giovedì 12 novembre 2015

13  NOVEMBRE  2015   MEMORIA 
San Giovanni Crisostomo Vescovo e dottore della Chiesa
Antiochia, c. 349 – Comana sul Mar Nero, 13 novembre 407



San Giovanni Crisostomo Vescovo e dottore della Chiesa
Antiochia, c. 349 – Comana sul Mar Nero, 13 novembre 407
Giovanni, nato ad Antiochia (probabilmente nel 349), dopo i primi anni trascorsi nel deserto, fu ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano e ne diventò collaboratore. Grande predicatore, nel 398 fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla cattedra di Costantinopoli. L'attività di Giovanni fu apprezzata e discussa: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili alla ricchezza. Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da Teofilo di Alessandria, ed esiliato, venne richiamato quasi subito dall'imperatore Arcadio. Ma due mesi dopo Giovanni era di nuovo esiliato, prima in Armenia, poi sulle rive del Mar Nero. Qui il 14 settembre 407, Giovanni morì. Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438. (Avvenire)
Patronato: Preghiere
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
foto di Antonino Antonio Paratore.Emblema: Api, Bastone pastorale
Martirologio Romano: Memoria di san Giovanni, vescovo di Costantinopoli e dottore della Chiesa, che, nato ad Antiochia, ordinato sacerdote, meritò per la sua sublime eloquenza il titolo di Crisostomo e, eletto vescovo di quella sede, si mostrò ottimo pastore e maestro di fede. Condannato dai suoi nemici all’esilio, ne fu richiamato per decreto del papa sant’Innocenzo I e, durante il viaggio di ritorno, subendo molti maltrattamenti da parte dei soldati di guardia, il 14 settembre, rese l’anima a Dio presso Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia.
(14 settembre: A Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia, anniversario della morte di san Giovanni Crisostomo, vescovo, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo).
Educato dalla madre, S. Antusa, Giovanni (nato ad Antiochia, probabilmente nel 349) negli anni giovanili condusse vita monastica in casa propria. Poi, mortagli la madre, si recò nel deserto e vi rimase per sei anni, dei quali gli ultimi due li trascorse in solitario ritiro dentro una caverna, a scapito della salute fisica. Chiamato in città e ordinato diacono, dedicò cinque anni alla preparazione al sacerdozio e al ministero della predicazione. Ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano, ne diventò zelante collaboratore nel governo della chiesa antiochena. La specializzazione pastorale di Giovanni era la predicazione, in cui eccelleva per doti oratorie e per la sua profonda cultura. Pastore e moralista, si mostrava ansioso di trasformare il comportamento pratico dei suoi uditori, più che soffermarsi sulla esposizione ragionata del messaggio cristiano.
Nel 398 Giovanni di Antiochia - il soprannome di Crisostomo, cioè, Bocca d'oro, gli venne dato tre secoli dopo dai bizantini - fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla prestigiosa cattedra di Costantinopoli. Nella capitale dell'impero d'Oriente Giovanni esplicò subito un'attività pastorale e organizzativa che suscita ammirazione e perplessità: evangelizzazione delle campagne, creazione di ospedali, processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili al richiamo della ricchezza. I sermoni di Giovanni duravano oltre un paio d'ore, ma il dotto patriarca sapeva usare con consumata perizia tutti i registri della retorica, non certo per vellicare l'udito dei suoi ascoltatori, ma per ammaestrare, correggere, redarguire. Predicatore insuperabile, Giovanni mancava di diplomazia per cautelarsi contro gli intrighi della corte bizantina. Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da quello di Alessandria, Teofilo, ed esiliato con la complicità dell'imperatrice Eudossia, venne richiamato quasi subito dall'imperatore Arcadio, colpito da varie disgrazie avvenute a palazzo. Ma due mesi dopo Giovanni era di nuovo esiliato, dapprima sulla frontiera dell'Armenia, poi più lontano, sulle rive del Mar Nero.
Durante quest'ultimo trasferimento, il 14 settembre 407, Giovanni morì. Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece trasferire i resti mortali del santo a Costantinopoli, dove giunsero la notte del 27 gennaio 438, tra una folla osannante. Dei numerosi scritti del santo ricordiamo il volumetto “Sul sacerdozio”, un classico della spiritualità sacerdotale.

Autore: Piero Bargellini



                         13 Novembre 2015
San Giovanni Crisostomo 

                          Vangelo Epistola

Ebrei 7,26-8,2
Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso. La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti all'umana debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce il Figlio che è stato reso perfetto in eterno. Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda che il Signore, e non un uomo, ha costruito.
Giovanni 10,9-16
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.








13 NOVEMBRE 2015

 Memoria di San Giovanni I Crisostomo,
 Patriarca di Costantinopoli, Dottore e Padre della Chiesa (Antiochia di Siria, 344 / 354 - Comana Pontica, att. Turchia, 14 settembre 407)





Me melodhi të bukura le t ' lëvdojëm trumbetën të artë veglen të frimëzuarë nga in'Zot,dejtin çë ngë sos i mësimevet,mbështetien e Klishës,mendien kjellore abyssin i díturis,puçerin gjithë ar çë derth lume mësimesh më të ëmbël se mjajti e ujis kriesën
Le të nderoj më si nget Shën Janin me fialën e artë, Yllin çë ngë perëndon çë ndrit gjithë jetën me rrezet e mësimevet,Ligjëruesin i metanies,shpuzën gjithë ar, çë fshijën lotët e të tmerrshmit Dëshpërim e dhrosis si me vesën zëmërat të prishura nga mëkata.
Engjëlli dheut,njeriu i kjielliës dallëndysha çë flet bukurë e me shumë zëre,thesari virtutëvet,shkëmbi çë ngë rrezohet shembëra e të besmëvet,Ai çë matet me Deshmorët e çë ë i të njëjtes rëndesi me ëngjëjit, çë te gjella e 'Tij kërkoi t'i glisëj Apostojvet, kloft madhëruar Gojarti .
lëvdi ....... Gloria. Tono pl. 2.

Shejti tri hërë i lum At,Delmeri i mirë imitues i Kryedelmerit Krishtit, Ti çë vë përpara gjelliën t’ënde për deletnani,o i famëshëm JAN GOJART,lip me lutjet t’ote të kemi na shumë lipìsi.

nani ....Ora e sempre. Stesso tono. Theotokíon.

Kush ngë të lumëron,o Virgjërë gjithë e shejte ? Lindien virgjërore kush ngë t'e këndon ?Pse i vetëmi ler BIRI çë pa kohë nga Ati shkë1kjen Ai vet isht çë leu ngah Ti,o e Dëlira .
Perëndi tue klënë në naturë të vet,mori naturën e njeriut për ne , jo në dy vetë i ndajtur,po u la t'e njihiëm në dy naturë të dalluame.Atij lutju , o e lumja Virgjërë, sa të ket lipisi për shpirtrat t'anë .

Apostiha

  T ’falemi,o orgàn i Klishës i frimëzuar nga in’zot i art e i pëlkjleshëm; gluhë çë për mallin e njerëzëvet vjershët të ndryshmë të metanies na vizaton,o mendie me trajten e arit,dallëndyshe me gojën e artë ; pëllumb fletat e tiçilit,si thonë msalmet,kanë ngjyrën të blertë të virtutëvet ; përrua si ari çë na derth ujërat; gojë e hjynushme e të hjynushmes dashuri për njerëzit dorëzane,lutu Krishtit Perënditë na ket shumë lipisi . 

    Goia jime ka t'flasënjë diturì

  T’falemi,o At i të varfërvet ,ndihmë e shpejtë e të shtipurëvet, i të vapëkjëvet mbërshtetia,ushkjim për të urët të ndrejtur për të mëkatruamit i shpirtravet mjek mendie e mprehtë dhe te të shëndoshurit I zot, i të lartës theoloji përpikëria,i të Shkruamëvet e Shpirtit Shejt kthietësia ,ligjë Vepruese, shembërë e drejtë majë dvfishe urtësie ku arrëjën kulmin veprat e soditia . Lutu o Shejt, Krishtit Perëndi,të ket për ne shumu lipisi.

Goja e të drejtit ka t’mejtonjë dituri.

       Ti, o Shejt, vetëhen t'ënde e bëre një shpi e shejte virtutësh ku erdhën të rrijën atò si te një faltore e shejte dhe e pastrë. Vërteta me urtësi kjëvarrise ndienja e kurmit; si në një thesar i papre-kshëm ruajte të pastër nga epshet shpirtin t'ënt.Prandai , o At i lum , tue i glar t'in’Zoti,u bëre i stolisur me jerarhjin, kryetar te Klisha e Krishtit të çilit Ti lutu,sa të ket shumë lipisi për jetën.

lëvdi ..... Gloria. Tono pl. 2.

0 Hrisostom, Ti vërteta kleve trumbeta me zërin i art tue derdhur mbi zëmërat e të besmëvet margaritarët e mësimevet t'atë të hjynushmë.Si thot Profeti,dolli zëri i mësimevet t'atëo AT i shejt, endriti gjithë kufinet e Botës .

Theotokíon.

Zoti Krisht Bëresi e Liruesi jim,o e Dëlirë, tue dalë nga gjiri jit i veshur me mishët t'im, liroi Adhamin nga nëma e parë.Andai Tij,gjithë e shejite si vërteta Mëma e Perëndis e Virgjëreshë,po thomi pa pushim të falurit Engjë11it: Të falemi,o Zonjë, mbrojtie e pështri shëndetë e shpirtravet t'anë.

APOLITIKJION . Tono pl. 4
    Si një flakë e ndriti jetën e tërë tue shkëlkjìer ai hir i gojës s’ate, o i Shën Jan Gojarti , ajo gojë çë la vistare dorëgjerësie e na dëftoi të lartit e përunjësìs tue na mësuar me fialët t'ote. Lutu për ne Iisù Krishtit Perëndì sa të jen shelbur shpirtrat t'anë.

     Theotokíon theotokjion
0 Ti çë për ne leve nga Virgjëra e durove Krikjien,o i Mirë,Ti tue shkelur mortien me vdekjien,na dëftove ngjallìen si Perëndì. Mos le mbë nj'anë atà çë Ti i dorën t'ënde gjeshe . Dëftò o Lipisiar,dashamirësin t'ënde,prir mirë Mëmën t'ënde çë të leu pse Ajo e Të parkales për ne e shpëtò, o Shelbuesi jinë popullin të dëshpëruam.


venerdì 6 novembre 2015

lunedì 26 ottobre 2015


OMELIA DELL'EPARCA GIORGIO DEMETRIO 



Riflessione sul Vangelo della Festa di San Demetrio
26 ottobre 2015


Gesù, parlando ai suoi discepoli, riprende il tema del comandamento nuovo: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Non dice “amatevi gli uni gli altri”; aggiunge la misura che questo amore vicendevole deve avere: “come io ho amato voi”.
Del resto già nell’allegoria della vite si poteva dedurre la qualità dell’amore evangelico: la linfa che la vite immette nel tralcio è appunto l’amore stesso di Gesù.
L’amore dei discepoli perciò non è un qualsiasi amore, non nasce da loro stessi, dalle proprie tradizioni, dal proprio carattere, dalla propria educazione. L’amore evangelico è un dono che si riceve da Gesù stesso. E’ l’agape, cioè l’amore di Dio che viene riversato nei nostri cuori. Si tratta di un amore totalmente gratuito che dimentica se stesso e che giunge sino a dare la propria vita per gli altri.
Così ha amato Gesù, nostro Signore e Redentore. L’amore cristiano trasforma il rapporto tra  il Maestro e il discepolo, tra il Creatore e la creatura: viene annullata quella distanza gerarchica che dovrebbe esserci, per instaurare una nuova relazione, quella dell’amore gratuito. Gesù la spiega con queste parole: “Non vi chiamo più servi … vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”. Si potrebbe dire quindi che la sostanza del legame tra Gesù e i discepoli è l’amicizia. Già nell’Antico Testamento Abramo venne chiamato da Dio suo “amico” e non suo servo, perché Dio non gli tenne nascosto nulla.
Anche Gesù nel Nuovo Testamento non ha servi, ma solo amici. La parola “amico” non è una espressione logora per Gesù. Per Lui è una parola impegnativa per la stessa sua vita. Egli prova per tutti amicizia, anche per Giuda il traditore. E se proprio si vuole trovare una preferenza, è nei confronti dei più bisognosi, dei deboli, dei poveri e degli esclusi.
           Nessun uomo, nessuna donna per Lui sono nemici; non c’è traccia di cultura del nemico negli Evangeli. Semmai c’è una incredibile testimonianza di amicizia. I suoi discepoli sanno che questo è il tesoro che debbono vivere e comunicare.
Questo è quello che ha fatto il grande martire Demetrio di Tessalonica di cui oggi celebriamo solennemente la festa. Questo martire diede la sua vita per Cristo verso il 305 sotto l’Imperatore Massimiano. Il suo culto acquistò grande celebrità in tutto il mondo greco e come santo militare e come patrono di quella metropoli.
Onoriamo San Demetrio, fedele discepolo di Cristo e sapiente negli insegnamenti evangelici; onoriamo colui che col sangue ha compiuto la corsa del combattimento e con i prodigi ha brillato per tutta la terra; onoriamo l’amante compassionevole dei poveri.

Dio buono e forte,
che hai concesso al tuo Megalomartire Demetrio
l’onore di dare la vita per il Vangelo,
estendi il tuo soccorso divino
anche alla nostra debolezza
e rendici capaci di professare fermamente
la nostra fede cristiana,

come egli per te non esitò a morire.
AUGURI

 AL NOSTRO EPARCA G.DEMETRIO GALLARO 

PER IL SUO ONOMASTICO 
DA  NOI TUTTI 

IN PARTICOLARE  DAI RAGAZZI DEL CATECHISMO





sabato 17 ottobre 2015

AVVISO

DOMENICA 18 OTTOBRE 2015 ALLE ORE 10,30

DIVINA LITURGIA E TRISAGHION

 CELEBRA S.ECC.ZA REV.MA MONS. GIORGIO 

DEMETRIO GALLARO 

IN MEMORIA, DEL IL PRIMO ANNIVERSARIO 

DELLA SCOMPARSA DELL'ARCHIMADRITA 

P. VITO BORGIA .
OGGI E' INIZIATA LA NOVENA IN ONOREDI  
SAN DEMETRIO GRANDE MARTIRE
                   Novena e Shen Mitrit Deshmor i Mathi

Në embër të Atit…

1.O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar se ti ,ndër të më t’errëtitë e pabesimit, ngë deshe kjosmëtë e prindravet t’atë, ngë kërkove nderin e jetës, ngë dishirove lëvdìt e këtij dheu, po si luftar i të vërtetës, si mbronjës i shejtes besë,si desumo i Vangjejit, ngë u lodhe kurr t
ë dëftoje njerëzëvet dromi e drekjt, të hilkjie shpirtra te ana e Zotit Krisht, të shkilie kriet të ligut çë mbretëroj gjithasajtën e ndihej i pamundur.
Bën ti, o i bekuam, sa edhe na, tue jetsur prapa gjurmëvet t’ote, të kemi zëmbrë edhe fukjì të ruajëm besën t’ënë, të mos na duket lik të thuhemi të krështerë për para kuj isht isht; edhè të dëftonemi, jo vetë me fialë, po me të bëma bij të vëtetë të Klishës çë i Madh’in’Zot stisi e shejtëroi me gjakuthin e tij.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
2.
O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar mirësit të ralla t’zëmbrës t’ënde. I dhezur dashuriet për Perëndìn ti lidhe atë zëmbrë të fortë e të butë, jo te pethku çë sos e çë joset, jo te gëzimet çë shkojën e vënë si kamnua ,çë era shprishë atèj e këtei, jo te madhërìt çë na dèjën trut,çë na trubullojën gjakun e na trazojën shpirtin, po të vistari i pasosëm çë ndohet në kjell,te harèt çë ndurisiën për gjithëmonë, te lumeria e parraisit çë ka’t’trazhgojën ata fatbardhë çë do t’jenë të sgledhurë ndër gjithë t’jerët si drithi nga ègjëra, si lulet nga glëmbat, si drita nga nata.
Bën ti , o i bekuam, sa edhè na, tue jetsur pas gjurmëvet t’ote, mos t’jemi të ftohtë te shërbiset e t’in’Zoti,të mos kemi t’jerë dishirime veç se sa të i pël kjejëm t’jatër gjë veç se lëvdìn e Perëndìs.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
3.
O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar fukjin e madhe e zëmbrës t’ënde.
Ti,i dhezur nga shpresa më e gjallë të kurorës çë kish’t’fitoje te parraisi, e tue pasur besë vetëm te pushteti i Perëndìs, u dhe pa dre e pa ndishim te duart e shpërblimtarit të hjinushëm.
Ai të buri të zot të mundje gjithë armikjët çë të rrethojën nga çëdò anë, e çë më kot kërkojën të vujën nën urdhurit e të ligut.
Ti përbuze gënjeshtrat e përgëzimet e atireve çë dejë të thiejën sopirti t’ënt;e ngë pate t’jetër kujdes se sa t’bëje vullimin e Zotit Krisht, me gjithëse e dije se te lulëja e trimërìs t’ënde kish’të sbirie gjellën mbi këtë t’errurë jetë.
Bën ti , o i bekuam, sa edhè na tua jardhur pas gjurmëvet t’ote të kemi shpresë vetëm te ndihma e të Pasosmit e te rroga çë na pret te kjiellia, sa t’bëjëm gjithë atë çë na urdhuron Ligjia shejte, edhè të kapërtsejëm burrërisht ndalimet çë pisa na vu përpara.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
4. O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar çë trimërì dëftove ti te hera e vdekjies e çë butësì dëftove ahierna përpara atireve çë jerdhën të të vrisiën.
I lavosur me shtizë te krahërori i shejt , deshe t’i glisie të in’Zoti e si një kjenkjë i pafajshëm ngë u zëmërove, nga shture rëkim, po ndëjève me gjithë zëmërë ata ç’u të sulën n’krahë si kjenë të tërbuamë e i fale Perëndis vdekjien t’ënde për shëndetë e shpëtim të tire.
Bën ti, o i bekuam, sa edhe na te hera e vdekjies të dim të durojëm e mos të biem te htonjet e të mahkuarmit çë me gjithë fukjìn e ‘tij do t’vuhet të na helkjënjë te ziarri i pisës.
Lipi t’in’Zoti ndëjèsën e mëkatëvet t’ona e hirin mos t’e ftesiëm më për sa rrojëm, sa pa me ndihmën t’ënde të vijëm të të haristisiëm te parraisi teku për gjithëmonë do të bëkojëm e të trazhgojëm zotin Krisht Shpërblimtarin t’ënë.
Ati i jinë…Lëvdi past.. Kënka….
5. O i lëvduashëm i shë Mitrë, ndihmëtar i horës t’ënë, na rrim të famasurë përpara tij, tue kujtuar se nga prindrat t’anë ti kleve sgledhur për mburonjës i jinë i par. Ti, o i Madhi deshmor, ke ruajtur kurdoherë nga gjithë të ligat këtë horë t’Arbreshëvet e nga parraisi kle prierrë pa u lodhur kurr siun t’ënt të plot me dashurì e me mall mbi shpit t’ona, mbi gjinden t’ënë e mbi gjithë ata çë u kanë vënë e çë po vuhen nën hjès tìflamurit t’ënt.
Bën ti, o i bekuam sa parkalesit t’ona t’jenë të gjegjura, shtò te zëmbrat t’ona besën çë n akemi tek ti, lipi Perëndis dritë për ne sa t’njohiëm dëtirët çë na kemi përpara Atij, vullim të fort të bëjëm atë çë na nget e çë na duhet, durim te helmet,masë te gëzimet e më se më kjëndrèsën e sprasme sa t’fitojëm një herë e për gjithëmonë mundësìn edhè lëvdìn të pasosme.
PARKALESIA PER SHEN MITRIT
O deshmor i mathë i besës, o i Shën Mitrë ndihmëtar e mbronjës i Horës t’ënë, të përmisurë përpara këmbëvet t’ote na gëzonemi me tij se ndër erësirat e kjëroit t’ënt, ti i ndritur nga drita e fiellët e Parraisit, shkëlkjeve si një diell i pashuashëm jo vetëm tek ai vend te ku leve po te gjithë katutendet e mbretërit teku vajte tue rrahur sa të mbillie farën e të vërtetës,sa të leçitie fialën e gjellës, sa të jipie nduhtën e mirë gjindes s’njerë çë rroj nën hjès e vdekjes,nën barrës e mëkatës ,nën zgjedhies e të mahkuamit.
Si trim i fort çë ishe dolle mundësor e fakjebardhë te gjithë luftat, edhe fitove nder e lëvdì të panjohurë, Po përparove ndita n’dita më shumë te dashuria e t’in’Zoti, akjë sa shokët e tue i munde dhe i le prapa me mirësin e shpirtit, me butësin e zëmbrës, me dituri e parrëfieshme çë sbukuroj mendien t’ënde.
Ti kleve i jati i të vapkjëvet, ngushëllimtari i të helmuamëvet drita e të krështerëvet.
Të varfërit, të vejat,të mjerët,të urmit,të harruamit,të sëmurët gjetën tek ti prindin,ruanjsin,fukjìn, ngushëllimin, ushkjimin,shëndetën e gjellën.
Më embrin e Zotit Krisht ti durove mundimet e koposet më të kekëj. Po kriet ngë e uje kurr përpara armikut e kleve nga herë mundësor i lëvduashim, njer çë dhe shpirti i bekuam e derdhe gjakun i paçmuashëm për deshmì besës shejte.
Nga kjellia ti ngë ke sosur kurr, o deshmor i mathë, të kesh kujdes e të ruash ata çë thërresiën e çë të truhen me shpresë. E na ngë mënd’t’harrojëm kurr e po kurr gjithë ata hire e gjithë ato të mira çë nga ana jote kemi pasur edhè po kemi ditë për ditë nga in Zot.
Ti na u ke ndodhur kur të kemi dashur e gjith’e dim se ti ke klënë,e se edhè je njera më sot fukjia e arbëreshëvet, pajtori i gjinde tënë, mbronjësi i jinë i pari.
Si te luftat çë prindrat t’anë luftuan për besën e për lirine at dheut, hjeja jote e shejte ngë na u lips kurr te ana e flamurit t’kukjë e kjelli shkjipen e zeshkë te mundiet; si ti nga kjellia jerdhe e u vure përpara trimavet, nga të çilët na lehemi, ahierna kur ata zun udhën e dheut t’huaj, edhe i ruajte mbi dejtin e mbi tokën njera çë i pe të mbëjedhurë e pa rrëzik ndër këta katund të dashur, si ti shpëtove nga lidhiet e turkut të pabesëm farën t’ënë të ndershmen; ashtu mos u loth të mbash nën mbrojties tënde jo vetëm neve po edhè të shtrejtën Arbërì e gjithe ato kombet çë po pret të bardhën ditë e lirimit t’saj nga armikjët e beses.
Vërrejna ditë e natë me sy të mirë; ruana nga gjithë të ligat; jipna durim e zëmbrë të madhe te luftat e kundrështimet e gjellës; bën sa të jemi të zotë të mbajëm fialën çë dham kur patëm pagzimin shejt, akjë sa tue rruar këtu mbi dhe asht si nget, të kemi pra gëzimin të vijëm te Parraisi teku je ti e të jemi të lumë me tij tue lëvduar Perëndin për gjithëmonë
Ashtu kloft.

venerdì 16 ottobre 2015

CATTEDRALE S. DEMETRIO MEGALOMARTIRE

26 OTTOBRE 2015
FESTA DI S. DEMETRIO MEGALOMARTIRE


17 OTTOBRE 2015 ORE 8,30  DIVINA LITURGIA
                                                   INIZIO te Novenes e Shen Mitri Deshmor i Math

23 OTTOBRE 2015                  ORE 18,30 INIZIO TRIDUO
                                                   UFFICIATURA DELLA PARAKLISIS

24  OTTOBRE 2015                  ORE 18,30  UFFICIATURA DEL  VESPRO

25 OTTOBRE 2015                   ORE  7,30        DIVINA LITURGIA
                                                   ORE 10,30       DIVINA LITURGIA
                                                    ORE 18,30  UFFICIATURA DEL VESPRO E ARTOKLASIA

26 OTTOBRE 2015                   ORE 7,30 DIVINA LITURGIA

       ORE 10,30      PONTIFICALE CELEBRA S.ECC.ZA REV.MA MONS. GIORGIO  DEMETRIO GALLARO



martedì 13 ottobre 2015

AVVISO

DOMENICA 18 OTTOBRE 2015 

ALLE ORE 10,30

DIVINA LITURGIA 

E 



TRISAGHION 

CELEBRA 

S.ECC.ZA REV.MA 

MONS. GIORGIO DEMETRIO GALLARO 


IN MEMORIA,

 DEL IL PRIMO ANNIVERSARIO 

DELLA SCOMPARSA 

DELL'ARCHIMADRITA P. VITO BORGIA .

venerdì 2 ottobre 2015

sabato 26 settembre 2015

 LETTERA PASTORALE 2015/16 

DEL VESCOVO 

MONS.GIORGIO DEMETRIO GALLARO.






venerdì 25 settembre 2015


26 SETTEMBRE 2015 

Transito del santo e glorioso apostolo e teologo 

Giovanni evangelista, degno di ogni lode.





Tono 1. Esultanza delle schiere celesti.
Lo spettatore di indicibili manifestazioni * e interprete dei superni misteri di Dio, * il figlio di Zebedeo, * scrivendo per noi il vangelo di Cristo, * ci ha insegnato a proclamare la divinità * del Padre e del Figlio e dello Spirito.
La lira dei canti celesti mossa da Dio, * questo scrittore di misteri, * la bocca da Dio ispirata, * canta soavemente il cantico dei cantici, * muovendo le labbra come corde, * e usando la lingua come plettro, * e intercede per la nostra salvezza.
Pronunciando con la tua lingua dalla voce di tuono, * o amato da Dio, * la parola segreta della sapienza di Dio, * aprendo accortamente le labbra, * tu sempre proclami: * In principio era il Verbo˚: * e luminosamente guidi ogni uomo * alla conoscenza di Dio.
Gloria. Tono 2. Di Germano,
o, secondo altri, di Byzantios.
Celebriamo come dobbiamo, * o stirpe dei mortali, * il figlio del tuono˚, * il fondamento delle divine parole, * il principe della teologia, * l’annunciatore primo fra tutti * della vera sapienza dei dogmi di Dio, * l’amato e vergine Giovanni: * egli infatti, avendo incessantemente * in se stesso la Divinità, * disse del Verbo che era nel principio, * poi, che è inseparabilmente presso il Padre, * e infine, che è della stessa sostanza del Padre˚, * mostrandoci per mezzo suo * la retta fede nella santa Triade: * creatore insieme al Padre, * portatore di vita, * luce vera˚, * egli ce lo ha mostrato. * O estasiante meraviglia e sapientissima realtà! * Colmo di amore, * fu ricolmato anche di teologia, e con gloria, onore e fede * è fondamento della nostra pura fede: per essa ci sia dato di ottenere i beni eterni * nel giorno del giudizio.
Ora e sempre. Theotokíon. Stesso tono.
Si è dileguata l’ombra delle Legge˚ all’avvento della grazia:sí, come il roveto pur ardendo non si consumava˚, * cosí vergine hai partorito * e vergine sei rimasta;invece della colonna di fuoco˚ * è sorto il sole di giustizia;invece di Mosè, il Cristo˚,salvezza delle anime nostre. 
Ingresso, Luce gioiosa, il prokímenon del giorno e le letture.
Lettura della prima epistola cattolica di Giovanni (3,21-4,6).
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, 
abbiamo fiducia in Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesú Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesú Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce che Gesú Cristo è ve¬nuto nella carne, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. 
Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto questi falsi profeti, perché colui che è in voi è piú grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo, perciò insegnano cose del mon¬do e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta.
Lettura della prima epistola cattolica di Giovanni (4,11-16).
Carissimi, se cosí Dio ci ha amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come Salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesú è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo rico¬no¬sciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amo¬re; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
Lettura della prima epistola cattolica di Giovanni (4,20-5,5).
Carissimi, se uno dicesse: Io amo Dio, e odiasse il suo 
fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello. Chiunque crede che Gesú è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi, perché tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesú è il Figlio di Dio?
Allo stico, stichirá prosómia.

Tono 4. Tu che sei stato chiamato dall’Altissimo.
Proclamando la divinità * del Figlio dell’Altissimo, coeterno e consustanziale al Padre, * immutabile luce da luce, * impronta della sostanza del Genitore˚, * da lui intemporalmente e impassibilmente rifulso, * Creatore e Signore di tutti i secoli, * tu lo hai annunciato al mondo, * o discepolo amato˚: * lui che trae dalle tenebre la luce, * il Cristo Dio nostro. * Supplicalo di salvare e illuminare le anime nostre.
Stico: Per tutta la terra è uscita la sua voce e sino ai confini del mondo le sue parole.
Accolta la luce del Paraclito * e da lui illuminato, * lo hai proclamato Dio che procede dal Padre * e che si manifesta all’umanità tramite il Figlio;e a tutti lo hai annunciato come uguale nell’onore, nel trono e nell’essenza * al Padre senza principio e al Verbo divino,o discepolo amato˚:noi dunque con inni ti celebriamo * quale divino fondamento della fede, * che tu custodisci salda * con la tua intercessione presso il Signore.
Stico: I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani.
Asceso alla piú eccelsa teologia, * sei stato iniziato agli ineffabili misteri di Dio, * all’unica essenza della Divinità,unica gloria, unico regno * e unica signoria, * che, indivisibile nella sostanza, * si distingue in tre ipòstasi * e si unisce in divina unità senza confusione; * cosí glorificandola tu hai annunciato,o teologo,la Triade indivisibile, che ti chiediamo di implorare * perché salvi e illumini le anime nostre.
Gloria. Tono pl. 2. Di Giovanni monaco.
Apostolo di Cristo, * evangelista teologo, * iniziato alle realtà ineffabili, * tu hai tuonato per noi * le dottrine ineffabili della sapienza, * illustrando ai fedeli * la parola ‘In principio era’˚; * ed escludendo il ‘Non era’, * hai respinto i discorsi degli eretici, * mostrando di essere colui * che ha riposato sul petto di Cristo˚, * l’amico amato, * come Isaia dalla voce sublime * e Mosè il veggente. * Poiché dunque hai famigliarità con Dio,supplica con insistenza * per le anime nostre.
Ora e sempre. Theotokíon.
Il mio Creatore e Redentore, * il Cristo Signore, * procedendo dal tuo grembo, o tutta pura, * rivestendosi di me * ha liberato Adamo dalla maledizione antica˚. * Per questo, o tutta pura, noi gridiamo senza sosta a te, * veramente Madre-di-Dio e Vergine, * il ‘Gioisci’ dell’angelo˚: Gioisci, Sovrana, * avvocata, protezione e salvezza * delle anime nostre.
Apolytíkion. Tono 2.
Apostolo amato dal Cristo Dio, * affréttati a liberare il 
popolo senza difesa: * ti accoglie prostrato ai suoi piedi, * colui che ti ha accolto * quando ti appoggiavi al suo petto˚; * supplicalo, o teologo, * e disperdi l’insistente turba delle nazioni, * chiedendo per noi la pace * e la grande misericordia˚.
Gloria. Ora e sempre. Theotokíon.
Trascendono il pensiero tutti i tuoi misteri,tutti sono piú che gloriosi,o Madre-di-Dio; * nel sigillo della purezza,custodita nella verginità, * tu sei stata riconosciuta vera Madre del Dio vero: * supplicalo dunque * per la salvezza delle ani¬me nostre.

sabato 19 settembre 2015

NELL'UDIENZA dei NUOVI VESCOVI NOMINATI 2015
10.09.2015

                                       

 


                  Papa Francesco ha ricevuto per la  prima volta
                        il  nostro Eparca  Giorgio Demetrio