venerdì 18 gennaio 2013



SETTIMANA DI PREGHIERA PER  L’UNITÀ DEI CRISTIANI    18-25 gennaio2013
Breve spunti di riflessioni e preghiera
TESTO BIBLICO
“Quale offerta porteremo al Signore, al Dio Altissimo,quando andremo ad adorarlo? Gli Offriremo in sacrificio vitelli, di un anno? Gradirà il Signore migliaia di montoni e torrenti di olio? Gli daremo in sacrificio i nostri figli,i nostri primogeniti per ricevere il perdono dei nostri peccati? In realtà il Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene, quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio.” (Michea 6, 6-8)

Gli otto temi della Settimana, si riferiscono a diversi modi di camminare, aiutandoci così a focalizzare le varie dimensioni di un autentico discepolato,che cammina nel sentiero della giustizia  e che conduce alla vita (cfr. Prov 12,28a).

1° Giorno 18 - Camminare in dialogo. Riflettiamo sull’importanza della prassi del dialogo e della
conversazione quale strumento per superare le barriere. Sia nell’ecumenismo che nella lotta per la
liberazione dei popoli in tutto il globo, la capacità nel parlare e nell’ascoltare è riconosciuta come
elemento essenziale. Nella conversazione autentica possiamo riconoscere più chiaramente Cristo.
Preghiera Signore nostro Gesù Cristo, proclamiamo con gioia la nostra comune identità nel tuo nome, e ti ringraziamo per averci invitato ad un dialogo d’amore con te. Apri i nostri cuori affinché possiamo condividere più perfettamente la tua preghiera al Padre che tutti siamo una cosa sola, in modo che, mentre camminiamo insieme, possiamo avvicinarci gli uni agli altri. Donaci il coraggio di portare insieme testimonianza alla verità, e di includere nel nostro dialogo anche coloro che fanno
perdurare la divisione.Manda il tuo Spirito a renderci capaci di affrontare le situazioni in cui mancano la dignità e la compassione nelle nostre società, nelle nostre nazioni e nel mondo. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.
2° Giorno 19-Camminare come corpo di Cristo. Riconoscendo la solidarietà tra il Cristo crocefisso e le“persone lacerate”del mondo,cerchiamo,come cristiani,di imparare insieme ad essere noi stessi parte di questa solidarietà in modo più profondo. Ci deve essere una relazione fra l’Eucaristia e la giustizia, e i cristiani sono invitati a scoprire modi concreti del vivere eucaristico nel mondo.
Preghiera O Dio compassionevole, tuo Figlio è morto sulla croce perché le nostre divisioni potessero essere annientate dal suo corpo lacerato. Eppure, noi lo abbiamo crocefisso ancora, e ancora e ancora con la nostra disunione,e con sistemi e prassi che ostruiscono la tua amorevole cura e minano la tua giustizia verso gli esclusi dai doni della tua creazione. Manda il tuo Spirito a soffiare vita e guarigione sulla nostra divisione,perché possiamo insieme rendere testimonianza alla giustizia e all’amore di Cristo. Cammina con noi verso il giorno in cui potremo condividere l’unico pane e l’unico calice alla comune mensa. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.
3° Giorno 20 - Camminare verso la libertà. Siamo invitati a riconoscere gli sforzi delle comunità oppresse in tutto il globo, mentre protestano contro tutto ciò che rende schiavo l’essere umano. Come cristiani impegnati verso un’unità sempre più ampia e condivisa,impariamo che eliminare ciò che separa le persone l’una dall’altra è un elemento essenziale della pienezza di vita e della libertà nello Spirito.
Preghiera O Dio liberatore, ti ringraziamo per il coraggio e la speranza della fede di coloro che combattono per la dignità e la pienezza di vita. Sappiamo che Tu rialzi i caduti e liberi i prigionieri. Tuo Figlio Gesù cammina con noi per mostrarci la via verso l’autentica libertà. Fa’ che possiamo apprezzare ciò che ci viene dato, e prendere forza nel contrastare tutto ciò che ci rende schiavi dentro. Manda il tuo Spirito perché la verità ci renda liberi, e possiamo proclamare con voce unita il tuo amore al mondo. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.
4° Giorno 21- Camminare come figli della terra. La consapevolezza del nostro posto nella creazione di Dio ci avvicina, poiché ci rendiamo conto dell’interdipendenza fra noi e con la terra.
Contemplando l’urgente appello alla salvaguardia ambientale e ad una condivisione giusta dei frutti della terra, i cristiani sono chiamati a vivere una vita di testimonianza attiva, nello spirito dell’anno del giubileo.
Preghiera Dio della vita, ti ringraziamo per la terra, e per coloro che se ne prendono cura e ne traggono frutti. Fa’ che il tuo Spirito, datore di vita, ci aiuti a riconoscerci parte delle interrelazioni della creazione. Fa’ che possiamo imparare ad avere a cuore la terra, e ad ascoltare il gemito della creazione. Fa’ che possiamo veramente camminare insieme sulle orme di Cristo, portando guarigione a tutto ciò che ferisce questa terra, e assicurando un’equa condivisione di ciò che essa produce. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.
5° Giorno 22- Camminare come amici di Gesù. Riflettiamo sulle immagini bibliche dell’amicizia e
dell’amore umano come modelli dell’amore di Dio verso tutti. Comprendere noi stessi come diletti
amici di Dio ha conseguenze sulle relazioni all’interno della comunità di Gesù. Nella Chiesa, comu-
nità in cui tutti, in pari misura, sono i diletti amici di Gesù, ogni barriera di esclusione è incoerente.
Preghiera O Gesù, dal primo momento della nostra esistenza Tu ci hai offerto la tua amicizia. Il tuo amore abbraccia tutti i popoli,soprattutto quanti sono esclusi o ripudiati a motivo delle costrizioni umane di casta, razza o colore. Pieni di fiducia e certi della nostra dignità in te, fa’ che possiamo camminare in solidarietà gli uni con gli altri, ed abbracciarci vicendevolmente nello Spirito,come figli di Dio Padre. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.
6° Giorno 23 - Camminare oltre le barriere. Camminare con Dio significa camminare oltre le barriere che dividono e feriscono i figli di Dio. Le letture bibliche di questo giorno citano i vari modi in cui vengono superate le barriere umane, e culminano nell’insegnamento dell’apostolo Paolo: “Con il battesimo infatti siete stati uniti a Cristo, e siete stati rivestiti di lui come di un abito nuovo. Non ha più alcuna importanza l’essere Ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché uniti a Gesù Cristo tutti voi siete diventati un sol uomo” (Gal 3,28).
Preghiera O Padre, perdonaci per le barriere di avidità, pregiudizi e disprezzo che continuamente innalziamo, e che ci separano all’interno e fra le chiese, da persone di altre fedi e da coloro che consideriamo meno importanti di noi. Fa’ che il tuo Spirito ci doni il coraggio di oltrepassare queste barriere e di demolire le mura che ci dividono gli uni dagli altri. Fa’ che possiamo poi, con Cristo, avanzare verso una terra sconosciuta per portare il suo messaggio di accoglienza amorevole e di unità a tutto il mondo. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.
7° Giorno 24 - Camminare nella solidarietà. Camminare umilmente con Dio significa camminare in solidarietà con coloro che lottano per la giustizia e per la pace. Camminare nella solidarietà ha implicazioni non solo per il singolo credente, ma anche per la stessa natura e per la missione dell’intera comunità cristiana. La Chiesa è chiamata e resa capace di condividere la sofferenza di
tutti, attraverso il sostegno e la cura dei poveri, dei bisognosi, degli emarginati. Questo è implicito
nella nostra preghiera per l’unità dei cristiani.
Preghiera O Dio Trino, nella tua vita ci offri un modello unico di interdipendenza, di relazione amorevole e di solidarietà. Rendici uno affinché possiamo vivere la nostra vita in questo modo. Insegnaci a condividere la speranza che troviamo nelle persone che lottano per la vita, in ogni parte del mondo. Fa’ che la loro perseveranza possa essere per noi ispirazione a superare le nostre divisioni, per vivere in santo accordo gli uni con gli altri e per camminare insieme nella solidarietà. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.
8° Giorno 25 - Camminare insieme nella celebrazione. I testi biblici parlano in questo giorno di una celebrazione, non nel senso di celebrare un traguardo di successo, ma come segno di speranza in Dio e nella sua giustizia. In modo analogo, la ricorrenza della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è il nostro segno di speranza che l’unità sarà raggiunta nei tempi e con i mezzi di Dio. Ciò che Dio ci richiede oggi è di camminare nel sentiero della giustizia, della misericordia e dell’umiltà. Questo cammino di discepolato comporta di avviarsi nella via stretta del Regno di Dio, e non sulle autostrade degli imperi di oggi. Incamminarsi in questo sentiero di giustizia mette in conto la durezza della battaglia, l’isolamento che accompagna la protesta e il rischio insito nel resistere alle “autorità e potenze” (Ef 6,12). Ciò si verifica soprattutto quando coloro che parlano in nome della giustizia sono considerati come persone che creano problemi e distruggono la pace. In questa prospettiva dobbiamo comprendere che la pace e l’unità sono radicalmente attuate solo se si fondano nella giustizia.
Preghiera O Dio ricco di grazia, fa’ che il tuo Spirito infonda nelle nostre comunità la gioia e la celebrazione, affinché possiamo rallegrarci per l’unità che già condividiamo, e affinché con zelo continuiamo la ricerca dell’unità visibile. Gioiamo per la fede e per la speranza di quei popoli che non permettono che la dignità sia violata, vedendo in loro la tua meravigliosa grazia e la tua promessa di libertà. Insegnaci a condividere la loro gioia e ad imparare dalla loro fedele perseveranza. Ravviva in noi la speranza e sostieni il nostro proposito che nel nome di Cristo possiamo camminare insieme nell’amore, elevando un’unanime voce di lode e intonando insieme un canto di preghiera e adorazione. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.

giovedì 17 gennaio 2013



Brevi cenni sulla vita di S. Antonio   

Sant’Antonio Abate è nato intorno al 250 a Coma (l’odierna Qemans), località posta sulla riva occidentale del Nilo presso Eracleopoli, nel medio Egitto, da ricca famiglia. Alla morte dei genitori distribuì le sue sostanze ai poveri e visse per più di ottant’anni in diverse parti del deserto egiziano, raccogliendo attorno a sé numerosi discepoli, che costituiscono il più illustre nucleo del monachesimo orientale. Nei primi anni del suo ritiro nel deserto ebbe a sopportare terribili tentazioni dal demonio. Morì a Monte Coltzum verso il 356 d.C.. La chiesa cattolica festeggia Sant’Antonio Abate il 17 Gennaio.
Le usanze e le credenze relative a questo popolarissimo santo traggono origine dalle sue famose tentazioni. Dalle primitive pitture di S. Antonio in lotta con il diavolo rappresentato come porco, la fantasia popolare gli ha associato la protezione degli animali.  



Dalla "Vita di S. Antonio Abate"     

Scritta da Sant' ATANASIO Vescovo di Alessandria d'Egitto

Antonio dona i suoi beni ai poveri
Dopo la morte dei genitori, rimase solo con una sorella ancora molto piccola. Aveva diciotto o vent'anni e si prendeva cura egli stesso della casa e della sorella.

Non erano ancora passati sei mesi dalla morte dei genitori e, come al solito, andava in chiesa; mentre camminava e meditava fra sé e sé, pensava a come gli apostoli avessero lasciato tutto per seguire il Salvatore e come quelli di cui si parla negli Atti, venduti i propri beni, portassero il ricavato e lo deposero ai piedi degli Apostoli perché fosse distribuito a chi ne aveva bisogno (cfr.At 4,35-37) e quale e quanto grande fosse la speranza riservata loro nei cieli. Pensando a queste cose, entrò in chiesa e avvenne che proprio in quel momento venisse letto l'Evangelo e sentì il Signore che diceva al ricco: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto quello che possiedi e dallo ai poveri; poi, vieni, seguimi e avrai un tesoro nei cieli» (Mt 19,21). Antonio, come se il ricordo dei santi fosse stato ispirato in lui da Dio stesso e come se la lettura dell'Evangelo fosse proprio per lui, subito uscì dalla chiesa, donò alla gente del suo villaggio i beni che aveva ereditato dai genitori - si tratta di trecento arure (l'arura corrisponde a 2756 mq) di terra fertile e buonissima - perché non creassero fastidi né a lui né alla sorella.
In un primo tempo cominciò anch'egli ad abitare nei dintorni del villaggio e, quando sentiva parlare di qualcuno che era pieno di fervore, andava a cercarlo come una saggia ape e non faceva ritorno a casa sua prima di averlo visto e di avere ricevuto una sorta di viatico per perseverare nella via della virtù. Qui, dunque, trascorse i primi tempi e si confermava nel suo proposito per non volgersi di nuovo al pensiero dei beni terreni, né al ricordo dei parenti, ma ogni suo desiderio e ogni sua sollecitudine era rivolta alla vita ascetica. Lavorava con le proprie mani, poiché aveva udito «Chi vive nell'ozio non mangi» (2Ts 3,10). Parte del suo lavoro gli serviva per procurarsi il pane, parte lo distribuiva ai poveri. Pregava continuamente sapendo che bisogna pregare in disparte senza interruzione (cfr. 1Ts 5,17), ed era così attento alla lettura delle Scritture che nulla di quanto vi è scritto cadeva a terra, ma ricordava tutto e la memoria stava al posto dei libri.
Perciò dal momento che abbiamo cominciato a percorrere la via della virtù, sforziamoci di giungere ai beni futuri. Nessuno si volga indietro come la moglie di Lot, tanto più che il Signore ha detto: "Nessuno che abbia messo mano all'aratro e poi si volta indietro, è adatto al regno dei cieli"(Lc 9,62). Voltarsi indietro non significa altro che cambiare idea e pensare nuovamente alle cose del mondo. Non temete sentendo parlare di virtù e non stupitevi di questo nome perché essa non è lontana da noi ed è facile compierla, se lo vogliamo. I Greci fanno viaggi e attraversano il mare per apprendere le lettere, noi non abbiamo bisogno di viaggiare a motivo del Regno dei cieli, non dobbiamo attraversare il mare a motivo della virtù. Il Signore ci ha prevenuto e ci ha detto: "Il regno dei cieli è dentro di voi" (Lc17,21). La virtù, dunque, non ha bisogno che della nostra volontà, dal momento che si trova dentro di noi e si forma a partire da noi.
Se l'anima conserva la sua facoltà razionale conforme alla natura, allora si forma la virtù. L'anima è conforme alla natura quando rimane tale e quale è stata creata, ed è stata creata bella e retta al di là di ogni misura. Per questo Giosuè, figlio di Nun, esortando il popolo diceva: "Rivolgete il vostro cuore al Signore Dio di Israele" (Gs 24,23) e Giovanni: "Raddrizzate i vostri sentieri" (Mt3,3). L'anima, infatti, è retta quando conserva la facoltà razionale conforme alla natura così come è stata creata, ma quando devia ed è distorta rispetto alla natura, allora si parla di malvagità dell'anima. La cosa, dunque, non è difficile: se perseveriamo nello stato in cui siamo stati creati, dimoriamo nella virtù, se meditiamo cose perverse, saremo giudicati malvagi. Se dovessimo cercare la virtù fuori di noi, sarebbe davvero difficile, ma se si trova dentro di noi, teniamoci lontano dai pensieri impuri e, come se avessimo ricevuto un deposito, custodiamo la nostra anima per il Signore perché riconosca la sua opera trovandola tale e quale l'aveva creata. 
Se l'anima conserva la sua facoltà razionale conforme alla natura, allora si forma la virtù. L'anima è conforme alla natura quando rimane tale e quale è stata creata, ed è stata creata bella e retta al di là di ogni misura. Per questo Giosuè, figlio di Nun, esortando il popolo diceva: "Rivolgete il vostro cuore al Signore Dio di Israele" (Gs 24,23) e Giovanni: "Raddrizzate i vostri sentieri" (Mt3,3). L'anima, infatti, è retta quando conserva la facoltà razionale conforme alla natura così come è stata creata, ma quando devia ed è distorta rispetto alla natura, allora si parla di malvagità dell'anima. La cosa, dunque, non è difficile: se perseveriamo nello stato in cui siamo stati creati, dimoriamo nella virtù, se meditiamo cose perverse, saremo giudicati malvagi. Se dovessimo cercare la virtù fuori di noi, sarebbe davvero difficile, ma se si trova dentro di noi, teniamoci lontano dai pensieri impuri e, come se avessimo ricevuto un deposito, custodiamo la nostra anima per il Signore perché riconosca la sua opera trovandola tale e quale l'aveva creata.

Antonio inizia la vita ascetica
Entrato di nuovo in chiesa, come sentì il Signore che diceva nell'Evangelo: «Non preoccupatevi del domani» (Mt 6,34), non poté restare più oltre, ma uscì e distribuì anche quei pochi beni ai poveri. Poi affidò la sorella a delle vergini fedeli che conosceva e la lasciò finché fosse allevata nella verginità ed egli stesso si dedicò alla vita ascetica davanti a casa sua, vigilando su se stesso e sottoponendosi a una dura disciplina. Allora, infatti, non c'erano ancora in Egitto tanti monasteri e i monaci non conoscevano ancora il grande deserto; chi voleva vigilare sulla propria vita si dedicava all'ascesi in solitudine non lontano dal proprio villaggio. Vi erano allora nel villaggio vicino un vecchio che dalla giovinezza si era esercitato nella vita in solitudine. Antonio lo vide e gareggiò con lui nel bene.
I primi discepoli
Una volta Antonio, poiché aveva necessità di andare a trovare i suoi fratelli, dovette attraversare il canale di Arsinoe che era infestato dai coccodrilli. Si limitò a pregare e entrò nell'acqua con tutti quelli che l'accompagnavano e attraversarono il canale incolumi. Ritornato alla sua dimora solitaria riprendeva le sue sante e generose fatiche. Con frequenti ammonizioni accresceva lo zelo di chi già era monaco e spingeva molti altri all'amore per la vita ascetica. In breve tempo, trascinati dalle sue parole, sorsero molte dimore solitarie e Antonio presiedeva a tutti come un padre.
Esortazioni ai monaci      
Un giorno Antonio uscì e tutti i monaci gli vennero incontro e lo pregarono di tener loro un discorso. Ed egli disse loro queste parole in lingua egiziana: «Le Scritture sono sufficienti per la nostra istruzione, ma è bello esortarci vicendevolmente nella fede e incoraggiarci con le nostre parole...

Fatti e Detti di S. Antonio    
1. Un giorno il santo abba Antonio, mentre dimorava nel deserto, fu preso da scoraggiamento e da grande tenebra nei pensieri. E diceva a Dio: «Signore, voglio essere salvato, ma i pensieri me lo impediscono. Che potrò fare nella mia afflizione? Come posso essere salvato?». Sporgendosi un poco, Antonio vede un altro come lui, che sta seduto e lavora, poi si alza dal lavoro e prega, poi, di nuovo si siede e intreccia la corda, poi, di nuovo, si alza per pregare. Era un angelo del Signore inviato a correggere Antonio e a rassicurarlo. E udì l’angelo che diceva: «Fa’ così e sarai salvo». Come udì queste parole, fu preso da grande gioia e coraggio, così fece e si salvò.
2. Abba Antonio, scrutando l’abisso dei giudizi di Dio, chiese: «Signore, come mai alcuni muoiono in giovane età, altri vecchissimi? E perché alcuni sono poveri e altri sono ricchi? E come mai degli ingiusti sono ricchi e dei giusti sono in miseria?». E giunse a lui una voce che disse: «Antonio, bada a te stesso. Questi giudizi spettano a Dio e non guadagni nulla a saperli». 



3. Un tale interrogò abba Antonio. Gli disse: «Che cosa devo fare per piacere a Dio?». L’Anziano gli rispose: «Fa’ quello che io ti ordino: dovunque tu vada, tieni sempre Dio davanti ai tuoi occhi e qualunque cosa tu faccia, appoggiati sempre sulla testimonianza delle sante Scritture; in qualsiasi posto abiti, non andartene presto. Osserva questi tre precetti e sarai salvo». 



4. Disse abba Antonio ad abba Poemen: «Questa è la grande fatica dell’uomo: gettare su di sé il proprio peccato davanti a Dio e aspettarsi la tentazione fino all’ultimo respiro». 



5. Disse ancora: «Nessuno, se non avrà provato la tentazione, potrà entrare nel Regno dei cieli, poiché, disse, togli le tentazioni e nessuno si salverà». 



6. Abba Pambo chiese ad abba Antonio: «Che debbo fare?». Gli disse l’Anziano: «Non confidare nella tua giustizia, non preoccuparti delle cose che passano, domina la lingua e il ventre». 



7. Disse abba Antonio: «Vidi tutte le reti del Nemico stese sulla terra e gemendo dissi: «Chi potrà sfuggire?». E udii una voce che mi disse: «L’umiltà». 



8. Disse ancora: «Alcuni rovinano il loro corpo con l’ascesi, ma poiché mancano di discernimento si allontanano da Dio». 



9. Disse ancora: «Dal prossimo ci vengono la vita e la morte. Perché se guadagniamo il fratello, guadagniamo Dio, ma se scandalizziamo il fratello, pecchiamo contro Cristo».



10. Disse ancora: «Come i pesci muoiono se restano a lungo all’asciutto, così i monaci se indugiano fuori dalla cella o si trattengono tra gente del mondo, svigoriscono l’intensità della loro pace con Dio. È necessario dunque che come il pesce si affretta a ritornare nel mare, così anche noi ci affrettiamo a ritornare nella cella, perché non accada che indugiando all’esterno, dimentichiamo di custodire l’interno». 



11. Disse ancora: «Chi dimora nel deserto e cerca la pace, è liberato da tre guerre: quella dell’udito, della lingua e degli occhi. Gliene resta una sola: quella del cuore». 



12. Alcuni fratelli vennero a trovare abba Antonio per raccontargli le loro visioni e sapere se erano vere o se provenivano dai demoni. Essi avevano un asino che morì lungo il cammino. Quando giunsero dall’Anziano, questi li prevenne: «Come mai l’asinello è morto durante il viaggio?». Gli dissero: «Come lo sai, Abba?». 

Rispose: «Me lo hanno mostrato i demoni». Gli dissero: «E proprio per questo che siamo venuti, per chiederti se non siamo vittime di un inganno, perché abbiamo visioni e spesso si dimostrano vere». E l’Anziano con l’esempio dell’asino li convinse che esse provenivano dai demoni. 


13. Nel deserto vi era un tale che cacciava belve feroci e vide abba Antonio che scherzava con i fratelli. L’Anziano voleva fargli capire che bisogna, a volte, accondiscendere ai fratelli e gli disse: «Metti una freccia nel tuo arco e tendilo». Quello così fece. Gli disse: «Tendilo ancora» e quello lo tese. Gli disse di nuovo: «Tendilo». Gli disse il cacciatore: «Se lo tendo troppo, l’arco si spezza». Gli disse l’Anziano: «Così avviene anche nell’opera di Dio. Se con i fratelli tendiamo l’arco oltre misura, si spezzano presto. Occorre, dunque, di tanto in tanto, accondiscendere ai fratelli». A queste parole il cacciatore fu preso da compunzione e se ne andò molto edificato dall’Anziano. E anche i fratelli ritornarono nelle loro dimore fortificati. 



14. Abba Antonio sentì parlare di un giovane monaco che aveva compiuto un prodigio lungo la strada: aveva visto degli anziani che viaggiavano ed erano stanchi e aveva ordinato a degli asini di venire e di portare gli anziani da Antonio. Gli anziani riferirono la cosa ad abba Antonio ed egli disse loro: «Mi sembra che questo monaco sia una nave carica di tesori, ma non so se arriverà in porto».  Dopo un certo tempo abba Antonio incominciò improvvisamente a piangere, a strapparsi i capelli e a lamentarsi. I suoi discepoli gli chiesero: «Abba, perché piangi?» e l’Anziano disse: «E appena caduta una grande colonna della chiesa intendeva parlare del giovane monaco ma andate da lui, disse, e vedrete che cosa è accaduto». Andarono, dunque, i suoi discepoli e trovarono il monaco seduto su una stuoia che piangeva il peccato commesso. Vedendo i discepoli dell’Anziano disse:«Dite all’Anziano che supplichi Dio di concedermi solo dieci giorni e spero di farne penitenza». Dopo cinque giorni morì.



15. Un monaco fu lodato dai fratelli presso abba Antonio Antonio lo accolse presso di sé e lo mise alla prova per vedere se sopportava il disprezzo. Visto che non lo sopportava, gli disse: «Somigli a un villaggio ben adorno sul davanti, ma saccheggiato dai ladri sul retro».



16. Un fratello disse ad abba Antonio: «Prega per me». Gli rispose l’Anziano: «Non posso aver compassione di te e neppure Dio l’avrà, se tu stesso non ti sforzi nel supplicare Dio».



17. Una volta alcuni anziani andarono a trovare abba Antonio e abba Giuseppe era con loro. L’Anziano voleva metterli alla prova, propose una parola delle Scritture e, a partire dal più giovane, cominciò a chiedere che cosa significasse quella parola. E ciascuno rispondeva secondo le sue capacità. Ma l’Anziano diceva a ciascuno: «Non hai ancora trovato». Alla fine chiese ad abba Giuseppe: «E tu, quale dici che sia il significato di questa parola?». Gli rispose: «Non so». Disse allora ahba Antonio: «Davvero abba Giuseppe ha trovato la via, poiché ha detto: "Non so"».



18. Alcuni fratelli partirono da Scete per far visita ad abba Antonio. Saliti sulla nave per andare da lui, trovarono un anziano che pure voleva recarsi là. I fratelli non lo conoscevano. Seduti nella barca discutevano sulle parole dei padri, sulle Scritture e anche dei loro lavori. Ma l’anziano taceva; giunti al porto, scoprirono che anche l’anziano si recava da abba Antonio.

Come giunsero da lui, disse loro: «Avete trovato una buona compagnia in questo anziano». E all’anziano disse: «Ti sei trovato con dei buoni fratelli, abba». Disse l’anziano: «Sono buoni, ma la loro casa è priva di porta e chiunque vuole, può entrare nella stalla e sciogliere l’asino». Così disse perché dicevano qualsiasi cosa salisse alla loro bocca. 

17 Gennaio 2013 
GIORNATA PER L’APPROFONDIMENTO E LO SVILUPPO  DEL DIALOGO TRA CATTOLICI ED EBREI
Dio allora pronunciò tutte queste parole: Non commettere adulterio (Esodo 20, 1.14)

PRESENTAZIONE del Sussidio
Nel cammino di fraterno dialogo e stima tra la Chiesa in Italia e il Popolo ebraico, l’incontro tra il Papa e la Comunità ebraica di Roma nel Tempio Maggiore, il 17 gennaio  2010, ha suggellato positivamente le tappe fin qui percorse, indicando nuovi obiettivi, mostrando di voler andare oltre turbolenze e incertezze che hanno talora suscitato dubbi sull’effettiva consistenza del dialogo cristiano-ebraico odierno. Nella sua visita alla Sinagoga di Roma Benedetto XVI, ha voluto sottolineare in maniera ancora più chiara quanto aveva già affermato nella sinagoga di Colonia sulla comune responsabilità che gli ebrei e i cristiani hanno di fronte alle “Dieci parole”: «In particolare il Decalogo – le “Dieci Parole” o Dieci Comandamenti (cfr Es 20,1-17; Dt 5,1-21) – che proviene dalla Torah di Mosè, costituisce la fiaccola dell’etica, della speranza e del dialogo, stella polare della fede e della morale del popolo di Dio, e illumina e guida anche il cammino dei Cristiani. Esso costituisce un faro e una norma di vita nella giustizia e nell’amore, un “grande codice” etico per tutta l’umanità. Le “Dieci Parole” gettano luce sul bene e il male, sul vero e il falso, sul giusto e l’ingiusto, anche secondo i criteri della coscienza retta di ogni persona umana. Gesù stesso lo ha ripetuto più volte, sottolineando che è necessario un impegno operoso sulla via dei Comandamenti: “Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti” (Mt 19,17)». In questa prospettiva, sono vari i campi di collaborazione e di testimonianza che si aprono davanti a ebrei e cristiani, uniti da comuni aspirazioni. Vorremmo ricordarne tre particolarmente importanti per il nostro tempo.
Le “Dieci Parole” chiedono di riconoscere l’unico Signore, contro la tentazione di costruirsi altri idoli, di farsi vitelli d’oro. Nel nostro mondo molti non conoscono Dio o lo ritengono superfluo, senza rilevanza per la vita; sono stati fabbricati così altri e nuovi dèi a cui l’uomo si inchina. Risvegliare nella nostra società l’apertura alla dimensione trascendente, testimoniare l’unico Dio è un servizio prezioso che Ebrei e Cristiani possono offrire assieme.
Le “Dieci Parole” chiedono il rispetto, la protezione della vita, contro ogni ingiustizia e sopruso, riconoscendo il valore di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Quante volte, in ogni parte della terra, vicina e lontana, vengono ancora calpestati la dignità, la libertà, i diritti dell’essere umano! Testimoniare insieme il valore supremo della vita  contro ogni egoismo, è offrire un importante apporto per un mondo in cui regni la giustizia e la pace, lo Shalom auspicato dai legislatori, dai profeti e
dai sapienti di Israele.
Le “Dieci Parole” chiedono di conservare e promuovere la santità della famiglia nella quale si realizza la santificazione delle rispettive identità sessuali, in cui il “sì” personale e reciproco, fedele e definitivo dell’uomo e della donna, uniti nel vincolo sponsale, «dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e si apre, al tempo stesso, al dono di una nuova vita. Testimoniare che la famiglia continua ad essere la cellula essenziale della società e il contesto di base in cui si imparano e si esercitano le virtù umane è un prezioso servizio da offrire per la costruzione di un mondo dal volto più umano»1.
Per l’Ebraismo, poi, come scrive il Rabbino Elia Samuele Artom, «la santificazione della vita, che è caratteristica di Israele, esige che, nell’uso degli organi destinati alla generazione, non sia perduto mai di vista quello che è il loro scopo. [...] Tali organi debbono essere mantenuti puri, sia nell’uomo che nella donna, da ogni contatto [...] che avvenga tra altre persone all’infuori che fra l’uomo e la donna che è con lui legittimamente unita»2.
La “Settima Parola” nella seconda Tavola del patto di Alleanza di Dio con il suo popolo Israele, consegnato a Mosè sul Sinai, riguarda la santificazione del Nome di Dio nel patto di alleanza che l’uomo e la donna stringono davanti a lui, e che vincola i due sposi, consacrati l’uno all’altra e reciprocamente per un amore sessualmente intimo, gioiosamente vissuto con apertura verso la procreazione dei figli, secondo il piano divino della creazione e della redenzione. Non farai adulterio (Es 20, 14), nella sua concisione, esprime il progetto di Dio per i suoi figli e figlie, chiamati a vivere nella
santità della vita coniugale resa sacra dall’Eterno.


          + MANSUETO BIANCHI           RAVELIA E. RICHETTI
               Vescovo di Pistoia                                                                    Presidente
Presidente della Commissione Episcopale               dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia  per l’ecumenismo e il dialogo

1. «L’Osservatore Romano», lunedì-martedì 18-19 gennaio 2010.
2. Cfr. E. S. ARTOM, La vita d’Israele, Roma 1993.

mercoledì 16 gennaio 2013

17 GENNAIO Memoria del nostro santo padre teòforo Antonio il grande (356).


                                                GRANDE VESPRO

Si salmeggia la prima stasi di Beato l’uomo (ss. 1-3), col tono pl. 4. Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá prosómia.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato dall’Altissimo.

Tu che sei stato illuminato dai raggi dello Spirito, * quando la divina passione ti ha infiammato * e ha dato ali alla tua anima per desiderarla, * essa che realmente è l’apice dell’amore, * allora non hai fatto alcun conto della carne e del sangue * e sei uscito dal mondo, * a quella aderendo con grande ascesi ed esichia. * Sei stato cosí colmato dei beni superni, * come avevi desiderato, * e sei divenuto risplendente, * rischiarando, o Antonio, come una stella, * le anime nostre. 2 volte.

Tu che con la grazia del divino Spirito, * hai spezzato gli archi e i dardi dei demoni, * e con divini insegnamenti * a tutti hai reso note * la loro malizia e le loro insidie, * risplendendo dei divini fulgori * sei divenuto luminare chiarissimo dei monaci, * primo ordinatore del deserto, * espertissimo e venerabile medico per i malati, * e modello archetipo del vivere virtuoso, * o padre Antonio. 2 volte.

O tu che sei stato colmato di divini carismi: * Cristo, trovandoti quale specchio senza macchia * di divini riflessi, o padre, * ha proiettato su di te i fulgidi bagliori * della propria luce; * sei cosí apparso * generosa fonte di guarigioni, * cibo degli affamati, * ristoratore, con grandi piogge, * della brama degli assetati, * mentre, vedendo le disposizioni delle anime, * sapientemente le rendevi migliori per Dio * con la tua parola: * supplicalo dunque di salvare e illuminare * le anime nostre.

O angelo terrestre, * puro nell’anima e nel cuore, * uomo celeste, * maestro di verginità, * rigorosa norma di continenza, * o Antonio: * unito al tuo Sovrano, * e a lui offrendo la dossologia perenne, * o beato, * insieme agli angeli, * a tutti i santi e ai martiri, * libera sempre da gravi pericoli e cadute * quanti celebrano la tua sacra memoria.

Gloria. Tono pl. 2. Del Siceota.

Custodita illesa in te l’immagine di Dio e reso l’intelletto signore delle funeste passioni, * mediante l’ascesi, * hai raggiunto per quanto possibile la somiglianza: poiché, facendo coraggiosamente violenza alla natura, * ti sei studiato di sottomettere * ciò che è inferiore a ciò che è superiore, * e di assoggettare la carne allo spirito. * Sei cosí divenuto eccelso fra i monaci, * colonizzatore del deserto, * allenatore di quelli che compiono bene la corsa, * rigorosissimo canone di virtú. * E ora nei cieli, * venuti meno ormai gli specchi˚, * contempli puramente, o Antonio, * la santa Triade, * intercedendo senza veli * per quanti ti onorano * con fede e amore.

Ora e sempre. Theotokíon.

Chi non ti dirà beata, o Vergine tutta santa? Chi non celebrerà il tuo parto verginale? Perché l’Unigenito Figlio che intemporalmente dal Padre è rifulso, egli stesso, ineffabilmente incarnato, * è uscito da te, la pura: Dio per natura e per noi fatto uomo per natura˚, * non diviso in dualità di persone, * ma da riconoscersi * in dualità di nature, senza confusione. Imploralo, augusta beatissima, perché sia fatta misericordia alle anime nostre.

Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture (v. 5 dicembre,) Tono pl. 1. Gioisci, tu che sei veramente.

Gioisci, principe degli asceti, divenuto anche invincibile difensore: tu infatti, estirpando le radici delle passioni, e sostenendo valorosamente gli attacchi dei demoni,hai trionfato della loro impotenza e della loro seduzione che uccide le anime, e hai mostrato l’efficacia della croce del Salvatore e la sua potenza invincibile: di essa cinto, hai vinto tutti coloro che negano la divina manifestazione di Cristo nella carne. Supplicalo dunque di donare alle anime nostre la grande misericordia˚.

Stico: Preziosa davanti al Signore la morte del suo santo.

Sei divenuto luminosa colonna eretta con le virtú e nube che dà ombra a chi è nel deserto, guidando dalla terra al cielo coloro che guardano a Dio, e squarciando il mare delle passioni col bastone della croce; messo in fuga l’Amalek spirituale, hai trovato senza impedimento, * o beato in Dio, la via per salire al cielo e l’eredità immacolata, e stai ora pieno di gioia, insieme agli incorporei, * presso il trono di Cristo: * supplicalo dunque di donare alle anime nostre la grande misericordia˚.

Stico: Beato l’uomo che teme il Signore: nei suoi comandamenti porrà tutto il suo diletto.

Gioisci, o Antonio, che ti trattieni con i cori angelici nel piú alto dei cieli sulla terra, infatti, o padre, hai vissuto la loro vita, esercitandoti con verità nella virtú, e ti sei mostrato purissimo specchio senza macchia che riceve i bagliori irradianti dello Spirito santo, o felicissimo. Cosí, illuminato, tu vedevi le cose future, tutto predicendo perché istruito dalla divina illuminazione di Cristo: supplicalo dunque di donare alle anime nostre * la grande misericordia˚.

Gloria. Tono pl. 4. Del Siceota.

Noi, folle di monaci, * ti onoriamo come guida, * padre nostro Antonio, * perché grazie a te abbiamo imparato * a camminare per la via veramente retta. * Beato sei tu che hai servito Cristo * e hai trionfato della potenza del nemico˚, * o com¬pagno degli angeli, * familiare di Paolo di Tebe: * insieme a loro intercedi presso il Signore, * perché sia fatta misericordia * alle anime nostre.

Ora e sempre. Theotokíon.

Vergine senza nozze, che hai ineffabilmente concepito Dio nella carne, Madre del Dio altissimo, ricevi le invocazioni dei tuoi servi, * o tutta immacolata: tu che a tutti procuri la purificazione delle colpe, * implora per la salvezza di noi tutti, * accettando ora le nostre suppliche.

Apolytíkion. Tono 4.

Imitando con i tuoi costumi lo zelo di Elia, seguendo il battista su retti sentieri, o padre Antonio, sei divenuto colonizzatore del deserto, e hai rafforzato tutta la terra con le tue preghiere. Intercedi dunque presso il Cristo Dio per la salvezza delle anime nostre.

Theotokíon.

Il mistero nascosto dall’eternità e ignoto agli angeli, è stato rivelato grazie a te, Madre-di-Dio, agli abitanti della terra: Dio incarnato, in unione senza confusione, Dio che per noi ha volontariamente accettato la croce, e risuscitando con essa il primo uomo creato, ha salvato dalla morte le anime nostre.

martedì 15 gennaio 2013


16 GENNAIO 
Venerazione della preziosa catena del santo apostolo Pietro, degno di ogni lode.

VESPRO
Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá prosómia.
Tono 4. Come generoso fra i martiri.
Nel Signore incatenato e chiuso in carcere, o apostolo, hai incatenato l’errore;  noi dunque con amore ti onoriamo, e con fede baciamo la tua catena: da essa at-tingendo  vigore del corpo e salvezza dell’anima, come debitori ti celebriamo, veggente di Dio, emulo degli incorporei.
Grazie a te ricevono la conoscenza  le feconde stirpi delle genti, prima dominate dall’ignoranza.  Di esse ti mostrò l’immagine, quell’oggetto calato dall’alto e contenente ogni specie di animali, o apostolo. Per questo ogni età ti glorifica, venerando le catene che di tutto cuore hai portato per Cristo.
Colui che rinnegasti mentre veniva giudicato, lo celebrasti risorto dai morti, o apostolo, e lo annunciasti a tutti i popoli del mondo  come Dio e uomo, vissuto tra i mortali  per la sua grande bontà. * Noi dunque con amore ti diciamo beato, o Pietro, venerando le catene che hai portato per Cristo, * o celebratissimo.
Gloria. Tono pl. 2. Di Byzas.
Oggi il fondamento della Chiesa,  Pietro, pietra della fede, ci presenta la sua preziosa catena per rinvigorire le anime. Venite tutti, e, baciandola, incoroniamo lui di inni di lode.  Gioisci, fervido difensore della fede, tu che con mente fervida hai confessato Cristo Figlio di Dio, con grande franchezza. Gioisci, esultanza di tutta la terra e clavigero del regno dei cieli. Elargisci grazia a quanti ti onorano con amore e di tutto cuore baciano la tua venerabile catena,  perché tu stai presso il trono di Dio Re dell’universo e intercedi per noi che siamo caduti.
Ora e sempre. Theotokíon.
O Madre-di-Dio, tu sei la vera vite che ha prodotto il frutto della vita.Noi ti imploria-mo: intercedi, o Sovrana,  insieme con gli apostoli e tutti i santi, perché sia fatta misericordia alle anime nostre.
 Allo stico, stichirá. Tono 4. Hai dato come segno.
Veneriamo la preziosissima catena, con la quale vengono sciolti i vincoli delle passioni: essa è infatti augustamente santificata dagli ineffabili doni del sapientis-simo Pietro  e realmente ha ricevuto da lui una grazia perenne: essa infatti, recidendo per dono divino * i vincoli delle tribolazioni, come egli quelli delle colpe, ottiene la liberazione da grandi mali.
Stico: Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.
Risplende la tua catena, o celebrato corifeo, come celeste fune grazie alla quale siamo tratti dalla terra alle altezze * delle porte dei cieli: e noi ci accostiamo a te con fede, o sapiente,come a fulgidissimo clavigero. Tu dunque che hai in mano  la chiavi del regno, o degno di ammirazione, aprici compassionevole la porta della salvezza.
Stico: I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.
Concordi cantano oggi la tua lode, o Pietro,  le angeliche schiere insieme ai mortali. Tu infatti, percosso al fianco all’ingresso dell’angelo e sfuggendo al corpo di guardia che ti teneva in catene, abbandonasti i ferri a chi con essi ti teneva;  e offrendo a noi questa gioia, o sapientissimo,  tu sciogli le indissolubili imputazioni delle colpe.
Gloria. Tono pl. 2.
Di nuovo il fervido patrono, Pietro, pietra della fede ci raduna per uno splendido banchetto spirituale, presentandoci come piatto sontuoso la sua preziosa catena per la cura delle malattie, per il conforto degli afflitti, per offrire un porto a chi è sbattuto dalla tempesta. Venite tutti, stringiamoci alla catena e imploriamo colui che ha glorificato Pietro. Per le sue suppliche, o Cristo, salva le anime nostre.
Ora e sempre. Theotokíon. Riposta nei cieli.
Caduto per la mia inclinazione e fatto schiavo del seduttore con l’inganno, o sposa di Dio, mi rifugio, io, l’infelice, nella tua mirabilissima compassione e nella tua fervida preghiera, o Vergine tutta santa: liberami dalla catena delle prove e delle tribolazioni, e salvami, o tutta immacolata,  dagli assalti del demonio, affinché io ti dia gloria e con amore ti veneri, ti canti e ti magnifichi,  o Sovrana per sempre beata.
Apolytíkion. Tono 4.
Senza lasciare Roma, sei venuto da noi mediante le preziose catene che hai portate, o tu che fra gli apostoli siedi sul primo trono. E noi, venerandole con fede, ti preghiamo di donarci, con la tua intercessione presso Dio, la grande misericordia˚
.



                                                                AVVISO

IL
CALENDARIO degli INCONTRI
del
PERCORSO DI PREPARAZIONE 

AL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

15 Gennaio ’13  Accoglienza e presentazione

  17 Gennaio ‘13  Famiglia nell’Anno della Fede

   22Gennaio ’13   Il matrimonio nella Bibbia AT
  24 Gennaio’13  Il matrimonio nella Bibbia NT      

 29 Gennaio’13  La sessualità come linguaggio  dell’amore

   31Gennaio ’13    Il matrimonio come vocazione

     5 Febbraio ’13    La spiritualità coniugale
     7 Febbraio ’13    Il Sacramento del matrimonio
    12 Febbraio 13    Il rito del matrimonio

   14 Febbraio’ 13   Operatore esterno (Medico)
   19 Febbraio ’13   Aspetti Giuridici

domenica 13 gennaio 2013


SI   AVVISA 

CHE  IL CORSO PREMATRIMONIALE  2013

PER LE COPPIE CHE INTENDONO CONTRARE MATRIMONIO  

INIZIA MARTEDI 15 GENNAIO 2013 
ALLE ORE 21,00 
NEL SALONE DELLA CATTEDRALE DI SAN DEMETRIO M. IN 
PIANA DEGLI ALBANESI

IL PARROCO Archim.p.NINO 

domenica 6 gennaio 2013

6 GENNAIO 2013 
                     LA SANTA TEOFANIA 
       DEL SIGNORE   NOSTRO GESÙ CRISTO
PRIMA ANTIFONA

En exòdho Israìl ex Eghìptu, ìku Iakòv, ek laù varvàru.
Quando Israele uscì dall’Egitto, la casa di Giacobbe da un popolo barbaro.
 SECONDA ANTIFONA
Igàpisa, òti isakùsete Kìrios tis fonìs tis dheiseòs mu.
Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera.
 Sòson imàs, Iiè Theù, o en Iordhàni ipò Ioànnu vaptisthìs, psallondàs si: Allilùia.
O Figlio di Dio, che sei stato battezzato da Giovanni nel Giordano, salva noi che a Te cantiamo: Alliluia.
 TERZA ANTIFONA
 Exomologhìsthe to Kirìo, oti agathòs, òti is ton eòna to èleos aftù.
Celebrate il Signore perchè è buono; perché eterna è la sua misericordia.

En Iordhàni vaptizomènu su Kìrie, i tis Triàdhos efaneròthi proskìnisis; tu gar Ghennìtoros i fonì prosemartìri si, agapitòn se Iiòn onomàzusa; ke to Pnèvma en ìdhi peristeràs evevèu tu lògu to asfalès. O epifanìs, Christè o Theòs, ke ton kòsmon fotìsas, dhòxa si.
Al tuo battesimo nel Giordano, Signore, si è manifestata l’adorazione della Triade: la voce del Padre ti rendeva infatti testimonianza, chiamandoti Figlio diletto, e lo Spirito in forma di colomba confermava la sicura verità di questa parola. O Cristo Dio che ti sei manifestato e hai illuminato il mondo, gloria a te.

ISODHIKON

Evloghimènos o erchòmenos en onòmati Kirìu; Theòs Kìrios, ke epèfanen imìn.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Dio è il Signore ed è apparso a noi.

Sòson imàs, Iiè Theù, o en Iordhàni ipò Ioànnu vaptisthìs, psàllondàs si. Allilùia.
O Figlio di Dio, che sei stato battezzato da Giovanni nel Giordano, salva noi che a Te cantiamo: Alliluia.
TROPARI
En Iordhàni …
Al tuo battesimo…
 Epefànis sìmeron ti ikumèni, ke to fos su, Kìrie, esimiòthi ef’imàs en epignòsi imnùndas se: Ìlthes, efànis, to fos to apròsiton.
Ti sei manifestato oggi a tutto il mondo, e la tua luce, Signore, è stata impressa su di noi, che riconoscendoti a te inneggiamo: Sei venuto, sei apparso, o luce inaccessibile.

TRISAGHION

Osi is Christòn evaptìsthite, Christòn enedhìsasthe. Allilùia.
Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Allilùia.

EPISTOLA

Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Il Signore è Dio ed è apparso a noi.
Celebrate il Signore, perchè è buono; perchè eterna è la sua misericordia.

Lettura dalla Lettera di S. Paolo Apostolo a Tito (2,11-14.3,4-7)

Diletto figlio Tito, è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo; il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone.
Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna.

Portate al Signore, figli di Dio; portate al Signore dei figli di arieti.

La voce del Signore è sopra le acque, il Dio della gloria scatena il tuono, il Signore sull’immensità delle acque.

VANGELO   (Mt. 3,13-17)

In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Ma Gesù gli disse: “Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è ilFiglio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.

MEGALINARIO

Megàlinon, psichì mu, ton en Iordhàni elthònda vaptisthìne. O ton ipèr nun tu tòku su thavmàton Nìnfi pànaghne, Mìter evloghimèni. Dhi ‘is tichòndes pandelùs sotirìas, epàxion krotùmen os everghèti dhòron fèrondes ìmnon evcharistìas.
Magnifica, anima mia, colui che è venuto per essere battezzato nel Giordano. Oh, le meraviglie del tuo parto, che trascendono l’intelletto! Sposa purissima, Madre benedetta, noi che per te abbiamo ottenuto perfetta salvezza, come benefattrice ti acclamiamo recando quale dono un degno inno di grazie.

KINONIKON

Epefàni i chàris tu Theù, i sotìrios pàsin anthròpis. Allilùia.
È apparsa la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini. Alliluia.

Al posto di “Idhomen to fos…” e di “Ii to ònoma…” si canta:

En Iordhàni…
Al tuo battesimo…

OPISTHAMVONOS

Àfatos i pros imàs su agathòtis, Kìrie o Theòs imòn; òti ton monoghenì su Iiòn evdokìsas ek ghinekòs afthòru enanthropìse, ke katà pànda òmion imìn ghenèsthe chorìs amartìas, ke vaptisthìne os ànthropos dhi’imàs ipò Ioànnu tu Prodhròmu, ton mi chrìzonda kathàrseos, all’ìna, tin ton idhàton fìsin aghiàsas, tin ex ìdhatos ke Pnèvmatos anaghènnisin imìn charìsite, ìna epighnòndes se ton ànarchon Patèra, proskinòmen ton uranòthen aftòn Iiòn agapitòn su anakirìxanda vaptizòmenon, ke to panaghiòn su Pnèvma dhoxàzomen to katavàn ep’aftòn ke faneròsan aftòn to vaptìzondi, en o ke imàs sfraghìsas ke chrìsas dhià tu vaptìsmatos metòchus epìisas tu Christù su; ùper mi isterìsis imàs tus amartolùs, allà dhì’aftù kratèoson ke enìschison imàs katà pàsis poniràs dhinàmeos; ke tus pistùs àrchondas katà pàsis tirannìdos enìschison, ke pàndas imàs is tin vasilìan su odhìghison, ìna ke en imìn dhoxasthì to panàghion onomà su ke tu monoghenùs su Iiù àma to Aghìo su Pnèvmati, nin, ke aì, ke is tus eònas ton eònon.
Ineffabile è la tua bontà per noi, Signore Dio nostro, poiché ti sei compiaciuto che l’Unigenito tuo Figlio si incarnasse dalla donna senza peccato, e diventasse in tutto simile a noi, escluso il peccato, e come uomo ricevesse il battesimo da Giovanni il Precursore, non perché ne avesse bisogno, ma per santificare le acque e preparare a noi la rigenerazione nello Spirito, affinché conoscendo te, Padre che non ha principio, possiamo adorare Te che dal cielo proclami che Egli, il battezzato, è il tuo Figlio diletto, e glorificare il tuttosanto Spirito disceso su lui e manifestato al Battista. Tu, Signore, in lui ci hai segnati e unti con il battesimo e ci hai resi partecipi del tuo Cristo; te ne preghiamo, non rendere privi noi peccatori, ma mediante lui fortificaci e rafforzaci contro ogni potenza nemica; rafforza contro ogni tirannide i fedeli governanti e guidaci al tuo Regno, affinché anche in noi sia glorificato il santissimo tuo nome e dell’Unigenito tuo Figlio insieme con il tuo Santo Spirito, ora e sempre, nei secoli dei secoli.

APOLISIS

O en Iordhàni vaptisthìne ipò Ioànnu katadhexàmenos, dhià tin imòn sotirìan…
Cristo, nostro vero Dio, che si degnò di farsi battezzare da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza...

  

sabato 5 gennaio 2013

6 GENNAIO SANTE TEOFANIE DEL SIGNORE NOSTRO GESÚ CRISTO

VESPRO

Al Signore, ho gridato, 6 stichi e stichirá idiómela. Tono 2. Di Giovanni monaco.

Vedendo il precursore la nostra luce, * colui che illumina ogni uomo˚, * venuto per essere battezzato, * gioisce con l’anima * e trema con la mano; * lo indica e dice ai popoli: * Ecco colui che redime Israele, * colui che ci libera dalla corruzione. * O Cristo senza peccato, Dio nostro˚, * gloria a te. 2 volte.

Gli eserciti degli angeli fremettero, * al vedere il nostro Redentore battezzato da un servo, * mentre riceveva testimonianza * per la presenza dello Spirito. * E venne dal cielo la voce del Padre: * Costui a cui il precursore impone le mani * è il mio Figlio diletto, * nel quale mi sono compiaciuto˚. * O Cristo, Dio nostro, * gloria a te. 2 volte.

I flutti del Giordano * hanno accolto te, la sorgente, * e il Paraclito è sceso in forma di colomba; * china il capo * colui che ha inclinato i cieli˚; * grida l’argilla a chi l’ha plasmato, * ed esclama: * Perché mi comandi ciò che mi oltrepassa? * Sono io ad aver bisogno del tuo battesimo. * O Cristo senza peccato, Dio nostro˚, * gloria a te.

Volendo salvare l’uomo * che si era sviato, * non sdegnasti di rivestire forma di servo˚: * conveniva infatti a te, Sovrano e Dio, * assumere per noi ciò che è nostro: * battezzato infatti nella carne, o Redentore, * tu hai ottenuto a noi la remissione. * Perciò a te acclamiamo: * Cristo benefattore, Dio nostro, * gloria a te.

Gloria. Ora e sempre. Stesso tono. Di Byzas.

Hai chinato il capo davanti al precursore, * e hai spezzato le teste dei draghi˚; * sei venuto tra i flutti, * e hai illuminato l’universo, * perché esso glorifichi in te, o Salvatore, * l’illuminazione delle nostre anime.

Ingresso col vangelo. Luce gioiosa. Quindi le letture.

Lettura del libro della Genesi (1,1-13).

In principio Dio fece il cielo e la terra (p. 1155).

Quindi ci si alza per dire il tropario. Tono pl. 1.

Ti sei manifestato nel mondo, * tu che hai fatto il modo, * per illuminare quanti siedono nelle tenebre˚. * O amico degli uomini, gloria a te.

Si riprende la finale del tropario a partire dalle parole Per illuminare, con i seguenti stichi (s. 66).

Stico 1. Dio abbia pietà di noi e ci benedica; faccia risplendere il suo volto su di noi e abbia misericordia di noi.

Stico 2. Perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza.

Stico 3. Ti confessino i popoli, o Dio, ti confessino i popoli tutti; la terra ha dato il suo frutto.

Stico 4. Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica Dio, e lo temano tutti i confini della terra.

Gloria. Ora e sempre. Il tropario completo, quindi:

Lettura del quarto libro dei Re (4[2] Re 2,6-14).

Disse Elia ad Eliseo: Siedi qui, perché il Signore mi manda al Giordano. Disse Eliseo: Viva il Signore e viva l’anima tua! Non ti lascerò. E se ne andarono entrambi. Vennero cinquanta uomini dei figli dei profeti e si fermarono a distanza, di fronte a loro. I due si fermarono alla sponda del Giordano. Elia prese il suo mantello, lo arrotolò e colpí con esso le acque che si divisero in due, ed entrambi passarono sull’asciutto. Appena passati, Elia disse ad Eliseo: Dimmi cosa devo fare per te, prima che io ti sia tolto. Disse Eliseo: Che io abbia duplice su di me lo spirito che è su di te. Disse Elia: Hai chiesto una cosa difficile. Tuttavia, se mi vedrai quando ti sarò tolto, la otterrai; ma se non mi vedrai, non la otterrai.

E mentre essi se ne andavano e parlavano, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco; essi furono divisi l’uno dall’altro, ed Elia fu assunto in un turbine come verso il cielo. Eliseo vide e gridò: Padre, padre, carro d’Israele e sua cavalleria! Poi non lo vide piú. Eliseo afferrò allora il suo abito e lo lacerò in due, quindi Eliseo raccolse il mantello che era caduto ad Elia. Poi Eliseo si volse, si fermò sulla riva del Gior¬dano, prese il mantello caduto ad Elia, percosse con esso le acque, ma queste non si divisero. Allora Eliseo disse: Dov’è dunque il Dio di Elia? Ed Eliseo colpí le acque una se¬conda volta e queste si divisero ed egli passò all’asciutto.

Tropario. Tono pl. 2.

Nella ricchezza della tua misericordia * ti sei manifestato a peccatori e pubblicani, * o Salvatore nostro. * E dove mai doveva brillare la tua luce * se non fra quanti siedono nelle tenebre˚? * Gloria a te.

Si riprende la finale del tropario, a partire dalle parole: E dove mai, con i seguenti stichi (s. 92).

Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è rivestito di splendore, si è rivestito il Signore di potenza e se ne è cinto; e cosí ha reso saldo il mondo, che non sarà scosso. Pronto è il tuo trono fin da allora, da sempre tu sei.

Stico 2. Hanno alzato i fiumi, Signore, hanno alzato i fiumi le loro voci; alle voci di grandi acque, solleveranno i fiumi le loro ondate.

Stico 3. Mirabile l’elevarsi del mare; mirabile nelle altezze il Signore: le tue testimonianze sono degne di grande fede.

Stico 4. Alla tua casa si addice la santità, Signore, per la lunghezza dei giorni.

Gloria. Ora e sempre. Il tropario completo, quindi:

Lettura del quarto libro dei Re (4[2] Re 5,9-14).

Venne Naaman, un comandante del re degli assiri, con i suoi carri e i suoi cavalli, e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: Va’, lavati sette volte nel Giordano, cosí riavrai la tua carne e sarai purificato. Naaman andò in collera e ripartí dicendo: Ecco, io mi dicevo: uscirà verso di me, invocherà il nome del Signore suo Dio, imporrà la sua mano sulla parte lebbrosa e ne ri¬sanerà la mia carne. Forse che l’Abana e il Parpar, fiumi di Damasco non sono migliori del Giordano e di tutte le acque d’Israele? Non potrei andare a lavarmi in quelli ed esserne purificato? E si voltò per andarsene pieno di collera. Ma i suoi servi gli si accostarono e gli dissero: Padre, se il profeta ti avesse parlato di una cosa grossa, non l’avresti fatta? Ma visto che ti ha detto solo: Lavati e sarai purificato! Allora Naaman scese e si bagnò nel Giordano sette volte secondo la parola dell’uomo di Dio: e la sua carne gli tornò come quella di un fanciulletto, e fu purificato.

Quindi: Preghiamo il Signore. Perché tu sei santo. Trisagio e Apostolo.

Prokímenon. Tono 3.

Il Signore è mia illuminazione e mio salvatore, chi temerò?

Stico: Il Signore è il protettore della mia vita, di chi avrò paura?

Lettura della prima epistola di Paolo ai Corinti (9,19-27).

Fratelli, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto giudeo con i giudei, per guadagnare i giudei; con coloro che sono sotto la Legge, sono diventato come uno che è sotto la Legge, pur non essendo sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro. Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo. Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza meta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitú perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato.

Alleluia. Tono 3.

Ha proferito il mio cuore la parola buona.

Stico: Tu sei splendente di bellezza piú dei figli degli uomini: è stata effusa la grazia sulle tue labbra, per questo ti ha benedetto Dio in eterno.

Vangelo secondo Luca (3,1-18).

Nell’anno decimoquinto ......

Segue la Grande Santificazione delle acque .

Alla lití. Gloria. Tono pl. 4. Di Giovanni monaco.

Signore, volendo portare a compimento * quanto dall’ternità avevi stabilito, * da tutto il creato * hai preso ministri del tuo mistero: * dagli angeli, Gabriele, * dagli uo¬mini, la Vergine, * dai cieli, la stella, * e dalle acque, il Gior¬dano: * in esso hai cancellato l’iniquità del mondo, * o Salvatore nostro. * Gloria a te.

Ora e sempre. Stesso tono. Di Anatolio.

Oggi la creazione viene illuminata, * oggi tutto è nella gioia, * gli esseri celesti e quelli terrestri. * Angeli e uomini si uniscono insieme, * poiché dove è presente il Re, * là è anche il suo seguito. * Accorriamo dunque al Giordano: * guardiamo tutti Giovanni che immerge nell’acqua * il capo non fatto da mano d’uomo e senza peccato˚. * Conformandoci dunque alla voce apostolica, * concordi acclamiamo: * È apparsa la grazia di Dio, * apportatrice di salvezza * per tutti gli uomini˚, * che risplende sui fedeli, * e ad essi elargisce * la grande misericordia˚.

Apósticha stichirá. Tono 2. Di Anatolio.

Vedendoti venire a lui * presso il fiume Giordano, * o Cristo Dio, * Giovanni diceva: * Perché ti sei accostato al servo, * tu che non hai macchia, Signore? * In nome di chi ti battezzerò? * Del Padre? * Ma tu lo porti in te stesso. * Del Figlio? * Ma sei tu stesso il Figlio incarnato. * Dello Spirito santo? * Ma sei tu che dalla tua bocca * puoi darlo ai credenti˚. * O Dio che ti sei manifestato˚, * abbi pietà di noi.

Stico: Il mare vide e fuggí, il Giordano si volse indietro.

Ti videro le acque, o Dio, * ti videro le acque ed ebbero timore˚; poiché alla tua gloria * non possono volgere gli occhi i cherubini, * né possono fissarla i serafini, * ma tenendosi presso di te con timore, * gli uni sostengono˚ * e gli altri glorificano la tua potenza˚. * Insieme a loro, o compassionevole, * noi proclamiamo la tua lode, dicendo: * O Dio che ti sei manifestato˚, * abbi pietà di noi.

Stico: Che hai, o mare, che sei fuggito, e tu Giordano, che ti sei volto indietro?

Oggi il Creatore del cielo e della terra * viene nella carne al Giordano * a chiedere il battesimo, * lui che è senza peccato˚, * per purificare il mondo * dall’inganno del nemico; * è battezzato da un servo * il Sovrano di tutti, * e dona al genere umano * la purificazione mediante l’acqua. * A lui acclamiamo: * O Dio che ti sei manifestato˚, * gloria a te.

Gloria. Ora e sempre. Tono pl. 4. Di Teofane.

Vedendo il sole rifulso dalla Vergine * chiedere il battesimo nel Giordano, * la lampada risplendente˚ * nata dalla sterile * con timore e gioia a lui gridava: * Santificami tu, o Sovrano, * con la tua divina epifania.

Apolytíkion. Tono 1.

Al tuo battesimo nel Giordano, Signore, * si è manifestata l’adorazione della Triade: * la voce del Padre * ti rendeva infatti testimonianza, * chiamandoti ‘Figlio diletto’, * e lo Spirito in forma di colomba * confermava la sicura verità * di questa parola˚. * O Cristo Dio che ti sei manifestato˚ * e hai illuminato il mondo, * gloria a te. 3 volte.

Congedo.

Colui che ha accettato di essere battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza, Cristo, vero Dio nostro...