: Ecco, io mi dicevo: uscirà verso di me, invocherà il nome del Signore suo Dio, imporrà la sua mano sulla parte lebbrosa e ne ri­sanerà la mia carne. Forse che l’Abana e il Parpar, fiumi di Da­masco non sono migliori del Giordano e di tutte le acque d’Israele? Non potrei andare a lavarmi in quelli ed esserne purificato? E si voltò per andarsene pieno di collera. Ma i suoi servi gli si accostarono e gli dissero: Padre, se il profeta ti avesse parlato di una cosa grossa, non l’avresti fatta? Ma visto che ti ha detto solo: Lavati e sarai purificato! Allora Naaman scese e si bagnò nel Giordano sette volte secondo la parola dell’uomo di Dio: e la sua carne gli tornò come quella di un fanciulletto, e fu purificato.
Quindi: Preghiamo il Signore. Perché tu sei santo. Trisa­gio e Apostolo.
Prokímenon. Tono 3.
Il Signore è mia illuminazione e mio salvatore, chi te­me­- rò?
Stico: Il Signore è il protettore della mia vita, di chi avrò paura?
Lettura della prima epistola di Paolo ai Corinti (9,19-27).
Fratelli, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto giudeo con i giudei, per guadagnare i giudei; con coloro che sono sotto la Legge, sono diventato come uno che è sotto la Legge, pur non essendo sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro. Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo. Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza meta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitú perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato.
Alleluia. Tono 3.
Ha proferito il mio cuore la parola buona.
Stico: Tu sei splendente di bellezza piú dei figli degli uo­mini: è stata effusa la grazia sulle tue labbra, per questo ti ha benedetto Dio in eterno.
Vangelo secondo Luca (3,1-18).
Nell’anno decimoquinto (p. 1264).
Segue la Divina Liturgia del grande Basilio. Dopo la pre­ghiera dietro l’ambone, si esce verso il battistero preceduti dal sacerdote, con lampade e incenso, e ha luogo la Grande San­tificazione.
Alla lití. Gloria. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.
Signore, volendo portare a compimento * quanto dall’e­- ternità avevi stabilito, * da tutto il creato * hai preso mi­ni­stri del tuo mistero: * dagli angeli, Gabriele, * dagli uo­mini, la Vergine, * dai cieli, la stella, * e dalle acque, il Gior­dano: * in esso hai cancellato l’iniquità del mondo, * o Salva­tore nostro. * Gloria a te.
Ora e sempre. Stesso tono. Di Anatolio.
Oggi la creazione viene illuminata, * oggi tutto è nella gioia, * gli esseri celesti e quelli terrestri. * Angeli e uomini si uniscono insieme, * poiché dove è presente il Re, * là è anche il suo seguito. * Accorriamo dunque al Giordano: * guar­diamo tutti Giovanni che immerge nell’acqua * il capo non fat­to da mano d’uomo e senza peccato˚. * Con­formandoci dunque alla vo­ce apostolica, * concordi acclamiamo: * È ap­parsa la grazia di Dio, * apportatrice di salvezza * per tutti gli uo­mini˚, * che ri­splen­de sui fedeli, * e ad essi elargisce * la gran­de misericordia˚.
Apósticha stichirá. Tono 2. Di Anatolio.
Vedendoti venire a lui * presso il fiume Giordano, * o Cristo Dio, * Giovanni diceva: * Perché ti sei acco­stato al servo, * tu che non hai macchia, Signore? * In nome di chi ti battezzerò? * Del Padre? * Ma tu lo porti in te stesso. * Del Figlio? * Ma sei tu stesso il Figlio incarnato. * Dello Spirito santo? * Ma sei tu che dalla tua bocca * puoi darlo ai credenti˚. * O Dio che ti sei manifestato˚, * abbi pietà di noi.
Stico: Il mare vide e fuggí, il Giordano si volse indietro.
Ti videro le acque, o Dio, * ti videro le acque ed ebbero ti­more˚; poiché alla tua gloria * non possono volgere gli occhi i cherubini, * né possono fissarla i serafini, * ma tenendosi presso di te con timore, * gli uni sostengono˚ * e gli altri glo­ri­­ficano la tua potenza˚. * Insieme a loro, o compassionevole, * noi proclamiamo la tua lode, dicendo: * O Dio che ti sei ma­nifestato˚, * abbi pietà di noi.
Stico: Che hai, o mare, che sei fuggito, e tu Giordano, che ti sei volto indietro?
Oggi il Creatore del cielo e della terra * viene nella carne al Giordano * a chiedere il battesimo, * lui che è senza peccato˚, * per purificare il mondo * dall’inganno del nemico; * è battez­zato da un servo * il Sovrano di tutti, * e dona al genere umano * la purificazione mediante l’acqua. * A lui acclamiamo: * O Dio che ti sei mani­fe­sta­to˚, * gloria a te.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 4. Di Teofane.
Vedendo il sole rifulso dalla Vergine * chiedere il battesimo nel Giordano, * la lampada risplendente˚ * nata dalla sterile * con timore e gioia a lui gridava: * Santificami tu, o Sovrano, * con la tua divina epifania.
Apolytíkion. Tono 1.
Al tuo battesimo nel Giordano, Signore, * si è mani­­- festata l’adorazione della Triade: * la voce del Padre * ti rendeva infatti testimonianza, * chiamandoti ‘Figlio dilet­to’, * e lo Spirito in forma di colomba * confermava la sicura verità * di questa parola˚. * O Cristo Dio che ti sei mani­fe­stato˚ * e hai illuminato il mondo, * gloria a te. 3 volte.
Congedo.
Colui che ha accettato di essere battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza, Cristo, vero Dio nostro...
ΜΕΓΑΣ ΑΓΙΑΣΜΟΣ

Μετὰ δὲ τὴν ὀπισθάμβωνον Εὐχήν, ἐξερχόμεθα ἐν τῇ Κολυμβήθρᾳ, προπορευομένου τοῦ Ἱερέως μετὰ λαμπάδων καὶ τοῦ θυμιατοῦ, καὶ ἡμεῖς ψάλλομεν τὰ παρόντα Ἰδιόμελα Ἦχος πλ. δ΄.
Σωφρονίου Πατριάρχου Ἱεροσολύμων
Φωνὴ Κυρίου ἐπὶ τῶν ὑδάτων βοᾷ λέγουσα· Δεῦτε λάβετε πάντες, Πνεῦμα σοφίας, Πνεῦμα συνέσεως, Πνεῦμα φόβου Θεοῦ, τοῦ ἐπιφανέντος Χριστοῦ.

Σήμερον τῶν ὑδάτων, ἁγιάζεται ἡ φύσις, καὶ ῥήγνυται ὁ Ἰορδάνης, καὶ τῶν ἰδίων ναμάτων ἐπέχει τὸ ῥεῦμα, Δεσπότην ὁρῶν ῥυπτόμενον.

Ὡς ἄνθρωπος ἐν ποταμῷ, ἦλθες Χριστὲ Βασιλεῦ, καὶ δουλικὸν Βάπτισμα λαβεῖν, σπεύδεις ἀγαθέ, ὑπὸ τῶν τοῦ Προδρόμου χειρῶν, διὰ τάς ἁμαρτίας ἡμῶν φιλάνθρωπε.
Δόξα... Καὶ νῦν... ὁ αὐτὸς
Πρὸς τὴν φωνὴν τοῦ βοῶντος ἐν τῇ ἐρήμῳ· Ἐτοιμάσατε τὴν ὁδὸν τοῦ Κυρίου, ἦλθες Κύριε, μορφὴν δούλου λαβών, Βάπτισμα αἰτῶν, ὁ μὴ γνοὺς ἁμαρτίαν. Εἴδοσάν σε ὕδατα, καὶ ἐφοβήθησαν, σύντρομος γέγονεν ὁ Πρόδρομος, καὶ ἐβόησε λέγων· πῶς φωτίσει ὁ λύχνος τὸ Φῶς; πῶς χειροθετήσει δοῦλος τὸν Δεσπότην; ἁγίασον ἐμὲ καὶ τὰ ὕδατα Σωτήρ, ὁ αἲρων τοῦ κόσμου τὴν ἁμαρτίαν.

Προφητείας Ἡσαΐου τὸ Ἀνάγνωσμα
(Κεφ. 35, 1-10)
Τάδε λέγει Κύριος· Εὐφράνθητι ἔρημος διψῶσα, ἀγαλλιάσθω ἔρημος, καὶ ἀνθείτω ὡς κρίνον. Καὶ ἑξανθήσει, καὶ ὑλοχαρήσει, καὶ ἀγαλλιασεται τὰ ἔρημα τοῦ Ἰορδάνου· καὶ ἡ δόξα τοῦ Λιβάνου ἐδόθη αὐτῇ, καὶ ἡ τιμὴ τοῦ Καρμήλου· καὶ ὁ λαός μου ὄψεται τὴν δόξαν Κυρίου, καὶ τὸ ὕψος τοῦ Θεοῦ. Ἰσχύσατε χεῖρες ἀνειμέναι, καὶ γόνατα παραλελυμένα. Παρακαλέσατε, καὶ εἴπατε τοῖς ὀλιγοψύχοις τῇ διανοίᾳ· Ἰσχύσατε καὶ μὴ φοβεῖσθε· ἰδοὺ ὁ Θεὸς ἡμῶν κρίσιν ἀνταποδίδωσι, καὶ ἀνταποδώσει, αὐτὸς ἥξει καὶ σώσει ἡμᾶς. Τότε ἀνοιχθήσονται ὀφθαλμοὶ τυφλῶν, καὶ ὦτα κωφῶν ἀκούσονται. Τότε ἁλεῖται χωλὸς ὡς ἔλαφος, καὶ τρανὴ ἔσται γλῶσσα μογγιλάλων, ὅτι ἐρράγη ἐν τῇ ἐρήμῳ ὕδωρ, καὶ φάραγξ ἐν γῇ διψώσῃ. Καὶ ἔσται ἡ ἄνυδρος εἰς ἕλη, καὶ εἰς τὴν διψῶσαν γῆν πηγὴ ὕδατος ἔσται, ἐκεῖ ἔσται εὐφροσύνη ὀρνέων, ἐπαύλεις ποιμνίων καὶ καλάμη καὶ ἕλη. Καὶ ἔσται ἐκεῖ ὁδὸς καθαρά, καὶ ὁδὸς ἁγία κληθήσεται, οὐ μὴ παρέλθῃ ἐκεῖ ἀκάθαρτος, οὐδὲ ἔσται ἐκεῖ ὁδὸς ἀκάθαρτος, οἱ δὲ διεσπαρμένοι πορεύσονται ἐπ᾽ αὐτῆς, καὶ οὐ μὴ πλανηθῶσι. Καὶ οὐκ ἔσται ἐκεῖ λέων, οὐδὲ τῶν πονηρῶν θηρίων, οὐ μὴ ἀναβῇ εἰς αὐτήν, οὐδὲ μὴ εὑρεθῇ ἐκεῖ· ἀλλὰ πορεύσονται ἐν αὐτῇ λελυτρωμένοι καὶ συνηγμένοι ὑπὸ Κυρίου. Καὶ ἀποστραφήσονται, καὶ ἥξουσιν εἰς Σιὼν μετ᾽ εὐφροσύνης καὶ ἀγαλλιάσεως, καὶ εὐφροσύνη αἰώνιος ὑπὲρ κεφαλῆς αὐτῶν· ἐπὶ γὰρ τῆς κεφαλῆς αὐτῶν αἴνεσις καὶ ἀγαλλίαμα, καὶ εὐφροσύνη καταλήψεται αὐτούς· ἀπέδρα ὀδύνη, λύπη καὶ στεναγμός.
Προφητείας Ἡσαΐου τὸ Ἀνάγνωσμα
(Κεφ. 55, 1-13)
Τάδε λέγει Κύριος· οἱ διψῶντες πορεύεσθε ἐφ᾽ ὕδωρ, καὶ ὅσοι μὴ ἔχετε ἀργύριον, βαδίσαντες ἀγοράσατε, καὶ φάγεσθε, καὶ πίεσθε ἄνευ ἀργυρίου καὶ τιμῆς οἶνον καὶ στέαρ, ἵνα τὶ τιμᾶσθε ἀργυρίου ἐν οὐκ ἄρτοις, καὶ ὁ μόχθος ὑμῶν οὐκ εἰς πλησμονήν; Ἀκούσατέ μου, καὶ φάγεσθε ἀγαθά, καὶ ἐντρυφήσει ἐν ἀγαθοῖς ἡ ψυχὴ ὑμῶν. Προσέχετε τοῖς ὠσὶν ὑμῶν, καὶ ἐπακολουθεῖτε ταῖς ὁδοῖς μου, εἰσακούσατέ μου, καὶ ζήσεται ἐν ἀγαθοῖς ἡ ψυχὴ ὑμῶν, καὶ διαθήσομαι ὑμῖν Διαθήκην αἰώνιον, τὰ ὅσια Δαυῒδ τὰ πιστά. Ἰδοὺ μαρτύριον ἐν Ἔθνεσιν ἔδωκα αὐτόν, ἄρχοντα καὶ προστάσσοντα ἐν Ἔθνεσιν. Ἰδοὺ Ἔθνη, ἃ οὐκ οἴδασί σε, ἐπικαλέσονταί σε, καὶ λαοί, οἳ οὐκ ἐπίστανταί σε, ἐπὶ σε καταφεύξονται, ἕνεκεν Κυρίου τοῦ Θεοῦ σου, καὶ τοῦ Ἁγίου Ἰσραήλ, ὅτι ἐδόξασέ σε. Ζητήσατε τὸν Κύριον, καὶ ἐν τῷ εὑρίσκειν αὐτόν, ἐπικαλέσασθε, ἡνίκα δ᾽ ἂν ἐγγίζῃ ὑμῖν, ἀπολιπέτω ὁ ἀσεβὴς τάς ὁδοὺς αὐτοῦ, καὶ ἀνὴρ ἄνομος τάς βουλὰς αὐτοῦ, καὶ ἐπιστράφητε πρὸς Κύριον, καὶ ἐλεηθήσεσθε, καὶ κράξεσθε, ὅτι ἐπὶ πολὺ ἀφήσει τάς ἁμαρτίας ὑμῶν. Οὐ γὰρ εἰσιν αἱ βουλαί μου, ὥσπερ αἱ βουλαὶ ὑμῶν, οὐδ᾽ ὥσπερ αἱ ὁδοὶ ὑμῶν, αἱ ὁδοί μου, λέγει Κύριος. Ἀλλ᾽ ὡς ἀπέχει ὁ οὐρανὸς ἀπὸ τῆς γῆς, οὕτως ἀπέχει ἡ ὁδός μου ἀπὸ τῶν ὁδῶν ὑμῶν, καὶ τὰ διανοήματα ὑμῶν ἀπὸ τῆς διανοίας μου. Ὡς γὰρ ἂν καταβῇ ὑετός, ἢ χιὼν ἐκ τοῦ οὐρανοῦ, καὶ οὐ μὴ ἀποστραφῇ ἕως ἂν μεθύσῃ τὴν γῆν, καὶ ἐκτέκῃ, καὶ ἐκβλαστήσῃ, καὶ δῷ σπέρμα τῷ σπείροντι, καὶ ἄρτον εἰς βρῶσιν, οὕτως ἔσται τὸ ῥῆμά μου, ὃ ἐὰν ἐξέλθῃ ἐκ τοῦ στόματός μου, οὐ μὴ ἀποστραφῇ πρὸς με κενόν, ἕως ἂν τελεσθῇ ὅσα ἂν ἠθέλησα, καὶ εὐοδώσω τάς ὁδούς μου, καὶ τὰ ἐντάλματά μου. Ἐν γὰρ εὐφροσύνῃ ἐξελεύσεσθε, καὶ ἐν χαρᾷ διδαχθήσεσθε· τὰ γὰρ ὄρη καὶ οἱ βουνοὶ ἑξαλοῦνται, προσδεχόμενοι ὑμᾶς ἐν χαρᾷ, καὶ πάντα τὰ ξύλα τοῦ ἀγροῦ ἐπικροτήσει τοῖς κλάδοις. Καὶ ἀντὶ τῆς στοιβῆς ἀναβήσεται κυπάρισσος, ἀντί, δὲ τῆς κονύζης ἀναβήσεται μυρσίνη, καὶ ἔσται Κυρίῳ εἰς ὄνομα, καὶ εἰς σημεῖον αἰώνιον, καὶ οὐκ ἐκλείψει.
Προφητείας Ἡσαΐου τὸ Ἀνάγνωσμα
(Κεφ. 12, 3-6)
Τάδε λέγει Κύριος· Ἀντλήσατε ὕδωρ μετ᾽ εὐφροσύνης ἐκ τῶν πηγῶν τοῦ σωτηρίου. Καὶ ἐρεῖς ἐν τῇ ἡμέρᾳ ἐκείνῃ· Ὑμνεῖτε τὸν Κύριον, βοᾶτε τὸ ὄνομα αὐτοῦ, ἀναγγείλατε ἐν τοῖς Ἔθνεσι τὰ ἔνδοξα αὐτοῦ, μιμνῄσκεσθε, ὅτι ὑψώθη τὸ ὄνομα αὐτοῦ. Ὑμνήσατε τὸ ὄνομα Κυρίου, ὅτι ὑψηλὰ ἐποίησεν, ἀναγγείλατε ταῦτα ἐν πάσῃ τῇ γῇ. Ἀγαλλιᾶσθε, καὶ εὐφραίνεσθε οἱ κατοικοῦντες Σιών, ὅτι ὑψώθη ὁ Ἅγιος τοῦ Ἰσραὴλ ἐν μέσῳ αὐτῆς.

Προκείμενον Ἦχος γ΄
Κύριος φωτισμός μου καὶ Σωτήρ μου.
Στίχ. Κύριος ὑπερασπιστὴς τῆς ζωῆς μου.

Πρὸς Κορινθίους Α΄ Ἐπιστολῆς Παύλου
(Κεφ. 10, 1-4)
Ἀδελφοί, οὐ θέλω ὑμᾶς ἀγνοεῖν, ὅτι οἱ Πατέρες ἡμῶν πάντες ὑπὸ τὴν νεφέλην ἦσαν, καὶ πάντες διὰ τῆς θαλάσσης διῆλθον. Καὶ πάντες εἰς τὸν Μωϋσῆν ἐβαπτίσαντο, ἐν τῇ νεφέλῃ καὶ ἐν τῇ θαλάσσῃ. Καὶ πάντες τὸ αὐτὸ βρῶμα πνευματικὸν ἔφαγον. Καὶ πάντες τὸ αὐτὸ πόμα πνευματικὸν ἔπιον· ἔπινον γὰρ ἐκ πνευματικῆς ἀκολουθούσης πέτρας· ἡ δὲ πέτρα ἦν ὁ Χριστός.

Ἀλληλούϊα Ἦχος δ᾽
Φωνὴ Κυρίου ἐπὶ τῶν ὑδάτων.
Στίχ. Ὁ Θεὸς τῆς δόξης ἐβρόντησεν ἐπὶ τῶν ὑδάτων.

Εὐαγγέλιον κατὰ Μᾶρκον
Τῷ καιρῷ ἐκείνῳ, ἦλθεν ὁ Ἰησοῦς ἀπὸ Ναζαρέτ τῆς Γαλιλαίας, καὶ ἐβαπτίσθη ὑπὸ Ἰωάννου εἰς τὸν Ἰορδάνην. Καὶ εὐθέως ἀναβαίνων ἀπὸ τοῦ ὕδατος, εἶδε σχιζομένους τοὺς οὐρανοὺς, καὶ τὸ Πνεῦμα ὡσεὶ περιστερὰν καταβαῖνον ἐπ᾽αὐτόν. Καὶ φωνὴ ἐγένετο ἐκ τῶν οὐρανῶν· Σὺ εἶ ὁ Υἰός μου ὁ ἀγαπητὸς, ἐν ᾧ ηὐδόκησα.
Καὶ εὐθὺς ὁ Διάκονος Τὰ Εἰρηνικά. Ἐν ὅσῳ δὲ λέγονται ταῦτα ὑπὸ τοῦ Διακόνου, ὁ Ἱερεὺς λέγει μυστικῶς τὴν ἑξῆς Εὐχήν· Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, κλπ.

Ἐν εἰρήνῃ, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τῆς ἄνωθεν εἰρήνης καὶ τῆς σωτηρίας τῶν ψυχῶν ἡμῶν, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τῆς εἰρήνης τοῦ σύμπαντος κόσμου, εὐσταθείας τῶν Ἁγίων τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησιῶν, καὶ τῆς τῶν πάντων ἑνώσεως, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ Ἁγίου Οἴκου τούτου, Καὶ τῶν μετὰ πίστεως, εὐλαβείας, καὶ φόβου Θεοῦ εἰσιόντων ἐν αὐτῷ, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ Ἀρχιεπισκόπου ἡμῶν (δεῖνος), τοῦ τιμίου Πρεσβυτερίου τῆς ἐν Χριστῷ Διακονίας, παντὸς τοῦ Κλήρου καὶ τοῦ Λαοῦ, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τῆς ἁγίας Μονῆς ταύτης, πάσης Πόλεως Χώρας, καὶ τῶν πίστει οἰκούντων ἐν αὐταῖς, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ εὐκρασίας ἀέρων, εὐφορίας τῶν καρπῶν τῆς γῆς, καὶ καιρῶν εἰρηνικῶν, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ πλεόντων, ὁδοιπορούντων, νοσούντων, καμνόντων, αἰχμαλώτων καὶ τῆς σωτηρίας αὐτῶν, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ ἁγιασθῆναι τὸ ὕδωρ τοῦτο, τῇ δυνάμει καὶ ἐνεργείᾳ καὶ ἐπιφοιτήσει τοῦ Ἁγίου Πνεύματος, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ καταφοιτῆσαι τοῖς ὕδασι τούτοις τὴν καθαρτικὴν τῆς ὑπερουσίου Τριάδος ἐνέργειαν, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ δωρηθῆναι αὐτοῖς τὴν χάριν τῆς ἀπολυτρώσεως, τὴν εὐλογίαν τοῦ Ἰορδάνου, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ φωτισθῆναι ἡμᾶς φωτισμὸν γνώσεως καὶ εὐσεβείας, διὰ τῆς ἐπιφοιτήσεως τοῦ Ἁγίου Πνεύματος, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ γενέσθαι τὸ ὕδωρ τοῦτο ἁγιασμοῦ δῶρον, ἁμαρτημάτων λυτήριον, εἰς ἴασιν ψυχῆς καὶ σώματος, καὶ πᾶσαν ὠφέλειαν ἐπιτήδειον, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ γενέσθαι αὐτὸ ὕδωρ ἁλλόμενον εἰς ζωὴν αἰώνιον, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ ἀναδειχθῆναι αὐτὸ ἀποτρόπαιον πάσης ἐπιβουλῆς ὁρατῶν καὶ ἀοράτων ἐχθρῶν, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τῶν ἀντλούντων καὶ ἀρυομένων εἰς ἁγιασμὸν οἴκων, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ γενέσθαι αὐτὸ πρὸς καθαρισμὸν ψυχῶν καὶ σωμάτων, πᾶσι τοῖς ἀρυομένοις πίστει, καὶ μεταλαμβάνουσιν ἐξ αὐτοῦ, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ καταξιωθῆναι ἡμᾶς ἐμπλησθῆναι ἁγιασμοῦ, διὰ τῆς τῶν ὑδάτων τούτων μεταλήψεως, τῇ ἀοράτῳ ἐπιφανείᾳ τοῦ Ἁγίου Πνεύματος, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ εἰσακοῦσαι Κύριον τὸν Θεὸν φωνῆς τῆς δεήσεως ἡμῶν τῶν ἁμαρτωλῶν, καὶ ἐλεῆσαι ἡμᾶς, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ὑπὲρ τοῦ ῥυσθῆναι ἡμᾶς ἀπὸ πάσης θλίψεως, ὀργῆς, κινδύνου καὶ ἀνάγκης, τοῦ Κυρίου δεηθῶμεν.
Ἀντιλαβοῦ, σῶσον ἐλέησον, καὶ διαφύλαξον ἡμᾶς ὁ Θεὸς τῇ σῇ χάριτι.
Τῆς Παναγίας, ἀχράντου, ὑπερευλογημένης, ἐνδόξου Δεσποίνης ἡμῶν Θεοτόκου καὶ ἀειπαρθένου Μαρίας, μετὰ πάντων τῶν ἁγίων μνημονεύσαντες, ἑαυτοὺς καὶ ἀλλήλους καὶ πᾶσαν τὴν ζωὴν ἡμῶν, Χριστῷ τῷ Θεῷ παραθώμεθα.
ὁ ἱερεὺς τὴν Εὐχὴν μυστικῶς
Κύριε Ἰησοῦ Χριστέ, ὁ μονογενὴς Υἱός, ὁ ὢν εἰς τὸν κόλπον τοῦ Πατρός, ὁ ἀληθινὸς Θεός, ἡ πηγὴ τῆς ζωῆς καὶ τῆς ἀθανασίας, τὸ φῶς τὸ ἐκ φωτός, ὁ ἐλθὼν εἰς τὸν κόσμον τοῦ φωτίσαι αὐτόν, καταύγασον ἡμῶν τὴν διάνοιαν τῷ Ἁγίῳ σου Πνεύματι, καὶ πρόσδεξαι ἡμᾶς μεγαλωσύνην καὶ εὐχαριστίαν σοι προσάγοντας, ἐπὶ τοῖς ἀπ᾽ αἰῶνος θαυμαστοῖς σου μεγαλουργήμασι, καὶ τῇ ἐπ᾽ ἐσχάτων τῶν αἰώνων σωτηρίῳ σου οἰκονομίᾳ. Ἐν ᾗ τὸ ἀσθενὲς ἡμῶν καὶ πτωχὸν περιβαλόμενος φύραμα, καὶ τοῖς τῆς δουλείας μέτροις συγκατιών, ὁ τῶν ἁπάντων Βασιλεύς, ἔτι καὶ δουλικῇ χειρὶ ἐν τῷ Ἰορδάνῃ βαπτισθῆναι κατεδέξω, ἵνα τὴν τῶν ὑδάτων φύσιν ἁγιάσας ὁ ἀναμάρτητος, ὀδοποιήσῃς ἡμῖν τὴν δι᾽ ὕδατος καὶ Πνεύματος ἀναγέννησιν, καὶ πρὸς τὴν πρώτην ἡμᾶς ἀποκαταστήσῃς ἐλευθερίαν. Οὗ τινος θείου Μυστηρίου τὴν ἀνάμνησιν ἐορτάζοντες, δεόμεθά σου φιλάνθρωπε Δέσποτα. Ῥᾶνον ἐφ᾽ ἡμᾶς τοὺς ἀναξίους δούλους σου, κατὰ τὴν θείαν σου ἐπαγγελίαν, ὕδωρ καθάρσιον, τῆς σῆς εὐσπλαγχνίας τὴν δωρεάν, εἰς τὸ ἐπὶ τῷ ὕδατι τούτῳ τὴν αἴτησιν ἡμῶν τῶν ἁμαρτωλῶν εὐπρόσδεκτον γενέσθαι τῇ σῇ ἀγαθότητι, καὶ τὴν εὐλογίαν σου δι᾽ αὐτοῦ ἡμῖν τε καὶ παντὶ τῷ πιστῷ σου χαρισθῆναι λαῷ, εἰς δόξαν τοῦ ἁγίου προσκυνητοῦ σου Ὀνόματος. Σοὶ γὰρ πρέπει πᾶσα δόξα, τιμή, καὶ προσκύνησις, σὺν τῷ ἀνάρχῳ σου Πατρί, καὶ τῷ παναγίῳ, καὶ ἀγαθῷ, καὶ ζωοποιῷ σοῦ Πνεύματι, νῦν καὶ ἀεί, καὶ εἰς τοὺς αἰῶνας τῶν αἰώνων. Ἀμήν.

Καὶ εἰπὼν καθ᾽ ἑαυτὸν τό, Ἀμήν, τοῦ Διακόνου ἤδη πεπληρωκότος τὴν Συναπτήν, ἄρχεται ὁ ἱερεὺς μεγαλοφώνως τῆς Εὐχῆς ταύτης.

Ποίημα Σωφρονίου Πατριάρχου Ἱεροσολύμων
Τριὰς ὑπερούσιε, ὑπεράγαθε, ὑπέρθεε, παντοδύναμε, παντεπίσκοπε, ἀόρατε, ἀκατάληπτε. Δημιουργὲ τῶν νοερῶν οὐσιῶν καὶ τῶν λογικῶν φύσεων, ἡ ἔμφυτος ἀγαθότης, τὸ Φῶς τὸ ἀπρόσιτον, τὸ φωτίζον πάντα ἄνθρωπον ἐρχόμενον εἰς τὸν κόσμον, λάμψον κἀμοὶ τῷ ἀναξίῳ δούλῳ σου, φώτισόν μου τῆς διανοίας τὰ ὄμματα, ὅπως ἀνυμνῆσαι τολμήσω τὴν ἄμετρον εὐεργεσίαν καὶ δύναμιν. Εὐπρόσδεκτος γενέσθω ἡ παρ᾽ ἐμοῦ δέησις διὰ τὸν παρεστῶτα λαόν, ὅπως τὰ πλημμελήματά μου μὴ κωλύσωσιν ἐνθάδε παραγενέσθαι τὸ ἅγιόν σου Πνεῦμα, ἀλλὰ συγχώρησόν μοι ἀκατακρίτως βοᾶν σοι καὶ λέγειν καὶ νῦν, Ὑπεράγαθε· Δοξάζομέν σε Δέσποτα φιλάνθρωπε, Παντοκράτορ, προαιώνιε Βασιλεῦ. Δοξάζομέν σε τὸν Κτίστην, καὶ Δημιουργὸν τοῦ παντός. Δοξάζομέν σε, Υἱὲ τοῦ Θεοῦ μονογενές, τὸν ἀπάτορα ἐκ Μητρός, καὶ ἀμήτορα ἐκ Πατρός· ἐν γὰρ τῇ προλαβούσῃ Ἑορτῇ νήπιόν σε εἴδομεν, ἐν δὲ τῇ παρούσῃ τέλειόν σε ὁρῶμεν, τὸν ἐκ τελείου τέλειον ἐπιφανέντα Θεὸν ἡμῶν. Σήμερον γὰρ ὁ τῆς Ἑορτῆς ἡμῖν ἐπέστη καιρός, καὶ χορὸς ἁγίων ἐκκλησιάζει ἡμῖν, καὶ Ἄγγελοι μετὰ ἀνθρώπων συνεορτάζουσι. Σήμερον ἡ χάρις τοῦ Ἁγίου Πνεύματος, ἐν εἴδει περιστερᾶς, τοῖς ὕδασιν ἐπεφοίτησε. Σήμερον ὁ ἄδυτος Ἥλιος ἀνέτειλε, καὶ ὁ κόσμος τῷ φωτὶ Κυρίου καταυγάζεται. Σήμερον ἡ Σελήνη λαμπραῖς ταῖς ἀκτῖσι τῷ κόσμῳ συνεκλαμπρύνεται. Σήμερον οἱ φωτοειδεῖς ἀστέρες τῇ φαιδρότητι τῆς λάμψεως τὴν οἰκουμένην καλλωπίζουσι. Σήμερον αἱ νεφέλαι ὑετὸν δικαιοσύνης τῇ ἀνθρωπότητι οὐρανόθεν δροσίζουσι. Σήμερον ὁ Ἄκτιστος ὑπὸ τοῦ ἰδίου πλάσματος βουλῇ χειροθετεῖται. Σήμερον ὁ Προφήτης καὶ Πρόδρομος τῷ Δεσπότῃ προσέρχεται, ἀλλὰ τρόμῳ παρίσταται, ὁρῶν Θεοῦ πρὸς ἡμᾶς συγκατάβασιν. Σήμερον τὰ τοῦ Ἰορδάνου νάματα εἰς ἰάματα μεταποιεῖται τῇ τοῦ Κυρίου παρουσίᾳ. Σήμερον ῥείθροις μυστικοῖς πᾶσα ἡ κτίσις ἀρδεύεται. Σήμερον τὰ τῶν ἀνθρώπων πταίσματα τοῖς ὕδασι τοῦ Ἰορδάνου ἀπαλείφονται. Σήμερον ὁ Παράδεισος ἠνέωκται τοῖς ἀνθρώποις, καὶ ὁ τῆς Δικαιοσύνης Ἥλιος καταυγάζει ἡμῖν. Σήμερον τὸ πικρὸν ὕδωρ, τὸ ἐπὶ Μωϋσέως τῷ λαῷ, εἰς γλυκύτητα μεταποιεῖται τῇ τοῦ Κυρίου παρουσίᾳ. Σήμερον τοῦ παλαιοῦ θρήνου ἀπηλλάγημεν καὶ ὡς νέος Ἰσραὴλ διεσώθημεν. Σήμερον τοῦ σκότους ἐλυτρώθημεν, καὶ τῷ φωτὶ τῆς θεογνωσίας καταυγαζόμεθα. Σήμερον ἡ ἀχλὺς τοῦ κόσμου καθαίρεται τῇ ἐπιφανείᾳ τοῦ Θεοῦ ἡμῶν. Σήμερον λαμπαδοφεγγεῖ πᾶσα ἡ κτίσις ἄνωθεν. Σήμερον ἡ πλάνη κατήργηται, καὶ ὁδὸν ἡμῖν σωτηρίας ἐργάζεται ἡ τοῦ Δεσπότου ἐπέλευσις. Σήμερον τὰ ἄνω τοῖς κάτω συνεορτάζει, καὶ τὰ κάτω τοῖς ἄνω συνομιλεῖ. Σήμερον ἡ ἱερὰ καὶ μεγαλόφωνος τῶν Ὀρθοδόξων πανήγυρις ἀγάλλεται. Σήμερον ὁ Δεσπότης πρὸς τὸ βάπτισμα ἐπείγεται, ἵνα ἀναβιβάσῃ πρὸς ὕψος τὸ ἀνθρώπινον. Σήμερον ὁ ἀκλινὴς τῷ ἰδίῳ οἰκέτῃ ὑποκλίνεται, ἵνα ἡμᾶς ἐκ τῆς δουλείας ἐλευθερώσῃ. Σήμερον Βασιλείαν οὐρανῶν ὠνησάμεθα· τῆς γὰρ Βασιλείας τοῦ Κυρίου οὐκ ἔσται τέλος. Σήμερον γῆ καὶ θάλασσα τὴν τοῦ κόσμου χαρὰν ἐμερίσαντο, καὶ ὁ κόσμος εὐφροσύνης πεπλήρωται. Εἴδοσάν σε ὕδατα, ὁ Θεός, εἴδοσάν σε ὕδατα καὶ ἐφοβήθησαν. Ὁ Ἰορδάνης ἐστράφη εἰς τὰ ὀπίσω, θεασάμενος τὸ πῦρ τῆς θεότητος, σωματικῶς κατερχόμενον, καὶ εἰσερχόμενον ἐπ᾽ αὐτόν. Ὁ Ἰορδάνης ἐστράφη εἰς τὰ ὀπίσω, θεωρῶν τὸ Πνεῦμα τὸ Ἅγιον, ἐν εἴδει περιστερᾶς κατερχόμενον, καὶ περιϊπτάμενόν σοι. Ὁ Ἰορδάνης ἐστράφη εἰς τὰ ὀπίσω, ὁρῶν τὸν Ἀόρατον ὁραθέντα, τὸν Κτίστην σαρκωθέντα, τὸν Δεσπότην ἐν δούλου μορφῇ. Ὁ Ἰορδάνης ἐστράφη εἰς τὰ ὀπίσω, καὶ τὰ ὄρη ἐσκίρτησαν, Θεὸν ἐν σαρκὶ καθορῶντα, καὶ νεφέλαι φωνὴν ἔδωκαν, θαυμάζουσαι τὸν παραγενόμενον, φῶς ἐκ φωτός, Θεὸν ἀληθινὸν ἐκ Θεοῦ ἀληθινοῦ, δεσποτικὴν πανήγυριν σήμερον ἐν τῷ Ἰορδάνῃ ὁρῶντες, αὐτὸν δὲ τὸν τῆς παρακοῆς θάνατον, καὶ τὸ τῆς πλάνης κέντρον, καὶ τὸν τοῦ, ᾍδου σύνδεσμον ἐν τῷ Ἰορδάνῃ βυθίσαντα, καὶ Βάπτισμα σωτηρίας τῷ κόσμῳ δωρησάμενον. Ὅθεν κἀγὼ ὁ ἁμαρτωλὸς καὶ ἀνάξιος δοῦλος σου, τὰ μεγαλεῖα τῶν θαυμάτων σου διηγούμενος, συνεχόμενος φόβῳ, ἐν κατανύξει βοῶ σοι·
Μετὰ δὲ τὴν συμπλήρωσιν, λέγει γεγονωτέρᾳ φωνῇ.
Μέγας εἶ, Κύριε, καὶ θαυμαστὰ τὰ ἔργα σου, καὶ οὐδεὶς λόγος ἐξαρκέσει πρὸς ὕμνον τῶν θαυμασίων σου (ἐκ γ'). Σὺ γὰρ βουλήσει ἐξ οὐκ ὄντων εἰς τὸ εἶναι παραγαγὼν τὰ σύμπαντα τῷ σῷ κράτει συνέχεις τὴν κτίσιν, καὶ τῇ σῇ προνοίᾳ διοικεῖς τὸν κόσμον. Σὺ ἐκ τεσσάρων στοιχείων τὴν κτίσιν συναρμόσας, τέτταρσι καιροῖς τὸν κύκλον τοῦ ἐνιαυτοῦ ἐστεφάνωσας. Σὲ τρέμουσιν αἱ νοεραὶ πᾶσαι Δυνάμεις. Σὲ ὑμνεῖ ἥλιος, σὲ δοξάζει σελήνη, σοὶ ἐντυγχάνει τὰ ἄστρα, σοὶ ὑπακούει τὸ φῶς, σὲ φρίττουσιν ἄβυσσοι, σοὶ δουλεύουσιν αἱ πηγαί. Σὺ ἐξέτεινας τὸν οὐρανὸν ὡσεὶ δέρριν· σὺ ἐστερέωσας τὴν γῆν ἐπὶ τῶν ὑδάτων· σὺ περιετείχισας τὴν θάλασσαν ψάμμῳ· σὺ πρὸς ἀναπνοὰς τὸν ἀέρα ἐξέχεας· Ἀγγελικαὶ Δυνάμεις σοὶ λειτουργοῦσιν· οἱ τῶν, Ἀρχαγγέλων χοροὶ σὲ προσκυνοῦσι· τὰ πολυόμματα Χερουβίμ, καὶ τὰ ἑξαπτέρυγα Σεραφὶμ κύκλῳ ἱστάμενα καὶ περιϊπτάμενα, φόβῳ τῆς ἀπροσίτου σου δόξης κατακαλύπτονται. Σὺ γὰρ Θεὸς ὤν ἀπερίγραπτος, ἄναρχός τε καὶ ἀνέκφραστος, ἦλθες ἐπὶ τῆς γῆς, μορφὴν δούλου λαβὼν, ἐν ὁμοιώματι ἀνθρώπων γενόμενος· οὐ γὰρ ἔφερες, Δεσπότα, διὰ σπλάγχνα ἐλέους σου, θεάσασθαι ὑπὸ τοῦ διαβόλου τυραννούμενον τὸ γένος τῶν ἀνθρώπων, ἀλλ᾽ ἦλθες καὶ ἔσωσας ἡμᾶς. Ὁμολογοῦμεν τὴν χάριν, κηρύττομεν τὸν ἔλεον, οὐ κρύπτομεν τὴν εὐεργεσίαν, τάς τῆς φύσεως ἡμῶν γονὰς ἠλευθέρωσας, παρθενικὴν ἡγίασας μήτραν τῷ τόκῳ σου, πᾶσα ἡ κτίσις ὕμνησέ σε ἐπιφανέντα. Σὺ γὰρ ὁ Θεὸς ἡμῶν ἐπὶ τῆς γῆς ὤφθης, καὶ τοῖς ἀνθρώποις συνανεστράφης. Σὺ καὶ τὰ Ἰορδάνια ῥεῖθρα ἡγίασας, οὐρανόθεν καταπέμψας τὸ Πανάγιον σοῦ Πνεῦμα, καὶ τάς κεφαλὰς τῶν ἐκεῖσε ἐμφωλευόντων συνέτριψας δρακόντων. Αὐτὸς οὖν, φιλάνθρωπε Βασιλεῦ, πάρεσο καὶ νῦν διὰ τῆς ἐπιφοιτήσεως τοῦ Ἁγίου σου Πνεύματος, καὶ ἁγίασον τὸ ὕδωρ τοῦτο (ἐκ γ΄ ). Καὶ δὸς αὐτῷ τὴν χάριν τῆς ἀπολυτρώσεως, τὴν εὐλογίαν τοῦ Ἰορδάνου. Ποίησον αὐτὸ ἀφθαρσίας πηγήν, ἁγιασμοῦ δῶρον, ἁμαρτημάτων λυτήριον, νοσημάτων ἀλεξιτήριον, δαίμοσιν ὀλέθριον, ταῖς ἐναντίαις δυνάμεσιν ἀπρόσιτον, Ἀγγελικῆς ἰσχύος πεπληρωμένον, ἵνα πάντες οἱ ἀρυόμενοι καὶ μεταλαμβάνοντες ἔχοιεν αὐτὸ πρὸς καθαρισμὸν ψυχῶν καὶ σωμάτων, πρὸς ἰατρείαν παθῶν, πρὸς ἁγιασμὸν οἴκων, πρὸς πᾶσαν ὠφέλειαν ἐπιτήδειον. Σὺ γὰρ εἶ ὁ Θεὸς ἡμῶν, ὁ δι᾽ ὕδατος καὶ Πνεύματος ἀνακαινίσας τὴν παλαιωθεῖσαν φύσιν ὑπὸ τῆς ἁμαρτίας. Σὺ εἶ ὁ Θεὸς ἡμῶν, ὁ δι᾽ ὕδατος κατακλύσας ἐπὶ τοῦ Νῶε τὴν ἁμαρτίαν. Σὺ εἶ ὁ Θεὸς ἡμῶν, ὁ διὰ θαλάσσης ἐλευθερώσας ἐκ τῆς δουλείας Φαραώ, διὰ Μωϋσέως, τὸ γένος τῶν Ἑβραίων· Σὺ εἶ ὁ Θεὸς ἡμῶν ὁ διαρρήξας πέτραν ἐν ἐρήμῳ, καὶ ἐρρύησαν ὕδατα, καὶ χείμαρροι κατεκλύσθησαν, καὶ διψῶντα τὸν λαόν σου κορέσας. Σὺ εἶ ὁ Θεὸς ἡμῶν, ὁ δι᾽ ὕδατος καὶ πυρός, διὰ τοῦ Ἡλίου, ἀπαλλάξας τὸν Ἰσραὴλ ἐκ τῆς πλάνης τοῦ Βάαλ. Αὐτὸς καὶ νῦν, Δεσπότα, ἁγίασον τὸ ὕδωρ τοῦτο, τῷ Πνεύματί σου τῷ Ἁγίῳ. (ἐκ γ') Δὸς πᾶσι, τοῖς τε μεταλαμβάνουσι, τὸν ἁγιασμόν, τὴν εὐλογίαν, τὴν κάθαρσιν, τὴν ὑγείαν. Καὶ σῶσον, Κύριε, τοὺς δούλους σου, τοὺς πιστοὺς Βασιλεῖς ἡμῶν. (ἐκ γ΄) Καὶ φύλαξον αὐτοὺς ὑπὸ τὴν σκέπην σου ἐν εἰρήνῃ, ὑπόταξον ὑπὸ τοὺς πόδας αὐτῶν πάντα ἐχθρὸν καὶ πολέμιον, χάρισαι αὐτοῖς τὰ πρὸς σωτηρίαν αἰτήματα καὶ ζωὴν τὴν αἰώνιον. Μνήσθητι, Κύριε, τοῦ Ἀρχιεπισκόπου ἡμῶν (δεῖνος), καὶ παντὸς τοῦ Πρεσβυτερίου, τῆς ἐν Χριστῷ Διακονίας, καὶ παντὸς ἱερατικοῦ τάγματος, καὶ τοῦ περιεστῶτος λαοῦ, καὶ τῶν δι᾽ εὐλόγους αἰτίας ἀπολειφθέντων ἀδελφῶν ἡμῶν, καὶ ἐλέησον αὐτοὺς καὶ ἡμᾶς, κατὰ τὸ μέγα σου ἔλεος. Ἵνα καὶ διὰ στοιχείων, καὶ διὰ Ἀγγέλων, καὶ διὰ ἀνθρώπων, καὶ διὰ ὁρωμένων, καὶ διὰ ἀοράτων, δοξάζηταί σου τὸ πανάγιον ὄνομα, σὺν τῷ Πατρί, καὶ τῷ ἁγίῳ Πνεύματι, νῦν, καὶ ἀεί, καὶ εἰς τοὺς αἰῶνας τῶν αἰώνων. Ἀμήν.

Εἰρήνη πᾶσι.
Τάς κεφαλὰς ἡμῶν.

Καὶ ἡ Εὐχὴ μυστικῶς
Κλῖνον, Κύριε, τὸ οὖς σου, καὶ ἐπάκουσον ἡμῶν, ὁ ἐν Ἰορδάνῃ βαπτισθῆναι καταδεξάμενος, καὶ ἁγιάσας τὰ ὕδατα· καὶ εὐλόγησον πάντας ἡμᾶς, τοὺς διὰ τῆς κλίσεως τῶν ἑαυτῶν αὐχένων σημαίνοντας τὸ τῆς δουλείας πρόσχημα. Καὶ καταξίωσον ἡμᾶς ἐμπλησθῆναι τοῦ ἁγιασμοῦ σου διὰ τῆς τοῦ ὕδατος τούτου μεταλήψεώς τε καὶ ῥαντισμοῦ, καὶ γενέσθω ἡμῖν, Κύριε, εἰς ὑγείαν ψυχῆς καὶ σώματος.
Ἐκφώνησις
Σὺ γὰρ εἶ ὁ ἁγιασμὸς τῶν ψυχῶν καὶ τῶν σωμάτων ἡμῶν, καὶ σοὶ τὴν δόξαν, καὶ εὐχαριστίαν, καὶ προσκύνησιν ἀναπέμπομεν, σὺν τῷ ἀνάρχῳ σου Πατρί, καὶ τῷ Παναγίῳ καὶ ἀγαθῷ καὶ ζωοποιῷ σου Πνεύματι, νῦν, καὶ ἀεί, καὶ εἰς τοὺς αἰῶνας τῶν αἰώνων. Ἀμήν.

Καὶ εὐθύς, εὐλογῶν τὰ ὕδατα σταυροειδῶς, βαπτίζει τὸν τίμιον Σταυρόν, ὄρθιον αὐτὸν κατάγων ἐν τῷ ὕδατι καὶ ἀνάγων, ψάλλων καὶ τὸ παρὸν:

Τροπάριον Ἦχος α΄ τρὶς
Ἐν Ἰορδάνῃ βαπτιζομένου σου Κύριε, ἡ τῆς Τριάδος ἐφανερώθη προσκύνησις· τοῦ γὰρ Γεννήτορος ἡ φωνὴ προσεμαρτύρει σοι, ἀγαπητὸν σε Υἱὸν ὀνομάζουσα· καὶ τὸ Πνεῦμα ἐν εἴδει περιστερᾶς, ἐβεβαίου τοῦ λόγου τὸ ἀσφαλές. Ὁ ἐπιφανεὶς Χριστὲ ὁ Θεός, καὶ τὸν κόσμον φωτίσας δόξα σοι.
Grande Benedizione delle acque nel giorno delle Teofanie

Ο ΜΕΓΑΣ ΑΓΙΑΣΜΟΣ

Di origine palestinese, dalle rive del Giordano e dalle sue zone limitrofe, questo rito si è col tempo diffuso in tutto l’orbe cristiano, ancora oggi celebrato in tutte le Chiese. La composizione delle preghiere è comunemente attribuita a san Sofronio patriarca di Gerusalemme. La consuetudine della benedizione delle acque alla vigilia delle Teofanie fu introdotta da Pietro Fullone, patriarca di Antiochia (†488).
Dopo i vespri del 5 sera e dopo la Liturgia del 6 gennaio, celebranti e popolo si recano presso un corso d’acqua, una fonte o in riva al mare. Laddove non sia possibile recarsi ad un luogo con presenza di acqua corrente si prepara una conca piena d’acqua, in genere si adopera la colinvitria per i battesimi, sistemata su un tavolino in fondo alla chiesa.


IN PROCESSIONE
La voce del Signore echeggia sulle acque e dice: Venite, ricevete tutti dal Cristo manifestatosi lo Spirito di sapienza, lo Spirito di intelletto, lo Spirito del timor di Dio.

Oggi viene santificata la natura delle acque, il Giordano si ferma e trattiene il corso delle proprie acque, vedendo il Signore purificarsi.

Come uomo sei venuto al fiume, o Cristo Re; e ti sei affrettato, o Buono, a ricevere un battesimo da schiavo dalle mani del Precursore per i nostri peccati, o amico degli uomini.

Gloria. E ora.

All’invito di colui che grida nel deserto ‘preparate la via del Signore’, sei venuto, o Signore, prendendo una forma di schiavo e chiedendo il battesimo Tu, che non hai conosciuto il peccato. Ti videro le acque ed ebbero paura; fu preso da timore il Precursore ed esclamò dicendo: come la lucerna potrà illuminare la Luce? come potrà il servo imporre la mano sul suo Signore? Santifica me e le acque, o Salvatore, Tu che togli i peccati del mondo.

LETTURA DELLE PROFEZIE
Diac.: Sapienza!
Lett.: Lettura della profezia di Isaia.
Diac.: Stiamo attenti.

(Isaia 35, 1-10)
Queste cose dice il Signore: Si rallegrerà la terra deserta ed incolta, la solitudine esulterà e fiorirà come un giglio. Germoglierà rigogliosa ed esulterà lieta e gioconda: a lei sarà data la gloria del Libano e la magnificenza del Carmelo; essi vedranno la gloria del Signore e la maestà del nostro Dio. Confortate le braccia infiacchite e rinfrancate le ginocchia vacillanti, dite ai pusillanimi: Coraggio, non temete, ecco il vostro Dio che viene con la vendetta della retribuzione; Egli stesso verrà e vi salverà. Allora si apriranno gli occhi del ciechi, e gli orecchi del sordi si schiuderanno. Allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua dei muti si scioglierà; così già si sciolsero nel deserto le rocce zampillanti acqua e torrenti nella solitudine. E la terra inaridita sarà uno stagno, e il suolo assetato sarà mutato in fontane d’acqua. Sulle tane dove prima abitavano i dragoni cresceranno verdeggianti le canne e i giunchi. E vi sarà una strada e una via, e la via sarà chiamata santa: l’immondo per essa non passerà; e sarà questa per voi la diritta via, tale che per essa gli ignoranti non erreranno. Il leone qui non vi sarà, nessuna bestia malefica la scorrerà né si troverà su di essa, e vi cammineranno quelli che saranno liberati. E i redenti dal Signore ritorneranno, inneggianti entreranno in Sion; e la gloria eterna regnerà sul loro capo, col gaudio e la letizia che avranno conseguito; ed il dolore e il pianto saranno svaniti.

Diac.: Sapienza!
Lett.: Lettura della profezia di Isaia.
Diac.: Stiamo attenti.

(Isaia 55, 1-13)
O voi tutti assetati venite alle acque, voi che non avete denaro affrettatevi, comprate e mangiate; venite e comprate senza denaro, e senza nessuno scambio, vino e latte. Perché spendete il denaro in ciò che non è pane, e la vostra fatica in ciò che non sazia? Udite, udite me, e cibatevi di quello che è buono, e l’anima vostra sentirà le delizie del pingue alimento. Porgete il vostro orecchio e venite a me: ascoltate, e l’anima vostra vivrà; ristabilirò con voi il patto eterno, le misericordie assicurate a David. Ecco l’ho posto testimone ai popoli, condottiero e maestro alle nazioni. Ecco, che tu chiamerai le genti che non conoscevi, e quelle che non ti conoscevano correranno a te, per riguardo del Signore e Dio tuo, e del Santo di Israele, perché ti ha glorificato. Cercate il Signore mentre si può trovare, invocatelo mentre è vicino. L’empio lasci la sua via e l’uomo iniquo i suoi propositi; e ritorni al Signore che gli userà misericordia, e al nostro Dio che è largo nel perdonare. Perché i miei propositi non sono i vostri, e le vostre vie non sono le mie vie, dice il Signore. Perché quanto il cielo è più alto della terra, altrettanto le mie vie sono più alte delle vostre, e i miei propositi al disopra dei vostri. E quale la pioggia e la neve che scendono dal cielo e non vi fanno ritorno, ma innaffiano la terra e la fecondano e la fanno germogliare, dando seme da seminare e pane da mangiare, tale sarà la mia parola; una volta uscita dalla mia bocca non tornerà a me senza frutto, ma opererà tutto quello che io voglio, e prospererà in quelle cose per cui l’ho inviata. Perché con allegrezza uscirete, e in pace sarete ricondotti; i monti e i colli festeggeranno il vostro apparire con cantici, e tutte le piante della campagna applaudiranno. In luogo delle spine crescerà l’abete, e invece dell’ortica spunterà il mirto: e il Signore renderà il suo nome eternamente glorioso e perpetuo, che non scomparirà mai.

Diac.: Sapienza!
Lett. : Lettura della profezia di Isaia.
Diac.: Stiamo attenti

(Isaia 12, 3-6)
Con gaudio attingerete acqua dalle fonti del Salvatore, e direte in quel giorno: Celebrate il Signore, invocate il suo nome, divulgate fra le genti i suoi disegni: rammentate quanto eccelso è il suo nome. Inneggiate al Signore perché ha operato cose sublimi, proclamate questo per tutta la terra. O dimora di Sion, esulta e inneggia perché grande è in mezzo a te il Santo d’Israele.

EPISTOLA
Diac.: Stiamo attenti
Lett.: Il Signore è mia illuminazione e mio Salvatore, chi temerò? Il Signore è il protettore della mia vita, di chi avrò timore?
Diac.: Sapienza!
Lett.: Lettura della Epistola I di Paolo ai Corinti.

(I Corinti 10, 1-4)
Fratelli, non voglio che voi ignoriate che i nostri padri sono stati tutti sotto la nuvola e tutti passarono per il mare; e tutti per andare dietro a Mosè s’immersero nella nuvola e nel mare; e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale e bevvero la stessa bevanda spirituale. E bevevano dalla roccia spirituale che li accompagnava, e la roccia era Cristo.

Alliluia
La voce del Signore sopra le acque.
Sticho: Il Dio della gloria tuona sopra le acque.

EVANGELO
Celebrante: Sapienza! In piedi, ascoltiamo il santo Evangelo. Pace a tutti!
Coro: E allo spirito tuo
Diac: Lettura del santo Evangelo secondo Marco.
Coro: Gloria a Te, Signore, gloria a Te
Diac.: Stiamo attenti

(Marco 1, 9-11)
In quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu immerso da Giovanni nel Giordano; e quindi, mentre risaliva dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito scendere sopra di lui quasi colomba. E dal cielo una voce si fece udire: «Tu sei il mio Figlio l’amato, in Te ho posto le mie compiacenze».
Coro: Gloria a Te, Signore, gloria a Te

Ektenia
Diac: In pace preghiamo il Signore.
Coro: Kirie eleison

Per la pace che viene dall’alto e per la salvezza delle anime nostre, preghiamo il Signore.
Per la pace di tutto quanto il mondo, per la prosperità delle sante Chiese di Dio e per l’unione di tutti, preghiamo il Signore.
Per questa santa casa e per coloro che vi entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il Signore.
Per il nostro arcivescovo n., per l’onorabile presbiterio, per il diaconato in Cristo, per il clero e per il popolo tutto, preghiamo il Signore.
Per questa città, per ogni città e paese e per tutti i fedeli che vi abitano, preghiamo il Signore.
Per la salubrità dell’aria, per l’abbondanza dei frutti della terra e per tempi di pace, preghiamo il Signore.
Per i naviganti, i viandanti, i malati, i sofferenti, i prigionieri e per la loro salvezza, preghiamo il Signore.
Affinché sia santificata quest’acqua con la virtù e la potenza e la venuta del Santo Spirito.
Affinché discenda su queste acque l’azione purificatrice della sovrasostanziale Trinità.
Affinché siano donate ad esse la grazia della redenzione e la benedizione del Giordano.
Affinché noi possiamo essere illuminati con la luce della conoscenza e della pietà per la venuta del Santo Spirito.
Perché quest’acqua possa divenire dono di santificazione, lavacro dei peccati per la guarigione dell’anima e del corpo, ed idonea per ogni utilità.
Perché quest’acqua divenga sorgente di vita eterna.
Affinché si manifesti riparo contro tutte le insidie dei nemici visibili ed invisibili.
Per coloro che ne attingono e ne prendono per la benedizione delle loro case.
Perché possa servire per la purificazione delle anime e dei corpi di tutti quelli che la prendono e la usano con fede.
Affinché siamo resi degni di essere ripieni di santificazione per la partecipazione di queste acque all’invisibile manifestazione del Santo Spirito.
Affinché il Signore Dio esaudisca la voce della preghiera di noi peccatori ed abbia misericordia di noi.
Affinché ci liberi da ogni afflizione, ira, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.
Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.
Facendo memoria della tutta santa, intemerata, benedetta sopra ogni creatura e gloriosa Signora nostra, la Madre di Dio e sempre-vergine Maria, con tutti i santi, noi stessi gli uni gli altri affidiamo e tutta la nostra vita a Cristo Dio.
Coro: A Te, o Signore.

Mentre il Diacono recita l’ektenia, il celebrante dice sommessamente:
Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito, che sei nel seno del Padre, vero Dio, sorgente di vita e di Immortalità, luce da luce, venuto al mondo per illuminarlo, rischiara la nostra mente col tuo Santo Spirito ed accogli il ringraziamento che Ti tributiamo per le mirabili e prodigiose tue opere, disposte fin dall’eternità col tuo salutare ordinamento. Così rivestito della nostra debole e povera natura, sottomesso alle leggi dei tuoi servi, sei disceso Tu, Sovrano di ogni cosa, ed hai accettato di essere battezzato nel Giordano da mano di servo affinché, santificata la natura delle acque, Tu incontaminato, aprissi a noi la via della rigenerazione per l’acqua e il Santo Spirito, restituendoci alla primitiva libertà. Nel celebrare il ricordo di un tal divino mistero Ti preghiamo, o Signore, amico degli uomini, di versare sopra di noi, indegni tuoi servi, per la tua divina promessa, l’acqua purificatrice, dono della tua misericordia, affinché, per mezzo di quest’acqua, sia accetta alla tua bontà la supplica di noi peccatori e sia accordata per essa la tua benedizione a noi e a tutto il tuo popolo fedele, a gloria del santo ed adorabile tuo nome. Poiché a Te si conviene ogni gloria, onore ed adorazione, assieme al Padre tuo eterno e al tutto santo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.


PREGHIERA PER LA SANTIFICAZIONE DELLE ACQUE(di Sofronio di Gerusalemme)
Quindi il celebrante recita a gran voce questa preghiera:
Trinità sovrasostanziale, buonissima, divinissima, onnipotente, onniveggente, invisibile, incomprensibile, creatrice delle sostanze spirituali e delle ragionevoli nature, innata bontà, luce inaccessibile che illumini ogni uomo che viene nel mondo, illumina anche me, indegno tuo servo; illuminami gli occhi della mente affinché possa anch’io inneggiare l’incommensurabile tua opera e potenza. Bene accetta ti sia la mia supplica per il popolo qui presente e fa che le mie colpe non impediscano che scenda qui il tuo Santo Spirito, ma concedimi di invocarti senza condanna e dire anche ora, tutto buono: Ti glorifichiamo, Signore amico degli uomini, Onnipotente, eterno Re. Glorifichiamo Te, autore e fattore di ogni cosa. Ti glorifichiamo, Figlio di Dio unigenito, senza padre da parte della Madre e senza madre da parte del Padre. Nella precedente festa infatti Ti abbiamo visto bambino, in questa invece Ti vediamo perfetto, essendoti da perfetto manifestato Dio nostro perfetto.
Oggi infatti è giunto il tempo della Festa, e il coro dei Santi si riunisce a noi e gli Angeli fanno festa assieme agli uomini. Oggi la grazia del Santo Spirito, in forma di colomba, è discesa sopra le acque. Oggi è spuntato il Sole che mai tramonta, e il mondo risplende alla luce del Signore. Oggi la luna con i suoi lucenti raggi brilla assieme al mondo. Oggi le luminose stelle con la chiarezza della loro luce rendono bello l’universo. Oggi le nuvole dall’alto dei cieli fanno piovere all’umanità la rugiada della giustizia. Oggi l’Increato per sua volontà vien toccato dalle mani dalla sua creatura. Oggi il Profeta e Precursore si avvicina al Signore, ma si arresta tremante, vedendo la condiscendenza di Dio verso di noi. Oggi le rive del Giordano vengono tramutate in farmaco per la presenza del Signore. Oggi tutto il creato si irriga con mistiche correnti. Oggi le colpe degli uomini vengono cancellate con le acque del Giordano. Oggi si apre agli uomini il Paradiso e il Sole della giustizia ci inonda di splendore. Oggi, con la venuta del Signore, viene trasformata in dolcezza per il popolo l’acqua che era amara sotto la guida di Mosé. Oggi veniamo liberati dal vecchio lutto, e come nuovo Israele siamo salvati. Oggi siamo riscattati dalla tenebra e veniamo resi sfavillanti dalla luce della divina conoscenza. Oggi la caligine del mondo viene fugata con la manifestazione del Dio nostro. Oggi risplende tutta la creazione. Oggi l’errore vien dissipato e la venuta del Signore ci prepara la via della salvezza. Oggi le creature celesti fan festa assieme con le terrene e le terrene ragionano con le celesti. Oggi esulta la sacra e sublime assemblea degli ortodossi. Oggi il Signore si accosta al battesimo per sollevare in alto l’umanità. Oggi Colui che non si è curvato si inchina al proprio servo per liberarci dalla schiavitù. Oggi abbiamo acquistato il regno dei cieli: e il regno del Signore non avrà fine. Oggi la terra e il mare prendono parte alla gioia del mondo e il mondo è ripieno di allegrezza.
Ti videro le acque, o Dio, Ti videro le acque e si atterrirono. Il Giordano si volse indietro, vedendo il fuoco della Divinità che discendeva corporalmente ed entrava in esso. Il Giordano si volse indietro vedendo il Santo Spirito disceso in forma di colomba che Ti aleggiava attorno. Il Giordano si volse indietro vedendo l’Invisibile fatto visibile, il Creatore incarnato, il Padrone in forma di servo. Il Giordano si volse indietro e i monti trepidarono guardando Dio nella carne; e le nubi emisero una voce, ammirando Colui che veniva, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Contempliamo oggi la solennità del Signore nel Giordano: Egli infatti vi sommerge la morte della trasgressione, il pungolo dell’errore, il collegamento con l’inferno, e da al mondo il battesimo di salvezza. Per cui anch’io, peccatore ed indegno servo, narrando le grandezze dei tuoi prodigi, preso da timore, con compunzione a Te esclamo:

Il celebrante, ad alta voce, elevando le mani in alto e volgendosi al centro, poi a destra e a sinistra, dice per tre volte:
Grande sei, o Signore, e prodigiose sono le opere Tue, e nessuna parola può essere sufficiente ad inneggiare le Tue meraviglie.
Coro: Amìn.

Tu infatti, con la tua volontà, dal nulla hai portato all’esistenza tutte le cose, con la tua potenza trattieni il creato e con la tua provvidenza governi il mondo. Tu, con quattro elementi, hai costituito il creato, hai coronato con quattro stagioni il ciclo dell’anno. Innanzi a Te tremano tutte le potenze intellettive. Te inneggia il sole, Te glorifica la luna, a Te son sottoposti gli astri, a Te obbedisce la luce, di Te tremano gli abissi, a Te servono le sorgenti. Tu hai disteso il cielo come una cortina, Tu hai consolidata la terra sopra le acque, Tu hai arginato il mare con la sabbia, Tu hai effuso l’aria per la respirazione. Le Angeliche Potenze servono Te, i cori degli Arcangeli Ti adorano, i Cherubini dai molti occhi e i Serafini dalle sei ali, stando attorno e volando intorno, con timore si nascondono alla tua inaccessibile gloria. Poiché Tu, Dio non circoscritto, senza inizio ed ineffabile, sei venuto sulla terra, assumendo forma di servo, divenendo somigliante agli uomini: non hai sopportato, infatti, o Signore, per la tua grande misericordia, di vedere tiranneggiato dal diavolo il genere umano, ma sei venuto e ci hai salvato. Confessiamo la grazia, predichiamo la misericordia, non nascondiamo il beneficio. Hai liberato i figli della nostra natura, hai santificato il seno verginale con la tua nascita, tutto il creato ha sciolto a Te inni quando sei apparso. Perché Tu, o Dio nostro, ti sei mostrato sulla terra e hai voluto vivere assieme agli uomini. Tu, avendo mandato dal cielo il Tuo Santo Spirito, hai santificato le acque del Giordano ed hai stritolato le teste dei dragoni colà annidati.

Il celebrante, ad alta voce, ripete per tre volte:
Tu stesso dunque, o Re amico degli uomini, sii presente anche ora per la venuta del Tuo Santo Spirito e santifica questa acqua.
Coro: Amìn.

E da ad essa la grazia della redenzione, la benedizione del Giordano. Rendila sorgente d’incorruttibilità, dono di santificazione, lavacro dei peccati, rimedio contro le infermità, rovina per i demoni, inaccessibile alle potenze contrarie, ripiena di angelica forza, affinché tutti coloro che ne attingono e ne prendono possono averla per purificazione dei corpi e delle anime, per medicina delle passioni, per santificazione delle case, vantaggiosa per ogni bisogno.
Tu sei il Dio nostro, che con l’acqua hai annegato il peccato al tempo di Noè. Tu sei il Dio nostro, che attraverso il mare hai liberato dalla schiavitù del Faraone, per mezzo di Mosè, il popolo ebraico. Tu sei il Dio nostro che hai spaccato la pietra nel deserto, e ne sgorgarono le acque e si riempirono i torrenti e hai soddisfatto il popolo tuo assetato. Tu sei il Dio nostro che con l’acqua e col fuoco, per mezzo di Elia, hai liberato Israele dall’errore di Baal.

Il celebrante, ad alta voce, ripete per tre volte:
Tu stesso anche ora, o Signore, santifica quest’acqua col Tuo Santo Spirito.
Coro: Amìn.

Concedi a tutti quelli che la toccano, che ne usano, che ne partecipano: la santificazione, la benedizione; la purificazione, la salute.

Il celebrante, ad alta voce, ripete per tre volte:
E salva, o Signore, i tuoi servi, i fedeli nostri Governanti.
Coro: Amìn.

E custodiscili sotto la tua protezione, in pace; getta sotto i loro piedi ogni nemico ed avversario. Concedi loro tutto quello che si richiede per la salute e la vita eterna. Ricordati dell’Acivescovo nostro, di tutto il presbiterato, del diaconato in Cristo, di tutto l’ordine sacerdotale e del popolo qui presente e dei nostri fratelli che per giusta causa sono assenti, ed abbi pietà di loro e di noi secondo la tua grande misericordia, affinché dagli elementi, dagli Angeli e dagli uomini, dalle cose visibili ed invisibili sia glorificato il tutto santo tuo nome, col Padre e col Santo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.

Celebrante: Pace a tutti.
Coro: E allo spirito tuo.
Diac.: Inchinate le vostre teste al Signore.
Coro: A Te, Signore.

Il celebrante recita sommessamente:
Porgi, o Signore il tuo orecchio ed esaudiscici, Tu che ti sei degnato di farti battezzare nel Giordano e di santificare le acque; e benedici tutti noi, che inchinando il nostro capo significhiamo la condizione di servitù. E concedi di essere ripieni della tua santificazione, per la partecipazione e l’aspersione di quest’acqua; e sia per noi, O Signore, di salute per l’anima e per il corpo.

Prosegue poi ad alta vece:
Tu sei infatti la santificazione delle anime e dei corpi nostri, e a Te rendiamo la gloria e il ringraziamento e l’adorazione, assieme al Padre tuo senza-principio e al tutto santo e buono e vivificante tuo Spirito ora e sempre e nei secoli dei secoli.
Coro: Amìn.

IMMERSIONE DELLA CROCE
Il celebrante immerge nell’acqua per tre volte la preziosa Croce, tenendola con le mani assieme al Tricerio e al mazzetto di erbe aromatiche. Il coro intanto intona il tropario della festa:
Mentre Tu eri battezzato nel Giordano, o Signore, si rendeva manifesta l’adorazione della Trinità; la voce infatti del Genitore ti rendeva testimonianza chiamandoti Figlio diletto e lo Spirito sotto forma di colomba confermava la parola infallibile. O Cristo Dio, che ti sei manifestato a noi ed hai illuminato il mondo, gloria a Te.

Tutti i presenti vanno poi a baciare la santa Croce tenuta dal celebrante, mentre questi asperge il capo di ciascuno con l’acqua santificata. Di ritorno nella Chiesa, il coro canta:
Inneggiamo, o fedeli, alla grandiosità della Provvidenza di Dio in nostro favore: per la nostra caduta infatti, divenuto uomo, purifica nel Giordano la nostra espiazione. Egli solo, puro ed immacolato che santifica me e le acque e che schiaccia le teste dei dragoni nell’acqua. Attingiamo dunque acqua con gioia, o fratelli: perché la grazia dello Spirito, a coloro che fedelmente ne attingono viene concessa invisibilmente da Cristo Dio e Salvatore delle nostre anime.
ORA NONA
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. Signore pietà, 12 volte. Venite, adoriamo, 3 volte.
Quindi i seguenti 3 salmi.
Salmo 92
1. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è rivestito di splendore, si è rivestito il Signore di potenza e se ne è cinto; e cosí ha reso saldo il mondo, che non sarà scosso.
2. Pronto è il tuo trono fin da allora, da sempre tu sei.
3. Hanno alzato i fiumi, Signore, hanno alzato i fiu­mi le loro voci; alle voci di grandi acque, solleveranno i fiumi le loro ondate.
4. Mirabile l’elevarsi del mare; mirabile nelle altezze il Signore.
5. Le tue testimonianze sono degne di grande fede; alla tua casa si addice la santità, Signore, per la lunghezza dei giorni.
Salmo 113
1. Nell’esodo di Israele dall’Egitto, della casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
2. la Giudea divenne il suo santuario, Israele il suo dominio.
3. Il mare vide e fuggí, il Giordano si volse indietro.
4. I monti saltellarono come capri, e i colli come agnelli di un gregge.
5. Che hai, o mare, che sei fuggito, e tu Giordano, che ti sei volto indietro?
6. E voi monti, che avete saltellato come capri, e voi col­li, come agnelli di un gregge?
7. Davanti al volto del Signore è stata scossa la terra, davanti al volto del Dio di Giacobbe
8. che ha mutato la roccia in laghi e la rupe in fonti di acque.
9. Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome da’ gloria, per la tua misericordia e la tua verità,
10. perché non dicano le genti: Dov’è il loro Dio?
11. Ma il nostro Dio è nel cielo e sulla terra: tutto ciò che ha voluto l’ha fatto.
12. Gli idoli delle genti, argento e oro, opere delle mani degli uomini:
13. hanno bocca e mai parleranno; hanno occhi, e mai ve­dranno;
14. hanno orecchi, e non udranno; hanno narici e non odo­reranno;
15. hanno mani e non palperanno; hanno piedi e non cammineranno; mai avranno voce nella loro gola.
16. Simili ad essi diventino quelli che li fanno e tutti quelli che in essi confidano.
17. La casa di Israele ha sperato nel Signore: è loro aiuto e protettore.
18. La casa di Aronne ha sperato nel Signore: è loro aiuto e protettore.
19. Quelli che temono il Signore hanno sperato nel Signore: è loro aiuto e protettore.
20. Il Signore si è ricordato di noi e ci ha benedetti: ha benedetto la casa d’Israele, ha benedetto la casa di Aronne,
21. ha benedetto quelli che temono il Signore, i piccoli insieme con i grandi.
22. Continui a darvi i suoi doni il Signore, a voi e ai vo­stri figli.
23. Benedetti voi dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra.
24. Il cielo del cielo è del Signore, ma la terra l’ha data ai fi­gli degli uomini.
25. Non i morti ti loderanno, Signore, né quanti scen­dono negli inferi;
26. ma noi, i viventi, benediremo il Signore, da ora e in eterno.
Salmo 85
Piega, Signore, il tuo orecchio (pp. 134-135).
Gloria. Ora e sempre. Alleluia, 3 volte. Signore, pietà, 3 volte.
Poi Gloria, e il tropario. Tono 4.
Si volse indietro un tempo * il fiume Giordano * in virtú del mantello di Eliseo, * dopo l’assunzione di Elia, * e si divisero le acque di qua e di là: * divenne cosí per lui la corrente * strada asciutta˚, * quale vera im­magine del batte­simo * col quale noi compiamo la traversata * della vita che scorre. * Cristo si è manifestato sul Giordano * per santificare le acque.
Ora e sempre. Theotokíon.
Tu che per noi sei nato dalla Vergine * e ti sei sottoposto alla crocifissione˚, * o buono, * tu che con la morte hai spo­glia­to la morte, * e come Dio hai mani­festato la risurrezione, * non trascurare coloro che con la tua mano hai plasmato˚, * mostra, o misericor­dioso, il tuo amore per gli uomini: * accogli, mentre intercede per noi, * la Madre-di-Dio che ti ha partorito, * e salva, o Salvatore nostro, * il popolo che non ha piú speranza.
Quindi i seguenti idiómela. Tono grave.
Faceva stupore vedere il Creatore * del cielo e della terra * nudo nel fiume, * per ricevere come un servo * il bat­tesimo da un servo, * a nostra salvezza: * anche i cori degli an­geli sbigottivano * per il timore e per la gioia. * Con loro noi ti adoriamo: * salvaci, Signore.
Stico: Perciò mi ricorderò di te, dalla terra del Giordano e dell’Ermon, lontano dal piccolo monte.
Tono 2.
Vedendo venire a lui * il Signore della gloria˚, * il pre­cur­sore esclamava: * Ecco, è giunto colui che riscatta * il mondo dalla corruzione; * ecco, egli ci libera dalla tri­bolazione; * ecco, è venuto sulla terra * colui che dona la remissione dei peccati, * nascendo da una Vergine pura, * nella sua misericordia; * da servi, ci fa figli di Dio; * in luogo delle tenebre * dà la luce al genere umano * me­diante l’acqua del suo divino battesimo. * Venite, dunque, * concordi a lui diamo gloria, * cosí come al Padre e al santo Spirito.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 1.
Va notato che il seguente idiómelon viene prima letto piamente e ad alta voce dal canonarca al centro della navata, e poi cantato dai due cori.
La mano con la quale * hai toccato il capo imma­co­la­to del Sovrano (3 volte), * e con la quale ce lo hai addi­tato, * sollevala a nostro favore * verso di lui, o battista, * con la grande confidenza che possiedi: * egli stesso infatti ti ha re­so testimonianza, * dicendo che sei il piú grande di tutti i pro­feti˚. * Volgi poi di nuovo verso di lui * gli occhi che hanno vi­sto il santissimo Spirito * scendere in forma di colomba, * per rendercelo propizio. * E vieni qui con noi (3 volte), * per rati­fi­care l’inno * e dare inizio alla solennità.
Prokímenon. Tono 3.
Il Signore è mia illuminazione e mio salvatore, chi temerò?
Stico: Il Signore è il protettore della mia vita, di chi avrò paura?
Lettura della profezia di Isaia (49,8-15).
Cosí dice il Signore: Nel tempo accetto ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho aiutato; ti ho formato, ti ho dato e stabilito come alleanza delle genti, per riassestare la terra e far recuperare le eredità deserte, per dire ai pri­gio­nieri: Uscite; e a quelli che sono nelle tenebre: Mostra­tevi. In tutte le vie pascoleranno, e in ogni sentiero ci sarà pascolo per loro. Non avranno né fame né sete, non li colpirà né la calura né il sole, ma anzi, colui che ha misericordia di loro li conforterà e li condurrà attraverso sorgenti di acque. E ren­derò ogni monte strada, e ogni sentiero pascolo per loro. Ecco, questi verranno da lontano, questi da settentrione e da mezzogiorno, altri dalla terra di Persia. Si rallegrino i cieli ed esulti la terra, erompa dai monti la letizia e dai colli la giustizia, perché Dio ha avuto misericordia del suo popolo, e ha consolato i miseri del suo popolo. Sion aveva detto: Il Signore mi ha ab­bandonata, il Signore mi ha dimenticata. Forse si dimentica una donna del suo bambino, o non avrà pietà del frutto del suo grembo? Ma se anche una donna se ne dimen­ti­casse, io non mi dimenticherò di te, dice il Signore onni­potente.
Apostolo.
Lettura dell’epistola di Paolo a Tito (2,11-14; 3,4-7).
Figlio mio Tito, è apparsa la grazia di Dio, apporta­trice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con so­brietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesú Cristo; il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone. Quando si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtú di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinno­vamento nello Spirito santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesú Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna.
Vangelo.
Lettura del santo vangelo secondo Luca (3,1-18).
Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di con­versione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sen­tieri. Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spia­nati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Diceva dunque alle folle che andavano a farsi battezzare da lui: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire in voi stessi: Abbiamo Abramo per padre! Perché io vi dico che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da queste pietre. Anzi, la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco.
Le folle lo interrogavano: Che cosa dobbiamo fare? Ri­spondeva: Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto. Vennero anche dei pub­blicani a farsi battezzare, e gli chiesero: Maestro, che dob­biamo fare? Ed egli disse loro: Non esigete nulla di piú di quan­to vi è stato fissato. Lo interrogavano anche alcuni soldati: E noi che dobbiamo fare? Rispose: Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre pa­ghe. Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti, dicendo: Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è piú forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ri­pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula la brucerà con fuoco inestinguibile. Con molte altre esor­tazioni annunziava al popolo la buona novella.
Quindi il lettore dice:
Non consegnarci del tutto [al nemico], per amore del tuo santo nome; non sciogliere la tua alleanza, e non distogliere da noi la tua misericordia, per Abramo tuo diletto, per Isacco tuo servo, e per Israele tuo santo.
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro (p. 31).
Kondákion. Tono 4.
Giunto oggi ai flutti del Giordano, * il Signore grida a Giovanni: * Non temere di battezzarmi: * poiché io vengo a salvare Adamo, * il primo creato.
Signore, pietà, 40 volte. Tu che in ogni tempo. Signore, pie­tà, 3 volte. Gloria. Ora e sempre. Piú venerabile. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà di noi. E la preghiera: Sovrano, Signore Gesú Cristo (p. 138).

mercoledì 4 gennaio 2012


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA nell'Udienza Generale del 4.01.2012
Cari fratelli e sorelle,
sono lieto di accogliervi in questa prima Udienza generale del nuovo anno e di tutto cuore porgo a voi e alle vostre famiglie i miei affettuosi voti augurali: Dio, che nella nascita di Cristo suo Figlio ha inondato di gioia il mondo intero, disponga opere e giorni nella sua pace. Siamo nel tempo liturgico del Natale, che inizia la sera del 24 dicembre con la vigilia e si conclude con la celebrazione del Battesimo del Signore. L’arco dei giorni è breve, ma denso di celebrazioni e di misteri e si raccoglie tutto intorno alle due grandi solennità del Signore: Natale ed Epifania. Il nome stesso di queste due feste ne indica la rispettiva fisionomia. Il Natale celebra il fatto storico della nascita di Gesù a Betlemme. L’Epifania, nata come festa in Oriente, indica un fatto, ma soprattutto un aspetto del Mistero: Dio si rivela nella natura umana di Cristo e questo è il senso del verbo greco epiphaino, farsi visibile. In tale prospettiva, l’Epifania richiama una pluralità di eventi che hanno come oggetto la manifestazione del Signore: in modo particolare l’adorazione dei Magi, che riconoscono in Gesù il Messia atteso, ma anche il Battesimo nel fiume Giordano con la sua teofania – la voce di Dio dall’alto - e il miracolo alle Nozze di Cana, come primo "segno" operato da Cristo. Una bellissima antifona della Liturgia delle Ore unifica questi tre avvenimenti intorno al tema delle nozze tra Cristo e la Chiesa: "Oggi la Chiesa si unisce al suo Sposo celeste, perché nel Giordano Cristo ha lavato i suoi peccati; i Magi corrono con doni alle nozze regali, e i convitati gioiscono vedendo l’acqua mutata in vino" (Antifona delle Lodi). Possiamo quasi dire che nella festa del Natale si sottolinea il nascondimento di Dio nell’umiltà della condizione umana, nel Bambino di Betlemme. Nell’Epifania, invece, si evidenzia il suo manifestarsi, l’apparire di Dio attraverso questa stessa umanità.
In questa Catechesi, vorrei richiamare brevemente qualche tema proprio della celebrazione del Natale del Signore affinché ciascuno di noi possa abbeverarsi alla fonte inesauribile di questo Mistero e portare frutti di vita.
Anzitutto, ci domandiamo: qual è la prima reazione davanti a questa straordinaria azione di Dio che si fa bambino, si fa uomo? Penso che la prima reazione non può essere altro che gioia. "Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore": così inizia la Messa della notte di Natale, e abbiamo appena sentito le parole dell’Angelo ai pastori: "Ecco. Io vi annuncio una grande gioia" (Lc 2,10). E’ il tema che apre il Vangelo, ed è il tema che lo chiude perché Gesù Risorto rimprovererà agli Apostoli proprio di essere tristi (cfr Lc 24,17) – incompatibile con il fatto che Lui rimane Uomo in eterno. Ma facciamo un passo avanti: da dove nasce questa gioia? Direi che nasce dallo stupore del cuore nel vedere come Dio ci è vicino, come Dio pensa a noi, come Dio agisce nella storia; è una gioia, quindi, che nasce dal contemplare il volto di quell’umile bambino perché sappiamo che è il Volto di Dio presente per sempre nell’umanità, per noi e con noi. Il Natale è gioia perché vediamo e siamo finalmente sicuri che Dio è il bene, la vita, la verità dell’uomo e si abbassa fino all’uomo, per innalzarlo a Sé: Dio diventa così vicino da poterlo vedere e toccare. La Chiesa contempla questo ineffabile mistero e i testi della liturgia di questo tempo sono pervasi dallo stupore e dalla gioia; tutti i canti di Natale esprimo questa gioia. Natale è il punto in cui Cielo e terra si uniscono, e varie espressioni che sentiamo in questi giorni sottolineano la grandezza di quanto è avvenuto: il lontano – Dio sembra lontanissimo – è diventato vicino; "l’inaccessibile volle essere raggiungibile, Lui che esiste prima del tempo cominciò ad essere nel tempo, il Signore dell’universo, velando la grandezza della sua maestà, prese la natura di servo" - esclama san Leone Magno (Sermone 2 sul Natale, 2.1). In quel Bambino, bisognoso di tutto come lo sono i bambini, ciò che Dio è: eternità, forza, santità, vita, gioia, si unisce a ciò che siamo noi: debolezza, peccato, sofferenza, morte.
La teologia e la spiritualità del Natale usano un’espressione per descrivere questo fatto, parlano di admirabile commercium, cioè di un mirabile scambio tra la divinità e l’umanità. Sant’Atanasio di Alessandria afferma: "il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio" (De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192), ma è soprattutto con san Leone Magno e le sue celebri Omelie sul Natale che questa realtà diventa oggetto di profonda meditazione. Afferma, infatti, il santo Pontefice: "Se noi ci appelliamo alla inesprimibile condiscendenza della divina misericordia che ha indotto il Creatore degli uomini a farsi uomo, essa ci eleverà alla natura di Colui che noi adoriamo nella nostra" (Sermone 8 sul Natale: CCL 138,139). Il primo atto di questo meraviglioso scambio si opera nell’umanità stessa del Cristo. Il Verbo ha assunto la nostra umanità e, in cambio, la natura umana è stata elevata alla dignità divina. Il secondo atto dello scambio consiste nella nostra reale ed intima partecipazione alla divina natura del Verbo. Dice San Paolo: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli" (Gal 4,4-5). Il Natale è pertanto la festa in cui Dio si fa così vicino all’uomo da condividere il suo stesso atto di nascere, per rivelargli la sua dignità più profonda: quella di essere figlio di Dio. E così il sogno dell’umanità cominciando in Paradiso - vorremmo essere come Dio - si realizza in modo inaspettato non per la grandezza dell’uomo che non può farsi Dio, ma per l’umiltà di Dio che scende e così entra in noi nella sua umiltà e ci eleva alla vera grandezza del suo essere. Il Concilio Vaticano II in proposito ha detto così: "In realtà, soltanto nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo" (Gaudium et spes, 22); altrimenti rimane un enigma: che cosa vuole dire questa creatura uomo? Solo vedendo che Dio è con noi possiamo vedere luce per il nostro essere, essere felici di essere uomini e vivere con fiducia e gioia. E dove si rende presente in modo reale questo meraviglioso scambio, perché operi nella nostra vita e la renda un’esistenza di veri figli di Dio? Diventa molto concreta nell’Eucaristia. Quando partecipiamo alla Santa Messa noi presentiamo a Dio ciò che è nostro: il pane e il vino, frutto della terra, perché Egli li accetti e li trasformi donandoci Se stesso e facendosi nostro cibo, affinché ricevendo il suo Corpo e il suo Sangue partecipiamo alla sua vita divina.
Vorrei soffermarmi, infine, su un altro aspetto del Natale. Quando l’Angelo del Signore si presenta ai pastori nella notte della Nascita di Gesù, l’Evangelista Luca annota che "la gloria del Signore li avvolse di luce" (2,9); e il Prologo del Vangelo di Giovanni parla del Verbo fatto carne come della luce vera che viene nel mondo, la luce capace di illuminare ogni uomo (cfr Gv 1,9). La liturgia natalizia è pervasa di luce. La venuta di Cristo dirada le tenebre del mondo, riempie la Notte santa di un fulgore celeste e diffonde sul volto degli uomini lo splendore di Dio Padre. Anche oggi. Avvolti dalla luce di Cristo, siamo invitati con insistenza dalla liturgia natalizia a farci illuminare la mente e il cuore dal Dio che ha mostrato il fulgore del suo Volto. Il primo Prefazio di Natale proclama: "Nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle realtà invisibili". Nel Mistero dell’Incarnazione Dio, dopo aver parlato ed essere intervenuto nella storia mediante messaggeri e con segni, "è apparso", è uscito dalla sua luce inaccessibile per illuminare il mondo.
Nella Solennità dell’Epifania, 6 gennaio, che celebreremo tra pochi giorni, la Chiesa propone un brano molto significativo del profeta Isaia: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te splende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere" (60,1-3). E’ un invito rivolto alla Chiesa, la Comunità di Cristo, ma anche a ciascuno di noi, a prendere ancora più viva coscienza della missione e della responsabilità verso il mondo nel testimoniare e portare la luce nuova del Vangelo. All’inizio della Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II troviamo le seguenti parole: "Essendo Cristo la luce delle genti, questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, ardentemente desidera con la luce di Lui, splendente sul volto della Chiesa, illuminare tutti gli uomini annunziando il Vangelo a ogni creatura" (n. 1). Il Vangelo è la luce da non nascondere, da mettere sulla lucerna. La Chiesa non è la luce, ma riceve la luce di Cristo, la accoglie per esserne illuminata e per diffonderla in tutto il suo splendore. E questo deve avvenire anche nella nostra vita personale. Ancora una volta cito San Leone Magno che ha detto nella Notte Santa: "Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler ricadere alla condizione spregevole di un tempo con una condotta indegna. Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio" (Sermone 1 sul Natale, 3,2: CCL 138,88).
Cari fratelli e sorelle, il Natale è fermarsi a contemplare quel Bambino, il Mistero di Dio che si fa uomo nell’umiltà e nella povertà, ma è soprattutto accogliere ancora di nuovo in noi stessi quel Bambino, che è Cristo Signore, per vivere della sua stessa vita, per far sì che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni, siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni. Celebrare il Natale è quindi manifestare la gioia, la novità, la luce che questa Nascita ha portato in tutta la nostra esistenza, per essere anche noi portatori della gioia, della vera novità, della luce di Dio agli altri. Ancora a tutti l’augurio di un tempo natalizio benedetto dalla presenza di Dio!
[00008-01.01] [Testo originale: Italiano]
ΑΚΟΛΟΥΘΙΑ
ΤΩΝ ΜΕΓΑΛΩΝ ΩΡΩΝ
ΩΡΑ ΠΡΩΤΗ
Εὐλογήσαντος τοῦ Ἱερέως, ἀρχόμεθα τοῦ Τρισαγίου. Εἶτα τό, Δεῦτε προσκυνήσωμεν, γ' καὶ Στιχολογοῦμεν τοὺς ἐφεξῆς τρεῖς ψαλμούς.
Ψαλμὸς Ε' (5)
Τὰ ῥήματά μου ἐνώτισαι, Κύριε, σύνες τῆς κραυγῆς μου. Πρόσχες τῇ φωνῇ τῆς δεήσεώς μου, ὁ Βασιλεύς μου καὶ ὁ Θεός μου. Ὅτι πρὸς σὲ προσεύξομαι Κύριε· τὸ πρωῒ εἰσακούσῃ τῆς φωνῆς μου. Τὸ πρωῒ παραστήσομαί σοι καὶ ἐπόψει με, ὅτι οὐχὶ Θεὸς θέλων ἀνομίαν σὺ εἶ. Οὐ παροικήσει σοι πονηρευόμενος, οὐδὲ διαμενοῦσι παράνομοι κατέναντι τῶν ὀφθαλμῶν σου. Ἐμίσησας πάντας τοὺς ἐργαζομένους τὴν ἀνομίαν, ἀπολεῖς πάντας τοὺς λαλοῦντας τὸ ψεῦδος. Ἄνδρα αἱμάτων καὶ δόλιον βδελύσσεται Κύριος. Ἐγὼ δὲ ἐν τῷ πλήθει τοῦ ἐλέους σου εἰσελεύσομαι εἰς τὸν οἶκόν σου, προσκυνήσω πρὸς ναὸν ἅγιόν σου ἐν φόβῳ σου, Κύριε, ὁδήγησόν με ἐν τῇ δικαιοσύνῃ σου· ἕνεκα τῶν ἐχθρῶν μου, κατεύθυνον ἐνώπιόν σου τὴν ὁδόν μου. Ὅτι οὐκ ἔστιν ἐν τῷ στόματι αὐτῶν ἀλήθεια· ἡ καρδία αὐτῶν ματαία. Τάφος ἀνεῳγμένος ὁ λάρυγξ αὐτῶν ταῖς γλώσσαις αὐτῶν ἐδολιοῦσαν· κρῖνον αὐτοὺς ὁ Θεός. Ἀποπεσάτωσαν ἀπὸ τῶν διαβουλιῶν αὐτῶν· κατὰ τὸ πλῆθος τῶν ἀσεβειῶν αὐτῶν, ἔξωσον αὐτούς· ὅτι παρεπίκρανάν σε Κύριε. Καὶ εὐφρανθείησαν πάντες οἱ ἐλπίζοντες ἐπὶ σέ, εἰς αἰῶνα ἀγαλλιάσονται, καὶ κατασκηνώσεις ἐν αὐτοῖς. Καὶ καυχήσονται ἐν σοὶ πάντες οἱ ἀγαπῶντες τὸ ὄνομά σου. Ὅτι σὺ εὐλογήσεις δίκαιον, Κύριε, ὡς ὅπλῳ εὐδοκίας ἐστεφάνωσας ἡμᾶς.
Ψαλμὸς ΚΒ' (22)
Κύριος ποιμαίνει με, καὶ οὐδὲν με ὑστερήσει· εἰς τόπον χλόης, ἐκεῖ με κατεσκήνωσεν. Ἐπὶ ὕδατος ἀναπαύσεως ἐξέθρεψέ με, τὴν ψυχήν μου ἐπέστρεψεν. Ὡδήγησέ με ἐπὶ τρίβους δικαιοσύνης, ἕνεκεν τοῦ ὀνόματος αὐτοῦ. Ἐὰν γὰρ καὶ πορευθῶ ἐν μέσῳ σκιᾶς θανάτου, οὐ φοβηθήσομαι κακά· ὅτι σὺ μετ᾿ ἐμοῦ εἶ. Ἡ ῥάβδος σου καὶ ἡ βακτηρία σου, αὗταί με παρεκάλεσαν. Ἡτοίμασας ἐνώπιόν μου τράπεζαν, ἐξ ἐναντίας τῶν θλιβόντων με. Ἑλίπανας ἐν ἐλαίῳ τὴν κεφαλήν μου, καὶ τὸ ποτήριόν σου μεθύσκον μὲ ὡσεὶ κράτιστον. Καὶ τὸ ἔλεός σου καταδιώξει μe πάσας τὰς ἡμέρας τῆς ζωῆς μου. Καὶ τὸ κατοικεῖν μὲ ἐν οἴκῳ Κυρίου, εἰς μακρότητα ἡμερῶν.
Ψαλμὸς ΚΣΤ' (26)
Κύριος φωτισμός μου καὶ Σωτήρ μου, τίνα φοβηθήσομαι; Κύριος ὑπερασπιστὴς τῆς ζωῆς μου, ἀπὸ τίνος δειλιάσω; Ἐν τῷ ἐγγίζειν ἐπ᾽ ἐμὲ κακοῦντας, τοῦ φαγεῖν τὰς σάρκας μου, οἱ θλίβοντές με καὶ οἱ ἐχθροί μου, αὐτοὶ ἠσθένησαν καὶ ἔπεσον. Ἐὰν παρατάξηται ἐπ᾽ ἐμὲ παρεμβολή, οὐ φοβηθήσεται ἡ καρδία μου. Ἐὰν ἐπαναστῇ ἐπ᾽ ἐμὲ πόλεμος, ἐν ταύτῃ ἐγὼ ἐλπίζω. Μίαν ᾐτησάμην παρὰ Κυρίου, ταύτην ζητήσω· τοῦ κατοικεῖν με ἐν οἴκῳ Κυρίου πάσας τὰς ἡμέρας τῆς ζωῆς μου. Τοῦ θεωρεῖν με τὴν τερπνότητα Κυρίου, καὶ ἐπισκέπτεσθαι τὸν ναὸν τὸν ἅγιον αὐτοῦ. Ὅτι ἔκρυψέ με ἐν σκηνῇ αὐτοῦ, ἐν ἡμέρᾳ κακῶν μου ἐσκέπασέ με, ἐν ἀποκρύφῳ τῆς σκηνῆς αὐτοῦ, ἐν πέτρᾳ ὕψωσέ με· καὶ νῦν ἰδοὺ ὕψωσε κεφαλήν μου ἐπ᾽ ἐχθρούς μου. Ἐκύκλωσα, καὶ ἔθυσα ἐν τῇ σκηνὴ αὐτοῦ θυσίαν αἰνέσεως καὶ ἀλαλαγμοῦ, ᾄσω καὶ ψαλῶ τῷ Κυρίῳ. Εἰσάκουσον, Κύριε, τῆς φωνῆς μου, ἧς ἐκέκραξα· ἐλέησόν με καὶ εἰσάκουσόν μου. Σοὶ εἶπεν ἡ καρδία μου· Κύριον ζητήσω· ἐξεζήτησέ σε τὸ πρόσωπόν μου· τὸ πρόσωπόν σου, Κύριε, ζητήσω· Μὴ ἀποστρέψῃς τὸ πρόσωπόν σου ἀπ᾽ ἐμοῦ, καὶ μὴ ἐκκλίνῃς ἐν ὀργῇ ἀπὸ τοῦ δούλου σου. Βοηθός μου γενοῦ, μὴ ἀποσκορακίσῃς με, καὶ μὴ ἐγκαταλίπῃς με, ὁ Θεὸς ὁ Σωτήρ. Ὅτι ὁ πατήρ μου καὶ ἡ μήτηρ μου ἐγκατέλιπόν με, ὁ δὲ Κύριος προσελάβετό με. Νομοθέτησόν με, Κύριε, ἐν τῇ ὁδῷ σου, καὶ ὁδήγησόν με ἐν τρίβῳ εὐθείᾳ, ἕνεκα τῶν ἐχθρῶν μου. Μὴ παραδῷς με εἰς ψυχὰς θλιβόντων με. Ὅτι ἐπανέστησάν μοι μάρτυρες ἄδικοι, καὶ ἐψεύσατο ἡ ἀδικία ἑαυτῇ. Πιστεύω τοῦ ἰδεῖν τὰ ἀγαθὰ Κυρίου ἐν γῇ ζώντων. Ὑπόμεινον τὸν Κύριον, ἀνδρίζου, καὶ κραταιούσθω ἡ καρδία σου, καὶ ὑπόμεινον τὸν Κύριον.
Δόξα... Καὶ νῦν... Ἀλληλούϊα, τρίς,
Κύριε ἐλέησον γ´

Δόξα... Τροπάριον
Ἀπεστρέφετο ποτέ, ὁ Ἰορδάνης ποταμός, τῇ μηλωτῇ Ἐλισαιέ, ἀναληφθέντος Ἠλιού, καὶ διῃρεῖτο τὰ ὕδατα ἔνθεν καὶ ἔνθεν· καὶ γέγονεν αὐτῷ ξηρὰ ὁδὸς ἡ ὑγρά, εἰς τύπον ἀληθῶς τοῦ Βαπτίσματος, δι᾽ οὗ ἡμεῖς τὴν ῥέουσαν, τοῦ βίου διαπερῶμεν διάβασιν, Χριστὸς ἐφάνη, ἐν Ἰορδάνῃ, ἁγιάσαι τὰ ὕδατα.
Καὶ νῦν... Θεοτοκίον
Τὶ σε καλέσωμεν, ὧ Κεχαριτωμένη; Οὐρανόν, ὅτι ἀνέτειλας τὸν Ἥλιον τῆς δικαιοσύνης. Παράδεισον, ὅτι ἐβλάστησας τὸ ἄνθος τῆς ἀφθαρσίας. Παρθένον; ὅτι ἔμεινας ἄφθορος. Ἁγνὴν Μητέρα; ὅτι ἔσχες σαῖς ἁγίαις ἀγκάλαις Υἱόν, τὸν πάντων Θεόν. Αὐτὸν ἱκέτευε, σωθῆναι τὰς ψυχὰς ἡμῶν.

Εἶτα ψάλλομεν τὰ παρόντα Ἰδιόμελα
Ἦχος πλ. δ᾽
Σήμερον τῶν ὑδάτων ἁγιάζεται ἡ φύσις· καὶ ῥήγνυται ὁ Ἰορδάνης, καὶ τῶν ἰδίων ναμάτων ἐπέχει τὸ ῥεῦμα, Δεσπότην ὁρῶν ῥυπτόμενον.

Πάλιν τὸ αὐτὸ

Στίχ. Διὰ τοῦτο μνησθήσομαί σου ἐκ γῆς Ἰορδάνου καὶ Ἐρμωνιείμ.
Ἦχος ὁ αὐτὸς
Ὡς ἄνθρωπος ἐν ποταμῷ ἦλθες Χριστὲ Βασιλεῦ, καὶ δουλικὸν Βάπτισμα λαβεῖν, σπεύδεις ἀγαθέ, ὑπὸ τῶν τοῦ Προδρόμου χειρῶν, διὰ τὰς ἁμαρτίας ἡμῶν φιλάνθρωπε.

Στίχ. Εἴδοσάν σε ὕδατα ὁ Θεός, εἴδοσάν σε ὕδατα καὶ ἐφοβήθησαν.

Καὶ πάλιν τὸ αὐτὸ

Δόξα... Ἦχος ὁ αὐτὸς
Πρὸς τὴν φωνὴν τοῦ βοῶντος ἐν τῇ ἐρήμῳ, ἑτοιμάσατε τὴν ὁδὸν τοῦ Κυρίου, ἦλθες Κύριε, μορφὴν δούλου λαβών, Βάπτισμα αἰτῶν, ὁ μὴ γνοὺς ἁμαρτίαν. Εἴδοσάν σε ὕδατα καὶ ἐφοβήθησαν· σύντρομος γέγονεν ὁ Πρόδρομος, καὶ ἐβόησε λέγων· Πῶς φωτίσει ὁ λύχνος τὸ Φῶς; πῶς χειροθετήσει ὁ δοῦλος τὸν Δεσπότην; Ἁγίασον ἐμὲ καὶ τὰ ὕδατα Σωτήρ, ὁ αἴρων τοῦ κόσμου τὴν ἁμαρτίαν.

Καὶ νῦν... τὸ αὐτὸ

Προκείμενον Ἦχος δ᾽
Ἑβρόντησε Κύριος ἐπὶ ὑδάτων πολλῶν.
Στίχ. Ἀγαπήσω σε, Κύριε, ἡ ἰσχύς μου.

Προφητείας Ἡσαΐου τὸ Ἀνάγνωσμα
(Κεφ. 35, 1-10)
Τάδε λέγει Κύριος· Εὐφράνθητι ἔρημος διψῶσα, ἀγαλλιάσθω ἔρημος, καὶ ἀνθείτω ὡς κρίνον. Καὶ ἐξανθήσει, καὶ ὑλοχαρήσει, καὶ ἀγαλλιάσεται τὰ ἔρημα τοῦ Ἰορδάνου, καὶ ἡ δόξα τοῦ Λιβάνου ἐδόθη αὐτῇ, καὶ ἡ τιμὴ τοῦ Καρμήλου, καὶ ὁ λαός μου ὄψεται τὴν δόξαν Κυρίου, καὶ τὸ ὕψος τοῦ Θεοῦ, ἰσχύσατε χεῖρες ἀνειμέναι, καὶ γόνατα παραλελυμένα. Παρακαλέσατε, καὶ εἴπατε τοῖς ὀλιγοψυχοις τῇ διανοίᾳ, ἰσχύσατε καὶ μὴ φοβεῖσθε· ἰδοὺ ὁ Θεὸς ἡμῶν κρίσιν ἀνταποδίδωσι, καὶ ἀνταποδώσει, αὐτὸς ἥξει καὶ σώσει ἡμᾶς. Τότε ἀνοιχθήσονται ὀφθαλμοὶ τυφλῶν, καὶ ὦτα κωφῶν ἀκούσονται. Τότε ἁλεῖται χωλὸς ὡς ἔλαφος, καὶ τρανὴ ἔσται γλῶσσα μογγιλάλων, ὅτι ἐρράγη ἐν τῇ ἐρήμῳ ὕδωρ, καὶ φάραγξ ἐν γῇ διψώσῃ. Καὶ ἔσται ἡ ἄνυδρος εἰς ἕλη, καὶ εἰς τὴν διψῶσαν γῆν πηγὴ ὕδατος ἔσται, ἐκεῖ ἔσται εὐφροσύνη ὀρνέων, ἐπαύλεις σειρήνων, καὶ καλάμη καὶ ἕλη. Καὶ ἔσται ἐκεῖ ὁδὸς καθαρά, καὶ ὁδὸς ἁγία κληθήσεται, οὐ μὴ παρέλθῃ ἐκεῖ ἀκάθαρτος, οὐδὲ ἔσται ἐκεῖ ὁδὸς ἀκαθάρτου, οἱ δὲ διεσπαρμένοι πορεύσονται ἐπ᾽ αὐτῆς, καὶ οὐ μὴ πλανηθῶσι. Καὶ οὐκ ἔσται ἐκεῖ λέων, οὐδὲ τῶν πονηρῶν θηρίων, οὐ μὴ ἀναβῇ εἰς αὐτήν, οὐδὲ μὴ εὑρεθῇ ἐκεῖ, ἀλλὰ πορεύσονται ἐν αὐτῇ λελυτρωμένοι, καὶ συνηγμένοι διὰ Κύριον. Καὶ ἀποστραφήσονται, καὶ ἥξουσιν εἰς Σιὼν μετ᾽ εὐφροσύνης καὶ ἀγαλλιάσεως, καὶ εὐφροσύνη αἰώνιος ὑπὲρ κεφαλῆς αὐτῶν· ἐπὶ γὰρ τῆς κεφαλῆς αὐτῶν αἴνεσις καὶ ἀγαλλίαμα, καὶ εὐφροσύνη καταλήψεται αὐτούς· ἀπέδρα ὀδύνη, λύπη καὶ στεναγμός.
Πράξεων τῶν Ἀποστολων
(Κεφ. 13, 25-32)
Ἐν ταῖς ἡμέραις ἐκείναις ὡς ἐπλήρου ὁ Ἰωάννης τὸν δρόμον ἔλεγε· Τίνα με ὑπονοεῖτε εἶναι, οὐκ, εἰμὶ ἐγώ, ἀλλ᾽ ἰδοὺ ἔρχεται μέτ᾽ ἐμέ, οὗ οὐκ εἰμὶ ἄξιος τὸ ὑπόδημα τῶν ποδῶν λῦσαι, Ἄνδρες ἀδελφοὶ υἱοὶ γένους Ἀβραάμ, καὶ οἱ ἐν ὑμῖν φοβούμενοι τὸν Θεόν, ὑμῖν ὁ λόγος τῆς σωτηρίας ταύτης ἀπεστάλη. Οἱ γὰρ κατοικοῦντες ἐν Ἱερουσαλήμ, καὶ οἱ Ἄρχοντες αὐτῶν, τοῦτον ἀγνοήσαντες, καὶ τὰς φωνὰς τῶν Προφητῶν τὰς κατὰ πᾶν Σάββατον ἀναγιγνωσκομένας, κρίναντες ἐπλήρωσαν. Καὶ μηδεμίαν αἰτίαν θανάτου εὑρόντες, ᾐτήσαντο Πιλᾶτον ἀναιρεθῆναι αὐτόν. Ὡς δὲ ἐτέλεσαν ἅπαντα τὰ περὶ αὐτοῦ γεγραμμένα, καθελόντες ἀπὸ τοῦ ξύλου ἔθηκαν εἰς μνημεῖον, ὁ δὲ Θεὸς ἤγειρεν αὐτὸν ἐκ νεκρῶν. Ὃς ὤφθη ἐπὶ ἡμέρας πλείους τοῖς συναναβᾶσιν αὐτῷ ἀπὸ τῆς Γαλιλαίας εἰς Ἱερουσαλήμ, οἵτινες νῦν εἰσι μάρτυρες αὐτοῦ πρός τὸν λαόν. Καὶ ἡμεῖς ἡμᾶς εὐαγγελιζόμεθα τὴν πρὸς τοὺς Πατέρας ἐπαγγελίαν γενομένην. Ὅτι ταύτην ὁ Θεὸς ἐκπεπλήρωκε τοῖς τέκνοις αὐτῶν ἡμῖν, ἀναστήσας Ἰησοῦν.
Εὐαγγέλιον κατὰ Ματθαῖον
Τῷ καιρῷ ἐκείνῳ, παραγίνεται ὁ Ἰησοῦς...

Τὸ Τρισάγιον. Παναγία Τριὰς
Πάτερ ἡμῶν. Ὅτι σοῦ ἐστιν

Κοντάκιον
Ἐν τοῖς ῥείθροις σήμερον τοῦ Ἰορδάνου, γεγονὼς ὁ Κύριος, τῷ Ἰωάννῃ ἐκβοᾷ· Μὴ δειλιάσῃς βαπτίσαι με·σῶσαι γὰρ ἥκω, Ἀδὰμ τὸν πρωτόπλαστον.

Κύριε ἐλέησον, μ᾽
Ὁ ἐν παντὶ καιρῷ
Κύριε ἐλέησον, γ´
Δόξα... καὶ νῦν...
Τὴν τιμιωτέραν
Ἐν ὀνόματι Κυρίου εὐλόγησον, Πάτερ
Ὁ Θεὸς οἰκτειρήσαι ἡμᾶς, καὶ εὐλογήσαι ἡμᾶς...
Χριστέ, τὸ φῶς τὸ ἀληθινόν, τὸ φωτίζον καὶ ἁγιάζον πάντα ἄνθρωπον, ἐρχόμενον εἰς τὸν κόσμον, σημειωθήτω ἐφ᾽ ἡμᾶς τὸ φῶς τοῦ προσώπου σου, ἵνα ἐν αὐτῷ ὀψώμεθα φῶς τὸ ἀπρόσιτον, καὶ κατεύθυνον τὰ διαβήματα ἡμῶν πρὸς ἐργασίαν τῶν ἐντολῶν σου, πρεσβείαις τῆς παναχράντου σου Μητρός, καὶ πάντων σου τῶν Ἁγίων. Ἀμήν.
5 GENNAIO 2012

GIOVEDI ALLE ORE 9,30 SI CELEBRANO LE GRANDI ORE NELLA CATTEDRALE


UFFICIO DELLE GRANDI ORE

ORA PRIMA
Dopo il ‘Benedetto...’, Gloria a te, o Dio. Re celeste. Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. Poiché tuoi sono. Signore pietà, 12 volte. Gloria. Ora e sempre. Poi: Venite, adoriamo, 3 volte

(p. 112).
Quindi i seguenti 3 salmi.
Salmo 5.
Alle mie parole porgi l’orecchio, Signore (p. 112).
Salmo 22
1. Il Signore mi pascola e niente mi mancherà.
2. In luogo verdeggiante, là mi ha fatto riposare; presso acque di ristoro mi ha nutrito;
3. l’anima mia ha fatto tornare, mi ha guidato su sentieri di giustizia per amore del suo nome.
4. Cosí, anche se camminassi in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me. La tua verga e il tuo vincastro, questi mi hanno consolato.
5. Hai preparato davanti a me una mensa in faccia ai miei oppressori; hai unto d’olio il mio capo, e il tuo calice inebriante, quant’è eccellente!
6. La tua misericordia mi inseguirà tutti i giorni della mia vita, e la mia dimora sarà nella casa del Signore per la lunghezza dei giorni.
Salmo 26.
1. Il Signore è mia illuminazione e mio salvatore, chi temerò? Il Signore è il protettore della mia vita, di chi avrò paura?
2. Mentre si avvicinavano contro di me i malfattori per mangiare le mie carni, sono stati loro, i miei oppressori e i miei nemici, a estenuarsi e cadere.
3. Se si schiererà contro di me un esercito, il mio cuore non temerà; se insorgerà contro di me una guerra, allora io spero.
4. Una sola cosa ho chiesto al Signore, questa ricercherò: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la dolcezza del Signore e visitare il suo tempio santo.
5. Sí, mi ha nascosto nella sua tenda nel giorno dei miei mali; mi ha messo al riparo nel segreto della sua tenda, sulla roccia mi ha innalzato.
6. Ed ora ecco, ha innalzato il mio capo sui miei nemici; ho girato attorno e ho offerto nella sua tenda un sacrificio di lode e di acclamazione: canterò e salmeggerò al Signore.
7. Esaudisci, Signore, la voce del mio grido, abbi misericordia di me ed esaudiscimi.
8. A te ha detto il mio cuore: Cercherò il Signore. Ti ha cercato il mio volto. Il tuo volto, Signore, cercherò.
9. Non distogliere da me il tuo volto, non allontanarti con ira dal tuo servo; sii mio aiuto, non cacciarmi e non abbandonarmi, o Dio mio salvatore;
10. poiché mio padre e mia madre mi hanno abban­donato, ma il Signore mi ha preso con sé.
11. Insegnami, Signore, la via della tua legge, e guidami per un retto sentiero, a causa dei miei nemici.
12. Non consegnarmi alle brame dei miei oppressori, perché sono insorti contro di me testimoni ingiusti e l’ingiustizia ha mentito a se stessa.
13. Credo che vedrò i beni del Signore nella terra dei vi­ven­ti.
14. Sopporta e attendi il Signore. Sii coraggioso e sia raf­forzato il tuo cuore, sopporta e attendi il Signore.
Gloria. Ora e sempre. Alleluia, 3 volte. Signore, pietà, 3 volte.
Poi Gloria, e il tropario. Tono 4. Restò attonito Giu­seppe.
Si volse indietro un tempo * il fiume Giordano * in virtú del mantello di Eliseo, * dopo l’assunzione di Elia, * e si divisero le acque di qua e di là: * divenne cosí per lui la corrente * strada asciutta˚, * quale vera im­magine del bat­tesimo * col quale noi compiamo la traversata * della vita che scorre. * Cristo si è manifestato sul Giordano * per santificare le acque.
Ora e sempre. Theotokíon.
Come ti chiameremo, o piena di grazia? * Cielo, perché hai fatto sorgere il sole di giustizia˚. * Paradiso, perché hai fatto germogliare * il fiore dell’incorruttibilità. * Vergine, perché sei rimasta incorrotta. * Madre pura, * perché hai tenuto tra le tue sante braccia come Figlio * il Dio dell’universo. * Imploralo, dunque, * per la salvezza delle anime nostre.
Quindi i seguenti idiómela. Tono pl. 4.
Poema di Sofronio, patriarca di Gerusalemme.
Oggi viene santificata la natura delle acque: * si fende il Giordano * e trattiene il corso dei suoi flutti, * vedendo il Sovrano che si purifica.
Stico: Perciò mi ricorderò di te, dalla terra del Gior­dano e dell’Ermon, lontano dal piccolo monte.
Come uomo sei venuto al fiume, * o Cristo Re, * e ti affret­ti a ricevere il battesimo dei servi, * o buono, * dalle mani del precursore, * per i nostri peccati, * o amico degli uomini.
Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 4.
Alla voce di colui che grida nel deserto: * Preparate la via del Signore˚, * tu sei venuto, Signore, * dopo aver preso forma di servo˚, * a chiedere il battesimo, * tu che non hai conosciuto peccato˚. * Ti videro le acque ed ebbe­ro timore˚; * il precursore è stato preso da tremore * ed ha gridato: * Come la lampada˚ * illuminerà la luce? * Come il servo imporrà le mani al So­vrano? * Santifica me e le acque, o Salvatore, * tu che togli il peccato del mondo˚.
Prokímenon. Tono 4.
Ha tuonato il Signore sulle grandi acque.
Stico: Ti amerò, Signore, mia forza: il Signore è il mio sostegno.
Lettura della profezia di Isaia (35,1-10).
Cosí dice il Signore: Rallégrati deserto assetato, esulti il deserto e fiorisca come giglio. Fiorirà, sarà pieno di selve rigogliose ed esulterà il deserto del Giordano. Gli è stata data la gloria del Libano e l’onore del Carmelo: il mio popolo vedrà la gloria del Signore e la sublimità di Dio. Rafforzatevi, mani infiacchite e ginocchia snervate. Confortate quanti sono di mente pusillanime e dite loro: Siate forti e non temete: ecco, il nostro Dio rende e renderà giustizia, egli stesso verrà e ci salverà. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi, e le orecchie dei sordi udranno. Allora lo zoppo salterà come un cervo, e diverrà chiara la lingua dei balbuzienti: perché è scaturita acqua nel deserto, e un torrente nella terra assetata.
E la terra arida diverrà piena di stagni, nella terra assetata ci sarà una sorgente d’acqua: là vi sarà allegria di uccelli, dimore di struzzi, canne e stagni. Vi sarà là una via pura, e sarà chiamata via santa: non vi passerà alcun impuro né vi sarà là passaggio di alcun impuro, ma passeranno per essa i dispersi e non si smarriranno. Non vi sarà là leone, né alcuna belva feroce: non vi saliranno, né se ne troveranno là, ma vi cammineranno i riscattati, raccolti per il Signore. E torneranno e verranno a Sion con letizia ed esultanza, vi sarà letizia eterna sul loro capo; sí, sul loro capo saranno lode ed esultanza, la letizia li afferrerà, e fuggiranno dolore, tristezza e lamento.
Apostolo.
Lettura degli Atti degli apostoli (13,25-33).
In quei giorni, sul finire della sua missione, Giovanni diceva: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali. Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quan­ti fra voi siete timorati di Dio, a voi è stata mandata questa parola di salvezza. Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non l’hanno rico­nosciuto e condannandolo hanno adempiuto le parole dei profeti che si leggono ogni sabato; e pur non avendo trovato in lui nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso.
Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha ri­suscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono i suoi testimoni davanti al popolo. E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesú.
Vangelo.
Lettura del santo vangelo secondo Matteo (3,1-6).
In quei giorni comparve Giovanni il battista a predi­care nel deserto della Giudea, dicendo: Con­vertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.
Quindi il lettore legge quanto segue:
Dirigi i miei passi secondo la tua parola, e nessuna iniquità mi domini.
Riscattami dalla calunnia degli uomini, e custodirò i tuoi comandamenti.
Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo, e insegnami i tuoi decreti.
Si riempia di lode la mia bocca, Signore, perché io inneggi alla tua gloria, tutto il giorno alla tua magnificenza.
Trisagio. Santissima Triade. Padre nostro. Poiché tuoi sono (p. 31).
Kondákion. Tono 4.
Giunto oggi ai flutti del Giordano, * il Signore grida a Giovanni: * Non temere di battezzarmi: * poiché io vengo a salvare Adamo, * il primo creato.
Signore, pietà, 40 volte. Tu che in ogni tempo. Signore, pietà, 3 volte. Gloria. Ora e sempre. Piú venerabile. Nel nome del Signore. Dio abbia pietà di noi. E la preghiera: O Cristo, luce vera (pp. 117).

lunedì 2 gennaio 2012

CATTEDRALE DI S. DEMETRIO M.
Orari delle Celebrazioni Liturgiche




Venerdi 5 GENNAIO 2012
ore 9.30 Ufficio delle Grandi Ore
ore 17.30 Vespro solenne, Divina liturgia di San Basilio e


Grande benedizione delle acque

Sabato 6 GENNAIO 2012
La Santa Teofania di Nostro Signore Gesù Cristo.
ore 7.30 Divina Liturgia
ore 10.30 Pontificale , Grande benedizione delle acque presso la fontana
ore 18.00 Ufficio del vespro

domenica 1 gennaio 2012

45 GIORNATA MONDIALE PER LA PACE


All'ANGELUS IL SANTO PADRE BENEDETTO XVI :

Cari fratelli e sorelle!
Nella liturgia di questo primo giorno dell’anno risuona la triplice benedizione biblica: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Il volto di Dio noi lo possiamo contemplare, si è fatto visibile, si è rivelato in Gesù: Egli è l’immagine visibile del Dio invisibile. E questo grazie anche alla Vergine Maria, della quale oggi celebriamo il titolo più grande, quello con cui partecipa in modo unico alla storia della salvezza: essere Madre di Dio. Nel suo grembo il Figlio dell’Altissimo ha assunto la nostra carne, e noi possiamo contemplare la sua gloria (cfr Gv 1,14), sentire la presenza del Dio-con-noi.
Iniziamo così il nuovo anno 2012 fissando lo sguardo sul Volto di Dio che si rivela nel Bambino di Betlemme, e sulla sua Madre Maria, che ha accolto con umile abbandono il disegno divino. Grazie al suo generoso «sì» è apparsa nel mondo la luce vera che illumina ogni uomo (cfr Gv 1,9) e ci è stata riaperta la via della pace.
Cari fratelli e sorelle, come è ormai felice consuetudine, celebriamo quest’oggi la Giornata Mondiale della Pace, la quarantacinquesima. Nel Messaggio che ho indirizzato ai Capi di Stato, ai Rappresentanti delle Nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà, e che ha come tema «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», ho voluto richiamare la necessità e l’urgenza di offrire alle nuove generazioni adeguati percorsi educativi per una formazione integrale della persona, inclusa la dimensione morale e spirituale (cfr n. 3). Ho voluto sottolineare, in particolare, l’importanza di educare ai valori della giustizia e della pace. I giovani guardano oggi con una certa apprensione al futuro, manifestando aspetti della loro vita che meritano attenzione, come «il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale» (n. 1). Invito tutti ad avere la pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è retto e vero (n. 5). La pace non è mai un bene raggiunto pienamente, ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale tutti dobbiamo operare.
Preghiamo perché, nonostante le difficoltà che talvolta rendono arduo il cammino, questa profonda aspirazione si traduca in gesti concreti di riconciliazione, di giustizia e di pace. Preghiamo anche perché i responsabili delle Nazioni rinnovino la disponibilità e l’impegno ad accogliere e favorire questo insopprimibile anelito dell’umanità. Affidiamo questi auspici all’intercessione della Madre del "Re della Pace", affinché l’anno che inizia sia un tempo di speranza e di pacifica convivenza per il mondo intero.